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Come sono giunti a noi i vangeli?

Una riflessione a partire dal Codice Vaticano greco 1209

Cardinale Carlo Maria Martini

(Conferenza tenuta dal cardinale Carlo Maria Martini il 9 maggio 2003 presso la Basilica cattedrale di Cesena. L’incontro era stato organizzato dalla comunità monastica Piccola Famiglia della Resurrezione di Valleripa.)

Capitolo 2

Come sono nati i libri del Nuovo Testamento?

In questo quadro possiamo rispondere alla seconda domanda: Come sono nati i libri del Nuovo Testamento? La risposta che darò può fa stupire. Sono nati un po' occasionalmente, cioè non per un progetto prefabbricato, ma rispondendo a necessità concrete che via via emergevano. Sappiamo infatti che Gesù non ha scritto nulla né ha ordinato ai suoi discepoli di scrivere, ma di predicare, cioè di proclamare oralmente il Vangelo.

Per questo gli scritti più antichi del Nuovo Testamento non sono probabilmente i Vangeli ma le lettere degli apostoli. Gli apostoli - in particolare San Paolo - lasciando una comunità per andare in un'altra città, sentivano ogni tanto il bisogno di scrivere lettere alle comunità che avevano fondato, per richiamare loro alcuni punti del loro insegnamento, per esortarle e confortarle nella fede.

Queste lettere sono i primi testimoni cristiani scritti. La lettere più antica conservata che fa oggi parte del Nuovo Testamento è probabilmente la prima lettera ai Tessalonicesi, scritta verso l'anno 51, cioè meno di 30 anni dalla morte di Gesù. In tutto quel tempo il Vangelo si era diffuso già molto nell'arco del Mediterraneo, ma ciò soprattutto attraverso la testimonianza orale, accompagnata probabilmente da alcuni promemoria scritti ad uso dei predicatori, che però non ci sono pervenuti come tali.

C'era anche un particolare motivo che tratteneva i primi cristiani dallo scrivere propri libri sacri. Essi infatti avevano già importantissimi testi sacri, quello che noi chiamiamo oggi l'Antico Testamento o il Primo Testamento. Quando nel Nuovo Testamento si parla di "scritture sacre" è ad essi che si fa riferimento. Così ad esempio quando san Paolo scrive a Timoteo ( 2 Tim 3,15) " fin dall'infanzia conosci le sacre lettere" queste sacre lettere sono chiaramente i libri della Torah (o della Legge), dei Profeti e dei Salmi con i libri sapienziali, cioè le grandi suddivisioni secondo cui gli ebrei avevano organizzato la loro biblioteca sacra.

Essa aveva il nome di "Scritture" o "Scritture sacre" o "Lettere sacre" e anche il nome di "Bibbia", che in greco significa "i libri". Tali scritti hanno poi assunto anche il nome di 
Tanach, dalle iniziali delle tre grandi componenti Torah, Nebiim, Ketubim, cioè Legge, Profeti e Scritti sapienziali e poetici.

Di questa collezione di libri faceva già menzione l'Antico Testamento, per esempio nella lettera scritta da Gionata sommo sacerdote e dal popolo dei giudei al popolo di Sparta, circa due secoli prima di Cristo. Ad essi viene scritto così: «Gionata sommo sacerdote e il consiglio degli anziani del popolo e i sacerdoti e tutto il resto del popolo giudaico agli Spartani loro fratelli salute... Noi pur non avendone bisogno, avendo a conforto le Scritture sacre che sono nelle nostre mani, ci siamo indotti a questa missione per rinnovare la fraternità e l'amicizia con voi in modo da non diventare per voi degli estranei» (1 Mac 12,9-10).

Si vede dunque che gli ebrei avevano la coscienza di possedere questi libri sacri e li tenevano in grande onore. I primi cristiani li hanno ereditati da loro e non hanno dunque sentito il bisogno di avere propri libri. Predicando il vangelo raccontavano i fatti di Gesù basandosi sulla memoria dei testimoni e facendo riferimento, quanto a libri scritti, alle pagine dell'Antico testamento, così come aveva iniziato a fare Gesù stesso. Così, per esempio, apparendo dopo la resurrezione ai discepoli di Emmaus, Gesù «cominciando da Mosé e da tutti profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui»(Lc 24,27).

