Il giorno del Signore nel R​​​​​​ito Ambrosiano

Il giorno del Signore nel R​​​​​​ito Ambrosiano

Mentre si fa di tutto
per riuscire a "entrare"

Dio dice: "Esci!".

V Domenica dopo Pentecoste

 

 

5 luglio 2020

Nel corso delle due ultime Domeniche
la Parola del Signore
ha disegnato due grandiosi scenari di vita
strettamente tra di loro collegati.
Il primo ripropone
l'azione fantastica con la quale
Dio ha creato l'uomo e il mondo.

In questo primo scenario
domina lo splendore incantevole
di tutta la realtà terrena.
Ma, in un angolo,
spunta una macchia oscura, minacciosa.
È un albero ricolmo di frutti proibiti
perché portatori di morte.

Domenica scorsa,
ci è stato proposto un secondo scenario.
In esso il punto oscuro
è cresciuto a dismisura
fino a diventare l'impressionante
e sconvolgente buco nero del diluvio.

Ma, questa volta, in un angolo
un punto luminoso
proietta la sua luce
verso le terribili tenebre del diluvio
orribilmente cariche di morte.

Raffigura efficacemente
la irresistibile forza di vita
di cui Dio è colmo.
È la forza che svilupperà sulla terra
la storia santa
della nuova creazione dell'uomo e del mondo.

All'inizio, la Genesi svela
che Dio l'ha concentrata
in una parola minuta e semplicissima:
"Esci!".

Bada
che Dio ha assegnato a questa paroletta
una funzione sconfinata.
Essa dovrà indicare a ogni uomo
il centro della fede
e la sostanza fondamentale
della pratica della religione.
Più a fondo,
dovrà indicare all'uomo
il senso ultimo della stessa vita.

Così, quando ogni uomo
incrocia Dio
viene da Lui chiamato
a passare per l'esperienza cruciale
vissuta per primo da Abramo.

Gesù stesso conferma tutto ciò
quando afferma che Abramo
va considerato il padre
di tutti i credenti.

Ecco allora precisarsi
la parola che Dio ci rivolge oggi:
credere è mettersi in strada.
Cominciare a camminare.
Poi, andare avanti,
senza mai fermarsi.

Subito appare
il carattere ambivalente di questa parola.
Essa entusiasma
ma, insieme, sconcerta.
Dio, infatti, fissa il punto di partenza
ma non svela quello di arrivo.

Fermati. Medita attentamente.
Cosa è la fede per te?
Come la stai vivendo?
Ha dell'entusiasmo in se stessa?
Ti ha mai sconcertato?
Come hai reagito?
Ti sei rifatto ad Abramo?
Lui è uscito e basta.
E tu?

Queste domande
chiariscono efficacemente
che non è mai possibile
definire ed etichettare la fede
una volta per tutte.
Essa è un "qualcosa"
che inizia e va avanti
proprio come un cammino
che cambia di continuo e non finisce mai.

Un punto è chiaro:
per l'incredulo primario è "entrare"
al contrario del credente
che deve accettare di "uscire".
E l' "entrare" equivale
all'insieme prestigioso delle sicurezze
legate alla ricchezza
e a tutto ciò che la genera.

Dio mette in discussione tutto ciò.
Lui dice semplicemente: "Esci!".

Quanto è facile snaturare
la fede, la religione.
Allora, tu hai scoperto
che quieto vivere e religione fanno a pugni?
Già Domenica scorsa
Dio ti ha invitato
a tirare fuori la coscienza e la stessa vita
dalla confusione e dalla superficialità.

Oggi lo fa ancora di più.
Infatti Vangelo
imprime una accelerazione incredibile.
a questo discorso.

Gesù ti dice
che il massimo di sicurezza
lo trovi se accetti
il massimo di insicurezza.
Il cristiano è messo peggio di volpi e uccelli.

Poi Gesù afferma che
bisogna mettere da parte
i vantaggi che ognuno trae
dal fare parte di un gruppo sociale
che mette al sicuro la vita di tutti
dentro il recinto di leggi
da rispettare con scrupolo estremo.
Metterle da parte
significa diventare "pazzi".
Ma solo questi pazzi hanno scoperto
la forza di Dio e la annunciano al mondo.

Infine, uscire
non può essere andare avanti e indietro.

Ti sei accorto che Gesù
ha totalmente stravolto
il concetto di libertà.
Per lui, la libertà sta nella capacità
di accettare
il rischio assoluto
che Dio di volta in volta propone.
Paolo diceva Domenica scorsa:
"Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito".

E ora misurati con le parole della seconda Lettura.
E nel corso della settimana
vivi e poni a te stesso due domande.
Cosa è vita per me?
Cosa è morte?

LETTURA Gen 11, 31. 32b – 12, 5b
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè di suo figlio, e Sarài sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nella terra di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.
Terach morì a Carran. Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan.

SALMO Sal 104 (105)

Cercate sempre il volto del Signore.

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto. R

È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. R

«Ti darò il paese di Canaan
come parte della vostra eredità».
Quando erano in piccolo numero,
pochi e stranieri in quel luogo,
non permise che alcuno li opprimesse
e castigò i re per causa loro. R

EPISTOLA Eb 11, 1-2. 8-16b
Lettera agli Ebrei

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.

VANGELO Lc 9, 57-62
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».