Lettura 33 Mc 4,1- 9 Il discorso in parabole, prima parte

Mc 4:1 «Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. 2 E insegnava loro molte cose in parabole e nel suo insegnamento diceva loro:
3 «Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. 4 Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 5 Un’altra cadde su terreno pietroso dove non c’era molta terra, e spuntò subito perché non c’era un terreno profondo; 6 e quando si levò il sole, fu riarsa e, non avendo radice, si seccò. 7 Un’altra parte cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 8 E altri caddero sulla terra buona, e davano frutto salendo e crescendo, e resero il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». 9 E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!
».

In prima battuta il racconto di questa semina resta oscuro, però ci sono dei numeri che chiedono di essere presi in considerazione altrimenti non si comprende il paradosso che qui viene esposto. E si tratta della resa di quella semina.
Anche se non viene esplicitamente detto si capisce dal contesto che si tratta di frumento o di orzo.

Non è il caso di fare un confronto specifico tra le attuali tecniche di coltivazione e quelle del tempo di Gesù; basti ricordare che i nostri aratri scendono fino a cinquanta centimetri senza difficoltà, mentre allora l’aratro era poco più di un chiodo. Gli esegeti poi discutono se si usasse prima seminare e poi arare o viceversa. La semina comunque avveniva a spaglio, mentre le nostre seminatrici meccaniche seminano in linee predeterminate, perfettamente parallele, depositando tutti i semi perfettamente alla profondità prestabilita.
Lasciamo perdere: irrigazione, diserbo, antiparassitari, concimazioni, ecc.
Ad ogni modo le nostre rese vanno dal 10 – 15 per uno per il grano duro e dal 25 – 35 per uno per il grano tenero.

Quali fossero le reali rese di quei tempi non è dato di conoscere, ma è evidente che la semina doveva essere praticata con grande accuratezza perché la semente era comunque grano sottratto all’alimentazione… e le carestie erano sempre dietro l’angolo.

Ora, quando gli ascoltatori di questo discorso, in gran parte contadini, sentono parlare di questo seminatore che sparge il seme senza nemmeno curarsi di dove vada a finire avranno pensato tra loro: “Ma questo non è capace neanche di tenere un geranio sulla finestra”!
Ma poi, quando sentono di quelle rese, restano a bocca spalancata e orecchie tese perché rese del 30 per uno non se le sono mai sognate e per giunta arriva il 60 per uno e poi il 100… averne di quel seme!

Tuttavia il problema del nostro racconto non riguarda l’agricoltura perché esso è una parabola, dal greco parabolè: mettere accanto, mettere su un altro piano. Allora si tratta di individuare il piano a cui Gesù si riferisce perché solo lì si potrà cogliere il senso del suo racconto.

Già ci rendiamo conto che se vogliamo comprendere qualcosa dobbiamo guardare al contesto in cui il racconto è posto e chi è il narratore. Si tratta di quel movimento che sempre ci deve essere tra gli esseri umani che quando vogliono comprendere il senso di ciò che uno dice devono anticipargli un consenso. Se tra due interlocutori non c’è questa “cordialità”, la comunicazione muore. Se “misuri le parole” al tuo corrispondente non capirai mai quello che ti vuole dire. Se appena uno apre la bocca incominci a criticarlo la comunicazione diventa impossibile. Che è l’esatta fotografia dei nostri talk show televisivi!

Allora dobbiamo guardare Gesù e ripercorrere quello che ha detto e fatto.
Egli ha incominciato a girare per la Galilea cacciando demoni da molti ossessi la cui vita era diventata impossibile, guarendo tanti malati e annunciando/kērussō: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» Mc 1,15.

A questo punto, se anticipiamo, cordialmente, il nostro consenso dobbiamo muoverci in direzione del “Regno di Dio“. La nostra parabola ha il suo piano, il suo centro sul tema del Regno di Dio.

Allora quel seme e quel grano vogliono significare l’annuncio del Regno di Dio.
Nascono immediatamente due aspetti: un paradosso e un’interdizione.

1- Il paradosso è rappresentato dalla prodigiosa capacità di crescita di quel seme che cerca di attecchire anche nelle condizioni più sfavorevoli e che, quando poi, trova il terreno adatto produce addirittura rese impensabili: cento per uno! E infatti il Marco prosegue con una miniparabola:

4,26 «Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; 27 dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa28 Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. 29 Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».

C’è un forza intrinseca in quel seme che ci fa dire: tutte le cure dei “servi” sono superflue.

4,30 «Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31 Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; 32 ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».

Con esiti impensati.! Perfino quello di diventare tanto grande da offrire riparo agli uccelli del cielo.

2- L’interdizione riguarda, anzitutto il seminatore che non si preoccupa minimamente dello spreco durante la semina. E di riflesso coinvolge i discepoli e i futuri servi del Regno, che non dovranno mai lesinare nel diffondere la Parola escludendo i terreni poco propensi ad accoglierla, come, ad esempio, uscendo dalla metafora, certe preoccupazioni efficientistiche che serpeggiano nei nostri Consigli Pastorali.

Anzi quella parola ha da essere sbandierata ai quattro venti, come suggerisce il prosieguo di Marco:

Mc 4,21 «Diceva loro: «Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere? 22 Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. 23 Se uno ha orecchi per intendere, intenda!».

Un vecchio linguaggio, ormai desueto, chiamava il mettere la lampada sotto il letto: “rispetto umano”:

3- Le qualità del terreno

Certo c’è il problema dei terreni di varie qualità. Anche Gesù li ha incontrati e Marco li ha già menzionati.

Ci sono i suoi venuti a prenderlo «…poiché dicevano: «È fuori di sé». 3,21
Ci sono gli scribi che dicono: «Costui è posseduto da Beelzebul…». 3,22
C’è la madre i fratelli che «stanno fuori e lo cercano». 3,31
E poi c’è tutta la folla che assedia la casa tanto che non possono neanche mangiare. 3,20
E ci sono quelli dentro che vogliono altre spiegazioni. 4,10

E qui abbiamo ancora Mc 4,1 «…attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva».

Di tutti questi terreni alcuni erano già pronti, altri lo sarebbero diventati di lì a poco, altri ancora avrebbero avuto bisogno di segni più grandi: gli eventi pasquali.

Ma il Regno di Dio sa aspettare!