Il giorno del Signore nel R​​​​​​ito Ambrosiano

Il giorno del Signore nel R​​​​​​ito Ambrosiano

Risorti
non lo si nasce

ma lo si diventa.

V DOMENICA DI PASQUA

19 maggio 2019

Ancora una volta
noi richiamiamo noi stessi
a celebrare la Risurrezione di Gesù
anzitutto in noi stessi.

Solo così
questa celebrazione
eviterà il diventare
una affermazione
esclusivamente dottrinale
di un fatto esterno a noi stessi.

Infatti, noi
mentre celebriamo
il risorgere di Gesù,
ci immergiamo nel suo amore.
Lo riceviamo.
Ne veniamo trasformati,
profondamente.

Irresistibilmente.

Per questo,
ogni volta cominciamo
a fare
quanto, prima, non abbiamo mai fatto.

Con naturalezza.
Soprattutto, felici
di trasmettere felicità.

In particolare,
viviamo di volta in volta
una esperienza
che ha davvero dell'incredibile
e, proprio per questo,
ci affascina.
Infatti, misteriosamente,
in noi
a fianco della percezione
di pensare o di agire
si sprigiona la sensazione
di rinascere incessantemente
a una vita splendida
che non è soltanto umana.

Siamo entusiasti.
Soprattutto,
diventiamo inarrestabili.
Le difficoltà
stimolano in noi
un pensare e un agire
che prima o poi produce
soluzioni.
E, quel che è davvero splendido,
queste soluzioni
interessano la vita
di chi ci sta attorno
e non soltanto la nostra vita.

Ecco il miracolo:
noi cambiamo
ma, insieme,
cambia anche chi ci sta attorno.
Cambiano le relazioni
e, quindi, cambia
la vita negli ambienti.

Insomma,
cambia la vita
e cambia anche il mondo.
Certo,
non "tutta" la vita
o "tutta" la terra.
Ma senz'altro la vita
che si sta concretamente vivendo
e il mondo nel quale di fatto
si sta vivendo.

Prova adesso a rileggere
la prima Lettura.
Scopri
come ti sta parlando.
Senti quanto ti sta cambiando
e come ti sta di fatto stimolando.

Ma tu
ti ritroverai personalmente
di fronte alle forze vitali
della Risurrezione di Gesù
solo se tu chiarirai a te stesso
un punto preciso:
tu stai risorgendo
perché Gesù ti ha fatto risorgere.

Tu, allora,
stai vivendo forze di vita
che non sono tue.
Sono di Gesù.
Sono di Dio.
Sono, per questo,
formidabili
fantastiche
invincibili.

Certo,
non saranno mai tue.
A te sono date
e, comunque, ti sono date
perché tu ti affidi a esse
una volta per tutte.
Pienamente
e senza ripensamenti o paure.

Del resto, nel Vangelo
non per nulla Gesù ammonisce:
"dove vado io voi non potete venire".
Già, Lui sta andando
a sacrificare tutta la sua vita
per realizzare
un utile che riguarda
unicamente tutti gli altri.

E la realizzazione di fatto
sulla terra
di questo utile
realizza la Risurrezione.

Realizza cioè
la trasformazione della vita
fino a trasformare
lo stesso ambiente
secondo dinamiche
inarrestabili.

Ma questo è quanto
afferma la seconda Lettura.
La Risurrezione di Gesù
fa incessantemente partire
dinamiche di cambiamento
destinate a crescere
all'infinito.

Possiamo ora concludere
affermando
che tutto ciò delinea
una precisa verità:

cristiani non si nasce,
ma lo si diventa
giorno dopo giorno,
vivendo generosamente
le forze della Risurrezione.

LETTURA
Lettura degli Atti degli Apostoli 4, 32-37

In quei giorni. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa «figlio dell’esortazione», un levita originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.            

 

SALMO
Sal 132 (133)

®  Dove la carità è vera, abita il Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme! ®

È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste. ®

È come rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre. ®

 

EPISTOLA
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 12,31 – 13, 8a

Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.           

 

VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Giovanni 13, 31b-35

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».