Lettura 58 Mc 1,14 – 8,30 Una visione sintetica della prima parte

Finora abbiamo esaminato il racconto di Marco in forma puntuale, analitica, ora cerchiamo di farne una lettura sintetica per cercare di fare emergere alcuni collegamenti e punti fondamentali che possono essere sfuggiti.

La prima parte del racconto di Marco si svolge tutta in Galilea o comunque attorno al Mare di Galilea, con una sola puntata a Tiro e Sidone.

I SEZIONE Mc 1,14 – 3,6 Un insegnamento nuovo

Mc 1,14 «Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio…»

La Galilea segna l’inizio della proclamazione del Regno e sarà anche il luogo di partenza della predicazione da parte dei discepoli dopo la Risurrezione. Infatti troviamo subito molte citazioni:

v 14 “Dopo l’incarcerazione, la consegna di Giovanni il Battista, Gesù venne in Galilea…”.

v 16 “Gesù passando presso il mare di Galilea...”. Alla fine del primo esorcismo di Cafarnao:

v 28 “la sua fama si diffuse subito dappertutto, in tutta la regione della Galilea...”.

v 39 ” e venne annunciando nelle loro sinagoghe in tutta la Galilea...”.

Quindi la Galilea segna buona parte di questa sezione, più avanti anche quando non menzionata, sono richiamati luoghi che si trovano in Galilea.

All’inizio il centro dell’attività è Cafarnao, sulla riva del mare. Possiamo dire che Marco ha pensato il primo momento dell’impegno di Gesù chiuso geograficamente dentro l’ambito della Galilea.

Però per Marco essa diventa anche un simbolo teologico perché il termine Galilea è strettamente associato a due altri termini che sono fondamentali: il termine kērussō, proclamazione, predicazione, annuncio e il termine Vangelo: lieta notizia, buona novella.

La Galilea perciò è il luogo della proclamazione del Vangelo e luogo simbolico della missione del regno e diventerà luogo simbolico della ripresa dopo gli eventi pasquali. In 16,7 quando l’angelo annuncia alle donne “andate a dire ai suoi discepoli che Egli li precederà in Galilea e là lo vedranno“. Perciò la Galilea diventa luogo dell’incontro con il Risorto e quindi è il luogo in cui ri-comincerà la missione della proclamazione ecclesiale.

Questo ci consente di dire che i luoghi geografici hanno per Marco valenza teologica per cui bisognerebbe essere attenti a ciò che accade in ciascuno di essi.

Possiamo aggiungere un altro elemento: non solo la Galilea è il luogo della proclamazione del Vangelo, ma anche il luogo dell’inizio del discepolato 1,16-20 e sarà alla fine il luogo dove di nuovo incomincerà il discepolato e incomincerà la missione ecclesiale.

Già questo ci dice che il Vangelo di Marco dovrebbe essere letto in modo circolare: l’inizio e la conclusione in Galilea come luogo della proclamazione del Vangelo, della prima sequela, della ripresa della sequela dopo la Pasqua e della missione ecclesiale che ricomincia.

Allora proviamo a vedere come è composta materialmente questa sezione e poi cerchiamo di ricavarne il senso che Marco attribuisce al proclamare il Vangelo in Galilea.

Dopo le due pericopi fondamentali sommario/chiamata dei discepoli, abbiamo

– un esorcismo a Cafarnao 1,21-28;

– la guarigione della suocera di Pietro 1,29-31;

– poi un sommario delle guarigioni di Gesù a Cafarnao.

In pratica abbiamo un giornata tipica del ministero di Gesù a Cafarnao.

Osserviamo come Marco sviluppa la narrazione: presenta un esorcismo, una guarigione e poi offre un sommario per dire che questo non era un caso isolato, ma che Gesù esercitava in modo ampio l’azione di esorcista e di guaritore.

La giornata a Cafarnao è il paradigma del ministero di Gesù in Galilea.

