La parola di questa settimana

La parola di questa settimana

BATTESIMO DEL SIGNORE - Festa
Domenica dopo l’Epifania

13 gennaio  2019

Luca 3,15-16                                                                                                                                                                   

E’ sempre presente e viva l’attesa di un cambiamento. La nostra condizione di vita, le situazioni di cui siamo partecipi ci costringono in concretezze positive, ma talvolta anguste. Sono  le esperienze che facciamo a suscitare in noi un desiderio: “C’è un futuro diverso?” Riconosciamo che è una verità vitale fare a noi stessi  domande sul nostro presente, e imparare a chiederci se e come si possa propiziare il cambiamento che rinnovi, che consenta di vivere con maggior slancio il quotidiano.

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande, senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane, come se tutto fosse dovuto.
Ispirare, espirare, un passo dopo l’altro, incombenze, ma senza un pensiero che andasse più in là dell’uscire di casa e del tornarmene a casa. (Wislawa Szymborska- poetessa)

Sappiamo che vi sono nel cuore nostro e nella vita quotidiana promesse di futuro ricche di significato e di garanzie buone. Indubbiamente occorre farsi attenti, essere cercatori di quei segni di bene che ci fanno sperare in un Garante di ciò che è giusto, armonioso, positivo.

La scena evangelica che abbiamo ascoltato oggi ha a che fare con l’attesa di un cambiamento; quanto ci è descritto avviene a trenta anni dalla nascita di Gesù, secondo la notazione dell’Evangelista Luca. Per gli abitanti di quella regione l’attesa riguarda un Messia, un Salvatore; si tratta della promessa di Dio richiamata dai Profeti attraverso la lunga storia del popolo d’Israele.

L’opinione comune in quel tempo considera la predicazione e il gesto battesimale di Giovanni, sul fiume Giordano, un segno del realizzarsi delle promesse antiche, e di lì ecco nascere la domanda: “Che sia lui il Messia?”. Giovanni Battista è un credente; anch’egli desidera una novità nella vita della gente e nella sua personale vicenda. Dichiara che egli si fida delle promesse di Dio: “Viene colui che è più forte di me”. Impariamo che un atteggiamento umile, fiducioso e sereno propizierà l’incontro con il Salvatore, con Colui che cambierà in bene la nostra condizione

Gesù, battezzato, è descritto dall’Evangelista come silenzioso, immobile, intento a pregare. E’ a quel punto che si aprono i cieli, e si può avvertire la presenza dello Spirito ‘in forma corporea’ discendere su Gesù. Così dunque inizia l’avventura pubblica del Signore. Egli in quel momento si sente chiamato con un nome nuovo. Non più solo l’Emmanuele, ‘il Dio con noi’, non solo Gesù ‘Dio salva’, ma è proclamato dalla voce che risuona nei cieli ‘l’Amato’, ‘il Diletto’, il ‘Figlio del mio compiacimento’. Con questo nome nuovo inizia la missione della sua vita.

La coscienza nuova che Gesù prende nel suo battesimo, segnala una svolta significativa, e spesso compromettente di fronte al giudizio degli altri, nel modo di essere Messia. E’ accompagnato dalla presenza dello Spirito, e nella sua vita, quando avrà scelte difficili e impegnative, in situazioni le più diverse e improvvise, secondo la testimonianza dei Vangeli, tornerà sempre in preghiera a questo incontro con il Padre che lo ama. Così avviene per la scelta degli Apostoli, per la salita ultima a Gerusalemme, per arrendersi alla passione nell’Orto degli Ulivi.

La preghiera di Gesù è il gesto che ci insegna come si trova e ritrova l’orientamento nella nostra vita. Ci si mette di nuovo di fonte a Dio, si fa memoria della nostra chiamata. La nostra preghiera inizia con il silenzio, continua con l’invocazione ripetuta: “Padre”. Ciascuno di noi infatti ha ricevuto il dono dello Spirito Santo, come è avvenuto per Gesù, e ciascuno è partecipe della condizione di Gesù, l’”Amato”.

Con questo atteggiamento, il credente si dispone all’ascolto. “In questo preciso momento della mia vita, in questa difficoltà mi rivolgo al Padre”. Imparo da Gesù a rinnovare la certezza che sono ascoltato, e che non è immediato il ritorno della grazia che ho chiesto, tuttavia è certo che la mia domanda ha trovato ascolto. “La preghiera trasforma sempre la realtà, sempre; se non cambiano le cose attorno a noi”, secondo il nostro modo di vedere, almeno cambiamo noi, “cambia il nostro cuore”.

Impariamo da Gesù come vivere la sosta di preghiera: si tratta di prendere coscienza di sé, di ricordare che siamo amati senza misura, come figli; impariamo a iniziare chiedendo di comprendere sempre più chiaramente chi è l’Interlocutore nostro, quasi riascoltando la parola di amore senza misura che il Padre ha detto al Figlio e a noi; chiediamo sempre di essere fedeli alle scelte che conseguono alla chiamata nostra, qualunque essa sia.

Il Battesimo di Gesù ci rende certi che la venuta del Messia è il dono fatto al mondo della presenza dello Spirito che tutti sostiene, e tutti rende capaci di parlare con il Padre, Dio nostro.  

La preghiera è domandare come tradurre in concreto nella nostra vita l’attesa di novità e il desiderio di bene che portiamo in cuore. Domandiamo sempre di saper ascoltare la Parola che illumina la nostra coscienza, e chiediamo con insistenza di renderci disponibili a tradurre il Vangelo nel nostro operare quotidiano