Alla comprensione del Vangelo di Marco

Spunti per la lettura

Vangelo di Marco

 

Sezione 1.3   L'identità di Gesù  
Mc 6,6b-8,30

15 giugno 2018

Lettura 57      

Mc 8,27 - 30     
La confessione di Pietro.

 Mc 8,27Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dicono gli uomini che io sia?». 28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». 29 Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno».

La sezione si era aperta con un brano in cui la gente ed in particolare Erode si chiedevano: "Chi è Gesù"?

Mc 6,14 «Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui». 15 Altri invece dicevano: «È Elia»; altri dicevano ancora: «È un profeta, come uno dei profeti». 16 Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!».

Ora, la sezione si chiude con lo stesso interrogativo, prima attraverso una sorta di sondaggio d'opinione, poi con una domanda diretta ed ineludibile ai discepoli. Non è difficile rilevare un certo imbarazzo da parte loro, perché dei dodici solo uno risponde. E gli altri undici non avevano nulla da dire?

Ricordiamo che poco prima della guarigione del cieco di Betsaida, erano state rivolto loro da Gesù ben sette domande a riguardo della molteplicità dei segni di cui erano stati testimoni e che essi non avevano capito:

Mc 8,21 E disse loro: «Non capite ancora?» ma adesso, improvvisante, Pietro esce fuori con quella frase lapidaria: «Tu sei il Cristo».

Forse era preso dall'entusiasmo, forse ammirava Gesù, forse...
Forse ci può aiutare Matteo che nello stesso passaggio prosegue dicendo:

Mt 16,17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli».

Cioè, stando alla spiegazione di Matteo la confessione di Pietro sarebbe frutto di una rivelazione da parte del Padre. Una professione di fede in piena regola, che mostra la fede come dono di Dio.
Se è così anche in altri luoghi abbiamo avuto la percezione di una fede già presente negli interlocutori di Gesù, in tutti quei casi in cui si mostra la figura della "fede che salva". Il paralitico calato dal tetto scoperchiato di Mc 2,1-12 lettura 20; l'emorroissa di Mc 5,21-34, lettura 38; la donna siro-fenicia di Mc 7,24-30, lettura 51.
Però nel nostro brano non accade che Gesù dica a Pietro: "la tua fede ti ha salvato", come ha detto agli altri, ma esprime una semplice beatitudine secondo Matteo, il silenzio in Marco e Luca.

Possiamo dare anche una seconda spiegazione. Quando questi testi vengono redatti Pietro era un personaggio importante nella comunità cristiana e gli era riconosciuta autorevolezza nel dirimere problemi e controversie esistenti nelle varie chiese. È un tema che appare a più riprese nel libro di Atti e nelle Lettere di Paolo, in cui lo stesso Paolo dice che più volte si è recato a Gerusalemme per chiarire le sue intuizioni con "le colonne della Chiesa", cioè Pietro, Giacomo e Giovanni.
Ora, le lettere di Paolo sono redatte almeno vent'anni prima del Vangelo di Marco. Quindi potremmo dire che già dai primissimi tempi a Pietro era riconosciuta questa primazialità.
Se è così allora possiamo ritenere che nel nostro testo Pietro possa essere una sorta di portavoce dei dodici.

Certo, dovremmo anche chiederci cosa intesse l'affermazione: "Tu sei il Cristo" che non è il cognome di Gesù, ma il termine greco per dire "Unto" corrispondente all'ebraico "Messia".
Essere il Messia significa, nella cultura epocale, essere portatore di tutte le attese nutrite dal popolo di Israele. E il   problema si complica perché i vari gruppi presenti in quella società avevano attese differenti gli uni dagli altri, per cui il Messia poteva essere un nuovo Mosè che avrebbe riportato la religione al rigore degli inizi, oppure un liberatore politico che avrebbe ripristinato il regno di Davide, oppure un semplice capo guerriero che avrebbe cacciato i romani e così via. Potremmo dire: tanti idee e attese, anche le più disparate, quanti erano i gruppi sociali presenti in Israele.
Cosa pensasse effettivamente Pietro il testo non lo dice, ma la prosecuzione della lettura di Marco ci mostrerà subito che le sue idee non sono quelle di Gesù, anzi sono molto divergenti.
L'imperativo presente nell'ultimo versetto del nostro brano, di non parlare di Lui con nessuno, mette già in evidenza che Gesù sa già che l'idea di Messia nutrita dai suoi discepoli è falsa e come tale non deve essere divulgata.

Con questo brano termina la terza sezione e la prima parte del Vangelo di Marco.
Nella Lettura che trattava la struttura del Vangelo di Marco, abbiamo detto che avremmo potuto intitolare questa prima parte: "Chi è Gesù?" oppure "La ricerca dell'identità di Gesù" oppure espresso in modo affermativo: "Gesù è il Messia".
La confessione di Pietro è l'approdo di questa ricerca: "Gesù è il Messia".

 

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