Il giorno del Signore nel rito romano

"Io, cosa devo fare"?
"Cosa devo dire"?
"Io, cosa devo pensare"?

La vita sovente te lo chiede.
Ma anche Dio lo fa.
E, tu?

Ascolta "15^ Domenica del tempo ordinario anno B - Romano" su Spreaker.

Domenica della  15^  settimana del Tempo Ordinario
nel Rito Romano

14 luglio 2024

Dovrebbero notevolmente colpirti
le Parole di Amos
proposte dalla prima Lettura.
Vediamone i motivi,
Con forza e con coraggio,
il profeta prende posizione
contro il re.
Lo accusa pubblicamente
di avere tradito Dio.
La reazione del re è violenta
e non si fa attendere.
A renderla pubblica
ci pensa Amasia,
il capo di un gruppo di profeti
prezzolati dal re.

Con una sparuta manciata di parole,
Amasia inquadra la questione.
Dice: "Questo è il santuario del re
ed è il tempio del Regno".
La conclusione è così chiara
che viene
addirittura messa all'inizio.
Non è infatti un'argomentazione.
Ma è semplicemente
un'oscura minaccia
sancita dal potere sconfinato del re:
"Vattene!".

La risposta di Amos colpisce.
Anche lui
usa un'esigua manciata di parole.
Amos vuole che la sua affermazione
appaia subito
infinitamente più perentoria
di quella di Amasia.
Per lui, lo è al punto
che non necessita
neppure di una conclusione.
O, meglio, questa conclusione
deve essere data
direttamente dalla coscienza di ognuno
che ascolta i due contendenti.
Oggi, deve essere data da te.

Perché tu riesca a darla,
è però necessario
che tu, anzitutto,
colga con estrema chiarezza
il contenuto reale delle parole di Amos.
Ti sei accorto
che hanno spostato l'attenzione
di chi sta ascoltando
dal re e dal suo mondo,
a Dio e al suo mondo.

Ciò è fondamentale.

Ecco, allora, presentarsi a te
una questione assai spinosa.
Tuttavia, purtroppo, sfuggente.
Quindi, facilmente impercettibile.
Quante volte, infatti,
capita anche a te
di trovarti come travolto
dal flusso degli avvenimenti della vita.
Intanto, ti senti osservato e giudicato:
Soprattutto, ti ritrovi
dentro regole precise di comportamento.
Dentro questo stato di cose,
ti succede di vivere qualcosa
che interpella la tua coscienza.
Allora, tu chiedi a te stesso:
"Io, cosa devo fare"?
"Cosa devo dire"?
"Io, cosa devo pensare"?

Ed è proprio qui
che diventano per te importanti
le parole di Amos:
il profeta ti indica la strada.
Mentre anche per te
è risuonato quel tremendo "Vattene!",
potrebbe essere sopraggiunto
un invito subdolo
a gettare la spugna
e a piegarti all'accettazione
di ciò che sai essere ingiusto.

Ma quel "Vattene!"
potrebbe anche sentenziare contro di te
la prospettiva desolante della solitudine.
Comunque, in ognuno dei due casi
Amos ammonisce
che Dio vuole avere a che fare
con una persona
che sa affrontare limiti e paure.
Una persona che sa rifiutare la remissività
che cerca soltanto
un perverso quieto vivere.
Esatto contrario della persona
che, quando la vita si fa difficile,
fugge dalla prova
e si rifugia in sogni.
In tal modo entra dentro una vita
che non parte più da un principio definito.
Ma continua a ripartire,
proprio per fuggire lontano
dalla lotta esigita da colui
che sta al principio di tutto e di tutti
e vuole sempre essere al principio.

Ora non ti resta
che porre a te stesso due domande.
Chi è il mio Dio?
Chi sono i miei profeti?

Sia nel Vangelo sia nella seconda Lettura
troverai precisazioni
quantomai stimolanti
per continuare a interrogarti
sulle tue domande
nel corso dell'intera settimana
in modo fruttuoso e pertanto gioioso.

Prima lettura Am 7,12-15
Dal libro del profeta Amos

In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».

Salmo Sal 84

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

Seconda lettura Ef 1,3-14
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Vangelo Mc 6,7-13
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.