Lettura 105 Mc 15,33-39 La crocifissione: la morte e la confessione del centurione
Mc 15,33 « E venuta l’ora sesta (mezzogiorno), si fece buio su tutta la terra, fino all’ora nona (le 15). 34 E all’ora nona Gesù gridò / boàō a gran voce: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Sal 22,2) 35 E alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Vedi! Chiama Elia!». 36 Ora, un tale corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere,(Sal 69,22) dicendo: «Lasciate! Vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
38 Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.
39 Ora, il centurione tra i presenti di fronte a lui, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!» (Sap 2,18).
40 Ora, c’erano anche delle donne, che osservavano da lontano, tra le quali anche Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo il minore e di Giosè, e Salome 41 le quali, quando era in Galilea lo seguivano e lo servivano, e molte altre, che erano salite con lui a Gerusalemme».
La preghiera di Gesù. L’ultima sua preghiera, mostra tutta la drammaticità di quel momento.
Gesù non chiede a Dio: “Non abbandonarmi”, ma «…perché mi ha abbandonato». Gesù si sente abbandonato dal Dio Abbà. Se è così, sulla croce si sta svolgendo un dramma Trinitario perché per la prima volta la relazione eterna, da sempre esistente fra le Tre Persone viene ad interrompersi.
Potremmo riflettere sulle conseguenze di questa frattura se smettessimo di pensare il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè e di Gesù Cristo come se fosse l’impassibile Motore Immobile aristotelico.
Il Figlio di Dio muore come un uomo qualunque. E come tanti figli d’Israele, prima di lui, invoca JHWH con le parole del salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato»?
Il senso di essere abbandonato, sperimentato da Gesù, è rafforzato anche da un altro argomento, quello del fallimento. Questa preghiera è specificata come ” gridò / boàō a gran voce”. Il verbo boàō è usato solo all’inizio del Vangelo di Marco riferito a Giovanni Battista:
Mc 1,2 Come è scritto nel profeta Isaia:
Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.
3 Voce di uno che grida/ boàō nel deserto: preparate la strada del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri,
Quel gridò / boàō aveva come fine: “raddrizzare i sentieri, preparare la strada per il Signore”, bene, il Signore è arrivato, ha girato per tre anni dentro e fuori di Israele, ha fatto una fatica tremenda per istruire i suoi discepoli, ma adesso è lì inchiodato: il Dio Abbà non interviene, i suoi discepoli hanno gloriosamente tagliato la corda, si sono scandalizzati, il loro capo lo ha addirittura rinnegato… Più fallimento di così!?! Forse si sente anche in colpa per questo. Gli resta solo un gancio cui aggrapparsi: «Dio mio, Dio mio…»
Infatti, se in questa preghiera è presente il tema del sentirsi abbandonato, non dobbiamo trascurare la doppia invocazione «Dio mio, Dio mio». Gesù si sente abbandonato, ma nutre ancora fiducia e spera nel Dio Abbà.
Eppure da parte del Dio Abbà, che aveva parlato durante il battesimo 1,10-11 e alla Trasfigurazione 9,7, non viene nessun segnale, nessuna Parola; solo un tremendo e assoluto silenzio.
E soprattutto, estremamente importante, Gesù non chiede al Dio Abbà di farlo scendere dalla croce, ma di non farlo sentire solo e abbandonato. Anche in quella situazione sconvolgente, Gesù è un uomo libero che insiste a perseguire il disegno del Padre. Così, Gesù è obbediente fino all’ultimo respiro.
Ma forse questa non è l’ultima preghiera.
L’ultima preghiera è il forte grido che precede la morte. Un grido che non può essere non ascoltato dal Dio Abbà, ché come dice il salmo: «Il povero che grida Dio lo sente / e da tutte le sue angosce lo salva» (Sal 71).
L’ultima derisione. C’è un tale che gli dà da bere mediante una spugna. Questo ci fa capire che la croce di Gesù era del tipo “alto”, in modo che tutti vedessero da lontano come vengono trattati i ribelli. Per questo occorre una canna. Si spiega la sete perché la forte perdita di sangue deve essere compensata dall’assunzione di acqua. L’aceto aggiunto all’acqua aiuta a smorzare la sete; era usato anche dai nostri contadini quando dovevano lavorare a lungo nei campi.
Questo che sembra un gesto di pietà, si trasforma subito in una derisone. L’ultima! Segno che quel tale, probabilmente un soldato, non conosceva l’ebraico e quindi non ha riconosciuto che «Eloì, Eloì» fosse un invocazione verso Dio e non verso Elia.
