Alla comprensione del Vangelo di Marco

Spunti per la lettura

Vangelo di Marco

 

Sezione 1.3   L'identità di Gesù  
Mc 6,6b-8,30 

Lettura 49    
Impurità legale - Il loro cuore è lontano da me  Mc 7,1-12.

 

Mc 7:1 «E si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. 2 Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli mangiavano i pani con mani impure, cioè non lavate -- 3 i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al polso, osservando la tradizione degli antichi, 4 e tornando dalla piazza non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e ci son molte altre cose che hanno ricevuto per tradizione da osservare, come lavature di bicchieri, stoviglie e vasi di rame -- 5 quei farisei e scribi gli domandano: «Perché i tuoi discepoli non camminano secondo la tradizione degli antichi, ma mangiano il pane con mani impure?». 6 Ma egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,/ ma il suo cuore è lontano da me.
7 Invano essi mi rendono culto,/ insegnando dottrine che sono precetti di uomini (Is 29,13).
8 Voi lasciando da parte il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
9 E diceva loro: «Voi respingete abilmente il comandamento di Dio, per osservare la tradizione degli uomini. 10 Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, (Es 20,12; Dt 5,16) e: chi maledice il padre e la madre sia messo a morte (Es 21,17; Lv 20,9). 11 Voi invece dite: Se un uomo dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, 12 non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, 13 annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione che vi siete tramandata. E di cose simili ne fate molte».

I versetti 3-5 sono una spiegazione parentetica inserita probabilmente da Marco per la sua comunità, verosimilmente di Roma, che poco conosceva di costumi ebraici e passiamo agli altri.

È ovvio che prima di metterci a tavola ci laviamo le mani perché questa è un norma igienica ormai consolidata, ma la sua introduzione nella nostra cultura, ha fatto una fatto una grande fatica per essere adottata e oltretutto risale ad un epoca molto recente; le prime avvisaglie si trovano nel '800.
Il nostro testo allora non ci pone di fronte a norme igieniche, ma cultuali dato che non si tratta di rimuovere sporcizia e tanto meno virus e batteri, che a quei tempi erano del tutto sconosciuti, ma di togliere l'impurità che persone oppure oggetti impuri avrebbero potuto trasmettere.
Abbiamo già incontrato questa tematica: impura o immonda non è una persona sporca, ma ad esempio uno che ha perdite di sangue, una donna durante il mestruo, uno straniero, un idolatra, un lebbroso, un peccatore, ecc. Quindi quando uno va al mercato e viene a contato con molte persone  può essersi contaminato anche senza saperlo, da cui il dovere di purificarsi appena entrato in casa.

Troviamo sette volte la radice di "tradizione" e ciò indica che il tema è particolarmente importante. Infatti il testo pone una distinzione radicale tra il comandamento di Dio e la tradizione "vostra" o "degli antichi".
Rileviamo anche che il comandamento di Dio è al singolare, mentre la "vostra tradizione" è ovviamente composta da una pluralità di comandamenti.
I rabbini del tempo sostenevano che anche le tradizioni orali fossero state ricevute da Mosè,  trasmesse a Giosuè e poi agli anziani per cui esse avevano lo stesso valore della Torah.
Ma noi sappiamo, perché l'abbiamo visto commentando il libro di Esodo (vedi archivio), che all'inizio c'erano solo  tradizioni orali che solo in epoca davidica, intorno al 1000 a. C., si incomincio a mettere in forma scritta.
Se è così, si capisce come sia facile aggiungere norme a norme, prescrizioni a prescrizioni fino a rendere la vita impossibile.  All'epoca di Gesù questi comandamenti erano diventati 613.
Un'idea della pignoleria con cui questi comandamenti erano applicati, ci viene dal film "Kadosh", nel quale c'è una sequenza in cui due ebrei osservanti di oggi, mentre preparano il tè, discutono se sollevare e intingere la bustina nella teiera trasgredisca il comandamento del riposo festivo.

La moltiplicazione delle norme e la loro osservanza ossessiva, sono la conseguenza dell'orgoglio religioso, il tentativo di autogiustificazione, l'idea di una salvezza assicurata dal comportamento puntiglioso. È  ancora la convinzione di salvarsi da sé, facendo a meno di Dio. Al contrario tutta la Scrittura continua a ribadire la figura di una salvezza conseguente al fidarsi di Dio, perché solo Lui, attraverso la sua incondizionata dedizione può salvare.
Il libro di Esodo ci ricorda che la Legge non è condizione della salvezza, ma solo risposta alla salvezza già assicurata. È il Dio Liberatore che diventa Legislatore, non il contrario.
Al Sinai prima viene stipulata l'Alleanza e soltanto dopo vengono consegnate le Dieci Parole.      
In altre parole se uno non si affida a Dio, cioè non ha fede, non può trovare salvezza.
Tutto questo è ben sintetizzato dalla citazione di Isaia: «...il loro cuore è lontano da me», oltre che dall'esempio riportato dal v 9 in poi, che non a caso, si riferisce il quarto comandamento del Decalogo.
Cerchiamo di spiegarlo brevemente. Supponiamo che un uomo, in una situazione di pericolo, faccia il voto di donare periodicamente una certa somma per il culto e si trovasse successivamente in ristrettezze economiche. Ora, secondo "la vostra tradizione" sarebbe dispensato dal mantenimento dei genitori invecchiati. In questo modo il voto avrebbe valore superiore al comandamento, ma Gesù condanna questa interpretazione.

Che il problema in questione è quello della ricerca di autosalvezza, lo rileviamo anche dal fatto che la diatriba non è una semplice discussione sulla purità, in quanto la domanda degli scribi e dei farisei intende sottilmente contestare l'autorità di Gesù. Infatti se i suoi discepoli non si comportano secondo la tradizione, cioè la dottrina corrente, la responsabilità ricade sul loro Maestro che pertanto non può pretendere di insegnare in Israele. Quindi Gesù non è maestro in Israele, non può essere il Messia.
Ancora una volta emerge il tema della sezione: ma allora Gesù chi è?

 

 

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