Il giorno del Signore nel Rito Romano

Il giorno del Signore nel Rito Romano

Ti preoccupi

di proteggere la tua fede?

SESTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

17 febbraio 2019

Abbiamo celebrato il Natale
e abbiamo giustamente
fatto festa.
Abbiamo, infatti, celebrato
la nascita
di colui che, sulla terra,
sottrae la vita umana
al potere del male.

L'abbiamo vissuto
e ne abbiamo tratto benefici.

Già,
ma di questo bene
siamo responsabili?
La sua permanenza
dipende in un qualche modo
anche da noi?

Ci dobbiamo impegnare
davvero
a strappare questo bene
alla legge primaria
che regola l'esistenza
di tutto ciò che esiste sulla terra
e che sanziona, implacabile,
che tutto quanto inizia
è necessariamente destinato
a finire?

Oppure
dobbiamo riconoscere
di essere praticamente impotenti?

Ecco, allora, comparire
un ricorrente problema:
se l'uomo non ha potere effettivo,
l'uomo non è responsabile.

Le conseguenze
si fanno allora infinite.
Infatti, per esempio,
"bene" e "male"
divengono fattori molto relativi,
quanto mai inconsistenti.
Si trasformano
in elementi che oggi esistono
e domani scompaiono
o divengono tutt'altro,
magari addirittura il contrario.

E, se nessuno è responsabile,
crolla qualsiasi "legge"
semplicemente perché
qualsiasi "valore" diventa evanescente.

Nulla, resta.
tutto, compare e scompare.
E, nessuno,
sembra potere porre rimedi.

Oggi, molti
pensano che le cose della vita
procedano in questo modo.
Sentono di vivere
in un mondo fatto soltanto
di provvisorio
perché tutto è
un attimo che fugge e sparisce.

Ed è proprio a questo uomo
che Dio rivolge
le parole di Geremia:

"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore".

Tu, capisci
queste parole?
Ti parlano?
Ti incoraggiano e ti orientano?
Ti sottraggono
a quello strisciante materialismo
che fa affogare
sistematicamente
nell'indifferenza
il rapporto con Dio?

In ultima analisi,
credere
è essere entrati nella benedizione
che Dio
ha gratuitamente donato ad Abramo.
È amarla e rallegrarsene.
Insieme, grazie a lei,
è ritrovare
"verde" e vitale
la propria vita,
persino nei giorni di massima siccità.

Nel Vangelo odierno
Gesù conferma tutto ciò.

E lo fa
indicando
forme precise di intervento
della misericordia di Dio.

Non solo.

Siccome ha detto:
"gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date",
Gesù indica
insieme
cosa dare e a chi darlo.

Nei suoi "guai", infatti,
oltre il giudizio e la condanna
è presente una forte sollecitudine.
E il suo morire sulla croce
per "tutti"
lo prova pienamente.

Se, nel corso della settimana,
vivremo
con forza tutti gli stimoli
che la sollecitudine di Gesù
ci invierà,
senz'altro capiremo
quanto la seconda Lettura odierna
deve costantemente
essere posta al centro
della nostra coscienza.

Esattamente come è stato per Paolo.

Del resto,
oggi molti cristiani vivono
senza mai pensare
alla forza splendida
presente
nella risurrezione di Gesù.
Quindi,
senza mai riferirsi di fatto ad essa
e da essa
trarre ispirazione e forza.

Prima lettura
Ger 17,5-8

Dal libro del profeta Geremìa

Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamarisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti».


Salmo responsoriale
Sal 1

R.: Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.


Seconda lettura
1Cor 15,12.16-20

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? 
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 
Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. 
Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.


Vangelo
Lc 6,17.20-26

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. 
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».