Dibattiti 2

DIBATTITI 2: Uno sguardo sull'attualità religiosa, culturale e politica che cerca di dare voce alla pluralità di esperienze, interpretazioni e commenti presenti nella realtà cattolica.

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LA GUERRA E NOI

Adesso l'Ucraina è al freddo e in ginocchio. Da molte parti si preme sul governo ucraino per pervenire ad una trattativa di pace: lo chiede il Presidente americano Biden, ormai lo chiede anche lo stesso presidente russo Putin e lo fa mettendo al buio e alla fame gli ucraini, ma chiede la pace anche un movimento mondiale guidato dal Papa.
Ora Zelensky deve trattare” dice il colonello Giallongo, esperto di strategia militare. Paradossalmente invece Zelensky rischia di ascoltare l’Europa che sembra essere l'unica che ancora spinge a continuare la guerra nonostante una crisi economica profonda stia colpendo gli stessi cittadini europei. Attraverso queste inspiegabili contraddizioni emergono le diverse ideologie e i diversi interessi geopolitici di tutti i contendenti che hanno scatenato o alimentato il conflitto.
A questo punto, una simile realtà, tanto carica di orrendo, solleva sempre più insistentemente una domanda : come affrontare alla meglio un dramma che, in se stesso, ha i caratteri del satanico?
Ma, purtroppo, di questo aspetto della tragedia ucraina non se ne parla. Ciò fa sì che si continui a discutere sugli effetti senza mai addentrarsi in modo concreto e anche completo nelle cause. Si affronta il meno e si mette da parte il più. Non si capisce che, proseguendo per questo sentiero, si finirà prima o poi per arrivare sul ciglio del burrone. Magari, fatto un passo di troppo, precipitare in esso. Al tempo stesso, si rischierà di non capire che Gesù è nato tra gli uomini per un  unico  motivo concreto: liberare l'uomo dal potere di satana. E' lui che, per invidia, ha fatto entrare nel mondo la morte. Lui ha un potere intriso di morte e stracolmo dei surrogati della morte. Chi non tiene presente tutto ciò, corre allora un altro rischio: pregare Gesù in modo sbagliato. Cioè, non pregarlo affatto come Lui ha insegnato a fare. Eppure, magari ogni giorno, recita proprio il Padre nostro e chiede a Dio di non essere abbandonato, quando il potere di satana si fa avanti. 


Il freddo e le bombe «premono». 
Il dilemma di restare o fuggire

Nello Scavo, inviato a Odessa – Avvenire, nov. 2022
Senza gas né elettricità Olga si è data tre giorni. «Se entro domenica non riesco a fare il bagno caldo a Sasha, ce ne andremo di nuovo in Romania, anche se stiamo finendo i soldi». Sasha ha 3 anni, dorme con mamma e papà sotto una montagna di coperte e sarà difficile spiegargli di doversi separare di nuovo dal padre. Le conseguenze dell’attacco alle infrastrutture strategiche non sono un effetto collaterale. Milioni di ucraini non hanno corrente elettrica né riscaldamento. Le città sono nel caos automobilistico, ma perfino l’accensione improvvisa degli odiati semafori restituisce una speranza a chi vuol provare a restare.


Mosca ammette di aver attaccato i poli energetici, affermando che il suo obiettivo è quello di ridurre la capacità dell’Ucraina di produrre energia e per spingere Kiev a negoziare, tuttavia senza specificare a quali condizioni. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha detto che è colpa di Kiev: «Gli ucraini stanno soffrendo perché si rifiutano di cedere alle richieste di Mosca», che tuttavia non ha precisato quali sarebbero le condizioni poste. Il governo ucraino risponde affermando che smetterà di combattere «solo quando tutte le forze russe se ne saranno andate».

In tutto il Paese ieri c’erano code ai non molti bancomat attivi: circa 3.500 su una rete di oltre 15mila sportelli. Attese anche ai distributori di carburante e lunghe file nei punti di distribuzione dell’acqua potabile. Molte città e villaggi non hanno accesso al sistema idrico e le forniture di gas per uso domestico sono state gravemente compromesse. Per la prima volta, gli attacchi russi hanno costretto Kiev a spegnere le tre centrali nucleari di cui il Paese dispone. I funzionari del settore nucleare sostengono che le frequenti interruzioni di corrente costituiscono un rischio altissimo di catastrofe nucleare, aumentato dal continuo lancio di missili, ha ribadito Petro Kotin, capo dell’operatore nucleare ucraino Energoatom.

