Ricerche

RICERCHE: Il nostro passato e le nostre radici; le tracce del lungo cammino della fede cristiana attraverso la Letteratura, la Storia, l' Arte, la Scienza e la Filosofia.


Remì Brague, l’Europa e il cristianesimo.
Un “debito” che non si può estinguere

di Gianni Varani vive e lavora a Bologna da oltre 40 anni. È laureato in filosofia ed è giornalista. 

È apparsa da poco in Italia una piccola ma preziosissima pubblicazione, che è bene non sfugga a chi si sta interrogando sul destino dell’Europa e sui suoi rapporti con cristianesimo. Si tratta di un dialogo avuto da Rémi Brague con l’Associazione Patres, che l’editrice Ares ha avuto la saggia idea di pubblicare poche settimane fa, aggiungendovi due brevi saggi assolutamente pertinenti.

Brague è uno storico del pensiero di altissima caratura, ma chi non avesse dimestichezza con la sua vasta produzione, può trovare in questo libretto, Rileggere l’Europa. Cristianesimo e storia un condensato straordinariamente lucido, accessibile anche ai meno propensi alle analisi filosofiche, delle sue considerazioni e studi sui rapporti tra Europa, cristianesimo, laicità, filosofia politica.
Colpisce, dello studioso francese, l’evidente padronanza dei temi, la capacità di giudizio senza irenismi, nel contempo l’acuta comprensione sia della posta in gioco, per il  futuro dell’Europa e del cristianesimo, sia delle ragioni in campo.

Se uno, ad esempio, volesse comprendere la storia e il senso della parola “laicità” farebbe bene a leggersi queste pagine. Alla domanda se l’Europa possa sopravvivere alla scomparsa del cristianesimo – evocata da Thomas S. Eliot in una celebre conferenza del 1946 – Brague passa in rassegna, senza reticenze, i pro e contro onnipresenti nella cultura contemporanea sul ruolo e il bilancio del cristianesimo nella nostra storia, demistificando non pochi luoghi comuni.

Ma è particolarmente acuta la sua provocazione: è il cristianesimo che ha inventato la cultura. Non sta ovviamente negando che non ci fossero, prima del cristianesimo, civiltà, scienza, letteratura, arte. Brague sta sostenendo che l’idea di cultura in quanto tale, di una cultura cioè che sarebbe solo cultura e nient’altro, è un’invenzione del cristianesimo e più precisamente di san Paolo.

Ancora più a fondo, Brague si spinge – col suo piglio provocatorio – a dire che una società “secolare” non può esistere. In altri termini, una società che si consideri autosufficiente, animata da principi morali non religiosi. Oggi, annota lo studioso, “le democrazie occidentali sono dominate da una élite tecnocratica che fonda il suo diritto di governare sulla pretesa di essere in grado di gestire abilmente il gioco, assicurando utili e benefici per tutti”. In realtà la filosofia politica – che dovrebbe saperci guidare ad una coesistenza pacifica – non riesce a fornirci presupposti credibili a questa pretesa. E, aggiungiamo noi, quello che vediamo da tempo sulla scena mondiale ne dimostra ulteriormente l’inaffidabilità.

In definitiva – ed è una conclusione di Brague – senza una opzione “metafisica”, un oltre il “secolo”, è difficile riuscire a stabilire che la vita umana è “buona”. E rispondere ad interrogativi cruciali: cosa spinge gli esseri umani a generare figli? Cosa farà sì che l’umanità voglia continuare ad esistere?

Rémi Brague, nato a Parigi nel 1947, è storico del pensiero, emerito di filosofia medievale e araba alla Sorbona. A lungo titolare della cattedra Romano Guardini di Scienza e storia delle religioni a Monaco. Nel 2012 ha ricevuto il premio Ratzinger per la teologia.

L’Associazione Patres è nata nel 2010 e raccoglie studiosi di varie discipline interessati ad approfondire, con metodologia storica, il processo nato dall’incontro fra la rivelazione cristiana e il mondo antico e tardo antico, come tratto costitutivo della nostra cultura.