Lettura 25 La quinta controversia galilaica: guarigione della mano inaridita Mc 3,1-6

Mc 3:1 «Entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, 2 e lo spiavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. 3 Egli dice all’uomo che aveva la mano inaridita: «Alzati / egeirō nel mezzo!». 4 E dice loro: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». 5 Ma essi tacevano. Ed egli guardandoli tutt’intorno con collera, contristato per l’indurimento la durezza dei loro cuori, dice a quell’uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata.

6 E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire».

La predicazione di Gesù era iniziata con l’annuncio del Regno e fin qui abbiamo potuto rilevare l’instaurarsi del Regno attraverso insegnamenti nuovi, autorevoli, exousìa e soprattutto, concreti gesti di liberazione dal male: cacciate di demoni, guarigioni istantanee, senza strani riti o parole magiche del genere “abracadabra”.

Le controversie galilaiche erano iniziate in una sinagoga, quella di Cafarnao e si chiudono in una sinagoga.

Sia nella prima che nell’ultima sono operate due guarigioni prodigiose: là un paralitico, qui un uomo dalla mano inaridita. Questo aggettivo vuole significare qualcosa di diverso da una paralisi; potrebbe essere una malattia dei nervi, della circolazione, comunque una malattia che impedisce a quest’uomo di usare la sua mano.

Ricordiamo che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e una caratteristica comune ad entrambi è la capacità di usare le mani – passi l’antropomorfismo divino, ma la Bibbia ne è piena. Il nostro Dio potremmo definirlo Dio faber, così come l’uomo, unico tra tutti gli esseri che popolano il pianeta, è altrettanto faber. Una capacità che gli è consentita dalle sue mani, che possono impugnare, costruire, toccare, cullare, accarezzare…

Ricordiamo anche che nella simbologia biblica il numero dieci rimanda appunto al “fare” perché dieci sono le dita delle mani e, appunto, dieci sono i Comandamenti perché essi sono da “fare” cioè da mettere in pratica.

Ecco, l’uomo del nostro racconto non può svolgere pienamente le sue attività perché una mano non può “fare”.

Dobbiamo notare che egli non chiede nulla Gesù, ma è il Maestro che interviene in suo favore. Per Lui questa immagine di Dio ha bisogno di essere riportata alla sua piena efficienza: l’uomo integro è gloria di Dio.

Ma è sabato… e i suoi oppositori «lo spiavano». Spiare non è un semplice “guardare”, ma un guardare guidato da un’intenzione tutt’altro che buona.

Quest’uomo è chiamato ad alzarsi (egeirō, il solito verbo che rimanda alla risurrezione, ad un uomo nuovo) e a mettersi al centro della sinagoga per cui tutti gli sguardi sono puntati su di lui… tranne quelli di coloro che “Lo spiavano“.

La provocazione di Gesù è perentoria, una domanda che esige una risposta:

«È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?»

Nel brano parallelo di Matteo la stessa domanda va più sul concreto:

Mt 12,11 Ed egli disse loro: «Chi tra voi, avendo una pecora, se questa gli cade di sabato in una fossa, non l’afferra e la tira fuori? 12 Ora, quanto è più prezioso un uomo di una pecora! Perciò è permesso fare del bene anche di sabato».

In realtà non si tratta di dare o togliere una vita, ma se liberare un uomo dal male adesso o il giorno dopo.

Ecco, per Gesù la liberazione dal male è più importante del riposo sabbatico. È questo che per i farisei è scandaloso.

Ma Gesù aveva già affermato nella lettura precedente che: «il Figlio dell’Uomo è signore anche del sabato» e qui lo mette in pratica con un icastico «stendi la tua mano» E la sua mano fu subito risanata.

Viene da chiedersi: ma quale “lavoro” Gesù ha mai compiuto in quella circostanza? È che, quando si cerca di cogliere al volo ogni occasione di suscitare un contrasto, poi anche le inezie si fanno grandi come una montagna.

E l’esito, cui si voleva a ogni costo giungere, era prevedibile:

6 «E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire».

Erodiani e farisei si vedevano come il fumo negli occhi, perché Erode non era ebreo, ma idumeo, messo sul trono da Roma, conduceva una vita dissoluta, quindi tutt’altro che rispettosa della Legge. Però egli aveva il potere di promulgare sentenze di morte.

Allora, in questo caso, pur di far fuori Gesù, i farisei sono disposti a fare accordi anche con gli erodiani.

E la domanda di Gesù: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?» trova qui la risposta chiara e netta: la decisione di togliere una vita… presa in giorno di sabato.