Problemi

PROBLEMI: La fede cristiana, la cultura e la coscienza; domande, interrogazioni e problemi intorno alla fede e alla vita.

A Torino, la scorsa settimana ci sono stati i violenti scontri di piazza sul finire di una manifestazione del tutto pacifica, quindi preoccupata di difendere valori sociali e perciò estranea a qualsiasi logica di violenza eversiva. Tutto era partito da una protesta collegata alla chiusura del centro sociale Askatasuna. Sul finire di questa manifestazione, assolutamente non violenta, è cominciata una storia che ha espresso tutt'altra narrazione. Nel giro di una manciata di minuti un foltissimo gruppo di persone aderenti a gruppi eterogenei addirittura anche stranieri hanno cambiato vestiti e si sono trasformati in una sorta di 1500 soldati estremamente aggressivi e addestrati alla guerriglia urbana. Purtroppo la polizia era in forte minoranza numerica. La sua consistenza si è pertanto rivelata inadeguata. Gli esiti sono stati quelli che tutti hanno poi potuto osservare. In particolare va aggiunto che, pur essendoci stati in precedenza riconoscimenti di persone legate alla violenza dura e anche la scoperta della presenza di materiale legato a uso di guerriglia, questo schieramento paramilitare non è stato fermato e a lui non è stato impedito di partecipare alla manifestazione.

Tutto ciò pone problemi multipli e grandemente rilevanti.

Anzitutto, la gestione dell'ordine pubblico dovrebbe prevedere che facinorosi dediti alla violenza vengano intercettati prima che si organizzino e diano vita a fenomeni di guerriglia urbana. In questi casi il prevenire è fondamentale. E lo è anzitutto per moltissimi cittadini che alla fine si ritrovano gravati dai costi di una violenza semplicemente criminale che non è stata tempestivamente bloccata sul suo stesso nascere. Ma lo è anche per poliziotti innocenti che si ritrovano obbligati a fronteggiare attacchi pericolosi e anche carichi di conseguenze dolorose portati avanti da gruppi che si sarebbe dovuto bloccare prima che iniziassero a entrare nelle loro azioni delinquenziali. Del resto, il rispetto di queste necessità è platealmente imposto dallo stesso contenuto essenziale di quanto è detto essere "ordine pubblico".

Se il cosiddetto ordine pubblico ha le sue esigenze inderogabili, l'ordine sociale ha altre esigenze. 
L’ 8 febbraio una manifestazione a Milano ha cercato di contrapporre alle dimensioni spettacolari dello svolgimento le Olimpiadi forme varie di ingiustizia sia ambientale (si pensi  per esempio a interventi di menomazione della natura per far posto a interventi di cementificazione) sia sociale (fondi ingenti di denaro sono state stanziate in un momento in cui strati di popolazioni hanno problemi molto seri rispetto alla nutrizione, alle cure mediche, alle esigenze scolastiche, a carenze di strutture sociali e non hanno risposte adeguate).
Anche qui, la logica della necessità di prevenire l'insorgere di reazioni incontrollate e incontrollabili di frange violente e criminali non è stata adeguatamente seguita. Solo la promozione di dibattiti seri, impegnati, orientati a costruire interventi sociali risolutori impedisce poi che giovani e non giovani, imbevuti di ideologie farneticanti e quanto mai corrosive,  possano presentarsi sulla scena della società come portatori di solidarietà. Più a fondo, solo forme importanti di confronto ideale e morale educano le coscienze e le rendono conseguentemente capaci di costruire forme importanti di crescita umana della società. Soprattutto i giovani rischiano allora di essere o abbandonati a se stessi, oppure di finire preda di perverse manipolazioni ideologiche, accuratamente mimetizzate sotto apparenze inconsistenti di ideali.

Tutto ciò porta in primo piano un problema che si sta facendo giorno dopo giorno sempre più grave e anche oscuro. La politica dovrebbe gestire virtuosamente la cosiddetta "cosa pubblica". Dovrebbe individuare problemi oggettivi, per intenderci quelli della gente che soffre e non ce la fa ad andare avanti in modo decente. Dovrebbe contestualmente proporre soluzioni praticabili. A lei spetta il compito di incrementare in modo positivo e gioioso la voglia di vivere presente in tutti. Dovrebbe portare tutti a riscoprire di continuo la propria umanità e a rispettarla. Se questo non avviene, gli esseri umani finiscono fatalmente per non essere più tali. Il malaffare cresce indisturbato. Confusione e sporcizia imbrattano sempre più la vita. Le coscienze si fanno fragili, incerte. Mentre aumenta in modo preoccupante il deficit culturale e morale, la vita si oscura e si ammala sia spiritualmente sia fisicamente. E a patirne di più sono gli anelli centrali della catena della vita: la famiglia e i giovani.

