Lettura 98 Mc 14,43 – 52 L’arresto di Gesù
Mc 14,43 «E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Chi lo tradiva / paradìdomi aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 E venuto subito gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. 46 Ma essi gli misero addosso le mani e lo presero. 47 Ma uno dei presenti, sfoderata la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio. 48 Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete preso. Ma questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture!».
50 E avendolo abbandonato, tutti fuggirono.
51 Un giovanetto, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, lo seguiva e lo arrestarono. 52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo».
Non è il corpo di polizia del Tempio che viene ad arrestare Gesù, ma una folla armata alla bell’e meglio perché si parla si spade e bastoni. I mandanti sono le autorità del Tempio: sommi sacerdoti, scribi, anziani, cioè il sinedrio. Sono mandanti che stanno in penombra, altrimenti non avrebbero inviato della gente raccogliticcia, ma le loro guardie. Troveremo questa “folla” anche nel processo davanti a Pilato; è una folla anonima, con tutto ciò che di negativo può contenere questo aggettivo.
Una folla diversa da quella incontrata nel Tempio (12,37, Lettura 84) che “lo ascoltava volentieri“, la quale nel caso in esame lo avrebbe riconosciuto e pertanto non avrebbe avuto bisogno del segno praticato da Giuda per indicare chi fosse quello da consegnare.
È altresì diversa dalla folla che lo aveva accolto trionfalmente quand’era entrato in Gerusalemme (11,1-11 Lettura 75).
Notiamo che Giuda si avvicina a Gesù e lo bacia, il che implica che Gesù si è lasciato baciare. Avrebbe potuto allontanarlo evitando l’accostamento, ma forse è stato l’ultimo tentativo di ricuperare il suo Apostolo.
Uno dei suoi sfodera una spada. Un piccolo segnale il quale rivela senza dubbio, che tra i suoi c’era qualcuno disposto a menare le mani. Quindi l’idea dello scontro finale in qualche modo animava anche i Dodici e abbiamo visto più volte come la loro idea di Messia accoglieva contenuti radicalmente opposti a quelli che Gesù cercava di fare loro comprendere. Certo, loro erano sicuri che al momento buono avrebbe scatenato la sua potenza come aveva mostrato di saper fare quando scacciava i demoni, guariva i lebbrosi, ecc. Insomma, il profeta potente in parole ed opere non si sarebbe lasciato mettere le mani addosso da quella gentaglia.
Ma Lui non fa nulla, proprio nulla, per evitare di essere consegnato /paradìdomi, perché questo faceva parte del disegno del Padre Abbà: il calice che avrebbe dovuto bere fino in fondo, come abbiamo visto nella lettura precedente (14,36), nell’Ultima Cena (14,22 ss) e nella richiesta di Giacomo e Giovanni (10,35 ss – Lettura 72).
Ecco: i fatti che qui accadono hanno una loro ragione molto remota. Gesù la spiega rimandandone il senso alle Scritture: “perché si adempiano le Scritture“.
Gli ultimi due versetti sono stati e sono tutt’ora oggetto di infinite discussioni tra gli esperti. Non riteniamo utile riportare tutte le versioni di queste dispute. Qui ci limitiamo ad indicarne alcune.
In prima battuta segnaliamo che un particolare “storico” di questo tipo potrebbe essere raccontato solo da chi lo ha vissuto, così si è giunti ad affermare che quel giovinetto fosse lo stesso Marco. Egli sarebbe stato nei pressi del Getzemani in una tenda per passare la notte di Pasqua. Svegliato dal trambusto è andato a vedere e così ha subito un tentativo di arresto, poi evitato lasciando in mano alla turba soltanto il lenzuolo.
Però si dice anche che questo ragazzo “lo seguiva”, allora finisce per essere una figura di contrasto rispetto ai Dodici i quali alle prime avvisaglie avevano tutti gloriosamente tagliato la corda. Questo giovanetto invece insiste nel seguire Gesù. Resta un dubbio: si trattava di sequela o curiosità?
Un’altra versione più complessa porta l’attenzione sul lenzuolo, in greco “syndòna” italianizzato in sindone. Ora il Vangelo di Marco, senza l’aggiunta canonica, non riporta incontri con il Risorto, ma si limita ad indicare la tomba vuota e un giovinetto (angelo) vestito di una veste bianca (lenzuolo?), che spiega alle donne cos’è accaduto. Se è così, allora Marco ha voluto segnalare ai suoi lettori che tutti gli eventi della Passione che stavano per svilupparsi avrebbero avuto un esito completamente diverso da quello atteso dalle autorità.
Più convincente il tema del lenzuolo se incrociamo Marco con Giovanni perché a proposito della risurrezione Gv 20,5-7 si dice che il sudario e panni di lino sono giacenti per terra. Allora chi lascia il lenzuolo, panni, sudario e se ne va, è Gesù Risorto
Quale la versione più attendibile? Preferiamo rispondere citando un passaggio di P. De Benedetti:
«Ogni versetto della Bibbia ha settanta interpretazioni, la settantunesima è la tua».