Lettura 87 Mc 12, 41- 44 Gesù e il tempio

Mc 13:1 «Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». 2 Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra, che non sia distrutta».

Questo brano secondo l’esegesi corrente è posto, giustamente, come inizio del “Discorso escatologico”, ma non possiamo omettere il fatto che sia strettamente collegato a questi tre giorni trascorsi da Gesù a Gerusalemme all’interno del Tempio e che pertanto esso non sia anche la conclusione dei racconti che riguardano direttamente il sacro edificio. Cerchiamo di riprendere tutto in forma sintetica.

È ormai la tredicesima lettura che vede Gesù a Gerusalemme e più esattamente nel Tempio o in qualche modo riferito al Tempio. Tutto si svolge nell’arco di tre giorni.

Il primo giorno Gesù e i suoi provengono da Betania situata sulle pendici del Monte degli Ulivi. Entrano a Gerusalemme da Oriente e Gesù viene accolto dalla folla in modo trionfale.

Quindi si reca al Tempio e «dopo avere guardato attentamente ogni cosa, essendo l’ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betania» (11,11). Fermarsi di notte in città era per lui troppo pericoloso.

Stranamente il Maestro che più volte si è ritirato in solitudine nel deserto, o sul monte a pregare, arrivato al Tempio, la casa di Dio, dove stava la Gloria / Kavod… nessuna preghiera!

Il secondo giorno sulla strada da Betania a Gerusalemme, abbiamo l’episodio della maledizione del fico che ha solo foglie e nessun frutto. Ma era fuori stagione. E abbiamo definito questo gesto “azione simbolica“, cioè un’azione non fine a se stessa, ma che rimanda ad altro (11,12-14).

Giunto a Gerusalemme si reca ancora al Tempio che trova affollato di cambiavalute, venditori, ecc. che scaccia brutalmente rovesciando i loro tavoli e tutte le loro cose, disperdendoli. «E insegnava loro dicendo: “non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera e voi ne avete fatta una spelonca di ladri» (11,17).

Sommi sacerdoti e scribi l’osservano da lontano e decidono di farlo fuori, mentre la gente è ammirata dal suo insegnamento.

Anche in questo caso nessuna preghiera nel Tempio.

A sera ritorna a Betania con i discepoli. Sempre per motivi di sicurezza.

Il terzo giorno si recano ancora a Gerusalemme e per strada passano presso il fico maledetto il giorno prima, che in ventiquattrore è seccato fino alle radici. Non viene chiarito il motivo di questa azione simbolica, che resta al lettore identificare, ma troviamo un insegnamento sulla forza della preghiera e della fede per compiere gesti di quel tipo.

Entrati nel Tempio viene posta a Gesù una domanda da parte di sommi sacerdoti, scribi e anziani, in sostanza le massime autorità del Sinedrio, a riguardo dell’origine della sua autorità. Domanda che resta senza risposta (Lettura 79).

Poi Gesù racconta la “parabola dei vignaioli omicidi” apprezzata dalla folla, ma diretta contro le autorità del Tempio, le quali cercano addirittura di catturarlo, tuttavia l’operazione non riesce per paura della folla (Lettura 80).

A questa segue una terza controversia intavolata da farisei ed erodiani, il cui tema riguarda le tasse da pagare a Roma. Anche in questo caso essendo evidente che si tratta di un tranello Gesù risponde in modo tale da mettere nel sacco gli interlocutori (Lettura 81).

A questo punto arrivano i sadducei che con un racconto polemico tentano di deridere il tema della Risurrezione dei morti. Anche in questo caso, facendo un’esegesi nuova dei testi di Mosè, Gesù li costringe ad andarsene sconfitti (Lettura 82).

La quinta controversia riporta la domanda non polemica di uno strano scriba, esperto della Legge, alla quale Gesù risponde in modo pertinente. Il racconto termina con le parole del Maestro: «Non sei lontano dal Regno di Dio» (12,34- Lettura 83).

Poi Gesù si mette ad insegnare senza più interlocutori polemici e la “folla lo ascolta volentieri“.

Da ultimo Gesù osserva la folla che getta le monete nel tesoro del tempio ed individua una vedova molto povera, che vi getta tutto quello che possiede: due centesimi. La sua relazione con Dio fa sì che essa venga proposta ai suoi discepoli con “vera discepola”, addirittura “maestra” dei discepoli.

Se è così, allora il Tempio, non è tutto da buttare.

Eppure il brano di questa lettura termina con una profezia categorica: «non resterà pietra su pietra».

Profezia che realizzerà puntualmente meno di quarant’anni dopo nel 70 d. C.

Non è che forse con tutti questi passaggi Marco vuole indicarci nel suo linguaggio essenziale, che costringe il lettore a riflettere, quello che Giovanni riporta in modo esplicito nel dialogo tra Gesù e la samaritana?

Gv 4,19 «Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21 Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

Se è così i veri discepoli non hanno bisogno di alcun tempio.