Problemi

Problemi

LA SETTIMANA SANTA

LA PAROLA DELLA CROCE

di Giovanni Moioli, teologo

 

Morì crocifisso sotto Ponzio Pilato: credere a Gesù

Noi diciamo : credo.

Facciamo cioè un atto di fede , che Gesù di Nazareth morì crocifisso sotto Ponzio Pilato; c’è una stranezza, perché un atto di fede suppone che si creda in qualche cosa che è mistero che Dio solo può rivelare, mentre qui si tratta di un fatto doloroso, drammatico, ma tuttavia un fatto constatabile storicamente.

Gesù di Nazareth è uno dei tanti crocifissi della storia.

Allora che significa dire: credo che Gesù è morto crocifisso ?

Questa stranezza ci richiama alla caratteristica della nostra fede di essere un credere a un Dio – non a delle idee soltanto, o prima di tutto a delle idee – ma a un Dio degli “avvenimenti”, dei fatti.

Ci sono cioè dei avvenimenti, dei fatti che lo rivelano, che sono suoi: e, rivelandolo, rivelano “chi Egli sia per noi” e “chi noi siamo per Lui”.

Un avvenimento sconcertante, che pure è suo, cioè è di Dio, è questo: che Gesù sia morto crocifisso.

Noi facilmente facciamo slittare il discorso e diciamo: Gesù è morto.

Non ha più un gran senso per noi, come invece lo aveva per il Nuovo Testamento, che Gesù sia morto crocifisso.

Ma non era una morte qualunque quella del crocifisso, era una morte che significava qualcosa, che aveva un senso sinistro e complesso nel “mondo” e nel “tempo” in cui moriva Gesù.

E’ quindi una morte scelta, una morte che vuol dire qualcosa e attraverso questa morte divenuta la “sua”, la morte crocifissa di Dio, Dio doveva rivelare se stesso, chi Egli sia per noi, chi siamo noi davanti a Lui e come intende farci essere davanti a Lui e con Lui.

 

Morì crocifisso sotto Ponzio Pilato: la meraviglia credente e la meraviglia incredula

Bisogna fare dunque attenzione: Dio, in Gesù, sceglie non una qualunque morte, ma questa morte: la morte del crocifisso.

C’è un senso di meraviglia da recuperare di fronte a questa affermazione che può diventare banale. Gesù è morto per noi, ma che sia morto crocifisso non è una cosa puramente accidentale!

La meraviglia ha sempre un doppio esito: c’è la meraviglia di chi vuol capire, che si lascia educare a capire; come quando Mosè vede il rovento ardente nel deserto e dice: “voglio avvicinarmi e vedere che cosa è questo”. Vuole capire quello che vede.

Oppure, nel capitolo 53 di Isaia dovesi parla del Servo di JHWH e il coro, ad un certo punto, domanda: “chi mai avrebbe creduto? Noi l’avremmo considerato come un malfattore e invece…” .

C’è invece la meraviglia che non nasce dall’intelligenza, cioè dalla volontà dell’uomo di capire, di piegarsi, di incontrare la verità o comunque ciò che gli si manifesta: ma è la meraviglia della ragione, che conduce a misurare questa cosa secondo il metro che sono io; che dice: o questa cosa sta nel mio metro o non ci sta.

Questa meraviglia conduce all’incredulità, al rifiuto.

 

Sacrificio della Nuova Alleanza per la remissione dei peccati; una prima parola: sacrificio

Dalla meraviglia credente di fronte al messaggio che viene dalla realtà della crocefissione del Signore occorre passare ad ascoltare e accogliere ciò che realmente quell’avvenimento vuole dire.

Sono quelle parole che richiedono la nostra attenzione perché diversamente il Crocefisso non ci parla, non ci dice il messaggio che vuole comunicarci.

Una prima parola è sacrificio;

il significato ci sembrerebbe subito ovvio: vuol dire che il Signore muore e soffre; invece non è così perché innanzitutto sacrificio non significa dolore. Non si deve mettere in evidenza anzitutto il dolore;

Sacrificio significa che ci troviamo di fronte ad un gesto di comunione.

Questa comunione è alleanza ed è comunione con la “radice” con il “fondamento” di ogni comunione tra noi, quella che, abbattendo in radice ogni divisione, diviene anche comunione tra gli uomini.

