Lettura 30 Mc 3,20-21 L’incomprensione dei suoi, primo gruppo

Mc 3,20 «Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. 21 Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé».

Questa casa circondata da una grande folla in cui non si riesce neanche più a mangiare è diventata una sinagoga, una sorta di luogo di studio e preghiera, che separa quelli dentro da quelli fuori.

Vedremo nelle prossime letture un continuo movimento tra “dentro” e “fuori”. Sembra che Marco abbia voluto giocare su questi due avverbi di luogo, ma in realtà essi sono molto importanti dal punto di vista di comprensione dell’annuncio / kerussō.

È facile censurare l’atteggiamento dei suoi perché noi siamo a priori schierati dalla parte di Gesù e diciamo che se quelli dicono che “è fuori di sé“, sicuramente sbagliano.

Ma noi veniamo dopo gli eventi pasquali, sappiamo che Gesù crocifisso e risorto ha manifestato in quegli eventi la sua divinità, ma per quelli che venivano prima di quegli eventi…

Forse noi siamo un po’ timorosi ad applicare integralmente il dogma di Calcedonia “Gesù vero uomo e vero Dio” ed enfatizziamo la seconda parte scivolando sulla prima. D’altra parte sin da bambini ci hanno insegnato a pregare Gesù che è Dio.

Però di tutti i contemporanei di Gesù, apostoli, discepoli, e oppositori, mai nessuno ha potuto vedere il “Figlio di Dio” ad occhio nudo. Vedevano solo un uomo come loro, che parlava aramaico, magari con l’accento della Galilea, che svolgeva tutte le funzioni umane comprese quelle fisiologiche più umili, proprio come tutti gli altri umani.

In quella sua umanità, nulla lasciava trasparire la divinità: era proprio “vero uomo” come definito a Calcedonia.

L’unica persona che, forse, poteva avanzare qualche osservazione era la Madre, Maria, ma durante tutta la vita pubblica del Figlio, non ha mai aperto bocca. Un silenzio molto più eloquente del chiasso di tanti altri personaggi.

Ora proviamo a metterci dalla loro parte di questi “suoi che vengono a prenderlo” e osservare dal loro punto di vista tutto quello che ha combinato il loro congiunto. Essi potevano dire grosso modo così:

«All’inizio era un bravo ragazzo, aiutava suo padre nella bottega, andavano in giro a fare riparazioni di falegnameria e carpenteria; avrebbero potuto allargare la loro attività e avere successo. Invece ad un certo punto gli viene una crisi mistica, sai quelle robe che capitano addosso come l’influenza e ci vuole un po’ di tempo e molta pazienza per venirne fuori. Invece questo qui, un bel giorno senza tanti convenevoli molla tutto e se ne va dalle parti del Mar Morto (Qumaran) insieme ad altri che vivevano da eremiti, in una zona dove c’erano solo scorpioni e serpenti. Resta lì per un bel po’ con quelli, che detto tra di noi erano un po’ matti, e poi di punto in bianco li lascia con un palmo di naso e si mette a girovagare di qua e di là in cerca di qualcosa che non sa cosa sia.

Poi entra nel giro di Giovanni, un altro matto che girava tra il deserto e il Giordano a battezzare la gente. E il bello è che erano in tanti ad andargli dietro, ma poi prima o poi rinsavivano e tornavano a casa.

Lui invece no. Un bel giorno decide di mettersi in proprio e incomincia a girare su e giù tra la Giudea e la Galilea farneticando su un regno di Dio che nessuno sa cosa sia. Poi si mette a scacciare i demoni dalla gente, ma nessuno ha mai visto un demonio uscire da qualcuno. Sai, un tizio tutto rosso, con le corna, le zampe di capra… Oppure tutto nero, metti anche giallo, viola, quello che vuoi, ma insomma, qualcosa da vedere.

E la gente che gli corre dietro da tutte le parti perché lo vogliono toccare; dicono che fa i miracoli, ma finché è stato qui da noi, a Nazareth, di miracoli… neanche l’ombra (Mc 6,5).

Adesso chi ne fa le spese di tutto questo siamo noi. Quando si va per strada quelli che ti vedono vanno dall’altra parte. Se ti fermano è per chiederti cosa sta combinando questo ragazzo, che sembrava così per bene… e invece adesso… Così salta completamente la reputazione della famiglia. Ma noi abbiamo un onore e una tradizione da difendere. Già parecchi clienti vanno a farsi fare i lavori da altre parti.

Insomma, non c’è niente da fare, bisogna farlo ricoverare. Sia chiaro: per il suo bene»!

Ovviamente il vangelo non dice tutto questo, ma lo possiamo immaginare, anche perché Gesù è vissuto in questo mondo, tra persone che ogni giorno dovevano mettere sul tavolo pranzo e cena, problemi concreti indilazionabili.

Nella nostra drammatizzazione di fantasia ci siamo lasciati orientare dal film “I giardini dell’Eden” di D’Alatri con Kim Rossi Stuart, che ha cercato di riempire quel silenzio su Gesù esistente dai dodici anni, quando viene smarrito a Gerusalemme, all’inizio della sua vita pubblica.

Ma “i suoi” che erano venuti a prenderlo erano così duri testa da non capire chi fosse e cosa facesse Gesù? 

Noi sappiamo chi erano alcuni di essi: Giacomo, Ioses, Giuda e di Simone? (Mc 6,3)

Sappiamo che Giacomo diventerà capo della chiesa di Gerusalemme (At 12,17; 15,13; 21,18; 1Cor 15,7) e sarà l’autore della lettera di Giacomo.

Questo ci suggerisce che la conversione è il risultato di un processo di ricerca e confronto, oltre che di elaborazione di tutte le difficoltà che le diverse persone, ciascuna con la storia, ha dovuto superare.

Però in questo testo Marco vuole sottolineare un aspetto molto importante, con questo primo gruppo, “i suoi“, la Parola non ha avuto effetto, è andata a vuoto: il terreno non era adatto… per il momento!