Subito dopo c’è 1,35-39, un cambiamento e un ampliamento del ministero di Gesù: Gesù si ritira, i discepoli lo trovano e gli dicono “tutta la gente ti cerca” e Gesù dice “non torniamo a Cafarnao, andiamo altrove affinché io anche là proclami / kērussō “.

Allora Gesù inizia a proclamare, ma il testo non esprime il contenuto di questa proclamazione fatta soprattutto di gesti nella giornata di Cafarnao, e poi annuncia che ciò che ha annunciato qui deve essere annunciato altrove. E infatti “e venne proclamando nelle loro sinagoghe per tutta la Galilea” in definitiva, Gesù entra in Galilea e proclama.

Abbiamo visto così, un paradigma della proclamazione di Gesù a Cafarnao, poi un momento di distacco da Cafarnao, la domanda dei discepoli, la risposta di Gesù “occorre che io vada nelle altre città affinché anche là io proclami” di nuovo: kērussō, e poi l’ultimo v39 mostra che Gesù va in tutta la Galilea proclamando.

Ciò che sta in mezzo è il paradigma di che cosa significa proclamare il Vangelo.

Dopo questa estensione del ministero di proclamazione del Vangelo in tutta la Galilea, abbiamo esaminato il brano cuscinetto non localizzato e non inquadrato temporalmente: la guarigione del lebbroso 1,40-45.

Se osserviamo la finale di questo brano porta l’annotazione che. questo lebbroso una volta guarito, se ne va anche lui proclamando/ kērussō: “… e uscito cominciò a proclamare…”.

Così si comprende bene l’importanza di questo brano cuscinetto di passaggio senza inquadratura né temporale né geografica. Ciò che finora è stato caratteristico di Gesù, quello di proclamare, ora diventa caratteristica di uno che ha sperimentato la salvezza di Gesù. Marco ha di questi espedienti che sono molto interessanti e tante volte non vengono notati, cioè alla proclamazione di Gesù segue qualcuno che, salvato da Gesù, a sua volta proclama.

Sono le figure dei criptomissionari cristiani,cioè figure che nascostamente anticipano quello che faranno i credenti dopo la Pasqua: continueranno la proclamazione / kērussō dopo aver sperimentato la salvezza.

La stessa cosa accadrà con l’indemoniato di Gerasa: anche lui alla fine non seguirà Gesù, ma andrà a proclamare, l’abbiamo chiamato il tredicesimo apostolo per di più in terra pagana 5,1-20, lettura 37.

Ecco, quindi, in un certo senso la proclamazione di Gesù indica che la proclamazione verrà continuata da qualche altro che ha sperimentato la sua salvezza.

Poi segue 2,1-3,6 che sono cinque dispute in blocco:

– La disputa per il perdono concesso al paralitico, 2,1-12, lettura 20.

– La chiamata di Levi e la disputa perché Gesù mangia con pubblicani e peccatori 2,13-17, lettura 21.

– La disputa sul digiuno 2,18-22, lettura 22 e 23.

– La disputa per le spighe strappate di sabato 2,23-28, lettura 24.

– la disputa per la guarigione dell’uomo dalla mano secca 3,1-6, lettura 25.

che si conclude poi in 3,6 col proposito di mettere a morte Gesù. Naturalmente qui ci accorgiamo che siamo su un altro versante, qui è la proclamazione mostrata in positivo del Vangelo da parte di Gesù, qui il Vangelo di Gesù crea conflitto e in mezzo quel brano cuscinetto del lebbroso guarito. Possiamo ulteriormente suddividere la sezione in modo più articolato:

1,14-20 sommario dei discepoli

1,21-34 la giornata a Cafarnao

1,35-39 l’allargamento a tutta la Galilea

1,40-45 cuscinetto del lebbroso e poi la sezione delle dispute

Allora qui abbiamo visto che i termini tipici sono Galilea e kērussō / proclamazione del Vangelo.

Ma cosa significa questo proclamare il Vangelo per Marco?

