Lettura 76 Mc 11,12-14 La maledizione del fico

Mc 11,12 «E il giorno seguente quando essi uscirono da Betania, ebbe fame. 13 E avendo visto di lontano un albero di fico che aveva foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa in esso; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. 14 E prendendo la parola gli disse: «Mai più in eterno nessuno mangi frutto da te». E i discepoli l’udirono».

Questo testo in passato ha spesso imbarazzato i commentatori perché non riuscivano a giustificare il fatto che Gesù cercasse dei fichi fuori stagione. Tant’è che Matteo non riporta l’annotazione del v 13 “Non era infatti la stagione dei fichi“, quasi a giustificare che la mancanza dei frutti fosse colpa del fico e non la pretesa assurda di trovarne fuori tempo. Ma allora Gesù aveva anche lui delle pretese assurde? Oppure era stato preso da una voglia incontrollabile?
Niente di tutto questo. Gesù si inserisce nella linea dei profeti antichi ed esprime una profezia attraverso un’azione simbolica.

Fino al profeta Geremia, salvo pochi squarci, la figura del profeta, la sua vita, la sua personalità, restano nascoste dietro la Parola di cui egli è vettore. A partire da Geremia appare il genere della “Confessione” in cui il profeta è coinvolto nel messaggio che Dio vuole fare giungere al popolo. In questa linea troviamo anche le “azioni simboliche” che diventeranno frequenti in Ezechiele.
Senza stare a perderci in teorie e definizioni vediamo una azione simbolica molto evidente, che ha vissuto il profeta Osea e siamo tra il 750 e il 725 a. C. nel Regno di Israele (del Nord).

Os 1:1 «Parola di JHWH rivolta a Osea figlio di Beerì, al tempo di Ozia, di Iotam, di Acaz, di Ezechia, re di Giuda, e al tempo di Geroboàmo figlio di Ioas, re d’Israele.
2 Quando il Signore cominciò a parlare a Osea, gli disse:
«Va’, prenditi in moglie una prostituta / e abbi figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi
allontanandosi da JHWH».
3 Egli andò a prendere Gomer, figlia di Diblàim: essa concepì e gli partorì un figlio.
4 E JHWH disse a Osea: / «Chiamalo Izreèl, perché tra poco / vendicherò il sangue di Izreèl sulla casa di Ieue porrò fine al regno della casa d’Israele. / 5 In quel giorno / io spezzerò l’arco d’Israele nella valle di Izreèl».
6 La donna concepì di nuovo e partorì una figlia e il Signore disse a Osea:
«Chiamala Non-amata, / perché non amerò più / la casa d’Israele, / non ne avrò più compassione. […]
8 Dopo aver divezzato Non-amata, Gomer concepì e partorì un figlio. 9 E il Signore disse a Osea:
«Chiamalo Non-mio-popolo, / perché voi non siete mio popolo / e io non esisto per voi».

Izreèl è la residenza dei re del regno del nord anche se la capitale era Samaria, ma soprattutto una valle piuttosto larga e pianeggiante, luogo molto adatto per fare scontrare gli eserciti; infatti le battaglie che nel corso del tempo lì sono avvenute sono tantissime. In particolare Ieu, uno dei capi dell’esercito, aveva usurpato il potere uccidendo il re d’Israele (nord) e tutta la sua famiglia attraverso una carneficina sconcertante (2 Re 9).
La vendetta cui il testo probabilmente si riferisce è la caduta, nel 722 -721, del Regno del Nord ad opera dell’esercito assiro e la seguente deportazione e dispersione di tutti gli abitanti in diverse regione di quell’impero.

In questo breve testo troviamo:
1- il comando di Dio: v 2″prenditi in moglie una prostituta”
2- l’esecuzione dell’ordine: v 3 “Egli andò a prendere Gomer, figlia di Diblàim” con la conseguente nascita di tre figli di prostituta.
3- la spiegazione di quella azioni: ai figli viene imposto il nome indicato da Dio: Izreel, Non-amata, Non-mio-popolo, a ciascuno dei quali segue la spiegazione del significato di quel nome.
Tutta questa simbologia intende significare il comportamento negativo del popolo verso il suo Dio.
Per non restare con la bocca amara suggeriamo di leggere tutto il capitolo secondo del libro di Osea in cui troviamo il ribaltamento di questa tragica situazione.

Ora, anche Gesù, cercando dei frutti su di un fico fuori stagione, compie un’azione che ha un significato chiaramente simbolico che, però, non viene né prima né dopo spiegato. Questo particolare obbliga allora tutti a fermarsi e a chiedersi chi o cosa sia simile a un albero che su di sé ha solo foglie e non ha frutti.