Il giorno del Signore nel rito romano

Che cosa è mai l'amore?

Cosa è mai l'amore di Dio
e quello di Gesù?

Domenica  della  2^ settimana del Tempo Ordinario
nel rito romano

Ascolta "Audio 2 Domenica - Romano" su Spreaker.

16 gennaio 2022

Nulla trascina in avanti
più del vivere con una fede viva e forte.
Ma, quando la fede non funziona
diventa un tremendo rompicapo
sorgente di incontrollabili reazioni avverse.
Allora, la fede è del tutto simile al sole:
quando è buio,
non resta che aspettare
che il sole arrivi e sorga.

Guarda come Isaia
oggi ne parla nella prima Lettura.
Dio si rivolge a Gerusalemme
città dalla fede in crisi dura.
Ha come un pensiero fisso in se stesso:
"non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada".
Aggiunge una certezza:
"Allora le genti vedranno la tua giustizia".

Queste parole ti parlano?
Senti con gioia che è Dio stesso
a far nascere la fede dentro di te?

Chi si sente raggiunto dall'amore di Dio,
poi vive con un impegno molto forte.
E, se sopraggiunge una prova,
il resistere equivale
all'ossigeno di cui non si può fare a meno.
E se la sofferenza presenta il conto,
la fedeltà lo paga
perché sa che Dio è fedele alle promesse.
Darà forza, avendo detto:
"Allora le genti vedranno la tua giustizia".

Un punto non va mai dimenticato
quando si legge questa profezia di Isaia.
L'amore di Dio è senz'altro gratuito
ma non è mai automatico.
Va accolto, capito
perché, qui, il ricevere è fatto vivere dal dare.
L'essere amato è tutt'uno con l'amare.
È dire "sì" quando è sì
e "no" quando è no.
In un attimo.
L'indecisione soffoca gioia ed entusiasmo.
Quindi corrode la vitalità dell'amore.

Purtroppo, oggi l'indecisione
è troppo giustificata ed accettata.
Non ci si accorge che essa
equivale a una sorta di cellula tumorale
che, se non viene estirpata sul nascere,
col tempo cresce
fino a diventare una irrisolvibile metastasi.
Si va avanti,
senza scorgere che ci si sta allontanando.
Poi, si comincia a non sentire e a non capire.
Ci si ritrova appesantiti dall'apatia
e bloccati dalla pigrizia.
I dubbi si fanno pesanti
e il senso di inutilità cresce a dismisura.

Ed è proprio qui che si incrocia il senso fantastico
delle parole che Dio ha comunicato a Isaia.
Dio ha promesso di non concedersi riposo
"finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia".

Ecco, qui è detto
che esiste una fede
fatta di un legame che Dio vuole
e che Dio dona, gratuitamente,
semplicemente perché Lui ama
anche chi non è capace di amare.

Questo amore è pieno di impensabile.
Cambia tutto.
Cambia il modo di vivere problemi o sofferenze.
Trasforma lo stare dentro opportunità o gioie.
Modifica radicalmente le scale dei valori.
La stessa percezione della libertà si fa nuova.
E, la forza ha altre valenze.
Si vive d'inverno come se fosse estate.

Dio riporta ogni volta alla realtà
tenendo lontani da traumi o da follie.

Credere è dunque lasciarsi costruire
dalle forze dell'amore di Dio.
È stare con Lui,
senza vederlo ma sentendosi scelti e amati.

Indubbiamente, ciò porta
a pregare a lungo.
Ma, insieme, insegna a vivere con Dio vicino,
vivi come Lui è vivo.

Questo vivere diventa la luce
che illumina un tremendo buco nero
che sta avviluppando l'uomo e la donna.
Si vedono sempre più in giro
coppie che decidono di rendere parallele le loro vite.
Ma vite parallele non sono vite unite,
perché accordo è assai meno di unione.
Del resto, oggi uomo e donna
sembrano realizzarsi prima sul lavoro
e solo dopo nell'unione.
Incredibilmente, diversi sono convinti
che è il lavoro ad assicurare
l'essenziale per vivere.
Per questo lo mettono prima di tutto.

Ma, qui, è necessario rifarsi subito al Vangelo.

Giovanni propone un gesto miracoloso di Gesù.
Precisa, però, che esso è segno.
Afferma, quindi, che la realtà visibile del fatto
è da Lui destinata
a manifestare una realtà invisibile.
Questa realtà è richiamata
dal particolare delle giare.
Nel caso del miracolo
sono oggetti usati per la purificazione rituale.
In particolare, parlando con Maria,
Gesù chiarisce che il tutto va collegato
"alla sua ora"
che, però, non è ancora giunta.
Dice, così, che il vino buono che lui offre
è proprio il suo sangue.
Quando la sua ora giungerà,
lo renderà manifesto.
Infatti, trasformerà il vino nel suo sangue.
E, subito dopo, morirà sulla Croce.

Come si vede,
il Vangelo riempie di un fuoco nuovo
la profezia di Isaia.
Fuoco che deve investire
la vita del cristiano.

Paolo lo ha capito bene.
Per questo ha anche lui scritto
le parole infuocate della seconda Lettura.
Paolo ammonisce che seguire Gesù
è finire di vivere come automi.
È andare avanti nella vita
non più con un passo avanti e uno indietro.
Oppure, vagando, chissà dove orientati.

Prima lettura Is 62,1-5
Dal libro del profeta Isaìa

Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo,
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.

Salmo Sal 95

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Seconda lettura 1Cor 12,4-11
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.
Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Vangelo Gv 2,1-12
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.