Il giorno del Signore nel R​​​​​​ito Ambrosiano

Il giorno del Signore nel R​​​​​​ito Ambrosiano

Rigorosamente perfetti.

Purtroppo
egoisti e individualisti.

V DOMENICA DOPO PENTECOSTE

14 luglio 2019

Come fare proprie
ogni giorno
la saggezza e le forze
della Risurrezione?

Ce lo stiamo chiedendo
in questo tempo
che segue la celebrazione della Pasqua.

In particolare,
Domenica scorsa
ci si interrogava
sulla necessità
di sfuggire all'abitudine
che condanna alla superficialità
e apre le porte dell'ipocrisia.

Oggi le Letture
sembrano riprendere
questa necessità
per evidenziare anzitutto
le dinamiche dei mali in questione
e poi precisare
i correttivi da intraprendere.

Partiamo dalla prima Lettura.

Curioso è il suo inizio.
Il riferimento al "caldo paralizzante"
sembra esprimere
un richiamo molto concreto
al clima di pesante difficoltà
che talvolta soffocano
la vita umana sulla terra.

Forte è poi il duplice richiamo
rivolto da Dio ad Abramo.
Da una parte
Dio gli ricorda
la promessa iniziale.
A lui è stata concessa benedizione.
Ma lui dovrà far giungere
questa fortuna
a tutte le famiglie della terra.
D'altra parte
Dio esige da Abramo e dai discendenti
una piena rettitudine.

Così, questi versetti
propongono una visione di peccato
molto particolare.
La rettitudine personale
si attua nel rispetto
di due ordini di comandi:
il rispetto della legge morale
e l'obbligo di trasmettere alla terra
la "benedizione divina".

Il successivo racconto
della distruzione di Sodoma e Gomorra
lo prova inequivocabilmente.
Spiega, infatti, che Dio rifiuta l'empietà
e, insieme, non sopporta affatto
il grido delle vittime dell'empietà.
Anzi, è scritto
che è proprio questo grido
a muoverlo contro Sodoma e Gomorra.
In particolare,
il curioso dibattito con Abramo
chiarisce a pieno
che Dio non intende dare vita
a punizioni indiscriminate.
Ma c'è molto di più.
Dio assegna ai pochi giusti rimasti
un basilare ruolo salvante.
Grazie a loro,
la città dove il male domina incontrastato
sarà risparmiata
e per tutti
la vita sarà solo gioia e pace.

Che ti dice tutto ciò?
La tua visione della giustizia
include questo senso forte
della misericordia di Dio?
Cerchi di approfondire
questo senso
in modo tale che il tuo legame con Dio
esca dalla genericità
e, soprattutto, dall'inadempienza?

Oggi il Vangelo
dice molte cose al riguardo.

Il primo particolare da chiarire bene
è quel laconico "molti".
Isaia ne parla a lungo
nella parte finale del suo libro.
Qui sogna
il sopraggiungere
al banchetto della festa finale,
organizzato da Dio stesso,
di una moltitudine di popoli
da tutta la terra.

Va aggiunto che, sempre Isaia,
afferma che il Servo di Dio
col suo agire indicherà
sentieri di salvezza a tutti ignoti.
Sentieri che, di lì a secoli,
porteranno Gesù
direttamente al Calvario.
Sentieri che, successivamente,
saranno di ogni discepolo
che non voglia separarsi
dal suo Maestro.

Tutto ciò chiarisce bene
il riferimento alla "porta stretta".
Il discepolo,
memore del padre Abramo,
è chiamato a una rettitudine molto esigente.
Ma, insieme, è chiamato
a fare giungere agli estremi confini della terra
la benedizione divina

Così, in gioco non è semplicemente
la propria salvezza.

Ne viene, dunque,
che il Vangelo non si limita a insegnare
come salvare se stessi.

Oggi questo aspetto del Vangelo
è del tutto disatteso.

Tu, te ne rendi conto?
Tu, vivi ripiegato su te stesso,
mortificando non poco il vigore
delle forze della Risurrezione
che la Pasqua ha immesso in te?

Guarda con determinazione
a tutta quella società
formata da gente che
ogni giorno
ha problemi che crescono
mentre per lei
ogni giorno
le soluzioni diminuiscono sempre più.
Ebbene, tu cogli in essa
il crescere della sua angoscia del sentirsi soli
e, soprattutto, del ritrovarsi incapaci
di affrontare il "terribile" quotidiano?
E, allora, lotti assieme a Gesù
per fare entrare nella festa
chi è irrimediabilmente condannato
a vivere escluso da essa?

Ma, adesso, prova
a leggere la seconda Lettura.

Dopo, sarai davvero pronto
a cantare il Salmo odierno.

LETTURA Gen 18, 1-2a. 16-33
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Quegli uomini andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. Il Signore diceva: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso». Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore. Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». Come ebbe finito di parlare con Abramo, il Signore se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

SALMO Sal 27 (28) 

Signore, ascolta la voce della mia supplica.

Ascolta la voce della mia supplica,
quando a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio. R

Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.
Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie. R

Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. R 

EPISTOLA Rm 4, 16-25
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, eredi si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.
Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne «padre di molti popoli», come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

VANGELO Lc 13, 23-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».