Ufficio delle letture - Ambrosiano

Venerdì della  3^  settimana di Quaresima

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.


Gloria.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

I       Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Tu che l’arcana voce di Dio
unico Figlio proclama,
o contemplata gloria degli angeli,
sei la salvezza e il vigore del mondo.

Cibo, bevanda, senso alla fatica
tu sei, dolcezza alla quiete, Cristo;
ogni disgusto, ogni triste livore
dall’anima disperdi.

Lieto splendore che vinci le tenebre,
dall’odioso Nemico salvaci;
sciogli l’impaccio delle colpe e guidaci
alla dimora del cielo.

Al Padre, eterno Signore dei secoli,
all’Unigenito amato, allo Spirito
dal coro dei credenti,
gioiosamente si levi il cantico. Amen.

II       Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Dio disse: «Facciamo l’uomo e dòmini» (Gn 1, 26).

L’alta tua fantasia
ha popolato, Signore, la terra,
con ordinata sapienza chiamando
e fiere e rettili e bestie del campo.

E quasi re, sugli animali ignari
hai posto l’uomo, tua vivente immagine,
dell’universo coscienza e voce:
e così fu compiuto il sesto giorno.

La nostra nobiltà difendi, o Dio,
salva l’uomo dal male
che contamina il cuore
e i tuoi figli avvilisce.

La grazia accordi l’animo alla lode:
ogni groviglio di contesa sciogli,
prosperi nella pace il nostro giorno,
salvaci nella gioia.

A te leviamo, Padre, la supplica
per Gesù Cristo tuo Figlio
che nello Spirito santo
regna con te nei secoli. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore
Il Creatore… è benedetto nei secoli (Rm 1, 25).

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria.

SALMODIA
Salmo 68, 2-22. 30-37
Mi divora lo zelo per la tua casa
Gli diedero da bere vino mescolato con fiele (Mt 27, 34).

I (2-13)

Ant. Sono un estraneo per i miei fratelli, *
un forestiero per i figli di mia madre.


Salvami, o Dio: *
l’acqua mi giunge alla gola.

Affondo nel fango e non ho sostegno; †
sono caduto in acque profonde *
e l’onda mi travolge.

Sono sfinito dal gridare, †
riarse sono le mie fauci; *
i miei occhi si consumano nell’attesa del mio Dio.

Più numerosi dei capelli del mio capo *
sono coloro che mi odiano senza ragione.

Sono potenti i miei nemici che mi calunniano: *
quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?

Dio, tu conosci la mia stoltezza *
e le mie colpe non ti sono nascoste.

Chi spera in te, a causa mia non sia confuso, *
Signore, Dio degli eserciti;

per me non si vergogni *
chi ti cerca, Dio d’Israele.

Per te io sopporto l’insulto *
e la vergogna mi copre la faccia;

sono un estraneo per i miei fratelli, *
un forestiero per i figli di mia madre.

Poiché mi divora lo zelo per la tua casa, *
ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.

Mi sono estenuato nel digiuno *
ed è stata per me un’infamia.

Ho indossato come vestito un sacco *
e sono diventato il loro scherno.

Sparlavano di me quanti sedevano alla porta, *
gli ubriachi mi dileggiavano.

Gloria.

Ant. Sono un estraneo per i miei fratelli, *
un forestiero per i figli di mia madre.


II (14-22)

Ant. Il Signore ci tratti secondo la sua misericordia, *
così dilegueranno i nostri mali.


Ma io innalzo a te la mia preghiera, *
Signore, nel tempo della benevolenza;

per la grandezza della tua bontà, rispondimi, *
per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.

Salvami dal fango, che io non affondi, †
liberami dai miei nemici *
e dalle acque profonde.

Non mi sommergano i flutti delle acque †
e il vortice non mi travolga, *
l’abisso non chiuda su di me la sua bocca.

Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia; *
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Non nascondere il volto al tuo servo, *
sono in pericolo: presto, rispondimi.

Avvicinati a me, riscattami, *
salvami dai miei nemici.

Tu conosci la mia infamia, †
la mia vergogna e il mio disonore; *
davanti a te sono tutti i miei nemici.

L’insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno. †
Ho atteso compassione, ma invano, *
consolatori, ma non ne ho trovati.

Hanno messo nel mio cibo veleno *
e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

Gloria.

Ant. Il Signore ci tratti secondo la sua misericordia, *
così dilegueranno i nostri mali.


III (30-37)

Ant. Si rallegri il cuore di chi cerca Dio.

Io sono infelice e sofferente; *
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.

Loderò il nome di Dio con il canto, *
lo esalterò con azioni di grazie,

che il Signore gradirà più dei tori, *
più dei giovenchi con corna e unghie.

Vedano gli umili e si rallegrino; *
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,

poiché il Signore ascolta i poveri *
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.

A lui acclamino i cieli e la terra, *
i mari e quanto in essi si muove.

Perché Dio salverà Sion, †
ricostruirà le città di Giuda: *
vi abiteranno e ne avranno il possesso.

La stirpe dei suoi servi ne sarà erede, *
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.

Gloria.

Ant. Si rallegri il cuore di chi cerca Dio.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.


Tu sei benedetto, Signore.
Amen.

Benedicimi, Padre.
Per Cristo, che è via e verità, la divina Maestà ci benedica.
Amen.

