Lettura 14 Mc 1,21-28 La exousia, un insegnamento nuovo e autorevole

Mc 1,21«Ed entrano a Cafarnao e Gesù subito entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22 E si stupivano per il suo insegnamento; infatti insegnava loro come uno che ha autorità / exousìa e non come gli scribi.

23 E subito c’era nella sinagoga un uomo con uno spirito immondo che gridò: 24 «Che c’è tra noi e te, Gesù di nazareno? Sei venuto per farci perire? So chi sei tu, il Santo di Dio!».

25 E Gesù lo minacciò dicendo: «Ammutolisci ed esci da lui!». 26 E lo spirito immondo contorcendolo e gridando a gran voce uscì da lui. 27 E tutti furono spaventati così che si chiedevano tra loro: «Che è questo? Un insegnamento nuovo fatto con autorità /exousìa! Comanda anche agli spiriti immondi e gli obbediscono!».

28 E la sua fama uscì subito ovunque, in tutta la regione intorno della Galilea».

1- Il lettore attento si sarà accorto che i cinque entrano a Cafarnao, ma è solo di Gesù si dice che entra nella sinagoga. Era sabato e tutti i bravi ebrei frequentavano la sinagoga. E i discepoli hanno dato subito forfeit?

Gli studiosi che usavano il metodo storico critico dicono che Marco avendo a disposizione diversi scritti e racconti li ha messi insieme come meglio ha potuto. Come se il nostro evangelista avesse incollato sul muro tanti post-it e pescava un po’ qui e un po’ là.

Oggi siamo per un’altra spiegazione. Marco avverte il bisogno di differenziare Gesù dai discepoli. Messi insieme sono il germe della Chiesa che diventerà adulta dopo la Pasqua e la Pentecoste. Tuttavia, tra Gesù e discepoli c’è differenza. Paolo usa il rapporto Capo e membra per dire l’identità nella differenza; Marco, qui e altrove lavora sulle voci verbali.

A prova di questo il v 29 dice: “usciti dalla sinagoga“; l’ingresso è al singolare, l’uscita al plurale.

Qualcuno potrebbe ora accusare il testo di eccessiva pedanteria lessicale. In realtà, queste notevoli sottolineature di chi è il soggetto principale intendono semplicemente rimarcare che la prima Chiesa sente con forza estrema la necessità di precisare che è il Cristo per lei. Gesù è il Capo. Per lei, Gesù è tutto. Perdere questo genere di rapporto comporta automaticamente il fatto che la sua realtà perderebbe il proprio oggetto principale e, così, la sua vita perderebbe il suo senso fondamentale. Cristo dà la vita per la sua Chiesa. Resta però il Signore indiscusso della sua Chiesa. Tutto ciò finisce per ribadire una verità: nella Chiesa il discorso sulla democrazia non può mai essere proposto come lo è nelle società umane. Lo impedisce la primalità sulla Chiesa giocata dal Cristo, crocifisso e Signore.

2- L’exousìa in parole. La prima cosa che colpisce gli ascoltatori di Gesù è che insegnava con autorità / exousia e anche la finale del brano riprende questo argomento perché l’exousìa di Gesù si è manifestata sia nelle parole che nella azione.

Ma cosa significa insegnare con autorità? Intanto il termine italiano in questi tempi si è molto logorato. Ormai quando sentiamo parlare di autorità pensiamo subito a corruzione, disprezzo per la gente, prevaricazione, adattamento delle leggi per fini privati e via dicendo: non c’è più distinzione tra autorità ed autoritarismo.

Autorità invece dovrebbe essere in stretto legame con servizio, cura dell’interesse pubblico, responsabilità, competenza, attenzione ai più deboli, ecc. L’idea originaria di autorità potrebbe essere rappresentata dalla figura del padre di famiglia nei confronti dei figli, quando cioè l’autorità si vela di tenerezza senza tralasciare la responsabilità. Quella responsabilità che ad un certo punto trova la forza di dire al ragazzo anche: “adesso si fa così… perché lo dico io”.

