Lettura 23 Mc 2,18-22 La terza controversia galilaica, la discussione sul digiuno – seconda parte
Mc 2,18 Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19 Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo Sposo è con loro? Finché hanno lo Sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo Sposo e allora digiuneranno.
21 Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore.
22 E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».
La domanda dei discepoli di Giovanni non è impertinente perché si rendono conto che i discepoli di Gesù non rispettano le regole della tradizione.
La prassi del digiuno è ben documentata sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.
I vangeli sinottici si aprono con la prova di Gesù nel deserto, che implica il digiuno:
Mt 4:1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunatoquaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse…
Nella nostra riflessione sul libro di Giona alla lettura 16, abbiamo trovato il digiuno penitenziale cui i cittadini di Ninive si sottopongono perché Dio non distrugga la città; un digiuno che coinvolge perfino gli animali.
Gio 3, 5 «I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. 6 Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. 7 Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine del re e dei suoi grandi: «Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. 8 Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. 9 Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?». 10 Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece».
Il profeta Isaia ispirato da Dio si scaglia contro gli abitanti di Gerusalemme che praticano un digiuno puramente formale e questo ci suggerisce quale debba essere la qualità di un digiuno gradito a Dio:
Is 58:1 «Grida a squarciagola, non aver riguardo; / come una tromba alza la voce;
dichiara al mio popolo i suoi delitti, / alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
2 Mi ricercano ogni giorno, / bramano di conoscere le mie vie, / come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; / mi chiedono giudizi giusti, / bramano la vicinanza di Dio:
3 «Perché digiunare, se tu non lo vedi, / mortificarci, se tu non lo sai?».
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, / angariate tutti i vostri operai.
4 Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi / e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi, / così da fare udire in alto il vostro chiasso.
5 È forse come questo il digiuno che bramo, / il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo, / usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno / e giorno gradito al Signore?
6 Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: / sciogliere le catene inique, / togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
7 Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, / nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo, / senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?
8 Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, / la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia, / la gloria del Signore ti seguirà.
9 Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; / implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, / il puntare il dito e il parlare empio,
10 se offrirai il pane all’affamato, / se sazierai chi è digiuno, / allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.
11 Ti guiderà sempre il Signore, / ti sazierà in terreni aridi, / rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato / e come una sorgente / le cui acque non inaridiscono.
12 La tua gente riedificherà le antiche rovine, / ricostruirai le fondamenta di epoche lontane.
Ti chiameranno riparatore di brecce, / restauratore di case in rovina per abitarvi.
13 Se tratterrai il piede dal violare il sabato, / dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro,
se chiamerai il sabato delizia / e venerando il giorno sacro al Signore,
se lo onorerai evitando di metterti in cammino, / di sbrigare affari e di contrattare,
14 allora troverai la delizia nel Signore. / Io ti farò calcare le alture della terra,
ti farò gustare l’eredità di Giacobbe tuo padre, / poiché la bocca del Signore ha parlato».
La chiamata di Paolo e Barnaba a compiere il primo viaggio missionario avviene mentre la comunità dei discepoli di Antiochia sta pregando e digiunando:
At 13:1 «C’erano nella comunità di Antiochia profeti e dottori: Barnaba, Simeone soprannominato Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode tetrarca, e Saulo. 2 Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». 3 Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono».
Ma qual è il significato del digiunare?
Dai testi passati brevemente in rassegna notiamo che il digiuno può avere un significato penitenziale, può essere una forma di preghiera molto intensa, un aiuto per prendere decisioni importanti. Sembra pertanto che esso sia strettamente legato alla vita, qualcosa di molto più serio di come viene vissuto oggi che in ambito ecclesiale è ridotto ai minimi termini, in contrasto a quanto avviene per motivi molto banali quali la prova costume, il fitness et similia, al punto che c’è chi parla di una malattia molto diffusa e contagiosa: “la dietite”.
Allora, quale significato potremmo dare al digiuno nella nostra epoca? Sembra molto intrigante quanto suggerisce Silvano Fausti, Ricorda e racconta il vangelo. La catechesi narrativa di Marco.
Secondo Fausti, il digiuno consiste in una volontaria privazione del cibo. E il cibo ha a che fare con la vita. Senza cibo si muore. Allora il digiuno, ovviamente temporaneo, vuole significare che c’è qualcosa di importante quanto il cibo se non più: il nutrimento della vita spirituale e nello stesso tempo il riconoscimento che la nostra vita è dono di Dio e da Lui dipende.
Ecco nel breve segmento corrispondente alla vita pubblica di Gesù, lo Sposo che sta celebrando la festa di nozze con l’umanità, come abbiamo visto nella lettura precedente, tutte queste pratiche di astensione dal cibo sono sospese.
Però il v20 ammonisce: «Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo Sposo e allora digiuneranno», e questo è un chiaro riferimento ai futuri, ma non lontani, eventi pasquali.
Inoltre, la novità portata da queste nozze è così profonda e sconvolgente che quello che c’era prima non può assolutamente essere adattato.
Gli esempi del vestito rattoppato con della stoffa grezza o del vino nuovo in otri vecchie è più che chiaro.
Le antiche prassi religiose di tipo legalistico che registravano su un ipotetico libro il dare e l’avere verso Dio non possono più essere utilizzate.
Ci sarà una nuova Legge e una nuova Alleanza ed un nuovo e unico Sacrificio.