Lettura 12 Mc 1,14-15 L’inizio della proclamazione della lieta novella
Mc 1,14 «E dopo che Giovanni fu consegnato / paradothenai venne Gesù nella Galilea proclamando / kērussō il Vangelo di Dio e dicendo: «È compiuto /peplerotai il tempo / kairòs il Regno di Dio è vicino convertitevi / metanoeìte e credete al Vangelo / lieta notizia».
L’inizio della predicazione di Gesù è posta sotto due segni negativi per la cultura del tempo.
1- Il primo è la “consegna” di Giovanni. Il verbo greco “paradothenai” ha un significato piuttosto ampio: consegnare, dare, trasmettere, tradire. Noi oggi usiamo: arrestare, imprigionare, ma anche “consegnare”, che è ancora in uso e riguarda il soldato in punizione, che non può andare in libera uscita e resta “consegnato” in caserma.
Ora, la menzione della consegna di Giovanni, di per sé non essenziale, pone da subito l’attività di Gesù sotto il segno di ciò che accadrà alla fine: il tradimento /paradothenai di Giuda e la consegna /paradothenai alle guardie dei sacerdoti e poi a Pilato.
2- Anche la menzione della Galilea ha un significato negativo perché essa era considerata un territorio semipagano popolato da miscredenti (vedi Lettura 9), tanto che Matteo avverte la necessità di giustificare la cosa ponendola sotto il segno di una profezia di Isaia.
Mt4,15 Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, / sulla via del mare, al di là del Giordano,/ Galilea delle genti; 16 il popolo immerso nelle tenebre / ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte / una luce si è levata.
Esaminiamo alcuni termini.
Il verbo kērussō: gridare, proclamare, bandire come fa un araldo, un banditore, spesso è tradotto con predicare e in certi contesti è appropriato, ma in questo caso è più corretto “proclamare”. Quindi possiamo giustamente pensare Gesù che va in giro per i villaggi e per i mercati “proclamando” la lieta notizia di Dio.
Il suo annuncio è riportato dal testo in forma molto sintetica perché, come abbiamo detto nella lettura precedente, si tratta di un sommario.
«È compiuto/ peplerotai il tempo / kairòs, il Regno di Dio è vicino engeniken…» non è un concetto, una definizione, ma una notizia sostenuta da due verbi all’indicativo, esattamente dei perfetti che indicano un evento iniziato che perdura nel tempo.
A questa notizia seguono due imperativi: “convertitevi e credete“.
Così siamo di fronte alla struttura del messaggio cristiano valido ancora oggi: la notizia “lieta” e la morale.
Con un netto ribaltamento rispetto alla predicazione di Giovanni, cioè: ti devi convertire, non perché hai scoperto la tua cattiveria, ma perché è arrivato qualcosa che fa cambiare il modo di valutare la tua vita.
Questo porta a cambiare, potremmo dire automaticamente, la tua mentalità. Infatti il verbo usato è metanoeìte: cambiare mentalità, modo di ragionare che non dipende tanto da te, ma da qualcosa che ti ha raggiunto e ti ha colpito.
C’è un altro verbo greco più vicino alla nostra idea di “con-versione”: epistrofein: voltarsi, ritornare, ricondurre, tornare indietro, che ci porta sul versante dello sforzo della volontà, che però è alquanto lontano da metanoeìte e non rende il senso del nostro testo.
Ma qui non si tratta di tornare indietro / con-verto, ma cogliere la novità che lì si manifesta.
E cosa è successo perché la mia valutazione della vita e del mondo sia cambiata?
Si è compiuto, si è riempito il kairòs.
Allora comprendiamo meglio perché il “convertitevi / metanoeìte precede il credere; infatti non si tratta di una conversione morale, ma teologica: fare mia l’opera di Dio nella storia, la mia storia.
Kairòs significa: tempo determinato, tempo preciso, circostanza, opportunità, epoca, giusta misura.
Potremmo dire: il tempo vecchio si è riempito, esaurito: è arrivato un tempo nuovo, c’è la giusta misura.
Ricordiamo che “novus” in latino significa non solo nuovo, ma anche definitivo, ultimativo.
Il fatto, poi, che il periodo sia impersonale rimanda l’evento a Dio.
L’impersonale era usato per non nominare Dio e allora potremmo tradurre: “JHWH ha riempito il tempo“.
Il compimento consiste nel fatto che il Regno di Dio “si è fatto vicino/ engeniken“.
Altra forma impersonale che indica un’azione di Dio.
Pisteute: questo verbo tradotto con credere ci porta sul versante delle verità dottrinali in cui appunto credere, ma nel greco sta più su versante del fidarsi, avere fiducia, ad essere leale, schietto, sicuro.
Se è così la fiducia è accordata al banditore, a colui che proclama più che alla dottrina proclamata.
Infatti il cristianesimo non è basato su un rapporto “personale” con Gesù?
Regno di Dio. I Vangeli non danno mai la definizione di questo Regno.
Il Regno non si può esprimere con concetti, ma può essere illustrato solo con racconti.
Le parabole appunto, ovvero tutto il Vangelo che è un racconto… che racconta di Gesù che racconta.