Breve annotazione. Elia era vissuto nel nono secolo a. C., non era morto, ma era stato rapito in cielo, però si riteneva che sarebbe ritorno per preparare l’arrivo del Messia. Ma Elia non arrivava mai, per cui si era diffusa l’usanza di dire: “Viene Elia a…” per significare una cosa che non sarebbe mai accaduta.
Lo squarcio del velo. Nel tempio originariamente era depositata l’Arca dell’Alleanza che conteneva le tavole della Legge. Sull’arca stavano i cherubini. Dopo la caduta di Gerusalemme ad opera dei babilonesi nel 587 a. C. quegli oggetti sacri furono irrimediabilmente perduti. Al tempo di Gesù questo atrio del tempio era completamente vuoto, a differenza dei templi pagani che contenevano la statua del dio. Infatti, lo sanno tutti, il Dio di Israele non si può vedere né rappresentare con immagini perché è puro spirito. Però questo spazio ospitava la Kavod, la Gloria di Dio, la quale, in quanto di Dio, non si vede. Questo atrio che costituiva la parte più importante del tempio, il Santo dei Santi, era protetto da un velo. Vi poteva entrare solo una volta l’anno il Sommo Sacerdote nel giorno dello Yom Kippur, riempiendo tutto l’atrio con il fumo dell’incenso.
Nessuno poteva vedere l’interno del Santo dei Santi perché era protetto da un velo.
Nel nostro testo lo squarcio di questo velo dall’alto in basso è descritto nella forma impersonale e ciò vuol dire che esso è stato opera di Dio; è l’impersonale divino. Adesso si può dire che là dentro non c’è più nulla da vedere: la Gloria di Dio, la Kavod se n’è andata squarciando il velo, appunto, ed ora è lì sulla croce con il Crocifisso. Adesso la Kavod, Dio stesso, si può vedere nella forma del Figlio Crocifisso. Una conseguenza del Mistero dell’Incarnazione.
Il centurione
Ora Marco ci lascia a bocca aperta raccontandoci la reazione del centurione, l’ufficiale che aveva guidato il corteo con i suoi soldati e aveva provveduto ad inchiodare i tre ribelli. E intanto sotto le croci aspettava che morissero.
Lui è lì insieme agli altri “presenti“, l’unico che non ha deriso il «Re dei giudei». Gli altri “presenti” i derisori applicavano il testo di Sap 2,18 ss in senso restrittivo: avrebbero visto l’intervento di Dio se il “Re dei Giudei” si fosse schiodato dalla croce
Sap 2,18 «Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, / e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
19 Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, / per conoscere la mitezza del suo carattere
e saggiare la sua rassegnazione.
20 Condanniamolo a una morte infame, / perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà».
Ma è proprio il centurione, il crocifissore, l’unico dei presenti che non l’ha deriso a scorgere nel Suo restare lì inchiodato il “Dito di Dio” e a riconoscere la vera identità del Messia:
«Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!»
E come fa a dirlo? Neanche Pietro era arrivato a tanto perché nella confessione di Cesarea 8,29 si era limitato a dire:
«Tu sei il Cristo» e gli era trotterellato dietro da un bel po’; aveva visto guarigioni, cacciate di demoni, ecc. mentre per questo soldato pagano non ci sono stati miracoli, segni particolari, ma soltanto un: «avendolo visto a spirare in quel modo».
Certo, questo centurione chissà quante crocifissioni aveva eseguito, ma non aveva mai incontrato un condannato che stesse in silenzio, non inveisse contro i soldati, non maledicesse quelli che gli conficcavano i chiodi nelle mani e nei piedi. Con questo «Re dei giudei», i fatti si sono svolti in una maniera del tutto imprevedibile. Addirittura secondo Luca perdonò chi lo crocifiggeva: Lc 23,34 «Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».
In definitiva per Marco, sembra di capire, che per giungere alla fede non occorre attendere la Risurrezione, basta, o è necessario, guardare al Crocifisso.
Quasi di sfuggita Marco accenna che sul Calvario non c’è nessuno dei suoi, ci sono solo alcune donne che guardano “da lontano“. Queste donne svolgeranno un ruolo molto importante.
Un ultima osservazione. Siamo proprio sicuri che il Dio Abbà non abbia parlato?
Se fosse proprio così, lo squarcio nel velo del tempio e la fede “improvvisa” del centurione, da dove provengono?