Tematiche teologiche 1

TEMATICHE TEOLOGICHE  1

RITORNARE ALLE FONTI

di S. Agostino di Ippona

DE CIVITATE DEI
(La città di Dio)

 

§ 5

Osservazioni conclusive
Di fronte all’opera agostiniana e alle circostanze della sua composizione, il lettore contemporaneo non può evitare di interrogarsi su alcuni possibili paralleli fra l’odierna stagione che il cristianesimo attraversa e i profondi cambiamenti culturali, religiosi e sociali oggi sperimentati dall’Europa occidentale. La storia ha mostrato che il cristianesimo non capitolò con la Roma imperiale: la Chiesa mantenne la sufficiente autorità religiosa e organizzativa per sostenere i suoi fedeli e i Visigoti giunsero successivamente anch’essi alla fede. Anzi, i profondi mutamenti politici e di governo consentirono a una religione incipiente, il cristianesimo appunto, di avere definitivamente ragione della religione precedente, quella pagana, favorendo così una sua più solida instaurazione. Eppure, una domanda mantiene la sua attualità di fondo: se i profondi mutamenti antropologici e valoriali del mondo occidentale dovessero ulteriormente trasformarne l’assetto di vita e le convinzioni fondative, quali sarebbero le sorti riservate oggi al cristianesimo?

Nell’Europa del XXI secolo, società politico-culturale e cristianesimo restano, in linea di principio, distinguibili e distinti. E ciò non solo perché il cristianesimo – la Chiesa cattolica in particolare – possiede una portata universale, riprodotta in modo sempre più cosmopolita anche nelle aree locali, grazie ad un’identità spirituale e confessionale che convive con l’operatività di importanti flussi migratori di cui è protagonista anche il cristianesimo, non solo le altre religioni. La distinzione è anche dovuta al fatto che, nel caso del cattolicesimo, la forza della propria sopravvivenza non dipende dalla sua solidarietà con gli Stati in cui la Chiesa è presente, né dipende dalle loro legislazioni o dai modelli che queste inducono sulla vita e sul costume della società. Da tutto ciò la Chiesa risulta ovviamente influenzata e assai spesso indebolita, ma riteniamo non venga per questo annientata. A sostenerla, in Europa come in altre aree geografiche, è la sua intrinseca dimensione di profezia e di giudizio sulla storia, certamente viva in non poche comunità cristiane.

Il cristianesimo sembra avere in sé le risorse non solo per edificare la città di Dio, in senso escatologico, ma anche per edificare la città terrena. Tuttavia, per fiorire ed esprimersi, queste risorse, sempre presenti in fermento, hanno bisogno di un contesto adeguato, che potremmo indicare come un umanesimo non ideologicamente ateo né pregiudizialmente relativista. Per acquistare visibilità ed edificare le strutture della città degli uomini, il cristianesimo ha bisogno di condizioni sociali, politiche, culturali, che rispettino l’affermazione della dignità umana e ne favoriscano la crescita; una dignità in sintonia con una ben compresa laicità e secolarità, valutata sulla filigrana del grande pensiero etico-filosofico e sostenuta da una sensibilità verso il valore della vita, specialmente se debole, meno abbiente e indifesa. Di queste condizioni i cristiani non godettero durante i primi tre secoli della loro storia, né oggi godono in molte aree del pianeta ove la libertà di religione non è riconosciuta o il materialismo pratico la soffoca. Durante la sua incubazione in una società pagana e idolatra, il cristianesimo non fu annientato, ma sopravvisse e crebbe, anche se vi furono inevitabilmente perdite e defezioni. Ieri come oggi, quando non vi è un umanesimo capace di “riconoscere” il cristianesimo, manca un sufficiente humus filosofico e religioso sul quale il suo annuncio possa prima attecchire e poi affermarsi pubblicamente, contribuendo in modo organico e profondo al progresso spirituale e umano dell’intera società, di ogni persona. Tale umanesimo i cristiani dei primi secoli seppero però recuperarlo, dialogando con intelligenza con autori e tradizioni intellettuali che lo avevano intravisto.

Bibliografia
A. Trapè, R. Russell, S. Cotta, Introduzione generale, in La città di Dio, NBA, Città Nuova, Roma 1990, vol. V/1, IX-CLII;
A. Pieretti, Introduzione, in La città di Dio, Città Nuova, Roma 2000;
J. van Oort, Jerusalem and Babylon. A Study into Augustine’s and the Sources of the Two Cities, Brill, Leiden 1991;
P. Piret, La destinée de l’homme: la Cité de Dieu. Un commentaire du “De civitate Dei” d’Augustin, Éditions de l'Institut d'études théologiques, Bruxelles 1991;
E. Cavalcanti, Il De civitate Dei: l’opera, le interpretazioni, l’influsso, Herder, Roma - Freiburg i.B. - Wien 1996.


[1] Agostino, La città di Dio, I, 29, tr. it. 52.
[2] Cf. ibid., II, 26, tr. it. 103.
[3] Agostino di Ippona, Epistulae, n. 138, 2,15, tr. it. Città Nuova, Roma 1971, vol. XXII, 187. La lettera è datata 411-412, poco dopo il sacco di Roma e subito prima dell’inizio della redazione del De civitate Dei.
[4] La città di Dio, I, 32, tr. it. 55.
[5] Cf. ibid., VI, 3-6.
[6] Ibid., VI, 5, 3, tr. it. 283.
[7] Ibid., VI, 6,2, tr. it. 284-285.
[8] Ibid., VIII, 5, tr. it. 368-369.
[9] Cf. ibid., VIII, 5; VIII, 9; VIII, 10,2.
[10] Cf. ibid., VIII, 1; VIII, 11.
[11] Cf. ibid., X, 12-32.
[12] Ibid., XIV, 28, tr. it. 736.
[13] Ibid., XXII, 6,1, tr. it. 1241.
[14] Ibid., VI, 4, tr. it. 279.
[15] Ibid., XVIII, 54,2, tr. it. 1017.
[16] Ibid., IV, 7, tr. it. 175.

(continua)

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