Lettura 100 Mc 14,54; 66 -72 Il rinnegamento di Pietro

Abbiamo detto che il processo di Gesù davanti al sinedrio è incorniciato da due riferimenti a Pietro ed ora cerchiamo di rifletterci unitariamente.

Mc 54 «Pietro lo aveva seguito / akolouthēō da lontano, fin dentro l’atrio del sommo sacerdote; e se ne stava a sedere insieme con le guardie e si scaldava presso il fuoco. […]

66 Mentre Pietro era giù nel cortile, viene una delle serve del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che si scaldava, dopo averlo fissato gli dice: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68 Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che dici». Uscì quindi fuori verso l’atrio. [E un gallo cantò].

69 E la serva, avendolo visto, cominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». 70 Ma egli di nuovo negava.

E dopo un po’ di tempo i presenti dicevano a Pietro: «Tu sei certo di quelli, infatti sei Galileo». 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo di cui parlate». 72 E subito per la seconda volta un gallo cantò e si ricordò Pietro della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò a piangere».

Il verbo akolouthēō è molto importante perché è il verbo tecnico per indicare una sequela convinta.

Una prima volto lo troviamo alla chiamata dei primi discepoli in riva al lago di Galilea.

1,16 «Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17 Gesù disse loro: «Venite con me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18 E subito, lasciate le reti, lo seguirono / akolouthēō»

Un’altra volta lo troviamo dopo la confessione di Pietro a Cesarea di Filippo e la prima predizione della Passione, un passaggio in cui Pietro si trova coinvolto in prima persona, perché rimprovera il Maestro per quelle parole così dimesse e rinunciatarie. Sicuramente egli sente queste successive parole rivolte in primis a sé:

8,34 «E chiamata a sé la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua / akolouthēō». (Lettura 60)

Quando nel Getzemani hanno arrestato Gesù, Marco racconta l’episodio del giovinetto:

Mc 14,51 «Un giovanetto, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, lo seguiva / akolouthēō e lo arrestarono. 52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo».

Anche nel nostro brano il verbo akolouthēō / seguire viene applicato a Pietro.

Allora all’arresto di Gesù tutti tagliano la corda tranne il giovinetto avvolto nel lenzuolo e Pietro.

Il ragazzo scappa via quando cercano di afferrarlo, Pietro invece prosegue perché agisce con prudenza.

Infatti lo segue “da lontano”. Certo, “da lontano” però Pietro non molla il suo Maestro.

Lasciamo al lettore il compito di approfondire quale sia il legame che spinge Pietro a seguire Gesù fin dentro la casa del Sommo sacerdote.

Che comunque è un rischio non da poco! Compreso quello di essere inchiodato ad una croce insieme al Maestro.

Dapprima, nel cortile, Pietro viene riconosciuto da una serva e abbiamo la sua prima reazione. Poi la stessa donna denuncia Pietro agli altri, quelli con i quali condivideva il calore della fiamma e abbiamo la seconda reazione.

Infine sono gli stessi soldati e servi a riconoscerlo, non dalla sua immagine, ma dalla sua parlata.

Quindi il processo di riconoscimento via via si precisa e si allarga, passando da una donna a tutti i presenti.

Corrispondentemente anche la reazione di Pietro diventa sempre più puntigliosa.

1 – «Non capisco cosa dici».

2- «Ma egli di nuovo negava».

3- «Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo di cui parlate».

Giurare significa chiamare Dio a testimonianza della verità che si afferma. Pietro giura il falso. Pietro diventa un falso testimone. Azione condannata dalla Legge di Mosè:

Es 20,16 «Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo».

Quindi Pietro oltre ad avere rinnegato Gesù ha giurato il falso.

Ma precisamente cosa ha rinnegato?

Egli aveva maturato in sé due immagini del suo maestro, quella che a partire dalla Galilea fino a Gerusalemme aveva mostrato di essere un profeta potente in parole ed opere. Aveva guarito infermi, sanato lebbrosi, scacciato demoni, aveva dibattuto coraggiosamente con scribi, farisei, erodiani e sacerdoti, quindi un profeta come mai ce n’erano stati. Allora era proprio il Messia promesso agli antichi padri. Quello che avrebbe messo tutti in riga.

Ma adesso, in quel palazzo, Egli si presenta, umile, dimesso, picchiato dai soldati, sbeffeggiato dai servi e deriso da tutti i presenti. Non un gesto per difendersi, non un miracolino piccolo piccolo come gli aveva visto fare durante questi in tre anni.

Allora si era sbagliato di grosso, aveva preso una solenne cantonata.

Lui non poteva ancora capire che il suo Maestro stava per morire per lui, Pietro. Il suo Maestro doveva accettare una morte terribile perché potesse dimostrare, una volta per tutte, il vero volto di Dio. Un Dio Abbà che pur di non fare altri crocifissi è disposto a prendersi Lui la croce.

Però ancora una volta il Maestro gli viene in aiuto:

72 «E subito per la seconda volta un gallo cantò e si ricordò Pietro della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte».

Pietro allora si rende conto di non essere stato “mollato”.

È accaduto quel miracolino che ha cambiato la sua, di Pietro, situazione, il suo cuore.

Se è così, allora il suo “pianto dirotto” si commenta da solo.