Il giorno del Signore nel rito romano
Ti lasci mai andare alla generosità?
Sai aspettare?
Eviti di vivere all'insegna di quel tutto subito
che inaridisce ogni valore,
magari addirittura in fretta?
Domenica della 2^ settimana del tempo ordinario
nel rito Romano

Ti lasci mai andare alla generosità? Sai aspettare?Eviti di vivere all'insegna di quel tutto subito
che inaridisce ogni valore, magari addirittura in fretta? Che spirito è in te? Sappi accogliere quello che Gesù invia anche a te.
Ascolta "2 Domenica del tempo ordinario anno A - Romano" su Spreaker.
Anche per te è scritto
quanto si legge nella prima Lettura:
"Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria".
Ma, tu, senti davvero che queste parole
parlano anche di te
e non semplicemente di un profeta
o, meglio, di Gesù?
Ti portano a percepire
la presenza in te di forze spirituali
che Dio stesso suscita in te?
Avverti che Dio le sta nel tuo animo
scuotendo piacevolmente?
E, mentre Dio stesso le solleva in te,
senti un'allegra voglia di agire?
La segui? La fai vivere?
Diffondi ovunque attorno a te gusto spirituale
e, anche, una certa gioia di vivere?
Oppure, anche tu, sei uno dei tanti
che vive tirando avanti
in modo piatto,
perché schiacciato sulla materialità?
Nella quotidianità,
più che pensare
ed elevarti sopra le cose,
agisci e reagisci immergendoti
sempre di più dentro le cose?
Magari, hai messo da parte
qualsiasi remora di coscienza
per liberarti da lacci o laccioli.
Eppure, alla fine, è proprio la libertà
che sfugge alla presa della tua coscienza.
Forse fai di tutto
per essere libero all'esterno di te.
Non riesci, però, a sentirti libero dentro di te.
Fisicamente, puoi fare tutto,
Ma, spiritualmente, ti ritrovi
una persona impacciata e legata.
Non ce la fai, infatti,
a essere paziente o generoso
quando persone o inconvenienti ti provocano.
Alla pari, può essere
che la solitudine ti risulti nemica.
Tu impedisci a te stesso di appartarti
e di meditare a lungo.
Magari, il silenzio ti ossessiona.
Perciò, lo elimini sistematicamente.
Ma, così, non ti accorgi che bruci di continuo
le possibilità di pregare.
Potrebbe essere
che tu non sappia amare
e, neppure, te ne accorgi.
Forse, sei solo un impenitente egoista,
carico di pretese impazienti.
Ti lasci mai andare alla generosità?
Sai aspettare?
Eviti di vivere all'insegna di quel tutto subito
che inaridisce ogni valore,
magari addirittura in fretta?
Oggi, attraverso Isaia,
Dio ti ricorda che è proprio la spiritualità
l'essenza della fede.
Forse, al riguardo,
ti farà molto del bene
fermarti con decisione
su queste parole di san Paolo:
"Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge".
Ma ti servirà meditare a fondo
queste altre parole di sant'Ireneo:
"il Verbo predicava sé stesso e il Padre, per mezzo della Legge e dei Profeti, e tutto il popolo ha sentito allo stesso modo, ma non tutti hanno creduto allo stesso modo.
Il Padre era manifestato per mezzo dello stesso Verbo reso visibile e palpabile, quantunque non tutti vi credessero allo stesso modo".
Ma, tu, ritieni davvero
che, per il cristiano, la fede
equivale all'opera
che Dio sviluppa in lui
e che il cristiano sa riconoscere,
amare e, poi, vivere fino in fondo?
Lo splendore infinito
emanato dalla profezia di Isaia
si fa ancora di più incandescente
dentro lo sviluppo
che Dio imprime all'affermazione iniziale.
Lui aggiunge infatti:
"È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra".
Queste parole ricordano anche a te
che la vitalità della fede,
oltre che da vivere personalmente,
è anche da diffondere volutamente
negli ambienti in cui si finisce.
È da seminare, ovunque,
con pazienza.
Prima ancora con fiducia.
Vale a dire, accettando
che essa sviluppi i suoi frutti
seguendo i tempi di Dio,
molto diversi dai tempi umani.
Un punto deve, comunque,
risultare molto chiaro.
Alla base di tutte queste riflessioni
va con estrema decisione
collocata la parola iniziale
del brano di Isaia:
"Mio servo tu sei".
E farlo, ricordando che Gesù ha detto
che un discepolo non è più del maestro.
Questa disponibilità diventa assoluta
nell'esperienza di Giovanni Battista,
ricordata dal Vangelo.
Qui, la fede trova il suo massimo sviluppo.
Qui, essa è un entusiasmo
reso equilibrato dalla consapevolezza
di essere stati investiti
dal dono incredibile della Spirito Santo.
Si fa allora quanto mai chiaro
che il promuovere apostolato
non è più uno degli infiniti affari terreni:
corrisponde all'opera di Dio
cui, Dio, chiama a diventare parte.
Prima lettura Is 49,3.5-6
Dal libro del profeta Isaìa
Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
Salmo Sal 39
Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».
«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».
Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.
Seconda lettura 1Cor 1,1-3
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Vangelo Gv 1,29-34
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».