Se guardiamo alla prima sezione ci accorgiamo che questa proclamazione non avviene in parole, ma in gesti, si dice che proclamava, ma non ci viene detta neanche una parola circa il contenuto.

Però troviamo altri due, termini chiave uniti al verbo insegnare:

«Che è mai questo? Una dottrina nuova,insegnata con autorità / exousia » 1,27

Quindi la proclamazione del Vangelo di Gesù è un insegnamento che avviene non in parole, ma in gesti potenti che manifestano la novità e l’autorità che viene menzionata due volte; in 1,22 e 1,27.

Allora i due termini chiave che esplicitano ulteriormente l’insegnamento del Vangelo in gesti sono: novità e autorità. Potremmo dire che Gesù proclama il Vangelo insegnando in gesti esorcistici e terapeutici manifestando così il suo potere come proveniente da Dio e mostrando la radicale novità escatologica di questa proclamazione del Vangelo.

Questi due termini chiave ritornano nelle dispute, le quali sono distribuite, dal punto di vista della struttura in forma concentrica, a chiasmo: A – Al – C- B – B1.

Ci sono due dispute che hanno come tema il perdono dei peccatori:

A- Gesù perdona il paralitico e

A1 – Gesù va a mensa con i peccatori. E vi sono due dispute che riguardano il sabato:

B – i discepoli mangiano le spighe in giorno di sabato e

B1 – Gesù guarisce un uomo in giorno di sabato.

Al centro rimaneC che è la disputa sul digiuno che così risulta essere la più importante.

Sia nelle dispute sul sabato sia in quelle sul perdono dei peccatori ricorre il termine “Figlio dell’Uomo” e sono le uniche due volte in cui questo termine ricorre nella prima parte del Vangelo e precisamente in 2,10 e 2, 28.

il Figlio dell’Uomo ha il potere… di rimettere i peccati

il Figlio dell’Uomo è Signore del sabato“.

I termini Kyrios ed exousia sono abbastanza vicini. Quindi le dispute manifestano che quel potere che Gesù sta manifestando nella proclamazione del Vangelo è messo sotto contestazione dai suoi nemici.

Nella disputa centrale sul digiuno è messo in risalto il detto di Gesù con il ripetersi più volte del termine “nuovo”: un tempo definitivo, un tempo opportuno: kairòs.

I termini che ricorrono nella disputa centrale sono “vecchio” e “nuovo” che si contrappongono.

Ecco come viene spiegato il fatto che quell’autorità manifestata da Gesù, proclamando il Vangelo, viene contestata, perché egli porta una novità radicale che è incompatibile, con la vecchia mentalità del giudaismo. La sua novità è di tipo escatologico, è un “nuovo” qualitativo e quindi è la sua novità che viene messa sotto processo nelle dispute. Poiché la novità e legata alla venuta dello Sposo e al banchetto messianico, è Gesù stesso in quanto sposo che porta la novità e che porta e rende manifesta l’autorità di Dio per cui i suoi nemici decidono di metterlo a morte.

In definitiva due sono i termini chiave: kērussō e Vangelo che si esplicitano in un insegnamento, in particolare nella giornata di Cafarnao, che è fatto con autorità / exousia e che manifesta la radicale, novità escatologica.

Nelle dispute questa proclamazione fatta con novità ed autorità, è messa in questione dai suoi avversari fino alla decisione di metterlo a morte.

Mettendo insieme questi termini chiave si ha la sintesi di ciò che Marco vuole dire nella prima sezione.

II SEZIONE Mc 3,7 – 6,6 L’istruzione dei discepoli

Inizia con il sommario di 3,7-12 che indica una svolta nel ministero di Gesù: “Gesù intanto si ritirò presso il mare con i suoi di scesoli“, il testo greco usa angoreō che significa certamente prendere una distanza spaziale ma soprattutto morale. Poiché il ministero in Galilea si è chiuso con il proposito omicida degli scribi, dei farisei e degli erodiani, la seconda sezione comincia con l’annotazione di Gesù che assieme ai suoi discepoli si ritira materialmente e moralmente dalla Galilea e stabilisce come nuovo luogo geografico il mare.

