La parola di questa settimana

Per seguire mons. Giovanni Giudici

 

Terza Domenica di Avvento

 

 

27 novembre 2022

 

Mt 11, 2-15

 

Gli incontri con le persone nella vita non facilmente sono programmabili, gli avvenimenti ci sorprendono, e spesso sono anche occasione per confrontarci con noi stessi. Quando frequentavamo la stessa classe di scuola…, quando eravamo vicini di casa… Memorie comuni, momenti di amicizia, scherzi simpatici che ci avevano fatto divertire.

Il tempo, e diverse esperienze, ci hanno mutato; ricordavamo certi aspetti di un amico, e non li troviamo più; e noi stessi abbiamo pensieri o attenzioni diverse dal tempo della nostra giovinezza.

Questo mutare noi stessi nel corso della esistenza, segna anche l’esperienza di Giovanni il Battista. Grandi numeri di persone andavano da lui a farsi battezzare, per iniziare una vita più fedele alle leggi di Mosè. E giunti al Giordano si trovavano di fronte ad un asceta, e lo ascoltavano convertendosi e mutando vita.

Anche Gesù era passato per quell’intensa esperienza di conversione, aveva visto le folle che accorrevano, e certo aveva ammirato la vita ascetica di suo cugino, il figlio di Elisabetta e Zaccaria. Si era realizzato un incontro tra il Profeta della conversione, e Gesù, portatore dello Spirito di Dio.

Poi tutto era mutato: il predicatore era diventato muto per l’arresto e la custodia nella prigione di Erode; e proprio allo zittirsi della voce del Battista, Gesù aveva compreso che ora toccava a Lui annunciare il Regno, e aveva preso il posto di Giovanni.

Due aspetti tuttavia rendevano più amara la prigionia del Battista. Gesù di Nazareth aveva nel suo messaggio accenti diversi da quelli usati da Giovanni: ”Diceva dunque alle folle che andavano a farsi battezzare da lui: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente…la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco” (Luca 3,7-11). Diverso era il tono e gli gli argomenti della predicazione di Gesù.

Inoltre Giovanni comprendeva bene che la sua missione era stata interrotta; ora era detenuto, carcerato da un despota segnato da debolezze morali, e capace di ogni ingiusto capriccio.

Sostenuto dalle certezze della sua fede, sa che il Messia promesso deve venire. Ed ecco la domanda umile, ma determinata: “Sei tu che deve venire, o dobbiamo aspettarne un altro?”

Alla coraggiosa fede di Giovanni, non rispondono solo le parole di Gesù, ma  i segni descritti dai Profeti che annunciavano la venuta del Messia. Gesù ricorda a lui e a tutti: ” andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista….e ai poveri è predicata la buona novella”. Il Salvatore traccia poi una efficace e luminosa descrizione di Giovanni il battista: “…tra i nati di donna non ne è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli, è più grande di Lui”.

Qui dunque Gesù, che in tutta la sua vita pubblica ha evitato di farsi chiamare Messia, e ha zittito quanti lo riconoscevano pubblicamente come inviato da Dio, dà a Giovanni con chiarezza la sua testimonianza. E noi la riceviamo da Gesù, certi che grandi novità si preparano per tutta l’umanità. Il Natale ci si propone con speranza e fiducia.

Noi abbiamo oggi la Parola che Gesù utilizza per consolare Giovanni e dare a Lui nuove certezze circa l’opera di salvezza di Dio per il suo popolo. La indiscutibile testimonianza: “Il profeta di Nazareth è colui che opera”, sono preziose per vivere con intensità la fede nel Natale di Gesù, che si avvicina.

Il Messia è dono del Padre; ne aveva parlato nei secoli, lo ha presentato con le parole del Profeti come colui che perdona; Gesù di Nazareth viene come un figlio della famiglia umana, e la sua opera sarà consolazione e misericordia.

Prepariamo il Natale consapevoli che abbiamo bisogno di conversione, di dare e ricevere perdono, di amare fratelli e sorelle che il Signore in concreto ci affida.