Solo a Kiev, dove vivono circa 3 milioni di persone con temperature sotto zero, mercoledì sono stati colpiti tre condomini, causando la morte di dieci persone. Sono centinaia gli sfollati dell’ultima settimana ammassati nel centro di orientamento per profughi a Odessa. Arrivano soprattutto dalle regioni di Mykolaiv e Kherson, dove la ritirata dei russi non significa poter stare tranquilli. Anche ieri si è sparato sulle città. La contraerea è intervenuta più volte ma non c’è modo di fermare l’artiglieria con la sua pioggia di proiettili e schegge che non lasciano scampo. I genitori del piccolo Sasha per una minestra calda chiedono l’acqua bollente a un bar che ha il gruppo elettrogeno. La sera niente tv, solo filastrocche al lume di candela. Ancora non ha scritto lettere a Babbo Natale, nonostante i panettoni italiani siano già in bella vista nei supermarket di Odessa. Al mercatino coperto di viale Oleksandrivskyi, dove il chiasso dei generatori a motore zittisce le sirene antiaeree, Olga ha comprato per il bambino una giostrina natalizia piena di luci colorate, e chissà che festa quando si accenderanno nel buio del loro appartamento. La cosa più difficile per Olga sarà spiegare a Sasha che dovrà di nuovo separarsi dal papà, ora che dopo lunghi mesi in Romania erano riusciti a tornare insieme.

La guerra colpisce i più vulnerabili, come gli anziani. Anna è una libera professionista, se potesse se ne andrebbe al caldo in Italia. «Ma ho un padre di 86 anni, non è in grado di muoversi – spiega – e insieme alle bombe dovremo sopportare anche questo». In casa non si sta granché. La vista sulla stazione di Pryvoz mostra il viavai continuo di profughi. Chi sui treni per Kiev per raggiungere poi la Polonia, chi in cerca dei bus per la Moldavia. «Noi resteremo qui. Se Putin vuole cacciarci – dice Anna salutandoci – dovrà usare l’atomica».

La minaccia del nucleare è affrontata con fatalismo. Un Paese che ha conosciuto e affrontato il disastro di Chernobyl non si lascia spaventare facilmente. Piuttosto preoccupa la condizione degli ospedali, dove un’interruzione di corrente può fare più morti di un cecchino. Da tutta Europa stanno arrivando generatori elettrici per sopperire almeno alle esigenze di base. «I massicci blackout in tutta l’Ucraina causati dagli attacchi alle infrastrutture energetiche stanno mettendo in pericolo milioni di civili. Questi attacchi alle infrastrutture essenziali sono inaccettabili», ha dichiarato Christopher Stokes, capomissione di Medici senza frontiere in Ucraina.

«Con l’arrivo dell’inverno e l’abbassamento delle temperature, questo avrà un impatto sulla popolazione delle aree vicine e lontane dal fronte, che già da 9 mesi vive in condizioni molto difficili». Migliaia di persone che già vivevano in case danneggiate dal conflitto si trovano ora ad affrontare la sfida del gelo, con temperature che presto arriveranno a toccare anche i 20 gradi sotto zero. Ma prima di allora, a migliaia avranno ripreso la via dei profughi.

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Zelensky lasci stare l’Europa e ascolti Mosca e Biden

Intervista a Vincenzo Giallongo, colonnello dei Carabinieri, esperto di sicurezza, numerose missioni estere, in Iraq durante la missione Antica Babilonia. - riv. Il Sussidiario, nov. 2022

Con le temperature sotto zero, diversi milioni di persone sono senza energia elettrica, senza riscaldamento e senza acqua: questo è chiaramente un crimine contro l’umanità”: lo ha detto il presidente ucraino Zelensky al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, convocato d’urgenza su sua richiesta. Ha risposto Vasily Nebenzya, rappresentante permanente della Federazione russa alle Nazioni Unite: “La Russia continuerà la sua offensiva in Ucraina fino a quando Kiev non assumerà una posizione negoziale realistica”.

