Tematiche teologiche 1

TEMATICHE TEOLOGICHE  1

Il Natale secondo i Vangeli canonici dell'infanzia.
Un Figlio tra due Testamenti

di Mons. Gianfranco Ravasi, teologo

Riprendiamo da L’Osservatore Romano l’articolo scritto da S. Ecc. Mons. Gianfranco Ravasi per il numero del 24/25 dicembre 2007.

Indice

  1. Due itinerari opposti
  2. Un ritorno alle profezie
  3. Matteo e i cinque passi profetici
  4. Le tre «annunciazioni»
  5. La sorpresa di Giuseppe
  6. Uno strano censimento
  7. L'annunciazione ai pastori

 

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LE TRE «ANNUNCIAZIONI»

Abbiamo voluto riservare così ampio spazio all'orizzonte che sta alle spalle degli inizi storici di Gesù Cristo, perché di solito questa dimensione, che era di grande rilievo per la cristianità delle origini e per la tradizione successiva, si è un po' appannata ed è stata accantonata dall'attenzione popolare che ha puntato i suoi occhi soprattutto sul fatto della nascita. Noi ora ci accontenteremo di evocarne le varie componenti in modo molto essenziale e partiremo da un evento preliminare che si sfrangia in una sorta di trittico di scene. Intendiamo riferirci alla cosiddetta "annunciazione" della nascita di Cristo: essa si ramifica in tre diversi annunzi. Il primo è quello rivolto alla futura madre, Maria; il secondo è indirizzato al padre legale Giuseppe, mentre il terzo ha come destinatari un gruppo di pastori nomadi. In questa e nelle altre scene dell'infanzia di Cristo noi entreremo in modo lieve e descrittivo, senza affrontare le mille questioni esegetiche che hanno coinvolto la lettura degli studiosi e che sono trattate come si è già detto in una fitta bibliografia, fatta spesso di opere molto impegnative. A questo proposito, anche noi, come i nostri lettori, siamo in attesa del secondo volume del Gesù di Nazaret promesso da Benedetto XVI, destinato a comprendere anche un'analisi delle origini storiche di Cristo, attraverso l'approfondimento delle pagine evangeliche che ora noi scrutiamo solo dall'alto, in uno sguardo panoramico.

C'è, dunque, una prima annunciazione, quella che coinvolge Maria, la ragazza nazaretana chiamata a un'avventura umana e spirituale unica. A narrare questo evento è Luca in un racconto (1, 26-38) modellato su uno schema già presente nell'Antico Testamento, quello degli annunzi delle nascite di alcuni personaggi famosi come Sansone (Giudici, 13-16) o il citato re-Emmanuele di Isaia (7, 10-17). Siamo a Nazaret. Un francescano archeologo, Bellarmino Bagatti, ha trovato una traccia antichissima della devozione delle origini in una casa nazaretana adibita allora a luogo di culto dai giudeo-cristiani: "Nell'intonaco si trovò un'iscrizione in caratteri greci. Essa recava in alto le lettere greche XE e, sotto, MAPIA. È ovvio riferirsi alle parole greche che il Vangelo di Luca mette in bocca all'angelo annunziatore: Chàire Maria". Ebbene, attraverso quella comunicazione angelica, segno di una rivelazione trascendente, si delinea nel testo di Luca come un piccolo Credo che offre una perfetta definizione dell'identità di Cristo.

Ascoltiamo infatti l'annunzio a Maria, dopo il saluto dell' "Ave": "Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce, lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo. Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo scenderà su di te, la potenza dell'Altissimo stenderà su te la sua ombra; colui che da te nascerà sarà Santo e chiamato Figlio di Dio" (Luca, 1, 32-33.35). È la stessa proclamazione dell'incarnazione, cioè dell'incontro tra il divino e l'umano in Gesù, che è espressa da Giovanni nella frase essenziale "Il Logos si è fatto carne" (1, 14). È per questo che Maria è allusivamente rappresentata come l'arca dell'alleanza del tempio di Sion su cui si stendeva l'"ombra" della presenza divina ed è interpellata dall'angelo come kecharitomène, cioè come "ricolma di grazia" da parte di Dio. Suo figlio sarà, come dice il poeta tedesco Novalis nei suoi Inni alla notte scritti tra il Natale 1799 e l'Epifania 1800, "frutto infinito di misterioso amplesso". E il filosofo Johann G. Fichte in una predica pronunziata nella festa dell'annunciazione a Maria, il 25 marzo 1786, esclamava: "Ci sembra poco che fra tutti i milioni di donne della terra soltanto Maria fosse l'unica eletta che doveva partorire l'Uomo-Dio Gesù? Ci sembra poco l'esser madre di Colui che doveva rendere felice l'intero genere umano e grazie al quale l'uomo sarebbe divenuto un'immagine della divinità e l'erede di tutte le sue beatitudini?".

( continua )

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