Lettura 6 La struttura del vangelo di Marco
Il modo in cui gli antichi strutturavano gli scritti non era come il nostro. Noi dividiamo i libri in parti, capitoli, sezioni; usiamo la punteggiatura, mostriamo i paragrafi, ecc.
La Bibbia che conosciamo, i cui libri sono divisi in tanti capitoli, le sezioni ciascuna con il suo titolo e i versetti opportunamente numerati, non è stata pensata così dai suoi redattori, ma è opera dei copisti medievali.
E non ci furono pochi problemi a mettersi d’accordo sulla tipo di suddivisione da seguire.
Inoltre al tempo della composizione di vangeli, pur se già esistevano alcuni segni d’interpunzione, si preferiva strutturare il testo con il testo stesso. C’erano parole chiave intenzionalmente ripetute, la ripetizione di un dato tema che apriva e chiudeva una sezione formando quella che tecnicamente è chiamata “inclusione”, oppure con versetti volutamente ripetuti.
Lasciamo per ora questi criteri di strutturazione che metteremo in luce quando li incontreremo e passiamo ad esaminare la grande ripartizione in due parti del vangelo di Marco.
Per semplicità possiamo dire che il vangelo di Marco è diviso in due parti mediate l’uso di tre versetti strategici; potremmo pensare a due archi che poggiano su tre colonne.
La prima colonna:
Mc 1,1 «Inizio del vangelo che è Gesù Cristo Figlio di Dio».
La seconda colonna:
Mc 8, 29 «Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo/ Messia».
La terza colonna:
Mc 15,39 «Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».
Abbiamo così diviso il vangelo grosso modo in due parti corrispondenti a tre confessioni di fede.
1- La prima confessione è quella della comunità credente, la comunità di Marco. Che è il versetto esaminato nelle letture precedenti.
2- La seconda confessione di fede è quella di Pietro a Cesarea. Una confessione molto convinta, però la risposta di Pietro arriva fino a riconoscere che Gesù è il Messia, ma non ancora Figlio di Dio. E proprio da qui inizia una parte conosciuta come “crisi galilaica”. Prima Gesù era considerato un “profeta potente in parole ed opere”, ma da qui in poi incomincia ad accennare alla morte, le guarigioni diventano più rare, le discussioni con gli avversari più accanite e discepoli non comprendono, nutrono dubbi, non capiscono perché Gesù si mostri così dimesso.
3 – La terza confessione è quella del centurione che l’aveva crocifisso il quale arriva a quella affermazione vedendo come Gesù si era comportato durante l’operazione della crocifissione. Per lui Gesù è il Figlio di Dio.
Già da questa struttura grossolana comprendiamo che la storia di Marco non è sconclusionata, ma ha queste due affermazioni che dicono chiaramente chi è Gesù, oltre alla prima, ovviamente.
Allora potremmo intitolare la prima parte:
“Chi è Gesù?” oppure “La ricerca dell’identità di Gesù” oppure espresso in modo affermativo: “Gesù è il Messia“.
La seconda parte può essere intitolata: “Gesù il Messia Figlio di Dio Crocifisso“.
Se è così comprendiamo subito che la storia raccontata da Marco ha come punto di osservazione oppure di approdo o, come punto di vista narrativo, la croce.
Si può obiettare che mettere in luce il tema della Croce e non quello della Risurrezione sia riduttivo per coloro che credono, ma da questo vangelo emerge che una “teologia della gloria” è argomento temuto da Marco.
Una fede che insegue miracoli, prodigi, segni celesti, visioni spettacolari è per Marco molto sospetta e non solo per lui, come vedremo.
Invece Marco sin dall’inizio mette in pista la croce:
Mc 1,14 «Dopo che Giovanni fu consegnato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio».
Gesù inizia la sua predicazione quando Giovanni Battista viene messo in prigione, dove poco dopo sarà decapitato.
Mc 2,20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno».
È una discussione sul digiuno, ma già Gesù anticipa che lo sposo sarà tolto. “Sarà tolto” dice toglimento contro la volontà dell’interessato.
Mc 3,6 «E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire».
Siamo alla fine di una delle prime dispute con capi del popolo e già appare la decisione di farlo fuori.
Nella seconda parte poi troviamo tre predizione della passione che suscitano le rimostranze dei discepoli perché li scandalizzano.
Mc 8,31 E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.
Mc 9,31 «Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà».
Mc 10,33 «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, 34 lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà».
In definitiva tutto il racconto di Marco ha come “segnavia” la morte di croce a partire fin dall’inizio.
Da questo punto di vista Marco non è un buon narratore di gialli perché già dai primi versetti rivela chi è la vittima e chi sono gli assassini.
Già, ma Marco non vuole raccontare un giallo che crei suspense, vuole piuttosto ricordare al discepolo e rivelare al semplice lettore, che Dio ha iniziato con lui, lettore, una storia che volente o nolente sarà condivisa.
Più esattamente, il lettore è invitato a fare un pezzo di strada con Gesù.