Lettura 74 Mc 11,1-13,37 Uno sguardo d’insieme sulla nuova sezione
Con questa lettura inizia una nuova sezione del Vangelo di Marco la quale tratta del breve soggiorno di Gesù a Gerusalemme prima dell’epilogo pasquale.
Gerusalemme è il centro religioso dell’ebraismo che a quei tempi non era confinato all’interno della Palestina, ma si era diffuso nella cosiddetta “diaspora”, inizialmente all’interno dell’Impero di Alessandro magno, la Magna Grecia, ma che con il tempo si era propagata anche altrove. Ad esempio, già dal 200 a.C. si era insediata a Roma una comunità ebraica. Per dare un’idea, a livello mondiale si ritiene che la più grande comunità ebraica ai tempi di Gesù non si trovasse a Gerusalemme, ma ad Alessandria d’Egitto.
Ora, Gesù arriva nel più grande centro religioso del tempo che da diversi secoli attendeva l’arrivo del Messia, ma escluso il primo ingresso, non pare abbia trovato un’accoglienza entusiasta.
Dovremo riflettere sull’entrata festosa da parte del popolo 11,1-11, ma subito dopo incontreremo la “cacciata dei profanatori dal tempio” 11,15-19.
Seguiranno poi le “controversie di Gerusalemme” 11,27-12,40 che iniziano da subito con la decisione di ucciderlo, da confrontare con le “controversie galilaiche” 2,1- 3,6.
La sezione si conclude al capitolo 13 con il “discorso escatologico”.
Crediamo opportuno cogliere un suggerimento di B. Maggioni, che definisce questo soggiorno nella Città Santa come “incontro di due delusioni”.
La delusione di Gesù che non viene accolto dalle autorità religiose che prima di altri avrebbero dovuto intendere il suo messaggio.
La delusione delle autorità politiche e religiose, con il popolo nel suo insieme, che si attendevano l’arrivo di un messia potente in grado di sterminare tutti i nemici politici di Israele, in primis i romani.
Un criterio di suddivisione della sezione potrebbe essere costituito dai tre ingressi mattutini a Gerusalemme, vale a dire, Gesù non dorme in città, ma fuori. Forse perché la città di notte per lui non era sicura, anche se questo il testo non lo dice apertamente.
Mc 11,1 «E quando si avvicinano a Gerusalemme, a Betfage e a Betania, presso il monte degli Ulivi […] 11 Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio; e dopo aver guardato ogni cosa intorno, essendo già l’ora della sera, uscì verso Betania con i Dodici».
Mc 11,12 «La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. […] 15 E vengono a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio[…] 19 E quando venne sera uscivano fuori della città».
Mc 11,20 «E passando il mattino seguente videro il fico seccato […] 27 E vengono di nuovo a Gerusalemme».
Marco sottolinea questi tre ingressi di Gesù da Betania (casa dei poveri) e Betfage (casa dei fichi), perché per la gente del suo tempo avevano un significato preciso e lo possiamo ritrovare anche noi se teniamo presente la Bibbia. Ancora una volta ricordiamo che essa deve essere compresa nella sua unità, senza estrapolarne parti e assolutizzarle.
Marco si riferisce ad alcune visioni del profeta Ezechiele, appartenente alla classe sacerdotale e uno dei primi deportati a Babilonia, per cui siamo intorno al 590 -580 a.C.
Occorre fare un premessa. Il tempio era considerata la casa di Dio, ma agli ebrei era chiarissimo che Dio non potesse essere contenuto nel tempio. Viene così usato un “teologumeno” per indicare che nel tempio c’è qualcosa di Dio, ma Dio è anche altrove. Si tratta della Kavod, letteralmente la parte pesante di Dio, tradotto come “Gloria”, ciò che di Dio si manifesta come presenza invisibile.
Quindi tutti i pii israeliti sanno benissimo che nel tempio è presente la Gloria di Dio, seduta sui Cherubini, che però non si vede. Perché Dio non si può vedere. Lo sanno tutti!
Ad Ezechiele, però è concessa una visione: la Gloria di Dio esce dalla porta orientale del tempio, si leva in alto, a oriente de tempio, e lì si ferma.
Ez 10,18 «La Gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. 19 I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all’ingresso della porta orientale del tempio, mentre la Gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro».
In un secondo tempo la Gloria esce dalla città e si dirige verso oriente, cioè verso il Monte degli Ulivi.
