La parola di questa settimana

La parola di questa settimana

Nona Domenica dopo Pentecoste

2 agosto 2020

Mc 2, 1-12

«Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete». Il Signore si rivolge ai discepoli, dunque parla proprio per noi che lo abbiamo seguito.  Più note sono le otto beatitudini secondo Matteo, proclamate sul Monte. Esse illustrano come l’esperienza della fede aiuta a vivere i tanti limiti che segnano la vita umana. Ricordate? …beati i poveri nello Spirito.. quelli che sono nel pianto…i misericordiosi...cioè quelli che assumono una attitudine spirituale di fronte alle loro condizioni di vita: la misericordia, la giustizia, l’opera della pace..

Oggi invece abbiamo ascoltato il discorso di Gesù pronunciato in un luogo pianeggiante. Qui il Signore parla dei poveri come li incontriamo nella realtà. Egli ci descrive le povertà dello stomaco vuoto, delle lacrime di sofferenza o di dolore, del disprezzo e dell’odio che i discepoli dovranno sopportare.

Lasciamoci interpellare da questa parola: ”beati…”. Gesù vuol parlarci di quella gioia che si sperimenta quando nella nostra vita quotidiana ci accorgiamo che l’azione di Dio si manifesta in noi e attorno a noi con situazioni simili a quelle che Gesù ha vissuto durante gli anni della sua missione tra noi. Per questo, la povertà la fame e il dolore sono la condizione nella quale l’umano - e cioè noi! – siamo certi di ricevere e accogliere il dono di Dio!  

Ricordiamo che non solo in questa circostanza Gesù annuncia che la fede è esperienza della salvezza in qualunque condizione di vita; e ci invita a considerare ‘beato’ chiunque vive in una posizione tutt’altro che invidiabile. Ricordiamo nella sinagoga di Nazareth, quando dice che Egli è venuto ad annunciare ai poveri l’anno di grazia del Signore. E la salvezza è il dono che solo Dio può dare!

La fede non la si conquista e non la si merita: la si può solo ricevere. L’umano, secondo ciò che ci insegna la sapienza ebraica, è intrinsecamente povero! Abbandonato a se stesso, l’uomo lotta contro la sua povertà non cercando i segni di Dio nella sua vita, non aprendosi alla speranza garantita dalle parole del Maestro, ma asservendosi ai grandi idoli del potere e della ricchezza.

Questo asservimento porta inevitabilmente non solo all’idolatria, ma infine all’auto-idolatria! Dio invece, che è bontà, amore e infinita misericordia, amando la creatura umana, scende verso di essa, la cerca, la visita, la salva, la riempie dei suoi doni.

Per far questo, nella pienezza dei tempi Dio si fa uomo, e cerca e libera e salva l’uomo entrando in tutta la sua povertà-piccolezza, fino alla morte, e alla morte di Croce!

Ascoltiamo allora la prima Parola che nel nostro brano il Signore dice all’umanità: “Beati voi …!”. Non dice “bravi voi” o “forti voi” o “sapienti voi” o “virtuosi voi” …. Afferma invece: “Beati voi, poveri …che ora avete fame … che ora piangete…”, perché il dono della fede e della comunione con Lui, è la prospettiva “figliale” che in Gesù viene donata all’umanità. Ed è per questo che in certo modo, per essere felice e saziata, l’umanità sempre accoglie Dio come Colui che la visita e la consola.

Così, i poveri ricevono in dono il regno di Dio, e vengono da Dio saziati e rallegrati! Non è dunque una situazione sociale, culturale o morale che deve essere abbattuta, ma è la condizione dell’umanità, e con lei, di tutta la creazione, che viene da Dio amata, visitata e salvata. Tutti e tutto vengono salvati dalla potenza dell’amore di Dio! Noi amiamo e adoriamo il Dio dell’Amore, che è datore di vita. Della sua vita!

La beatitudine è propria del discepolo di Gesù, perché è la Persona di Gesù che viene celebrata nella storia di ogni suo discepolo! L’audacia della Parola evangelica arriva a dire che anche ogni umana sconfitta sarà luogo e occasione di beatitudine, perché i discepoli saranno “profeti”, perché annunceranno la Pasqua del Signore nella loro stessa vita! Mi sembra che la categoria del “dono”, della “grazia”, sia sempre quella “condizione” interiore ed esteriore che qualifica la relazione-comunione che il Signore ha con noi! Dunque, l’essere poveri, l’avere fame e il pianto sono condizioni, atteggiamenti e bisogni che mai abbandonano il credente, il quale è beato perchè tutto riceve da Dio.

Possiamo leggere il “guai” come riferito ad ogni nostra presunta capacità di procurarci quello che non abbiamo, e di essercelo “già” procurato! La parola “guai” quando è detta da Gesù non è dichiarazione di una condanna, ma piuttosto una promessa: per la creatura vi è sempre uno spazio di libertà per cambiare vita e compiere il bene. Il “guai” è invito di Dio che si piega verso di noi con la sua infinita misericordia ed è pronto a rinnovare la sua alleanza di salvezza con l’uomo.

Il Signore poi, sempre rivolgendosi a noi discepoli, enuncia la ‘regola d’oro’ «come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro». Gesù parla di un amore universale, assolutamente nuovo per noi creature, un amore che il frutto della nostra partecipazione alla vita di Dio. Questo dunque ci viene promesso: avere in dono la possibilità di amare come Lui ama!!

La meravigliosa Parola del Maestro proclamata oggi, ci ricorda anche che cosa significa per noi la Sua passione: l’aver subito percosse, dileggio, la croce perdonando i suoi persecutori. Ecco allora il consiglio ‘paradossale’ di non reagire infliggendo una percossa a chi ci ha colpito. Alla luce dell’amore del Signore come possiamo opporci con malevolenza verso coloro che nel mio gruppo mi criticano, o parlano male di me? Talvolta non sopporto, quasi fosse un ceffone sul volto, quelli che non la pensano come me, coloro che non pregano come prego io, quelli che non si vestono come me, coloro che votano diverso da me..

Chiediamo di conoscere e amare la stupefacente bellezza di questo brano del Vangelo! Sia in noi  l’emozione di essere partecipi e di condividere almeno un frammento dell’amore di Dio.