Lettura 40 Mc 4,35 – 5,43 Riflessione finale complessiva sulle “quattro opere”
Dopo avere esaminato singolarmente le quattro opere oggetto delle ultime letture, dobbiamo esplorare due temi che in qualche modo le collegano tra di loro: A- Chi è Gesù. B- La fede degli interlocutori.
A- CHI È GESÙ?
Ricordiamo che questo è il titolo della prima parte del vangelo di Marco e che le “Quattro opere” seguono il “Discorso delle parabole”.
1- Prima opera: la traversata del Mare e la tempesta sedata, Mc 4,35-41
Questa opera termina con l’interrogativo che si pongono i discepoli:
Mc 4,35«E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Facile rispondere: “è il nuovo Mosè”. Così come Mosè ha portato gli ebrei sani e salvi attraverso il Mar Rosso, allo stesso modo Gesù salva i dodici, il nuovo popolo, dalla improvvisa tempesta.
Però notiamo subito delle vistose differenze.
Es 3,15 « JHWH disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16 Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto» […] 21Allora Mosè stese la mano sul mare. E JHWH, durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero».
L’azione di Mosè è semplice risposta obbediente al comando di Dio, che provvede con quel vento impetuoso a dividere le acque e a prosciugare il mare.
Anche nel caso del profeta Giona è il Signore che per richiamare all’obbedienza il suo profeta scatena sul mare una grande tempesta (lettura 4):
Gio 1,4 «Ma JHWH scatenò/ tul sul mare un grande (gadol) vento sul mare e vi fu una grande (gadol) tempesta sul mare e la nave “pensava” di sfasciarsi».
Con queste premesse l’interrogativo dei discepoli è più che plausibile. Non è che Gesù si sia rivolto a Dio perché calmasse gli elementi atmosferici, ma si rivolto imperativamente al vento e al mare:
Mc 4,39 «Destatosi, minacciò il vento e disse al mare: «Taci! Calmati!». E il vento si placò e vi fu grande bonaccia».
Quindi va bene il parallelo con Mosè, ma qui c’è qualcuno che è ben più di Mosè, perché comanda alle onde e al vento… e questi gli obbediscono. Però solo Dio può fare queste cose. Ma allora Gesù chi è?
2- Seconda opera: la cacciata di una Legione di demoni dall’ossesso di Gerasa, Mc 5,1-20.
Gesù aveva già cacciato molti demoni, ma sempre in Galilea, nel territorio di Israele. In questo caso egli opera allo stesso modo anche in territorio pagano, la Decapoli appunto, e anche qui i demoni lo riconoscono e poi sono costretti ad obbedirgli. Anche se fa loro la concessione di impossessarsi di una mandria di porci.
Allora Gesù è in grado esercitare il suo potere ovunque nel mondo. La sua azione, la sua autorità, exousia, non conosce limiti di spazio: è universale. Altra caratteristica di Dio. Ma allora Gesù chi è?
3- Terza opera: la guarigione dell’emorroissa, Mc 5,21–34
In questo caso la guarigione della donna non avviene come esito di un comando di Gesù, ma solo perché l’emorroissa gli ha toccato il mantello. Allora Gesù può guarire anche in forza della sua presenza. La sua potenza di salvezza, non ha bisogno come abbiamo già visto, di preghiere, riti, liturgie, abracadabra: basta la sua vicinanza.
Però la novità contenuta in questo racconto è l’indifferenza con cui Gesù reagisce all’essere toccato da una donna immonda. Questo contrasta con tutta la tradizione e con la stessa Legge. Nel capitolo di 5 di Matteo troviamo diversi passaggi in cui Gesù si esprime grosso modo così: “Vi fu detto… ma io vi dico”. Cioè l’autorità, exousia di Gesù mostra di potere modificare anche la tradizione a la stessa Legge.
Ma solo Dio può modificare la sua legge. Allora Gesù chi è?