È interessante l’annotazione del v.7b e 8 dove si dice: “…e molta folla dalla Galilea lo seguì / akoloutheō. Dalla Giudea e da Gerusalemme e dell’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla avendo udito ciò che faceva venne da lui“.

Così il nuovo uditorio di Gesù, che si è ritirato presso il mare, è costituito da due parti: una folla che viene dalla Galilea “che lo seguì akoloutheō“, che è il verbo tipico della sequela, in conseguenza dell’annuncio del Vangelo fatto in Galilea; poi un’altra gran folla che, avendo udito, viene a lui da tutta la Palestina e dai territori pagani.

Cambiamento di scena e di uditorio: i destinatari non sono più esclusivamente i galilei, ma una folla composta da galilei che hanno accolto il messaggio, da giudei e pagani.

Poi c’è un sommario sull’attività taumaturgica di Gesù in 3,10; “infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo“.

Segue la chiamata ufficiale dei dodici, l’istituzione degli Apostoli, con due caratteristiche:

la scelta libera di Gesù: “chiamò a sé quelli che egli volle” e la finalità della chiamata: “perché fossero con lui e per mandarli /apostellō a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni“.

All’interno di questa sezione che termina in 6,1 possiamo trovare questi elementi caratteristici.

All’inizio il sommario e il brano che riguarda i discepoli da 3,7-19.

Anzitutto la nuova localizzazione, il mare che per alcuni esegeti sarebbe il luogo privilegiato della formazione dei discepoli. Quindi se la Galilea è il luogo della proclamazione del Vangelo, il mare diventa il luogo della formazione dei discepoli e quindi della comunità.

Si potrebbe dire: dalla proclamazione universale del “Regno che viene“, alla edificazione della comunità in questa seconda sezione.

Allora, il mare come luogo di formazione della comunità che è indicata da Marco con tre espressioni differenti:

dodici, i discepoli e quelli intorno a Gesù, che però nella sostanza si equivalgono e stanno ad indicare e a simboleggiare la comunità cristiana.

In 3,20-35abbiamo tre pericopi significative. I parenti di Gesù cercano di andarlo a prendere perché lo credono fuori sé 3,20-21.

Questo atteggiamento dei parenti di Gesù viene congiunto in 3,22-30 con l’atteggiamento degli scribi e dei farisei i quali accusano Gesù di cacciare i demoni in nome di Beelzebul.

In 31-35 la madre e i suoi fratelli stanno fuori dall’insieme della folla e questo viene comunicato a Gesù; allora ecco la prima espressione significativa al versetto 34 “E girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno disse: Ecco mia madre e i miei fratelli. Chi compie la volontà di Dio costui è mio fratello, sorella e madre“.

Ecco quindi le connessioni di questo primo blocco.

I parenti lo credono pazzo, gli scribi e i farisei lo accusano di scacciare i demoni in nome di Beelzebul; questi non sono dei suoi. È chiaro che costoro non fanno parte di quelli intorno a Gesù; non accolgono e non comprendono il suo ministero, ma lo rifiutano.

Viceversa ecco chi è la nuova famiglia a cui Gesù si dedica: quelli che sono intorno a lui e che compiono la volontà di Dio. Questa é la famiglia, la comunità che egli comincia a costruire.

Quindi questa prima parte serve a distinguere due gruppi: i parenti, gli scribi e i farisei che rifiutano il ministero di Gesù e quelli intorno a lui che invece compiono la volontà di Dio; e questi sono suo fratello, sua sorella e sua madre. Questa è la nuova famiglia di cui fanno parte quei dodici che sono appena stati chiamati.

