Il giorno del Signore nel rito romano

LA DOMENICA NEL RITO ROMANO

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Superficialità
e pressapochismo

rendono l'animo molto fragile
e compromettono la vita.

26^  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

26 settembre 2021

Proprio come infinite volte
succede nella vita.
Un fatto, in se stesso scarsamente significativo,
finisce per dischiudere
un discorso importante.
Poi, genera decisioni rilevanti
oppure innesca dinamiche importanti.

Oggi la prima Lettura
ci propone la reazione carica di gelosia
che, improvvisamente,
si scatena nell'animo di Giosuè.
Lui, fin dalla giovinezza,
si è messo al servizio di Mosè.
Si sente perciò chiamato
a vigilare su tutto il popolo
perché nulla accada di ingiusto
o anche solo di strano.
Ora, succede che nell'accampamento
due oscuri uomini profetizzano pubblicamente.
Reagisce in modo piccato.
Pretende che Mosè intervenga
e faccia finire in fretta il tutto.

Mosè non segue affatto
il flusso dei pensieri di Giosuè.
A lui, Dio li ha ispirato tutt'altro.

Ora, prova a metterti nei panni di Giosuè.
Va a cercare nel tuo vissuto
casi di reazioni di gelosia.
Come si scatenano in te
i sentimenti di sospetto
che generano timore, diffidenza, paura?

Riesci a scorgere come e quanto
questo sentire riesce a dominarti
non appena tu lo lasci entrare in te stesso?
Stai scoprendo quanto destabilizza
prima la tua mente e, poi, la tua coscienza?

Ma qui è bene, passare alla lezione
data da Mosè a Giosuè.
La grandezza di Mosè emerge
in tutta la sua liberante concretezza.
Mosè si rende in fretta conto
che il suo giovane collaboratore
sta volando molto basso.
Lo invita a dare un colpo d'ala
per imprimere al suo vivere
una forte accelerazione verso l'alto.
Solo lì può trovare Dio.
E lì, pertanto, va cercato
il meglio della vita.

Adesso, passa a considerare
una applicazione di questo pensiero.

Hai già realizzato
che i pasticci importanti della vita
non sono anzitutto quelli che provengono dall'esterno,
ma quelli che nascono dall'interno?
È vero che il male può aggredire l'uomo
dal di fuori come dal di dentro di lui.
Ti sei accorto, però,
che il male fa "veramente" del male
solo quando gli si consente
di entrare nella coscienza,
avvolgerla e modificarla?
Allora, riesce a frantumare
la forza interiore dell'individuo.
Espande in lui fragilità.
Si annida nell'animo
e, ben presto, genera storie incredibili,
fatte di insofferenza, paura, incertezze.
Spinge dentro il superfluo
e genera ogni tipo di bisogno.
Così, condanna fatalmente all'infelicità.

Nell'antichità, Diogene
lo aveva capito molto bene.

Per questo insegnava
a privarsi di tutto
non tanto per raggiungere la felicità,
quanto, più semplicemente,
per conquistare l'imperturbabilità.

Per i contemporanei, però,
tutto ciò era stoltezza allo stato puro,
oltre che essere il trionfo dell'inutile.
Gli dicevano
che era come bruciare il legno
per poi vendere la cenere
convinti di fare affari.

Passa ora al Vangelo.
Osserva come Gesù
rilancia questo discorso
in modo del tutto originale.
Osserva come la sua persona
dà come l'impressione
di essere giunta al giro di boa.
In modo inaspettato,
sembra cambiare passo.
Non è che prima non facesse sul serio.
È che adesso accelera il suo passo
in modo vorticoso.
Sente che ormai la sua vita
stava arrivando al suo punto di arrivo.
Quindi, bisogna insistere,
non sprecare un secondo,
cercare quasi ossessivamente il meglio, il massimo.
Il Vangelo ora richiama in modo brusco
casi di vita. Li affronta.
Definisce il da farsi.

Gesù afferma:
"Chi non è contro di noi è per noi".
Ecco, ai discepoli dice
di non pensare al tornaconto individuale.
C'è un bene più grande e importante.

Ora, ai discepoli, fa capire
che il seguire il Cristo
è farsi gente che ha bisogno di tutto.
Persino di un bicchiere d'acqua.
E, qui, scatta un altro paradosso.
Questa volta riguarda gli altri.
Di solito si dà ai potenti.
Non ha senso dare a chi conta poco o nulla.
È solo sprecare, inutilmente.

Adesso, però, è giunto il momento
in cui bisogna "sprecare".
La vita si è fatta nuova.
Anzitutto, per Lui.
La morte sta per raggiungere Gesù.
Dovrà misurarsi con questa tragedia.
Per vincerla. Una volta per tutte.

Ora, il discorso si fa molto duro.
I suoi discepoli vengono paragonati a "piccoli",
perché proprio così devono vivere.
Ebbene, chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli,
la pagherà duramente.
Guai a chi cerca
di travolgere la loro coscienza
per spingerli ad abbandonare
la strada del Signore.

Poi, le ammonizioni si fanno durissime.
C'è da cambiare.
Anzi da tagliare,
senza tollerare
anche il minimo cedimento.

"Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile".
Ecco. Gesù parte dal mettere in discussione
l'agire della persona.
Cosa sto facendo?
Cosa sto combinando?
Quante incertezze.
Poi, pressapochismo. Superficialità.

Gesù va avanti.
"E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna".

Dove sto andando?
Me ne rendo conto?
O vado avanti alla cieca?
Dove sto portando chi mi sta attorno?
Cosa vale la mia vita?
Cosa sto costruendo?
Quanto scandolo butto attorno a me?

Infine, tagliente arriva l'ultima parola:
"E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue".
Cosa guardo?
A cosa non guardo mai?
Magari sto facendo macelli
e non me ne accorgo?
Come sto usando i miei occhi?

Anche oggi, la seconda Lettura
stimola un necessario esame di coscienza.

Tremende le ultime parole:
"Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza".
Se vuoi capirle davvero,
mettiti di fronte al Crocifisso.
Guarda come non ha opposto resistenza.
Nudo sulla croce.

Miserabile.
Condotto alla rovina più micidiale.
Tutto percorso dai segni delle torture che non finivano mai.
Lui è lì. Immobile, crocifisso.
Capace di farsi trovare spoglio di tutto
per morire proprio come era nato:
senza nulla.

Prima Lettura Nm 11,25-29
Dal libro dei Numeri 

In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento. Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».

Salmo Sal 18 (19)

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. 

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. 
 
Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti. 
 
Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato. 

Seconda Lettura Gc 5,1-6
Dalla lettera di san Giacomo apostolo 

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.

Vangelo Mc 9,38-43.45.47-48
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».