Lettura 8 Mc 1,4-8 Il proemio di Giovanni, seconda parte
Mc 1,4 «Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, kerusso / predicando un battesimo di metànoia/conversione eis /verso il perdono dei peccati. 5 Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6 Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico 7 e kerusso / predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. 8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
Questo brano riporta quattro termini strategici perché saranno richiamati più volte lungo tutto il racconto di Marco, tanto che sarebbe illuminante metterli singolarmente a tema esplorando tutto il testo da quello specifico punto di vista. Essi sono:
• deserto
• kerusso : predicare, proclamare, annunciare
• metanoia: cambio di mentalità, conversione
• Spirito
v4 Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, kerusso/predicando un battesimo di mtànoia/conversione eis/verso il perdono dei peccati.
Attorno alla predicazione di Giovanni si forma una comunità che accorre da tutta la Giudea e l’aggiunta di “tutti gli abitanti di Gerusalemme” intende certamente sottolineare le dimensioni del fenomeno.
Ora, Giovanni battezza lungo il Giordano e il punto più vicino a Gerusalemme è all’incirca Gerico; tra i due luoghi c’è un dislivello di circa 1500 metri il che richiede un tempo prossimo alle quattro o cinque ore di cammino su sentieri di montagna. E per di più nel deserto.
Da questo possiamo dedurre il grande richiamo che suscitava questo profeta.
Ma perché Marco specifica “…e tutti gli abitanti di Gerusalemme” che è una precisazione superflua poiché l’idea è già compresa in “tutta la Giudea“.
Però se Gerusalemme è il grande centro religioso, con il suo grande tempio al quale vengono i pellegrinaggio ebrei da tutta la diaspora, come mai “tutti gli abitanti di Gerusalemme” si recano faticosamente in questo sperduto luogo del deserto per ascoltare le parole di Giovanni e farsi da lui battezzare?
Riteniamo di poter dire che la risposta religiosa al bisogno di salvezza che ogni uomo avverte nel profondo del cuore, non trovasse nella religione tradizionale risposta adeguata.
Nell’insieme, anche da quanto risulta da fonti storiche, risulta che in quel periodo la gente di Giudea nutriva grandi attese di qualcosa di nuovo. Detto in termini biblici potremmo dire che fosse un “kairòs”, un “tempo opportuno” che qualcosa accadesse.
Poco più avanti al v14 ss, troviamo che anche Gesù “kerusso / proclama il Regno“, ma non si parla di folle che accorrono; è invece Lui che un po’ alla volta chiama i suoi discepoli. Vedremo che già questo comportamento costituisce una rottura con la tradizione.
Giovanni predica un battesimo di metànoia /conversione “verso” il perdono dei peccati.
Ora, il perdono dei peccati è opera di Dio, ma la conversione è opera che devi compiere tu: sei tu che devi cambiare la tua vita. Allora il rito del battesimo, diffuso in tutto l’antico oriente come rito di purificazione, non produce la conversione, ma la propizia.
Per usare il linguaggio del catechismo potremmo dire che il battesimo cristiano è un sacramento; e come tale è “segno efficace della grazia”. Non così il battesimo di Giovanni.
È Giovanni stesso che ne spiega la differenza:
v8 «Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
Una differenza sostanziale ulteriormente ribadita da:
v7 «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali».
L’abbigliamento di Giovanni propone due suggerimenti.
1- Di Gesù, nessuno dei quattro vangeli dice mai come fosse vestito, se non nel racconto della passione, quando però viene spogliato.
2- Il vestito, se così si può chiamare, di Giovanni è uguale a quello indossato dal profeta Elia, il profeta più famoso del AT.
2 Re,1,8«Era un uomo peloso / vestito di peli; una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi».
Ne abbiamo trattato in dettaglio nella Lettura 19 del libretto di Elia.
Allora Giovanni è vestito alla maniera di Elia. D’altra parte è l’abito solitamente indossato dagli eremiti del deserto.
Però di Elia è detto qualcosa di molto importante: è l’unico personaggio insieme ad Enoch, un patriarca prediluviano, che sia stato rapito in cielo. Per saperne di più: Lettura 21 del Libro di Elia.
Quindi Elia non era morto, ma era stato direttamente portato in cielo da un carro di fuoco e si riteneva che nei tempi messianici sarebbe ritornato.
Allora la somiglianza della figura di Giovanni con Elia non è una semplice coincidenza, ma è intenzionale.
Infatti a coloro che erano andati nel deserto a vedere Giovanni Gesù dirà:
Mt 11,8 «Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! 9 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. 10 Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero/ che preparerà la tua via davanti a te.
11 In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12 Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. 13 La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14 E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire».
Anche questo ci consente di raffermare che Giovanni Battista è figura di transizione: segno di continuità e insieme di rottura.