Ma oggi un padre che si comportasse così non sarebbe un padre “democratico”!

Per tutte queste ragioni, che in questa sede non possiamo approfondire più di tanto, preferiamo usare il termine greco exousìa che ormai è molto diffuso a livello ecclesiale.

Gesù insegna con exousìa perché non segue il metodo dei maestri d’Israele i quali nel parlare si riferivano sempre a maestri precedenti che a loro volta citavano altri maestri precedenti in una catena di citazioni senza fine.

Gesù non cita mai maestri passati, al più Mosè e, raramente, qualche profeta, ma la cosa “scandalosa” è che in certi casi arriverà a dire: “Vi fu detto… ma invece io vi dico“. Quindi la sua è una exousìa che oltre ai comportamenti attuali si rivolge anche alla tradizione. E talvolta egli appare addirittura libero nei confronti della tradizione.

Questa è la seconda anomalia o rottura che incontriamo. La prima, vista nella lettura precedente, riguardava la chiamata dei discepoli.

3- L’exousìa in opere.

Spirito immondo è uno dei modi in cui veniva chiamato Satana, demonio, diavolo.

Facciamo solo alcune annotazioni.

Non è che quando lo spirito immondo lascia l’ossesso, si vede uscire un tizio tutto rosso con le corna e le zampe di capra o come una delle tante raffigurazioni che rappresentano il demonio, infatti egli è uno spirito e come tale non si vede.

Inoltre da questo testo risulta che è un personaggio intelligente che conosce molte cose, tra le quali anche l’identità di Gesù che chiama “Santo di Dio“. D’altra parte abbiamo visto, alla lettura 10, che Gesù stesso era stato tentato da Satana nel deserto. Già lì era incominciata la guerra… ma dovremmo ricordare che essa ha avuto un inizio ancora più remoto, là nell’antico giardino di Eden (Gn 3).

Il fatto che Satana sia uno spirito, gli consente di giocare una carta molto preziosa: far credere che non esista. Quindi non possiamo semplicemente congedarci da questo racconto dicendo che a quei tempi non erano in grado di diagnosticare le malattie mentali e il diavolo era una diagnosi che andava sempre bene.

Gli antichi erano convinti che il male fosse causato da spiriti cattivi e per Israele era Satana, ma noi oggi siamo forse in grado di spiegare tutto il male presente sul pianeta?

In questa sede non possiamo tematizzare questo argomento, né possiamo tralasciarlo, però visto che nel vangelo di Marco ci sono molte cacciate di demoni esso deve essere tenuto presente.

Suggeriamo di consultare quello che dice in proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica promulgato da Giovanni Paolo II nel 1992.

In “Glosse” abbiamo riportato nella nota esegetica 8 le parti che riguardano questo argomento.

4- L’esorcismo. La pratica dell’esorcismo era molto diffusa in tutte le culture antiche perché si pensava il mondo abitato da spiriti malvagi.

Per quanto riguarda la tradizione giudeo cristiana, la letteratura rabbinica e gli scritti di Qumran, del Mar Morto, riportano i rituali usati per eseguire gli esorcismi, che erano molto complicati densi di formule magiche, che duravano molto tempo e potevano richiedere parecchi giorni.

Quello che colpisce i giudei presenti nella sinagoga è il fatto che l’esorcismo avviene semplicemente attraverso un comando: «Ammutolisci ed esci da lui!».

Vedremo anche in altri episodi di cacciata degli spiriti impuri, che ci si trova in un contesto di lotta tra Gesù e lo spirito malvagio che cerca di opporglisi.

In questo forse Marco vuole sottolineare che la battaglia di Gesù contro il male, ogni male, ha attraversato tutta la sua vita e la vittoria definitiva avviene solo il venerdì santo e il mattino di Pasqua.