Nella seconda parte di questa sezione c’è un grosso nucleo che è il cosiddetto insegnamento sul mistero del Regno in parabole che comprende la parabola del seminatore, la sua spiegazione e alcuni detti: sulla lucerna, sull’ascoltare, la parabola della semente che cresce da sola e infine quella del granello di senape. Quindi il grosso complesso dell’insegnamento in parabole.

In questo grosso complesso emerge di nuovo quella distinzione che era stata fatta all’inizio di questa sezione quelli fuori e quelli dentro, quelli intorno e quelli distanti.

In 4,10-12 troviamo la teoria di Marco sulle parabole.

Prima c’è la chiamata dei dodici, poi si parla di quelli che erano intorno a lui. Adesso quelli che sono intorno a lui insieme coi dodici gli chiedono spiegazione della parabola del seminatore. Ed egli disse loro: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio a quelli di fuori tutto avviene in parabole perché guardino ma non vedano, ascoltino ma… ».

Quindi Gesù stesso distingue due gruppi: i dodici con quelli che sono intorno a lui ai quali è dato, è offerto il mistero del Regno e quelli invece che sono paragonabili agli scribi, ai farisei, ai parenti che non accolgono il suo ministero

e sono quelli per i quali tutto avviene in parabole circa il mistero del Regno. A quelli cui è confidato il mistero del Regno, Gesù dà una ulteriore istruzione sul significato delle parabole.

Gli altri invece, ponendosi fuori, rifiutando Gesù, non hanno la possibilità di una ulteriore istruzione catechetica.

Dopo il mistero del Regno in parabole seguono tre grandi narrazioni di miracoli:

– la tempesta sedata

– l’indemoniato geraseno

– e la risurrezione della figlia di Giairo in cui è inclusa anche l’emorroissa 4,35 – 5,43.

La tempesta sedata è una epifania, una anticipazione di Gesù risorto. I miracoli sull’acqua come il camminare sulle acque, in Marco, sono narrazioni che richiamano la Pasqua, il Risorto.

Gesù si manifesta ai discepoli sul mare come colui che ha la potenza di vincere il mare come simbolo delle potenze malefiche e che lo vincerà definitivamente quando risorgerà. C’è la presenza del verbo “si svegliò” che rimanda alla risurrezione. Quindi Gesù ha istruito i suoi discepoli sui misteri del Regno e poi manifesta se stesso ai suoi discepoli; mostra la sua potenza che si manifesterà in pienezza nella resurrezione.

Quindi questo primo miracolo è una ulteriore manifestazione ai suoi, i quali ancora non capiscono, solo pongono la domanda: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”

Potremmo dire che la tempesta sedata è legata al mistero del Regno in parabole; questo mistero del Regno è Gesù stesso che si svelerà in pienezza quando si sveglierà risorto e calmerà le acque, cioè vincerà definitivamente la potenza del male.

Di solito questo episodio è unito al ciclo dei miracoli, ma è più centrato congiungerlo al tema dei discepoli istruiti da Gesù sul Mistero del Regno e quindi destinatari dell’epifania di Gesù sul mare. Proprio questa manifestazione di Gesù nei confronti dei fenomeni atmosferici istruisce i suoi e nello stesso tempo pone la domanda: “Ma chi è costui“? che sarà il tema della terza sezione

In 5,1-20 è descritto il secondo miracolo e ci troviamo in terra pagana: la guarigione del Geraseno il quale, una volta guarito, fa anche lui la domanda di diventare discepolo “…lo pregava di permettergli di stare con lui“.

Che è la stessa espressione usata per la chiamata dei dodici: “perché stessero con lui“.

Poiché il Geraseno è un pagano e il tempo dei pagani non è ancora giunto, Gesù non accetta che stia con lui ma lo manda dai suoi ad annunciare ciò che il Signore ha fatto per lui.

