Lettura 110 Il tema dei discepoli, terza fase

TERZA FASE – La sequela diventa scandalo: rinnegamento e abbandono

Proprio mentre il lettore è aiutato tramite la professione di fede di Pietro ad identificarsi con i discepoli, subito è ammonito da Gesù ed è messo in questione: «cominciò ad insegnare apertamente che il Figlio dell’Uomo doveva soffrire molto…». Questo nuovo sviluppo è interessante anche per capire alcune condizioni della chiesa di Marco.

Da 8,31 alla fine di c.10 c’è un triplice schema costituito da: 1- predizione, 2 – incomprensione, 3 – insegnamento, con un climax, un’enfasi accentuata sempre sulla terza parte. Nella struttura dei tre elementi il culmine spetta agli insegnamenti.

In 8,34-35 e 10,45 Gesù è presentato come modello. Questo insegnamento che presenta Gesù come modello lega il motivo della imminente morte pronunciata nelle predizioni con due problemi che, presumibilmente, erano quelli della comunità marciana:

1- la possibilità della persecuzione e del martirio 8,34-38
8,34 «Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua35 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. 36 Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? 37 E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? 38 Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

2- la discussione o problema sui ranghi primaziali all’interno della comunità 9,33-37:
9,33 «Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». 34 Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. 35 Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». 36 E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:
37 «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Attraverso questi due temi Marco mette a fuoco due problematiche aperte nella sua comunità a proposito dei quali vuol dare un insegnamento a partire dal modello di Gesù che sta andando verso la croce. Quindi attraverso il climax cogliamo le possibili situazioni della comunità a cui Marco si rivolge.
Mentre Marco invita alla sequela sulla strada della croce accettando la possibilità della persecuzione fino al martirio e accettando di essere i primi facendo gli ultimi e i servi di tutti, dall’altra parte sottolinea l’incomprensione da parte dei discepoli.
Se nella prima parte l’incomprensione è data dall’apprensione per se stessi e il proprio ruolo, nella seconda invece è data dalla preoccupazione e dalla paura di fronte alla sofferenza e di fronte al ministero della diaconia.
Forse per l’autore era importante il tema dell’autorità nella comunità, dato che è ripreso due volte nella seconda e terza istruzione.

Anche il tema del martirio e della sofferenza deve essere stato importante poiché è presente anche nella scena-istruzione della Trasfigurazione in 9,7 dove alla prospettiva teofanica si aggiunge anche l’imperativo “ascoltatelo“; cioè servitelo sulla strada della croce:
9,7 «Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». 8 E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù»

A questi inviti di Gesù non fa seguito alcuna risposta positiva da parte dei discepoli. Non presentando alcuna risposta positiva l’autore lascia intendere che, a questo appello esigente di Gesù vi può essere una risposta molteplice. Chiaramente questi appelli sono rivolti anche ai lettori, e lo si capisce perché queste esortazioni hanno forma di carattere generale.

Vi sono anche problematiche minori che si evidenziano sul tema dei discepoli. Ne esaminiamo alcune

• In 9,14-29 i discepoli non sono capaci di scacciare un demonio perciò si dimostrano incapaci di assolvere la missione affidata loro da Gesù.
9,14 «E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro. 15 Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. 16 Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». 17 Gli rispose uno della folla: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. 18 Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».

• In 9,38-40 i discepoli si contrappongono ad un comando imperativo di Gesù perché impediscono ad uno che non è della loro cerchia di compiere esorcismi. Eppure cacciare i demoni faceva parte della missione del regno.
9,38 «Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. 40 Chi non è contro di noi è per noi».

• In 10,13-16 i discepoli sono mostrati in luce negativa perché scacciano i piccoli dimostrando così di non accogliere l’insegnamento di Gesù sui piccoli e sugli ultimi.
10,13 «Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. 14 Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. 15 In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». 16 E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva».

• In 10,23-31 dopo l’episodio del giovane ricco, e il detto: “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago…» c’è un dialogo sulla ricchezza e c’è la promessa finale di Gesù del centuplo in ricchezze e persecuzioni.
10,28 «Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29 Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, 30 che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. 31 E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».

In questi brani il redattore, mostrando i discepoli in contrasto con il mandato e l’insegnamento di Gesù, invita i suoi lettori a scegliere: o per Gesù o per i discepoli.
Questa incomprensione preannuncia anche ciò che accadrà dal cap.14 in poi, quando Gesù percorrerà la strada della croce si attuerà il fallimento della sequela da parte dei dodici.
Mentre fra Gesù e i discepoli aumenta il divario e la tensione, appare una figura di contrasto: il cieco Bartimeo. Egli una volta guarito, segue Gesù sulla strada verso Gerusalemme.
10,46 «E giunsero a Gerico […] E mentre partiva […]il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». […] 49 Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». 50 Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». 52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada».

