Tematiche teologiche 2

TEMATICHE TEOLOGICHE  2

================

VANGELO E ARTE



5

Vincenzo Foppa e il "buon ladrone"

Liana Marabini
 

Oltre a Ponzio Pilato, una delle persone con le quali Gesù si è relazionato prima di morire è stato il buon
ladrone, “l’unico cristiano contemporaneo di Cristo”, come afferma Kierkegaard

Quest’uomo è stupefacente per il fatto che nessuno si aspetta niente da lui: rappresenta, in fondo, la feccia della società. Eppure, in quel momento così disperato e supremo, dà prova di una grandeur che nessuno ha. Ricordiamoci che la quasi totalità degli apostoli rimane nascosta (e rinnega, in modo più o meno esplicito, il legame con il proprio maestro), mentre questo malfattore sceglie di confidare in Gesù

Sant’Agostino scrive: “Che fede! A una simile fede non so cosa aggiungere. Coloro che hanno visto Cristo risuscitare i morti hanno vacillato. Egli invece ha creduto in colui che vedeva appeso al legno accanto a sé. Nell’istante stesso in cui i primi hanno vacillato, egli ha creduto”

Cosa spinge quell’uomo privo di moralità, di legge, di princìpi, mostrare una fede cieca e totale in quell’illustre compagno

di agonia che tutti, o quasi, sembrano aver abbandonato? Perché ha creduto? Che ispirazione lo ha spinto a fidarsi del potere infinito di Cristo
Forse lo Spirito Santo, con la sua luce, lo ha illuminato, dandogli la capacità - in quell'istante di sofferenza - di trovare la speranza. Speranza in quell’uomo straziato, che come lui, era appeso lì, su quella croce, in attesa della morte. Sono i miracoli della fede.
San Giovanni Crisostomo e santa Teresa di Lisieux hanno nutrito un forte affetto per il suo gesto, per le sue umili parole, per la sua sincerità. In un solo momento quell’uomo si è redento e sicuramente è morto in pace.

Tra le opere d’arte che immortalano quel momento così supremo, c’è uno splendido dipinto di Vincenzo Foppa del 1456, intitolato Cristo crocifisso tra i due ladroni, detto anche I tre crocifissi, che fa parte della collezione del Museo dell’Accadermia Carrara di Bergamo

Per Giacomo Carrara, aristocratico e grande collezionista d’arte, nonché sensibile mecenate, questa opera era l’orgoglio della sua collezione. Infatti la Collezione Carrara era talmente vasta, da non trovare a un certo punto più spazio all’interno delle dimore di famiglia. Perciò, per custodirla come si deve, Carrara fece costruire un edificio ad hoc ai piedi di città alta (l’attuale Accademia Carrara di Bergamo)
Si tratta di un’opera misteriosa, di cui si ignorano committenti e destinazione d’origine, che riappare all’indomani dell’acquisizione in una lettera del nobiluomo datata 18 luglio 1764.

Ma chi era Vincenzo Foppa? Nato a Brescia nel 1427 circa, Foppa è stato tra i principali animatori del Rinascimento lombardo prima dell'arrivo di Leonardo da Vinci a Milano
La sua formazione è stata essenzialmente legata al mondo cortese, molto presente nella prima metà del XV secolo in tutta la Lombardia. Le influenze sulle prime opere, come accadde anche nel caso di altri pittori lombardi, furono peraltro molteplici, dai toscani (Donatello, Paolo Uccello, Filippo Lippi) filtrati attraverso la mediazione della scena artistica padovana, in particolare da Mantegna, alla cultura veneta, provenzale e fiamminga, oltre naturalmente al mondo fiabesco del gotico internazionale che aveva in Milano e nella Lombardia intera uno dei centri più significativi d’Italia

Le prime opere conosciute del Foppa sono un San Bernardino e la Crocifissione, realizzate facendo evolvere i modelli ben presenti di Gentile da Fabriano e Jacopo Bellini.
Tra il 1455 e il 1456, dopo essere passato forse per Mantova, Foppa si stabilì con la famiglia a Pavia, nel Ducato di Milano, allora soggetto alla signoria degli Sforza. Qui realizzò molte opere di grande bellezza che lo resero famoso, come 
San Girolamo penitente e la Crocifissione.
Nel 1461 Foppa si recò a Genova dove affrescò la cappella dei priori di San Giovanni nella Cattedrale, realizzando anche un polittico in San Domenico (opere perdute). Nella città ligure, attraverso forse l'esempio di Donato de' Bardi, venne a un più stretto contatto con la pittura fiamminga, come è evidente dalla Madonna col Bambino per la chiesa del Carmine di Pavia, firmata e datata 1463.

Negli ultimi anni l'artista rientrò a Brescia, forse per rifuggire dal bramantismo e dal leonardismo imperante, e qui visse appartato fino alla morte, dipingendo, insegnando e ponendo le premesse per lo sviluppo di una rigogliosa scuola locale. Databile proprio al 1492 è un polittico oggi smembrato, La Natività di Gesù: originariamente la tavola centrale si trova nella chiesa di Santa Maria Assunta di Chiesanuova, quartiere ovest di Brescia, mentre i due pannelli superstiti, raffiguranti Santa Apollonia e San Giovanni Battista, sono custoditi nella Pinacoteca Tosio Martinengo.

Questa orgogliosa chiusura nei confronti delle novità era ben visibile anche nella sua ultima opera milanese, la Deposizione (1498) dipinta per la chiesa di San Pietro in Gessate su commissione di Renato Trivulzio, in seguito trasferita a Berlino e andata distrutta nel corso della seconda guerra mondiale.
Nella sua schiva austerità il Foppa probabilmente non avvertì la portata storica del suo messaggio che costituì certo il nodo più vitale dell'arte lombarda per più di un secolo. Foppa si è spento a Brescia, probabilmente nel 1515.

Fra le sue opere, Cristo crocifisso tra i due ladroni, opera giovanile dell’artista, è un’opera cardine nella storia dell’arte. Secoli dopo essere stata dipinta, ci dà l’emozione che forse ha dato anche a chi l’ha guardata per la prima volta
Ci viene spontanea la riflessione sulla complessità dell’animo umano, sui misteri della fede e la benevolenza dello Spirito Santo che con la sua luce ha illuminato l’anima fratturata del ladro, che negli ultimi istanti della sua vita ha “abbracciato” Gesù

 

Nella foto: 

Cristo crocifisso tra i due ladroni (detta anche I tre Crocifissi)
Autore: Foppa Vincenzo (1417 ca.-1515 ca.)

 

 

PER CONSULTARE L'ARCHIVIO..........CLICCA QUI