T10 - Sinodo: la presentazione

Monsignor Luca Bressan,
presidente della Commissione di coordinamento,

illustra motivazioni,
caratteristiche e obiettivi del Sinodo minore

Per restare fedeli all'identità ambrosiana

di monsignor Luca BRESSAN 
Presidente Commissione Sinodo “Chiesa dalle genti”

Con l’intenzione di dare spessore e solidità ad un cammino di rinnovamento avviato ormai da anni, monsignor Mario Delpini chiede alla Diocesi di cui è da poco diventato vescovo, ma che conosce bene, di iniziare un percorso inedito, quello del sinodo minore. Si tratta, in un tempo relativamente breve (un anno: la chiusura è fissata per la prossima festa di san Carlo Borromeo, 4 novembre 2018; e il legame con l’eredità di questo santo pastore è cercato: a lui dobbiamo i primi sinodi minori) di attivare un percorso articolato e organizzato di ascolto e consultazione che porti il corpo ecclesiale ad una lettura matura dei cambiamenti che sta vivendo, nella convinzione che proprio dentro di essi va cercato il destino di grazia che Dio ci sta preparando.

Tutti sono invitati a partecipare: uomini e donne, laici e clero, individui e famiglie, vita consacrata e nuove realtà ecclesiali, ambrosiani da generazioni e nuovi venuti, cristiani ma anche tutti coloro che non intendono far mancare il proprio contributo alla costruzione della Milano di domani. Il tema su cui la Chiesa ambrosiana viene chiamata ad esprimersi è ben delimitato e al tempo stesso si mostra fondamentale per il nostro futuro. Come dice bene il titolo “Chiesa dalle genti”, ci è chiesto di concentrarci e leggere insieme come, in un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali, anche l’operazione di raccolta delle genti che lo Spirito santo compie da secoli qui a Milano stia conoscendo trasformazioni sensibili.

C’è bisogno di un sinodo, per riuscire in un’operazione simile. Come nella precedente occasione (il sinodo 47°, promulgato dal cardinale Martini nel 1995) anche se non con la stessa ampiezza di verifica. Siamo invitati a riprendere, di quel sinodo, un capitolo particolare, quello dedicato alla pastorale degli esteri. Come già intuiamo dal titolo questo testo chiede di essere adeguato ai cambiamenti che lo stanno interessando. Siamo invitati a rileggere tutta questa sezione concentrandoci su di una dimensione della nostra vita e della nostra azione, quella che esprime la nostra cattolicità. Si tratta di comprendere come l’arrivo di nuovi popoli ci chiede non soltanto di attivare servizi di accoglienza e percorsi di integrazione, ma più profondamente ci chiama a realizzare una fraternità di diversi.

Lo scopo di questo cammino sinodale è eminentemente pastorale. Ogni comunità cristiana, ogni realtà ecclesiale è invitata a reagire alle questioni poste da un testo che farà da guida al percorso sinodale. Ai consigli diocesani (pastorale e presbiterale) spetta il compito di fare sintesi del lungo momento di ascolto, trasformando le riflessioni raccolte in mozioni che verranno consegnate al Vescovo attraverso l’assemblea dei decani. L’esito sarà una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità, impegnata a tradurre questa consapevolezza in scelte pastorali condivise e capillari sul territorio diocesano. Una Chiesa dalle genti che con la propria vita quotidiana saprà trasmettere serenità e capacità di futuro anche al resto del corpo sociale. Avremo infatti strumenti per leggere e abitare con maggiore spessore e profondità quella situazione sociale e culturale molto complessa che spesso definiamo in modo già linguisticamente riduttivo come “fenomeno delle migrazioni”. Una Chiesa dalle genti, una Chiesa in sinodo che intende vivere questo cammino proprio per restare fedele alla sua identità ambrosiana: come ai tempi di sant’Ambrogio, in continuità con il suo spirito.