• Nei capp.11 e 12 i discepoli scompaiono; Gesù a Gerusalemme è nel contesto delle ultime dispute che preludono al contrasto definitivo e quindi alla passione. Si tratta delle “Controversie di Gerusalemme” che evidenzieranno gli oppositori che vedremo a parte.
I discepoli invece ritornano al c.13 dove quattro di essi sono destinatari del grande discorso escatologico-apocalittico. Questo c. 13 contiene alcuni ammonimenti che saranno validi anche dopo la Pasqua, ma posti qui, prima della passione servono anche come predizioni sulle quali misurare poi l’atteggiamento che i discepoli terranno durante la passione. Ad esempio:

In 13,9-13 Gesù annuncia che i discepoli dovranno subire persecuzioni e morte ma dovranno rimanere saldi sino alla fine: richiesta puntualmente smentita dall’abbandono dei discepoli nel cap. 14.
13,9 «Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro. 10 Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti. 11 E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. 12 Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte. 13 Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato».

In 13,33-36 Gesù esorta ad essere svegli e a non lasciarsi trovare addormentati dal ritorno del figlio dell’uomo. Quest’ammonimento è già metro di giudizio per l’atteggiamento che i discepoli terranno nel Getsemani.
13,33 «State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. 34 È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. 35 Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, 36 perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

• Ultimo quadro: la narrazione della passione dal cap.14 in poi.
È significativo che i tre aspetti più negativi nell’atteggiamento dei discepoli, cioè il significato del tradimento di Giuda, l’abbandono di tutti i discepoli ed il rinnegamento di Pietro siano tutti e tre predetti da Gesù.
Questa è la tecnica del coinvolgimento del lettore che resta in attesa della tragedia che sta per avvenire. E di fatto il lettore verificherà che ciò che gli è stato preannunciato, accadrà anche in forma più accentuata del previsto.

• Il tradimento di Giuda verrà appesantito da due azioni simboliche: dal fatto che egli è colui che ha intinto il pane nel piatto di Gesù, cioè da colui che ha avuto comunione di mensa con Gesù in 14,18-21 e dal fatto che il tradimento si consumerà con l’azione simbolica del bacio nel Getzemani in 14,44-45.

• Il rinnegamento dei discepoli predetto da Gesù è appesantito dal fatto che essi sostengono che non potrà mai accadere.

• Nel Getsemani 14,32-42 Gesù torna tre volte dai suoi discepoli e li trova addormentati.
In 14,50 viene sottolineato che la fuga dei discepoli, predetta da Gesù, è vergognosa poiché è seguita dalla scena della fuga del giovinetto nudo, il quale abbandona la “sindone” che secondo Marco potrebbe essere il simbolo del martirio e della morte che i discepoli sono chiamati ad accogliere e che invece sfuggono.

• Il triplice rinnegamento di Pietro è preceduto dall’annotazione che Pietro lo seguiva “da lontano“, da timoroso, che contrasta chiaramente con l’autoproclamazione che Gesù fa di sé di fronte al sommo sacerdote.
Quindi il misconoscere Gesù è contrasto con il fatto che Gesù, ormai di fronte alla morte, si autoproclama nella sua identità profonda di Cristo Figlio dell’Altissimo, in faccia al sommo sacerdote.
Allora questi tre elementi, tradimento di Giuda, fuga dei discepoli e rinnegamento di Pietro, si attuano nella forma più catastrofica.
Mentre i discepoli sembrano venir meno alla sequela, il lettore è invitato a prendere le distanze e riprendere il rapporto con il Signore risorto.

• Le parole di 14,28 e 16,7: «Ma io vi precederò in Galilea, là mi vedrete“, detti durante la cena e riaffermati dal giovinetto nel racconto del sepolcro vuoto, dicono che l’incontro con il Risorto può sempre rimettere in moto la sequela che era stata tradita.
L’incontro e la ripresa non sono però descritti perché non sono qualcosa di inevitabile, ma solo una possibilità offerta al credente.

• Mentre si accentua la distanza tra Gesù e i discepoli, aumentano le figure di contrasto:
– Bartimeo
– la donna che unge il corpo di Gesù a Betania e si dimostra la “discepola” che ha già compreso il mistero della morte e risurrezione di Gesù
– Simone di Cirene che porta la croce di Gesù: Mc impiega lo stesso verbo usato in 8,34: «chi vuole seguirmi rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».
– il centurione che rimane sotto la croce e riconosce il Figlio di Dio crocifisso
– le donne che seguivano Gesù da lontano, fin dalla Galilea, e da lontano guardano la sua croce
– Giuseppe d’Arimatea che seppellisce Gesù e in un certo senso, secondo alcuni autori, si manifesta discepolo di Gesù: Mc aveva evidenziato che Giovanni il Battista, profeta martire e anticipatore della Passione di Gesù, era stato seppellito dai suoi discepoli. Mentre i nostri non hanno nemmeno avuto il coraggio di stare a vedere.