E la finale è: “egli se ne andò e si mise a proclamare kērussō, per la Decapoli“, e sarà il tredicesimo apostolo, un cripto-discepolo

Quindi Gesù chiama i dodici, distingue la sua famiglia da quelli che non sono la sua famiglia, istruisce i suoi perché ad essi è confidato il mistero del Regno, mentre quelli fuori non potranno comprendere; si manifesta ai suoi durante la tempesta, raccoglie un discepolo in terra pagana, un cripto-discepolo perché non può stare con lui, però può andare a predicare tra i suoi, a proclamare, e perciò anticipa la missione dei discepoli.

Infine la resurrezione della figlia di Giairo a cui assistono Pietro, Giacomo, Giovanni, i testimoni sempre presenti nei momenti cruciali: nel Getsemani, sul monte della Trasfigurazione, ecc…

Di nuovo Gesù svela se stesso in un cerchia ristretta. Quindi è un progressivo svelarsi di Gesù per educare la sua comunità la quale è distinta dal gruppo che ha rifiutato Gesù, che rimane fuori e quindi non potrà né vedere, né comprendere, né convertirsi.

Se all’inizio c’erano i parenti di Gesù, in chiusura ci sono i compaesani di Gesù, i nazaretani che, mostrandosi increduli nei suoi confronti, non vedranno che pochi segni.

In definitiva tutta questa sezione è imperniata, da una parte attorno agli avversari di Gesù e agli increduli, dall’altra attorno ai suoi che vengono istruiti e ai quali Gesù si manifesta, anche se essi faticano a capire.

Se è così possiamo dire che i discepoli chiamati nel corso della prima sezione, lasciate subito le reti, lo avevano seguito con entusiasmo, in questa sezione pur avendo una istruzione dedicata e puntuale, cominciano a fare fatica e non sempre riescono a capire: un movimento che si aggrava nella terza sezione.

III SEZIONE Mc 6,6b – 8,30 Chi è Gesù

Inizia con il sommario di Mc 6,6b dove si dice: “Gesù andava attorno per i villaggi insegnando” quindi il simbolo è il ministero itinerante di Gesù.

Dapprima era la Galilea, poi la localizzazione diventa il mare, adesso è il ministero itinerante, andare per i villaggi. Subito dopo questo andare di Gesù, in Mc 6,7-13 si presenta l’invio in missione dei discepoli che è l’esecuzione di quello scopo per cui Gesù li aveva chiamati: “e cominciò a mandarli a due a due e diede loro il potere sugli spiriti immondi“, che era lo scopo iniziale già enunciato in 3,1415.

Dopo questi che sono i due elementi caratteristici di inizio sezione: il sommario su Gesù e la missione dei dodici, abbiamo una prima introduzione che è costituita dai vv.14-29 la citazione di Erode e il martirio di Giovanni, inserzione che apparentemente sembra disturbare e che invece è molto significativa.

Così si parla di Erode e della sua opinione su Gesù, 6,14-16 “Erode diceva: quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato / egeire“.Sente cioè parlare di Gesù e lo associa a Giovanni Battista risuscitato. Altri invece dicono che è Elia, altri che è un profeta. Quindi la sezione dopo l’introduzione incomincia con l’interrogativo su Gesù: chi è questo Gesù? che è appunto il tema della III sezione.

Questi versetti formano inclusione con la confessione di Pietro a cui Gesù chiede: “Chi dice la gente che io sia?” e si ripeteranno queste stesse risposte.

Cioè, nei vv.14-16 viene introdotto il tema della identità di Gesù che poi verrà ripreso alla fine in “chi dice la gente che io sia e chi dite voi che io sia?“. Perciò questi primi versetti danno il tono a tutta la sezione.

Allora i tema di questa sezione sarà chi è Gesù. E i discepoli alla fine dovranno dire chi è Gesù, il quale si rivelerà in modo tale che i suoi discepoli potranno dire chi veramente egli è.

Riproponendo allora il tema dell’identità di Gesù attraverso l’aggancio con l’opinione di Erode che ritiene che Gesù è quel Giovanni Battista che egli ha fatto decapitare, l’evangelista aggancia la narrazione del martirio del Battista fino al versetto 6,29.

