Lettura 94 Mc 14,17-21 Ultima cena: la presenza di traditore

L’ultima cena è racchiusa in una cornice che riflette perfettamente la situazione in cui si svolge l’ultimo giorno della vita terrena di Gesù.
Mc 14, 17- 21: rivelazione di un tradimento: “uno di voi mi tradirà
Mc 14, 22-26: la cena e l’istituzione dell’Eucaristia.
Mc 14, 27-31: rivelazione di un rinnegamento: “prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte“.

Mc 14,17 «Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. 18 E mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «Amen / In verità vi dico, uno di voi mi consegnerà / paradìdomi (Cei: tradirà), colui che mangia con me, mi tradirà / paradìdomi » (Sl 41,10). 19 Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?». 20 Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, che intinge con me nel piatto21 Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è consegnato! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

A Marco preme sottolineare la cronologia. “venuta la sera” significa che è arrivato il giorno nuovo, cioè il sesto da quando sono arrivati a Gerusalemme. E si tratta di venerdì. Questo può sorprenderci perché siamo abituati a collocare l’Ultima Cena il giovedì, ma nella realtà epocale si tratta delle prime ore del venerdì perché gli ebrei fissavano l’inizio del giorno al tramonto del sole.

La denuncia della presenza di un traditore tra i Dodici in questo contesto del Vangelo di Marco evita accuratamente di dare anche la minima indicazione circa l’identità di colui che consegna il Maestro alle autorità del tempio.

Noi sappiamo che si tratta di Giuda perché in 14,10-11 viene detto che egli si è recato dai sommi sacerdoti per consegnarlo loro, ma gli altri Apostoli nulla sano di questo affare. E allora possiamo comprendere il loro sgomento: nessuno si fida più dei suoi vicini e in ciascuno nasce il dubbio che durante lo scontro che sta per approssimarsi potrebbe cedere alla forza delle autorità. Su questa cena cala l’ombra del sospetto.

Il fatto che intingessero in piatto comune rivela due cose che smentiscono le nostre iconografie: non mangiano attorno ad un tavolo, ma sdraiati su dei divani (14,15), dei triclini, disposte in cerchio e un piccolo tavolo al centro. Nelle nostre tavolate è difficile per coloro che sono agli estremi del tavolo parlarsi, mentre una disposizione a cerchio come quella descritta facilita a tutti i convitati di guardarsi in faccia e parlarsi.

A parte le osservazioni circa l’igiene, questa sistemazione offre l’idea di una grande intimità, che viene profondamente ferita dalla notizia rivelata da Gesù. Mentre gli altri vangeli nominano il traditore, Marco ne tace il nome, il che significa che ciascuno di essi potrebbe essere l’interessato. Questo tema rapportato alla chiesa di Marco costringe ogni fedele a valutare la saldezza della propria fede, visto che la possibilità del tradimento dei confratelli o del rinnegamento della fede è possibile, tenuto conto che le persecuzioni sono all’ordine del giorno.
In questo modo la cena pasquale, che dovrebbe essere un momento di grande festa perché ricorda la miracolosa liberazione dalla schiavitù d’Egitto, assume un carattere del tutto diverso; l’atmosfera si fa pesante sotto la nube del tradimento. Infatti il testo dice “cominciarono a rattristarsi“.

L’istituzione dell’Eucaristia avviene con questa premessa.
Se è così accostarsi al Sacramento della Pane e del Vino è una cosa seria. molto seria!