Lettura 15 Mc 1,29-31 La suocera di Simone

Mc 1,29 «subito, essendo usciti dalla sinagoga, vennero nella casa di Simone e di Andrea, insieme con Giacomo e Giovanni.

30 Ora la suocera di Simone giaceva a letto febbricitante; e subito gli dicono di lei. 31Ed egli avvicinatosi, prendendola per la mano la fece alzare / ēgeiren. E la febbre la lasciò. Ed ella li serviva / diēconei».

Abbiamo due scene collegate tra loro perché accadono entrambe a Cafarnao in giorno di sabato, parzialmente.

Troviamo due volte l’avverbio “subito” che in Marco sottolinea la prossimità del Regno e la necessità di non tergiversare nel prendere una decisione per esso.

Certo, erano andati alla sinagoga la mattina presto, c’era stata la preghiera, la lettura della Bibbia, la spiegazione da parte di Gesù, la cacciata dello spirito impuro dall’ossesso e chissà quante discussioni erano seguite. Poi quando arrivano a casa non c’è niente di pronto. Così viene guarita la suocera che può mettersi a far da mangiare.

Ecco, una banalità di questo genere è del tutto estranea al vangelo di Marco, che potremmo condividere se fossimo sintonizzati sulla lunghezza d’onda dei “miracoli”, del “prodigio”. Ma il vangelo non parla di miracolo, ma di guarigione perché esso, come Gesù, è estraneo all’aspetto spettacolare.

Però al lettore attento o al neofita che si è accostato alla chiesa, non possono sfuggire due verbi strategici e al grande contenuto simbolico del racconto.

Il primo verbo: la fece alzare / ēgeiren che rimanda a Mc 16,2:

Mc 16,2 «Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato (le donne), vennero al sepolcro al levar del sole. 3Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?». 4 Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. 5 Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6 Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto / ēgeiren, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto».

Allora il primo verbo è legato all’annuncio della risurrezione. Che significa la vita di un uomo nuovo, che non trascorrerà i suoi giorni a girare i pollici, poiché egli è abilitato al “servizio / diēconei“.

Se è così abbiamo un richiamo ancor più pregnante, che ci rimanda al secondo racconto della creazione, quello più antico.

Gn 2,4 «Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati. Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, 5 nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo 6 e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -; 7 allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

8 Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. 9 Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. […] 15 Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo habodah / diēconei / servisse (Cei:coltivasse) e lo shamar / custodisse».

Notiamo i vv 5-7 che descrivono la desolante condizione della terra quando mancava l’uomo.

Ora, i due verbi, servire e custodire, sono usati nell’Antico Testamento, non solo in questo brano di Genesi, ma anche per specificare il rapporto che l’uomo di fede dovrebbe tenere nei confronti dell’Alleanza come abbiamo trattato nella letture 43 e 44 del libro di Esodo.

Comunque, più in generale, il riferimento a Genesi, dice che il servizio e la custodia della creazione è il fine a cui è chiamato l’uomo.

E questo, a maggior ragione, dovrebbe valere anche per coloro che risorgono in Cristo.

Se è così, sin dall’inizio Dio si prende cura della creazione e continua a farlo.

Tornando al nostro brano, allora possiamo dire che la suocera di Pietro, non viene guarita per servire la minestra, ma per un fine ben più alto… che non esclude la minestra.