La parola di questa settimana

Per seguire mons. Giovanni Giudici

 

  IV Domenica dopo Pentecoste

3 luglio 2022

Genesi 4,1-16; Matteo 5,21-24

La prima lettura che ci narra la morte di un uomo giusto, è stata letta dalla Chiesa come in relazione con il morire di Gesù sulla Croce. San Giovanni, nella sua prima lettera, afferma che la ragione dell’omicidio commesso da Caino è la cattiveria, la malvagità, l’invidia. «Per quale motivo uccise suo fratello? Perché le opere sue erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste».

San Giovanni ancora avverte: «Sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli». (1 Giov. 3,12) Ma chi non ama rimane nella morte, e non soltanto rimane nella morte, ma non comanda i suoi desideri di contrapposizione, e giunge fino a uccidere il proprio fratello perché, ancora San Giovanni scrive, vi è un consigliere negativo: «il diavolo è omicida fin dall’inizio».

Lo scrittore sacro proietta all’origine dell’umanità ciò che si presenta come esperienza generale ogni giorno. E fa risalire il gesto dell’omicidio, all’esperienza della fraternità dimenticata o tradita. Sono, siamo figli ‘di uno stesso padre, di una stessa madre’, sono, siamo figli di Dio creatore. Caino e Abele ci sono presentati come uccisore e vittima, prototipi di ciò che nella storia avviene fino al presente dell’umanità.

Il profeta del passato che ci ha descritto anzitutto l’unità delle creature umane nella prima coppia. Ecco Adamo ed Eva: innamoramento, riconoscimento e dialogo: utilizza una espressione intensa: ‘questa è carne della mia carne’. Invece nella vicenda di Caino e Abele ci viene mostrato come la diversità può diventare incomprensione, contrapposizione, violenza. Caino, che non accetta la diversità, non capisce bene che cosa si è impadronito del suo cuore: Caino fu molto irritato e il suo volto era abbattuto... Dio lo sollecita a riconoscere la condizione de cui è vittima; egli ha uno sguardo distorto e avverso al fratello. Il Creatore ricorda a Caino che è libero quando i pensieri omicidi stanno per dominarlo: ..verso di te è il tuo istinto, e tu lo dominerai.

Ma tutto è inutile. Quando Caino uccide il fratello, Dio vigila sulla verità e sulla giustizia. Anzitutto non è indifferente di fronte all’omicidio. Questo è spesso il nostro dubbio. Il Creatore chiede a Caino notizie del fratello suo. E ottiene una risposta tanto simile alle nostre, in casi analoghi: «Sono forse io il custode di mio fratello?».

Il racconto ci narra che il sangue di Abele grida, perché ingiustamente sparso, e interpella Caino. Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! L’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, richiama il sangue di Cristo che, effuso nel suo doloroso martiro sulla Croce, proclama la resurrezione e la salvezza. Ecco quale è il grido del sangue del Signore: affrontare e vincere oscuro mistero del male non con la vendetta, ma con la misericordia e l’amore.

Gesù stesso è oggetto di invidia omicida, come rilevano i Vangeli. Risana la tremenda debolezza dell’uomo, scrivendo una legge nel cuore della creatura, e dunque donando perdono, e non condannando, effondendo nell’animo dei suoi discepoli lo Spirito di sapienza che aiuta a chiarire i pensieri, e lo Spirito di fortezza, per dominare l’istinto.

Per aiutarci a vivere nella nuova dimensione della fraternità, ci offre l’insegnamento contenuto nel brano evangelico: la fraternità che è legame profondo con i fratelli e le sorelle nostre, ed è un atteggiamento che va coltivato. Esso è il fondamento di una esistenza personale buona; è uno stile che costruisce noi e i nostri fratelli e sorelle come parte di una società giusta e perciò pacifica nella quale si può vivere tutti.

Nella parola di Gesù il precetto di non uccidere ha una chiarezza nuova, che raggiunge ogni più semplice situazione della nostra vita. Sapendo che siamo chiamati a vivere in comunione tra noi, anche un moto d’ira verso il fratello, la sorella è un modo di “uccidere”. Ancor più lo è il giudicare l’altro incapace di esprimere o di accogliere un pensiero. Usando espressioni che squalificano chi disprezziamo o lo umiliamo con un nomignolo, con una parola offensiva- stupido-, gli procuriamo difficoltà nei rapporti con gli altri. Più grave ancora, avverte Gesù, è escluderlo dalla relazione con noi e con gli altri dicendo: questo è pazzo.

Ringraziamo il Signore per averci dato lo Spirito che ci consente di vivere la diversità con i fratelli e le sorelle nostre come occasione di comunione, e non di separazione. Chiediamogli di custodire il nostro cuore e la nostra mente perché non si insinui in noi lo spirito di contrapposizione e di giudizio nei confronti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.