PRIMA LETTURA
Dalla Lettera agli Ebrei

Eb 5, 8 – 6, 8

Esortazione ad intendere cose più perfette

Cristo, pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote «alla maniera di Melchisedek» (Sal 109, 4).
Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare, perché siete diventati lenti a capire. Infatti, mentre dovreste essere ormai maestri per ragioni di tempo, avete di nuovo bisogno che qualcuno insegni a voi i primi elementi degli oracoli di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido. Ora, chi si nutre ancora di latte è ignaro della dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. Il nutrimento solido invece è per gli adulti, che per la pratica hanno le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo.
Perciò, lasciata da parte l’istruzione iniziale su Cristo, passiamo a ciò che è più completo, senza gettare di nuovo le fondamenta della rinunzia alle opere morte e della fede in Dio, della dottrina dei battesimi, dell’imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno. Questo noi intendiamo fare, se Dio lo permette.
Quelli infatti che furono una volta illuminati, gustarono il dono celeste, diventarono partecipi dello Spirito santo e gustarono la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro e che tuttavia sono caduti, è impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia. Infatti quando una terra imbevuta dalla pioggia abbondante produce erbe utili a quanti la coltivano, viene a godere della benedizione da parte di Dio; ma, se produce pruni e spine, non ha alcun valore ed è prossima alla maledizione: sarà infine arsa dal fuoco!

RESPONSORIO
Non per i giusti disponi, Signore,
il tempo di penitenza,
ma per il peccatore,
per me, che ho commesso più colpe
dei granelli di sabbia sulla riva del mare.

Umilio davanti a te il mio cuore,
imploro dalla tua grandezza il perdono,
per me, che ho commesso più colpe
dei granelli di sabbia sulla riva del mare.

Benedicimi, Padre.
La grazia dello Spirito santo illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
Amen.

SECONDA LETTURA
Dal «Trattato su Elia e il digiuno» di sant’Ambrogio, vescovo
10, 36-37; 38-40

Il giusto digiuno si compie nella coerenza e nell’umiltà

Ci viene detto: «Voi invece, quando digiunate, ungete di profumi il vostro capo e lavatevi la faccia, per non mostrare agli uomini che digiunate, bensì al Padre vostro che sta nel segreto. E il Padre vostro che vede nel segreto, vi ricompenserà» (Mt 6, 17 ss.).
Che significa «ungete di profumi il vostro capo?». Comanda di ungere con quest’olio il nostro capo, perché ogni simulata tristezza sia coperta dall’olio della letizia, affinché non sembri che tu vendi agli uomini il tuo digiuno, affinché non sembri che sei rattristato per la salvezza dell’anima. Nessuno infatti che sia triste, riceve la corona, nessuno che sia mesto, trionfa. Ungi dunque il tuo capo, dove si trovano i sensi del sapiente: «gli occhi del sapiente», infatti, «sul suo capo» (Qo 2, 14).
Sei invitato ai misteri e non lo sai; lo imparerai una volta giunto. Ricordati però quel versetto: «Come l’unguento sul capo, che discende sulla barba» (Sal 132, 2): allora conoscerai che cosa significa ungere il capo, in che modo sei piaciuto a Dio, così che ti rivelasse i suoi sacramenti, ti desse la grazia spirituale. C’è anche un altro capo mistico. Qual è? Ascolta: capo della donna è l’uomo, ma capo dell’uomo è Cristo. Versa su Cristo, versa anche sul suo capo l’unguento; il suo capo è Dio. Quella donna raffigurante la Chiesa, che versa l’unguento sul suo capo, ne riconobbe la divinità, e quella che lo versò sui suoi piedi, riconobbe la sua passione. Entrambe vengono lodate: fa’ anche tu in modo di essere lodato, di ricevere la remissione dei peccati. Lava la tua faccia, monda la tua anima peccatrice, lava la tua coscienza. La faccia per lo più è l’indice della coscienza e, per così dire, un discorso muto della mente, quando o proviamo rimorso per il peccato o ci rallegriamo d’essere senza colpa. Non sfigurare questa tua faccia, lavala e cancella ogni sporcizia dalla tua coscienza. Sfigura la propria faccia chi una cosa porta in cuore, un’altra esibisce esternamente. Non copriamoci come di un tappeto: ciò che sta dentro risplenda all’esterno, ciò che è all’esterno, agisca internamente. Nessuno includa la colpa nel digiuno, ma vi porti con purezza l’innocenza; infatti il digiuno è un mezzo per distruggere la colpa.
E non vantarti dunque, quando digiuni, non esserne superbo, perché il digiuno non ti sia di nessun giovamento; infatti le cose che si fanno per ostentazione non estenderanno in futuro il loro frutto, ma consumano la ricompensa sul momento. Elia stava nel deserto perché nessuno lo vedesse digiunare se non i soli corvi, quando gli portavano il cibo. Stava nel deserto Eliseo, dove non si trovava cibo che non fosse amaro. Stava nel deserto Giovanni, dove trovava soltanto locuste e miele selvatico.
A chi digiunava veniva portato il pasto dal caritatevole servizio degli angeli. Pranzava Daniele tra i leoni digiuni. Egli consumava il pranzo altrui, le fiere non toccavano il loro. A chi digiuna il pasto giunge a volo, a chi pranza vacillano i piedi: a chi digiuna discende dal cielo la manna, a chi banchetta sale la colpa della prevaricazione.

ORAZIONE
Colmaci, Dio Padre nostro,
della grazia dei tuoi sacramenti;
sciogli nei cuori ogni mondana tristezza
e donaci di vivere questo tempo di penitenza
nella sollecitudine e nella gioia.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Quando l’Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell’orazione riportata si può sempre dire l’orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE
Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.