Lettura 35 Mc 4,13- 25 Il discorso in parabole, terza parte
Mc 4, 13 E dice loro: «Non sapete questa parabola? E come potrete conoscere tutte le parabole»?
14 Il seminatore semina la parola. 15 Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro. 16 Similmente quelli seminati su terreni pietrosi sono quelli che quando ascoltano la parola l’accolgono subito con gioia, 17 ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e poi venendo una tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si scandalizzano.
18 E altri sono quelli seminati tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, 19 e le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e i desideri per le altre cose entrano e soffocano la parola che rimane senza frutto.
20 Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».
24 E diceva loro: «State attenti a quello che ascoltate. Con la misura con cui misurate sarà misurato a voi e sarà dato di più a voi. 25 Perché a chi ha, gli sarà dato e chi non ha, anche quello che ha sarà tolto».
Gli studiosi ritengono che la presente spiegazione allegorica non risalga direttamente a Gesù, ma sia frutto della elaborazione della chiesa di Marco che cercava di attualizzare l’insegnamento del Maestro alla situazione attuale.
Anche la diversità dei tempi verbali ci spinge verso questa soluzione; infatti l’esposizione della parabola iniziava con un verbo al passato:
Mc 4,2 «E insegnava loro molte cose in parabole e nel suo insegnamento diceva loro…»
mentre il nostro testo usa l’indicativo presente. Questo vuole significare che Gesù parla nell’oggi del credente anche a duemila anni di distanza. È sempre lui che spiega la Parola perché è lui la Parola / Verbo / Logos. In particolare è lui l’esegeta autentico, l’esegeta di riferimento. Ogni lettura, ogni interpretazione deve essere cristologicamente compatibile (Vedi in Glosse: Nota esegetica n.5).
Primo terreno / gruppo
In questo senso il primo tipo di terreno, ovvero il primo gruppo di uditori della parola, sono subito oggetto dell’attenzione di Satana, il mentitore per eccellenza, il divisore che sin dall’inizio ha distorto le parole di Dio cercando di convincere gli uditori alla sua interpretazione. È quanto succede nel Giardino di Eden con gli antichi progenitori.
Gen 3:1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Come la cosa sia finita lo sappiamo molto bene, ma qui ci interessa sottolineare come il serpente / Satana è abile a manipolare le parole di Dio per attuare il suo progetto malvagio.
Egli tenterà di attuare il suo progetto anche con Gesù.
Mt 4:1 «Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: / Non di solo pane vivrà l’uomo,/ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: / Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,/ perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / Non tentare il Signore Dio tuo».
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: / Adora il Signore Dio tuo/ e a lui solo rendi culto».
11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano».
Non commentiamo questo testo, ma solo vorremo sottolineare come Satana parla con Gesù a suon di citazioni bibliche; segno che conosce molto bene le scritture, ma Gesù è in grado di tenergli testa, anche perché in definitiva è lui la Parola.
Tutto questo ci suggerisce che bisogna essere molto attenti a rincorrere novità esegetiche che non siano cristologicamente e ecclesiologicamente fondate (soprattutto in internet).
Secondo terreno / gruppo
In questo caso il discepolo è chiamato a non essere superficiale, un tema che nel nostro tempo di persone “perennemente connesse” è più che mai cruciale. Si può rimanere entusiasti di un incontro, ma se la Parola non entra a far parte del nostro quotidiano, della nostra esperienza, rischia di perdersi nel fiume di parole che continuamente ci bombardano.
L’accenno alla persecuzione è chiara indicazione delle difficoltà che la chiesa di Marco aveva incontrato.
Terzo terreno / gruppo
Il terzo gruppo è composto da coloro che apprezzano la Parola, ma nello stesso tempo vogliono restare attaccati all’andazzo precedente, ovvero salvare capra e cavoli. Potremmo anche parlare degli idoli di oggi: la carriera, i soldi, la televisione, lo smartphone, cioè tutte le nostre care ed amate “dipendenze“.
La terapia non può essere altro che il silenzio.
In definitiva questa spiegazione allegorica della parabola sposta l’attenzione dalla prodigiosa forza e vitalità del seme, alla responsabilità del discepolo nel farlo fruttare.
In questo caso il Regno di Dio appare condizionato dai limiti dell’uomo, mentre nell’altra lettura il medesimo Regno si sviluppava e cresceva per una sua propria capacità.
E nasce nel fedele il problema di cercare di capire di quale tipo di terreno fa parte. Con due rischi pericolosi.
La tentazione di “pretendere” l’adeguata ricompensa per i frutti che la Parola ha prodotto in lui e cioè, un atteggiamento mercenario verso Gesù.
A livello più generale, la convinzione di essere noi a fare il Regno di Dio; una tentazione che spesso si insinuata in diversi gruppi ecclesiali.
Ma il buon discepolo deve deve tenere sempre ben presente che, alla fine, egli è soltanto un “servo inutile” Lc 17,10.