E’ quella radice, fondamento che, abbattendo ogni divisione che il nostro cuore cattivo riesce a produrre anche tra noi e nel mondo, ci rende sottomessi a Dio, ci fa diventare figli di Dio, ci fa accogliere l’amore di Dio e il perdono.

Dicendo che la croce del Signore è sacrificio vuol dire, allora, che è un gesto di comunione e questo appare già dal modo con cui Gesù vive il momento della sua morte in croce.

In questo gesto, infatti, troviamo l’ubbidienza e l’abbandono di Gesù nelle mani del Padre.

Non troviamo in lui la ribellione orgogliosa dell’uomo peccatore, come da Adamo in poi.

Troviamo, invece l’abbandono al Padre: “Padre, nelle tue mani affido lo spirito mio”. Troviamo il dono della vita “per voi”; anzi questi “voi” sono coloro che lo mettono a morte : “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

Nel sacrificio del Signore vi è dolore, certo: sarebbe sciocco non considerare questo aspetto; però troviamo innanzitutto che la croce viene vissuta come comunione verso Dio, verso tutti gli uomini, compresi coloro che non fanno alcun gesto di comunione nei suoi confronti perché decidono la morte di lui.

Vissuta come gesto di comunione , la croce è davvero per gli uomini, è per tutti il principio della Alleanza.

Morto “per” i nostri peccati, morto “per” la nostra giustificazione.

 

Sacrificio della Nuova Alleanza per la remissione dei peccati; una seconda parola: sacrificio per i peccatori

Gesù, con il suo sacrificio, compie un gesto di comunione mentre i crocifissori non compiono in alcun modo un gesto di comunione. Non sono loro a dare senso alla croce di Gesù: il senso di questo avvenimento della croce è Gesù che glielo dà, per come lui lo vive.

Non è gesto di comunione mettere in croce Gesù; ma lui lo vive in questo modo.

Apparentemente sono gli altri a dare senso alla croce: “.. è un malfattore, nemico di Cesare, mettiamolo in croce”. Invece non è vero. Quello non è il significato più vero del suo morire.

Questo è paradossale perché rivela che il gesto di Gesù è compiuto non soltanto gratuitamente, ma gratuitamente per dei nemici.

Nemici sono quelli che lo mettono in croce ma nemici sono, più profondamente, tutti gli uomini secondo quanto dice S. Paolo ( Rm 5 ) quando presenta la giustificazione come frutto principale della croce del Signore:” Mentre infatti noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto. Forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”.

Ciò che rende particolarmente paradossale il gesto di comunione è che viene oferto a dei nemici che biblicamente devono essere chiamati peccatori perché il gesto di inimicizia nei confronti di Dio nella Bibbia si chiama peccato.

Non è il sacrificio “dei” peccatori, ma è il sacrificio , il gesto di comunione “per” i peccatori.

Di questo gesto Dio prende l’iniziativa.

 

Sacrificio della Nuova Alleanza per la remissione dei peccati; una terza parola: peccato

C’è una parola nel Vangelo di Luca che dice: “Se voi, che siete cattivi, sapete dare le cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono”.

Il Signore definisce tutti come cattivi.

Chi siamo? Siamo cattivi;

perdona loro” vuol dire che gli uomini sono capaci di fare peccati e Dio decide ugualmente di essere per loro, per tutti gli uomini, fino al dono di sé.

Dio non può incontrare l’uomo, figlio di Adamo, se non misericordiosamente.

Ogni essere umano non può essere incontrato in maniera neutrale da Dio; è sempre incontrato con un gesto di misericordia, che vuol dire superamento dell’inimicizia, che non è quella che Dio ha voluto per noi e che quindi è nemica dell’uomo.

Chiamiamo questa inimicizia: ”peccato originale

Quando parliamo di peccato originale intendiamo un peccato di cui non siamo responsabili e che non ha nulla a che vedere con il peccato di cui siamo, invece, responsabili.

Eppure fino a questa radice bisogna che giunga la fedeltà misericordiosa di Dio a creare una nuova solidarietà; non la solidarietà di quando eravamo peccatori, solidarietà nel fare il male, ma solidarietà nuova incentrata sul capo dell’umanità che è Gesù.

Dobbiamo essere così davanti a Dio: bisognosi di misericordia. Ma la croce del Signore mi dice che questo bisogno non resta inevaso e che Dio mi raggiunge fin dove può, al di là dei miei atti di peccato.