E ancora la sera dello stesso giorno Gesù apparendo agli apostoli nel cenacolo dice loro: «Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosé, nei Profeti e nei Salmi. Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture» (Luca 24,44-45). Si vede dunque che per i primi cristiani i testi normativi e sacri erano gli stessi libri usati dagli ebrei.

Ma ben presto, come ho detto, cominciarono a circolare delle lettere di apostoli alle comunità, che venivano lette, data la ricchezza del loro contenuto, non solo dalla comunità cui erano dirette, ma che venivano fatte passare a comunità vicine. Di questo ce ne dà testimonianza l'autore stesso della lettera ai Colossesi, che conclude il suo scritto così: «Quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che venga letta anche nella chiesa dei Laodicesi e anche voi leggete quella inviata ai Laodicesi» (Col 4,16).

Di qui si vede che v'era l'abitudine di fare copie di queste lettere ed inviarle alle comunità vicine. Cominciano a nascere così le prime raccolte delle lettere di San Paolo. Ma e per i Vangeli? Certamente la prima predicazione orale avrà sentito abbastanza presto il bisogno di avere dei testi di riferimento, in particolare raccolte di detti di Gesù, per sostenere la memoria dei nuovi predicatori. E così che nacque molto probabilmente una raccolta di parole di Gesù, che fu poi utilizzata dagli autori dei nostri Vangeli e che non ci è pervenuta.

Ma molto presto nacque anche il bisogno di avere un racconto un po' completo della vita di Gesù, in particolare della Passione, che fosse un po' la sintesi della predicazione degli apostoli. E così che la tradizione ritiene che il Vangelo secondo Marco, probabilmente il Vangelo più antico, scritto verso la metà degli anni 60, fosse una sintesi della predicazione di Pietro composta dal suo discepolo Marco. Questo accadeva a Roma, mentre probabilmente in Antiochia di Siria o in qualcuna delle altre comunità di questa regione un altro predicatore metteva insieme una sintesi ordinata delle parole e dei detti di Gesù, che è nota come Vangelo secondo Matteo.

Dopo qualche tempo una personalità colta della cristianità primitiva, il medico Luca, ebbe l'idea di comporre un racconto ancora più ordinato e completo e lo dedico a una importante personalità del suo tempo, un certo Teofilo, con queste parole: «Poiché molti hanno posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto» (Lc 1,1-4).

Di qui ricaviamo che vi erano già stati diversi tentativi di mettere per iscritto la predicazione dei primi divulgatori del Vangelo. E che Luca stesso ha potuto approfittare di alcuni di questi scritti, probabilmente anzitutto dei Vangelo di Marco, e anche di una raccolta molto antica di detti di Gesù. Più tardi l'apostolo Giovanni con una comunità di discepoli, probabilmente a Efeso, misero insieme i ricordi del discepolo prediletto e le meditazioni di Giovanni su Gesù e ne uscì così il quarto vangelo.

Questi libri venivano ovviamente scritti anzitutto in una sola copia, probabilmente con l'aiuto di un amanuense, cioè di qualcuno che sapesse scrivere correttamente sotto dettatura e con buona velocità Da questa copia poi ne venivano composte altre, secondo le richieste, sia per uso privato sia principalmente per l'uso della predicazione nelle comunità.

Quando poi si cominciò a leggere nelle assemblee comunitarie, oltre alle Scritture dell'Antico Testamento, anche qualche passo dei nuovi libri che raccontavano la storia di Gesù e qualche passo delle lettere degli apostoli, le comunità si dettero da fare per avere delle copie di questi scritti e metterli insieme.

È questo il procedimento di origine dei primi scritti cristiani, che andò avanti probabilmente per circa quaranta – cinquant’anni dopo la morte di Gesù. Da questo lavoro nacque a poco a poco il testo del Nuovo Testamento così come lo possediamo, che poi fu via via riconosciuto e adottato da tutte le comunità cristiane del tempo.

Tale processo supponeva ovviamente una trascrizione accurata dei codici da parte degli scribi, coscienti dell'importanza del loro lavoro e preoccupati di trascrivere bene il testo che avevano davanti. Che il loro lavoro, malgrado gli inevitabili errori umani, sia stato molto accurato e fedele, è documentato dalla sostanziale concordanza di migliaia di manoscritti evangelici antichi giunti fino a noi.

( continua )

 

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