Il giorno del Signore nel rito ambrosiano

L'amore non deve mai poggiare su cose
ma sul dono pieno di sé.

Ama la tua metà,
e falla vivere di te.

 

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Domenica della  10^  settimana del Tempo Ordinario
3^  settimana dopo Pentecoste​
nel Rito Ambrosiano

9 giugno 2024

Oggi le Letture
ci interrogano su aspetti primari
della gioia di vivere sulla terra.
Il brano di Genesi ne parla
con toni insieme lapidari e perentori.
Dio ha detto:
Non è bene che l'uomo sia solo:
voglio fargli un aiuto che gli corrisponda.

Così, è detto che Dio
non si limita a creare
la vita dell'uomo.
Vuole che questa vita
scorra lontano dalla solitudine.

Senz'altro,
nella vita occidentale contemporanea
la solitudine rappresenta
una delle più rilevanti e devastanti
patologie spirituali.
La moderna Babele
sa attrarre a sé con mille lusinghe
un numero infinito di abitanti.
Ma, crudele,
impoverisce incredibilmente
la loro vita.
La svuota sempre più di significato
sinceramente pieno e lealmente duraturo.

In sintesi, si può dire
che Babele stracolma i suoi cittadini
di realtà materiali
effimere e inconsistenti.
O, ci sono.
Domani, spariscono. 
Lo fa diabolicamente.
Colma di cose le vite a tal punto
da impedire
che in esse vi possano entrare
rapporti umani pieni.
Viene, così, a mancare quella qualità di vita
cui Dio ha pensato
nel momento della creazione
dell'uomo e della donn.

Certo,
in questo brano
la Genesi parla di un rapporto umano
molto particolare
e, soprattutto, misterioso.
Non si realizza infatti
attraverso uno scambio di realtà.
Lo scambio riguarda la propria vita.
E lo riguarda al punto
che l'uomo e la donna
finiscono per diventare
uno metà dell'altra.

Oggi, ampi strati della cultura contemporanea
trovano tutto ciò incredibile.
Meglio, incomprensibile.
Ormai l'unione dei sessi
si è quanto mai rarefatta.
Dalla coppia, viene concepita e vissuta
sostanzialmente come accordo.
I due tendono a sincronizzarsi.
Ognuno dei due, infatti, percorre
un cammino di realizzazione personale
del tutto indipendente.
La professione e l'indipendenza economica
stanno senz'altro al primo posto
nella gerarchia dei valori.
Questo spiega il fatto che la convivenza
sta soppiantando il matrimonio.
La casa è concepita
come nido per due
in cerca di forti emozioni individuali.
In tal modo, la casa
smette di diventare sinonimo di famiglia.
Va aggiunto che, probabilmente
non ci si accorge neppure
di condurre vite parallele.
Del resto, dalla coppia il fatto
di avere molti punti di accordo
su diversi piani di vita
è percepito più che sufficiente
a garantire gioia di vivere.
Ora, il fruire stabilmente
questo genere di gioia di vivere
è considerato la forma autentica
da dare all'unione dei sessi.
Per questo motivo
la generazione di figli
non rappresenta più la forma primaria
dell'unione tra i sessi.
E, semmai la si sceglie,
costituisce soltanto
un semplice accordo tra due persone
sulla realizzazione
di una esperienza di vita
che, all'occorrenza,
di fatto può anche
sganciarsi dall'unione dei sessi.

Qui, un punto va chiarito.
Questo stato di cose
interessa ormai le stesse profondità
dell'essere umano.
E le riguarda al punto
che si è deciso
di cambiare radicalmente
l'uso dei vocaboli.
Termini come
matrimonio, sposi, marito, moglie
vengono regolarmente sostituiti
con altri che siano compatibili
col vivere lo stare insieme
come accordo o sincronizzazione
e non già come unione totale e indissolubile.

Stranamente, l'uso dei vocaboli
interessa però la coscienza. Meglio la fede.
Credere è infatti rifarsi
a Dio e alle sue parole.
È accettare il suo volere
a partire dall'accettare
che sia stato proprio Lui
a creare l'uomo e la donna,
determinando anzitutto la forma fondamentale
del loro vivere sulla terra.

LETTURA Gen 2, 18-25
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.

SALMO Sal 8

Mirabile è il tuo nome, Signore, su tutta la terra.

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
per ridurre al silenzio nemici e ribelli. R

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi? R

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna. R

EPISTOLA Ef 5, 21-33
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

VANGELO Mc 10, 1-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Partito di là, il Signore Gesù venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione “li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola”. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».