Allora il tema dovrebbe essere: i discepoli chiamati a scoprire Gesù attraverso le manifestazioni che egli dà di sé.

Così, abbiamo visto due grandi manifestazioni di Gesù che costituiscono il tema chiave di questa sezione chiamata anche “sezione dei pani” perché caratterizzata da due moltiplicazioni dei pani.

In 6,30 ci si riaggancia al tema della missione. Si narra il ritorno dalla missione dei discepoli i quali raccontano quello che hanno fatto e Gesù li chiama in disparte; ma mentre sono in disparte accorrono le folle ed ecco la prima moltiplicazione dei pani. Questo episodio costituisce un l’introduzione sulla identità di Gesù.

La prima moltiplicazione dei pani dovrebbe avere svelato Gesù come pastore escatologico che raccoglie attraverso il dono del pane il gregge che è disperso: “ebbe compassione perché erano come pecore senza pastore“.

Alla fine viene indicato che ne avanzarono dodici ceste, probabilmente dodici è il simbolo delle tribù d’Israele da cui si raccoglie i primo nucleo del popolo di Dio.

Alla prima moltiplicazione dei pani segue Gesù che cammina sulle acque vv 46-52.

Anche qui è Gesù che si manifesta e capiamo che la valenza è post-risurrezionale perché Giovanni farà camminare Gesù sulle acque dopo la Pasqua. Sarebbe allora il Gesù risorto che si manifesta ai discepoli i quali non capiscono e hanno paura “perché non avevano capito il segno dei pani“.

Il termine pane ricorre quattordici volte in questa sezione, ed è un termine chiave che lega tutto. Quindi Gesù si rivela come Pastore escatologico che raccoglie il nuovo popolo di Dio con il dono del pane; si manifesta come risorto ai suoi discepoli i quali hanno paura perché non hanno capito il segno dei pani, segno questo, che dovrebbe rivelare loro la vera identità di Gesù. Aumenta così l’incomprensione dei discepoli verso Gesù.

Dopo il camminare sulle acque c’è un breve sommario vv 53-56 di guarigioni compiute da Gesù.

In 7,1-23 vi è la disputa sulle tradizioni degli antichi, circa il puro e l’impuro.

Attraverso questa disputa e la raccomandazione di superare la distinzione tra puro e impuro, Gesù chiede che venga superata la barriera tra giudei e pagani e il primo effetto di questo superamento è il miracolo della siro-fenicia nei vv 24-30, la quale chiede che “i cagnolini possano avere le briciole del pane che cadono dalla mensa“; e Gesù premia la sua fede. In altre parole è una donna pagana che chiede di poter partecipare in qualche modo al banchetto.

In 31-37 abbiamo la guarigione del sordomuto.

Questa guarigione era legata alla guarigione del cieco di Betsaida alla fine di questa sezione.

Sono due miracoli simbolici, almeno nella loro collocazione. Poiché i discepoli non hanno orecchi per ascoltare e comprendere il senso del pane donato, Gesù simbolicamente guarisce questo sordomuto come segno della necessità di aprire l’udito.

Qui si chiude la prima sezione dei pani: prima moltiplicazione dei pani e successiva manifestazione di Gesù sulle acque. I discepoli hanno paura e non capiscono perché hanno ancora il cuore duro.

Poi Gesù chiede loro che si superi la divisione puro-impuro ed accoglie la siro-fenicia accettando la sua richiesta delle briciole; quindi un’apertura degli orecchi perché occorre aprire l’udito, gli occhi e il cuore per capire questi segni.

In 8,1-21 la seconda moltiplicazione dei pani di cui in 8,1-10 si ha un breve dialogo che dovrebbe definitivamente aprire l’udito, gli occhi e il cuore dei discepoli per capire chi è Gesù.