Ez 11, 22 «I cherubini allora alzarono le ali e le ruote si mossero insieme con loro mentre la Gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro. 23 Quindi dal centro della città la Gloria del Signore si alzò e andò a fermarsi sul monte che è ad oriente della città».
Questo consente di dire che Gerusalemme cade nelle mani dei babilonesi perché la Gloria di Dio ha abbandonato la Città Santa, per cui non è la forza dell’esercito nemico ad avere vinto la città, ma l’abbandono da parte di Dio.
Al termine dell’esilio, quando Israele ha scontato tutte le sue infedeltà, la Gloria di Dio può ritornare nel tempio.
Da che parte? Dalla stessa parte da cui si era allontanata: da Oriente, cioè dal Monte degli Ulivi:
Ez 43:1 «Mi condusse allora verso la porta che guarda a oriente 2 ed ecco che la Gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua Gloria. 3 La visione che io vidi era simile a quella che avevo vista quando andai per distruggere la città e simile a quella che avevo vista presso il canale Chebàr. Io caddi con la faccia a terra. 4 La Gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda a oriente».
Quando arriverà il Messia nella Città santa da che parte entrerà? Ovviamente da Oriente, cioè dal Monte degli Ulivi.
E Gesù entra per ben tre volte in Gerusalemme dalla parte del Monte degli Ulivi.
Un’ultima volta sarà quando verrà arrestato nell’orto del Getzemani, il quale si trova sulle pendici del Monte degli Ulivi.
Dal Monte degli Ulivi avverrà anche il distacco di Gesù dai discepoli, cioè l’Ascensione:
Lc 24, 44 «Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». […]».
50 Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. 52 Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; 53 e stavano sempre nel tempio lodando Dio».
Questi dati biblici hanno prodotto delle conseguenze precise.
Quando alla fine dei tempi il Figlio dell’Uomo tornerà nella sua Gloria, da quale parte arriverà? Un’ultima volta, ancora da Oriente, cioè dal Monte degli Ulivi.
Allora dove si seppelliscono coloro che attendono il ritorno del Signore perché sono defunti?
Nella valle del Cedron, quella che sta tra Gerusalemme e il Monte degli Ulivi.
In base a queste indicazioni bibliche anche le nostre chiese un tempo erano “orientate“, cioè rivolte ad Oriente.
Così è per il Duomo di Milano che grazie al suo “orientamento”, al sorgere del sole le vetrate dell’abside si illuminano in un fantastico arcobaleno di colori. E i fedeli in preghiera sono così rivolti nella direzione in cui il
Signore ritornerà.
E i defunti dove li mettevano? Ovviamente ad Oriente dietro al Duomo, di cui è rimasta una debole traccia: via Camposanto.
Altre chiese invece rivolgono ad Oriente la facciata da cui entrerà il Signore al suo ritorno, come la Basilica di S. Francesco ad Assisi, o la Basilica di S. Pietro a Roma.
Essere “orientati” vuol dire essere rivolti dalla parte da cui arriva il Signore.
L’oriente è anche il luogo citato nella liturgia di Lodi tutte le mattine, quando al termine del Cantico di Zaccaria diciamo:
Lc 1,78 «Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, / per cui verrà a visitarci dall’alto un Oriente /anatolè che sorge..»
Quell’Oriente /anatolè è stato tradotto con “sole”.
Traduzione non impertinente perché appunto il sole sorge a oriente.
Queste considerazioni possono sembrare banali, ma dovrebbero richiamarci il più grande mistero del cristianesimo: l’Incarnazione. Gesù era “vero uomo e vero Dio” come dice il dogma di Calcedonia, ma proprio perché vero uomo si era caricato pienamente della nostra umanità, comprese le caratteristiche della terra e della gente tra cui è vissuto.
È nato a Betlemme non a Gallarate o a Londra. Quindi Gesù era ebreo, parlava l’aramaico con l’accento dei galilei, forse conosceva il greco perché in Galilea erano mescolati con altre razze, tanto da esser disprezzato dai puristi della Giudea.
Era circondato da una rete di legami affettivi, la sua mamma, i suoi amici, i suoi compaesani, ecc.
È stato crocifisso a Gerusalemme in luogo preciso e a pochi passi dalla croce l’hanno sepolto.
Queste sono le notizie concrete della vita di un uomo vissuto circa 2000 anni fa.
Per cui l’universalità del cristianesimo non deve fuggire il rischio di ridurlo ad una filosofia disincarnata.