4- Quarta opera: Gesù risuscita la figlia di Giairo, Mc 5,21-24; 35-43
In questo caso non solo Gesù mostra di non tenere assolutamente conto del tema dell’impurità legale, del quale egli stesso sarebbe afflitto perché la donna l’ha toccato, ma invita anche il capo della sinagoga a non tenerne conto e infatti è ospitato a casa sua.
L’esito del racconto, come abbiamo visto, e il risuscitamento della ragazza di dodici anni, ormai spacciata; tutti la davano per morta.
Allora ai discepoli si presenta un altro problema: Gesù è signore della vita, perché può richiamare i morti alla vita.
Ma solo Dio ha il potere di dare la vita (e la morte?). Allora Gesù chi è?
B- LA FEDE DEGLI INTERLOCUTORI.
1- Prima opera: la traversata del Mare e la tempesta sedata Mc 4,35-41
Quella tempesta non dovette essere roba da ridere, perché quei discepoli, tutti pescatori provetti, con la barca piena d’acqua, prossimi ad affondare, devono essersela vista proprio brutta. Però vengono rimproverati:
Mc 4,40 «Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».
Ovviamente noi sin dall’inizio siamo schierati dalla parte di Gesù, ma dovremmo essere molto cauti ad esprimere giudizi verso questi ex pescatori.
Certo la loro fede non è ancora “affidamento”, ma è una “fede che cerca”. Loro sono comunque quelli che per tre anni gli sono trotterellati dietro, nella stanchezza, nelle vittorie, nelle sconfitte. Spesso rimproverati dal loro Maestro, qualche rara volta elogiati. Però è la loro “fede in ricerca” che ha prodotto quei frutti che a duemila anni di distanza noi siamo in grado di apprezzare, compreso il vangelo sul quale stiamo riflettendo.
In questa fase la loro fede è certamente debole, ma Gesù si fida di loro. E questo è ciò che conta.
2- Seconda opera: la cacciata di una Legione di demoni dall’ossesso di Gerasa Mc 5,1-20
L’episodio termina così:
Mc 5,18 «Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato». 20 Egli se ne andò e si mise a proclamare / kērussō per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati».
Un “ingrediente” che Gesù ritiene indispensabile per operare le guarigioni è l’esistenza della fede e questo ci fa intendere meglio il rimprovero rivolto ai discepoli nel brano precedente. Ma è una condizione che, ovviamente non può pretendere agli indemoniati, perché essi non sono padroni della loro volontà e del loro intelletto. E così accade per questo indemoniato.
Però una volta guarito emerge una sua fede che non è di ricerca, ma una fede che vuole “testimoniare” ciò che Gesù gli aveva fatto, a tutta la Decapoli, territorio pagano. E tutti restano stupiti.
3- Terza opera: la guarigione dell’emorroissa Mc 5,21—34
Mc 5,27 […] Diceva infatti: 28 «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». 29 E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. 30 Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?».
Potremmo forse addirittura dire che questa guarigione sia opera solo della fede della donna, perché essa avverte l’arresto della perdita di sangue senza che Gesù abbia compiuto alcun gesto o pronunciato parole a suo riguardo.
Un miracolo (termine non usato dal vangelo che adoperiamo solo per intenderci) “strappato” a Gesù a sua insaputa.
Quello che, poi, Gesù dice alla donna ha esclusivamente la funzione di fare emergere la sua fede, che fino a quel momento era rimasta nascosta. E Gesù la definisce “fede che salva“!
Chissà quante fedi nascoste di questo tipo ci sono giro anche oggi!
4- Quarta opera: risuscitamento della figlia di Giairo Mc 5,21-24; 35-43
Anche Giairo deve avere il coraggio della fede perché come l’emorroissa e Gesù stesso, deve superare il tabù dell’impurità legale. Cosa non da poco, perché significa porre in discussione i suoi comportamenti precedenti insieme a quelli della sua famiglia.
Grazie a questa fede, la figlia di dodici anni, cioè che stava entrando nella maturità, secondo le consuetudini epocali, può essere richiamata alla vita.