La collocazione di questa seconda moltiplicazione, poiché è fatta in territorio pagano e alla fine si parla delle sette sporte e non più delle dodici ceste, nella Genesi il numero 70 è riferito alle popolazioni pagane, probabilmente simboleggia la raccolta dei popoli pagani nel popolo di Dio attraverso il dono del pane.

In 8,11-13 ci sono i farisei per i quali i segni dei pani non contano nulla e vogliono un segno dal cielo per stabilire chi è Gesù. La sezione si chiude con la pericope della incomprensione dei discepoli 14-21 dove c’è il più grave rimprovero che Gesù rivolge ai suoi discepoli. All’inizio del v.14 ritorna il tema del pane: i discepoli avevano portato solo un pane per il tragitto sulla barca ed erano preoccupati perché come si fa a dividere un pane in tredici?.

Allora Gesù li rimprovera: “guardatevi dal lievito dei farisei” cioè non mettetevi sulle stesse posizioni degli scribi e dei farisei, i quali hanno appena chiesto un segno dal cielo, piuttosto cercate di capire i segni dei pani.

I verbi che emergono sono: non comprendono, hanno il cuore indurito, non vedono, non ascoltano e tutto questo perché non hanno capito il segno dei pani. Questi verbi sono sparsi all’interno della sezione.

Tutti i sensi: udito, vista, intelligenza, cuore dovrebbero essere messi, in moto e i discepoli invece non hanno l’udito, non hanno vista, hanno il cuore duro, non hanno comprensione.

È interessante notare come a questo punto i discepoli sono diventati come quelli di fuori che guardano, ma non vedono, che ascoltano ma non intendono. Prima erano quelli intorno a Gesù e pian piano hanno mostrato la loro incomprensione fino al punto che sembrano essere vicini agli scribi e ai farisei e a coloro che sono fuori.

È il momento più drammatico di tutta la prima parte.

A questo punto c’è la guarigione simbolica del cieco di Betsaida, brano che è proprio solo a Marco.

Questa guarigione è un miracolo simbolico perché da una parte si lega al rimprovero precedente secondo cui i discepoli non hanno occhi per vedere: ora Gesù dona la vista per vedere.

E si lega alla pericope seguente quella della confessione di Pietro.

Osservando bene il brano, Gesù guarisce il cieco secondo questa scaletta:

Un primo intervento sul cieco e la domanda: che cosa vedi. Vedo gli uomini come alberi che camminano, cioè una vista molto approssimativa, insicura.

Un secondo intervento di Gesù e il cieco vede tutto chiaramente e Gesù che ordina di non dire nulla di quello che gli è stato fatto.

Quindi tre momenti: il primo e secondo intervento e il comando del silenzio.

La stessa struttura la presenta la “confessione di Pietro”:

= Un primo intervento con: “chi dice la gente che io sia” e una vista approssimativa: sei Elia, un profeta, ecc.

= Un secondo intervento più preciso di Gesù con il “chi dite voi che io sia” e la vista chiara: tu sei Cristo

= E ordinò loro di non dire niente a nessuno, come il terzo elemento.

Quindi il brando del cieco di Betsaida fa da cuscinetto perché richiama la “non vista” dei discepoli che Gesù guarisce e rimanda alla confessione di fede di Pietro per via del parallelismo delle strutture.

Allora in questa terza sezione abbiamo Gesù che si manifesta nel giorno del pane, cioè lo svelarsi di Gesù che raccoglie il nuovo popolo di Dio attraverso il dono del pane, più chiaramente nella seconda moltiplicazione che nella prima, sono in riferimento all’Eucaristia perché la terminologia è quella della istituzione dell’Eucaristia.

È proprio qui che si accentua l’interesse di Gesù ed è proprio qui che invece si accentua l’incomprensione dei

discepoli che porta a quel rimprovero molto duro da parte di Gesù.

Ma nonostante queste difficoltà il dono della fede permette di professare chi è Gesù: “Egli è il Cristo“.