La parola di questa settimana

La parola di questa settimana

Santissima Trinità - Solennità del Signore

16 giugno 2019


Giovanni 14, 21-26 

Il cammino della creatura verso Dio è descritta talvolta come un camminare verso la cima del monte; è l’immagine della ricerca che chiede fatica, vi è la persuasione che occorre uscire da se stessi per andare verso Dio, che è necessario staccarsi da un mondo di esperienze che distraggono, trattengono.

La festa della Trinità, da più di un millennio presente nella liturgia della domenica, ci presenta Chi è Dio, e lo fa descrivendo l’opera dello Spirito. Secondo la promessa di Gesù, Spirito viene dal Padre e, come una buona guida in montagna, saprà condurci alla meta dell’incontro con Dio facendoci tenere il giusto ritmo di dialogo con il Padre, ci aprirà il dono delle Scritture per comprendere sempre meglio Gesù, ci farà comprendere i passi da fare per i distacchi da noi stessi necessari a procedere, per le scelte positive da compiere.

Il cammino verso Dio, frutto della domanda di conoscere, che c’è in noi, insopprimibile, passa attraverso Gesù; Egli ci assicura oggi che la sua comunione con Lui, il Figlio, si realizza in maniera sempre più profonda, quanto più noi conosciamo Lui e la sua opera. Egli avverte nel brano di Vangelo di oggi: di questa conoscenza noi non possiamo portare il peso.

E infatti, come i suoi discepoli con cui Egli parla in questa pagina del Vangelo, non comprendiamo perché la nostra salvezza passi per la sua dolorosa passione. E poi vi è il futuro, della Chiesa delle origini, e della nostra Chiesa: come agire da comunità cristiana, nelle situazioni nuove che mano a mano ci si presenteranno?

Lo Spirito ci accompagna, e ci aiuta ad accettare che Dio è mistero, e a riconoscerci come comunità cristiana nella storia. Come cammina verso il Signore la nostra Chiesa? Proviamo a raccogliere la raccomandazione di Papa Francesco, che ha indicato a Firenze, nell’assemblea della Chiesa italiana  (novembre 2015), le due tentazioni della Chiesa del nostro tempo.

La tentazione pelagiana “…spinge la Chiesa a non essere umile, disinteressata e beata… Il pelagianesimo ci porta ad avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni perfette perché astratte. …. La dottrina cristiana non è un sistema chiuso, incapace di generare domande, dubbi interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare…. La dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo”.

Lo Spirito ci aiuta a vivere il presente da credenti. Egli ci fa capaci di resistere alla tentazione dello gnosticismo. Questa seconda tentazione “… porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro, il quale però perde la tenerezza della carne del fratello. Il fascino dello gnosticismo è quello di «una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti» (Evangelii Gaudium. 94). Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realtà significa costruire sulla sabbia”. 

Festa della Trinità: conoscere Dio per noi è “La riforma della Chiesa..” Ciò “significa innestarsi e radicarsi in Cristo, lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sarà possibile con genio e creatività”.

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