I continui bombardamenti sulle infrastrutture energetiche stanno mettendo in ginocchio l’Ucraina, un’evoluzione che ridimensiona completamente la riconquista ucraina di Kherson. Allo stesso tempo gli Stati Uniti e i Paesi europei denunciano una diminuzione allarmante delle scorte di alcuni sistemi militari, avvertendo di non essere più in grado di mandare armi non si sa fino a quando. La Russia sta premendo con questi bombardamenti per costringere Zelensky a sedersi a un tavolo di trattative” ci ha detto in questa intervista Vincenzo Giallongo, colonnello dei Carabinieri, esperto di sicurezza, numerose missioni estere, in Iraq durante la missione Antica Babilonia. “Allo stesso tempo Biden, anche per motivi interni, sta mandando precisi messaggi a fare altrettanto”. In questo quadro, ci ha spiegato ancora Giallongo, “se non si apre una trattativa, dopo l’inverno dovremo aspettarci una offensiva russa con conseguente grande spargimento di sangue”.

Stati Uniti ed Europa lanciano l’allarme sull’esaurimento delle scorte di armi da inviare in Ucraina. Come si spiega questa situazione?
C’è una effettiva difficoltà. Ovviamente le armi per difesa nazionale dei Paesi occidentali ci sono, mancano quelle da mandare in Ucraina. Bisogna ricordare che negli ultimi anni si è attuata una drastica diminuzione degli armamenti, perché si pensava non fosse più necessario un loro uso massiccio. Ma c’è una questione tutta interna agli Stati Uniti da sottolineare.

Quale?
Con il vantaggio che il partito repubblicano ha acquisito alle elezioni di midterm e la discesa in campo di Trump che chiede di finire gli invii di armi e soldi agli ucraini, Biden non ha alcuna intenzione di avvantaggiare i suoi avversari politici. Tiene un profilo più basso, sta facendo un passo indietro e intanto manda dei segnali.

Quali segnali?
In sostanza, sta dicendo a Zelensky: non posso più aiutarti come prima. Biden, che ha chiaro come i russi stiano bombardando pesantemente senza però tentare sfondamenti sul terreno, gli sta dicendo: fai attenzione, perché ti mettono a terra; i russi stanno approfittando dell’inverno per preparare un’offensiva. Ti conviene sederti a un tavolo di pace.

Zelensky però sembra non accettarlo. Ha addirittura deciso per decreto di non negoziare.
Il problema è che, mentre l’America manda questo messaggio, l’Europa vota una risoluzione in cui definisce la Russia “stato terrorista”. Era qualcosa da fare tempo fa, oggi vista la situazione è una decisione totalmente inappropriata.

Anche gli Stati Uniti lo hanno detto e non intendono associarsi. È così?
Esatto. Due mesi fa una dichiarazione del genere poteva starci, adesso che si parla di trattative non se ne coglie l’utilità. Zelensky è ancora deciso a combattere: ha l’opinione pubblica ucraina dalla sua parte e il suo establishment non accetterebbe mai una pacificazione immediata. Fanno bene gli americani, diciamo così, a “ricattarlo”. I russi si stanno riorganizzando, se non si comincia a trattare dopo l’inverno temo che ci sarà grande spargimento di sangue.

I continui bombardamenti hanno già messo l’Ucraina in ginocchio?
Molti esperti dicono che russi e americani si stanno parlando sottotraccia per trovare un accordo. Questi bombardamenti si inquadrano nella strategia russa che vuole far capire a Zelensky che se non tratta sono in grado di sconfiggerlo in pochi mesi.

Ma non è un po’ strano che questi esperti non abbiano capito che si sarebbe arrivati a questo punto nonostante l’invio continuo di armi?
Non è strano. Quello che non si era capito è che gli ucraini avrebbero resistito così tanto, ma si sapeva che i russi avrebbero avuto la meglio.

Quindi abbiamo mandato armi per miliardi di dollari e abbiamo lasciato morire decine di migliaia di persone tra cui donne e bambini per arrivare a questo?
Che gli americani diano armi è qualcosa che fa parte della routine: se non hanno una guerra, se la vanno a cercare. Hanno sempre bisogno di ammodernare i loro armamenti, di fare affari con le armi e le guerre sono parte essenziale della loro economia. Non si pensava invece che i russi ci mettessero tanto per arrivare al punto in cui sono oggi. Ma tutto questo fa gioco agli americani.

In che senso?
La Russia, è un dato di fatto, si è indebolita di molto. C’è un movimento mondiale guidato dal Papa che chiede la pace, mentre una parte degli americani vuole che la guerra continui per indebolire ancora di più la Russia. A loro fanno comodo tutte e due le cose. Alla fine di tutto Washington mira a prendersi una posizione di primo piano in Europa e in Eurasia.

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