Quando le difese organiche vengono meno, il corpo diventa preda di malattie fatali. Quando l'umanità degli uomini e delle donne viene meno, la società innerva fenomeni sociali disastrosi. E come si è incapaci di fronteggiare malattie che poi vengono dette appunto inguaribili, alla pari si diventa incapaci di fronteggiare fenomeni sociali degenerati in disastro. Allora si comincia a parlare in modo impulsivo e, soprattutto, compulsivo. Si diventa violenti senza più accorgersene. Si moltiplica l'ingiustizia addirittura convinti di operare per eliminarla. E, a pagarne il conto, sono sempre purtroppo i più poveri e i più deboli.

Noi siamo convinti di dovere parlare di tutto ciò. Per noi, la questione non è affatto quella di promuovere polemiche. E', invece al contrario, quella di contrastare proprio la mania di fare polemica. Noi pensiamo che enorme è il bisogno di giungere a promuovere la pace che Papa Leone continua a definire "disarmata e disarmante". Per questo continuiamo a osservare ciò che succede. Cerchiamo di scorgere dove porta Dio. Ma cerchiamo anche di scorgere dove porta satana. Cerchiamo di non perdere mai il contatto con Dio. A lui chiediamo di essere protetti dalle mire esiziali di satana. Noi, infatti, non vogliamo vivere sotto il potere del male. Sappiamo, insieme, che Dio ne ha pienamente e perfettamente il potere. In lui poniamo la nostra fiducia.
Ogni giorno partiamo animati dall'intento di vivere una vita che abbia senso e valore. Ci faccia sperare e non disperare. Ci rende capaci di sacrificio senza farci precipitare mai nel disgusto o nella disillusione. Ci ritrovi, in una parola, umani. Cioè, cristiani.


Antagonisti
F
igli di padri e madri fuggiti dal loro ruolo

Salvatore Abbruzzese, 8 Febbraio 2026

Le violenze di ieri a Milano da parte degli antagonisti rimandano a quelle di Askatasuna. [...]
Qualcuno dovrà pure spiegare a questi ragazzi e ragazze, fedeli all’invito alla “rivolta sociale”, come una tale rappresentazione tragica del presente abbia ben poco senso in un Paese che si trova al terzo posto nella classifica mondiale dei possessori di telefoni cellulari dopo Hong Kong e la Corea del Sud, spenda per i giochi d’azzardo 107,3 miliardi di euro (quanto lo Stato spende per il Servizio sanitario nazionale) conosca un’estensione di benestanti tale da provocare lovertourism nelle città d’arte, l’invasione delle piste da sci nei fine settimana ed il proliferare delle crociere.

Non solo le milizie di Askatasuna parlano di un mondo che non esiste ma, paradossalmente, minimizzano i problemi della povertà e della marginalità sociale che sono in realtà molto più gravi. La povertà infatti colpisce singoli e famiglie attraverso percorsi di degrado che nulla hanno a che vedere con la “collocazione di classe”, quanto piuttosto con l’indifferenza colpevole del prossimo, la frattura dei legami coniugali, l’incapacità ad essere padri o madri e (perché no?) anche l’incapacità di burocrati e burocrazie del singolo comune, quando non addirittura, di sistemi di corruttela e di peculato sui quali dovrebbe abbattersi la scure della magistratura.

Ed è proprio in conseguenza di una tale indifferenza separata da qualsiasi logica sociale che la miseria di quanti sono rimasti tagliati fuori dal mondo visibilmente felice e soddisfatto dell’ampia maggioranza è intollerabile. La loro povertà inascoltata costituisce una vera e propria tragedia. Ed i giovani martellatori di Askatasuna dicono assolutamente il vero quando dichiarano che quella piazza ha permesso loro di sentirsi “più forti e meno soli”.

Ma devono leggere tutt’un altro spartito, che non è quello della guerra delle minoranze basche contro il governo della dittatura franchista, ma della miseria degli affetti mancati, di un vicinato, un condominio, un sindacato o un’associazione dove nessuno sa “farsi prossimo”. Devono leggere la partitura di padri e madri fuggiti dal loro ruolo, convinti che bastasse abbandonare e girarsi dall’altra parte per risolvere ogni problema, che poi è la logica di ogni aborto.

Se la povertà di oggi è tanto più tragica proprio perché non può avvalersi di nessun conforto di classe, allora non è con il vagheggiare un regime totalitario che non c’è, con gli sputi e gli insulti alle forze dell’ordine prima e con il lancio di bombe-carta e bottiglie molotov poi, fino alle martellate omicide qualora se ne abbia la possibilità, che si può recuperare la solidarietà mancata, contrastare l’indifferenza piccolo-borghese di ogni giorno. Al massimo si costruisce un’efficace e solidale logica squadrista.

È la miseria dell’indifferenza del cuore, che è indipendente dalle dimensioni del portafogli, a creare le povertà materiali e morali che affliggono le nuove solitudini. Per farvi fronte non c’è nessuno da odiare, ma solo da impegnarsi e stare accanto a chiunque resti solo, tradito da un’indifferenza che non ha bandiere che si possano bruciare, né governi che si possano attaccare. La solidarietà sociale non ha bisogno di nemici di classe da attaccare, ma solo di nuovi “compagni di strada” da incontrare, amici con i quali condividere gli impegni e le fatiche del farsi prossimo.