Alla comprensione del Vangelo di Marco

Spunti per la lettura

Vangelo di Marco

 

23- novembre -2017

Sezione 1.2   Istruzione dei discepoli  Mc 3,7- 6,6a  


Lettura 32      La madre e i fratelli.    Terzo gruppo.  Mc 3,31- 35

 

Mc 3,31 «E viene sua madre e i suoi fratelli con lei e stando fuori, mandarono a lui per chiamarlo. 32 E una folla era seduta intorno a lui e gli dicono: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». 33 Ed egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34 E guardando intorno coloro che gli stavano intorno  seduti, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 35 Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».

 

                Diversi commenti di questo brano si preoccupano di salvaguardare apologeticamente i rapporti tra Gesù e la sua famiglia di origine, in particolare la madre, ma dovremmo cercare di capire quale fosse la situazione nel momento in cui Marco scrive questi testi, quando diventare cristiani comportava sempre un rischio di rimostranze, esclusioni ed anche persecuzioni. La decisione per la fede richiedeva grande coraggio e un impegno radicale perché ne andava della vita: il cristianesimo era questione di vita o di morte.

Come lo è oggi per molti nostri fratelli che vivono in paesi islamici. Ma veniamo al testo.

                "Gesù al centro" non indica tanto una disposizione spaziale, ma un rapporto di scuola tra maestro e ascoltatori, anche perché secondo l'uso del tempo i discepoli stavano seduti ai piedi del maestro.

Nel nostro caso il rapporto appare profondo, perché se intorno c'è una grande folla vuol dire che gli insegnamenti di Gesù trovavano una grande consenso, un legame che va oltre a quello di maestro - scolaro, potremmo parlare, in senso lato, di un legame affettivo, analogo a quello che si instaura tra i membri di una famiglia: una nuova famiglia, appunto.

Un rapporto già incontrato in Mc 3,14, Lettura 29: «E ne fece Dodici, che denominò anche apostoli, perché stessero con lui».

Lo "stare con Lui" impegna in una reimpostazione della propria vita, che il brano definisce con: «compiere la volontà di Dio»; attività che si può compiere solo come conseguenza dell'ascolto della Parola.

Il latino ci aiuterebbe molto in questo passaggio perché l'ascolto: audire, produce l'obbedienza: ob-audire, cioè "udire per..." Ma oggi "obbedienza" non è di moda...

Se è così non ci dovrebbe sorprendere che gli ebrei iniziassero le loro preghiere e lo fanno ancora oggi, con lo  "Shemah Israel": "ascolta Israele...". Forse perché la caratteristica fondamentale dell'uomo di fede è di diventare "uditori della Parola".  

                Riflettiamo allora sul fatto che essere "madre, fratelli e sorelle" non assicura un rapporto di discepolato come Gesù intende; non per altro il testo dice che essi non fanno parte di quelli "seduti intorno", ma  "restano fuori".

 

                Ora, se riprendiamo le ultime letture possiamo rilevare un filo rosso.

1- "I suoi" (Lettura 30) che lo conoscevano da trent'anni, non avevano capito quello che Gesù diceva, anzi, dicevano: " è fuori di sé".

 2- Gli scribi (Lettura 31) si erano data una risposta teologica: "scaccia i demoni perché è posseduto dal principe dei demoni".

3- La "madre, i fratelli e le sorelle", non fanno neanche parte della cerchia dei discepoli e infatti "restano fuori".

Allora Marco ha posto le premesse per affrontare un grande problema che tratta nel prosieguo: il rapporto tra proclamazione / kerussō della Parola e uditori della Parola.

 

   

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