San Simpliciano

Storia

Costruita su modello della basilica di Treviri, su committenza imperiale, per volere di Ambrogio sulla strada verso il Nord e la stessa città tedesca, dedicata alla Vergine e a tutte le sante vergini, per ribadire e contrastare l'eresia di Gioviniano sullo stato di Maria, all'atto della procreazione. Qui, secondo la leggenda il vescovo Ambrogio collocò, sopra l'ingresso della basilica un pezzo della croce. Solo nel dopoguerra, Edoardo Arslan, scoprì la vera origine della chiesa, evidenziando che la basilica aveva mura di età paleocristiane

Negli scritti di Sant'Ambrogio (che fu vescovo di Milano dal 374 al 397 d.C.) non c'è nessuna affermazione che ci permetta di sostenere che risale a lui la costruzione della antichissima basilica Virginum che per secoli e ancor oggi è conosciuta a Milano con il nome di basilica di San Simpliciano.

Eppure c'è una costante tradizione che afferma che proprio il grande Ambrogio l'avrebbe edificata, mettendola all'incrocio di una delle strade che attraverso i passi alpini collegavano la città di Milano con la Rezia.

Il progetto era ardito: dimostrare che la metropoli, diventata capitale dell'impero già dal 286 d.C., non era più pagana.

Impegnò per la costruzione parecchie risorse, sia economiche che di tempo, tanto da dover essere terminata, come sostiene Benzone di Alessandria nel XIII sec., e pur avendo impegnato parecchi mezzi già il successore di Ambrogio, il vescovo Simpliciano, che vi fu sepolto, ottenendone la dedicazione. Quest'ultimo peraltro vi fece traslare le reliquie di tre sacerdoti cristiani Sisinio, Martirio e Alessandro, trucidati, durante una missione di evangelizzazione da lui stesso richiesta, dalle popolazioni della Val di Non, dedite a culti pagani.

Per la deposizione delle spoglie dei martiri fu costruito in questo periodo il sacello a nord dell'abside.

 

Epoca Longobarda

Restaurata dal re longobardo Agilulfo nel VI sec., divenendo basilica regia, poiché la chiesa si trovava all'interno della proprietà fondiaria passata in eredità alla stirpe reale longobarda da quella degli Amali (terra mala).

Difficile raccontare in breve sintesi le vicende di un monumento che può vantare secoli di longobarda storia.

Una prima trasformazione della basilica di San Simpliciano sarebbe avvenuta in epoca longobarda; la grande aula sarebbe stata divisa in tre navate, con una serie di pilastri più fitta di quella che si osserva oggi.

La prova di questa prima radicale modifica architettonica l'avremmo nei tegoloni scoperti sul tetto con impresso il sigillo del re Agilulfo e del figlio Adaloaldo succedutogli nel 616.
Solo nel dopoguerra, Edoardo Arslan, scoprì che i grandi pilastri erano opera di età longobarda, approntati dopo un disastroso incendio che aveva compromesso la tenuta delle travi della copertura, restituendo così un chiesa a tre navate, con 9 pilastri per lato, contro gli odierni 5. La chiesa era così molto più simile all'aula palatina del palazzo imperiale di Treviri. Aveva una pianta che doveva essere non a croce latina ma commissa, cioè a T, un abside ad arco oltrepassato per migliorare l'acustica del suono proveniente dall'altare, che era all'incrocio degli assi dei bracci con quello dell'aula. Le dimensioni della chiesa sono impostate, sia in pianta che in altezza, su rapporti ad quadratum.

 

Età romanica

Più importante e anche più facile da provare è invece la trasformazione romanica, cominciata forse già subito dopo il Mille e sicuramente intensificatasi a seguito della battaglia di Legnano, che registrò la vittoria dei Comuni lombardi contro Federico Barbarossa nel 1176.

Quel successo fu attribuito alla intercessione dei martiri Sisinio, Martirio ed Alessandro, che si festeggiavano nella liturgia ambrosiana il 29 maggio e le cui reliquie si venerano ancor oggi in S.Simpliciano.

Dopo di allora la  basilica fu detta anche basilica del Carroccio, il caratteristico carro di battaglia rimasto per tanto tempo simbolo dei Milanesi.

Della trasformazione romanica avvenuta in diverse fasi le prove incontrovertibili sono la maestosa facciata con il bellissimo portale di ingresso; l'interno dipartito in tre navate di differente ampiezza, con grandi pilastrature sormontate da archi cordoli e vele che sostituirono quelle longobarde; il tiburio ottagonale che sovrasta la sesta campata e che all'esterno presenta bellissime colonnine bianche con capitello sullo sfondo di una compatta muratura cieca; l'attuale abside che ne sostituì una più ampia di cui rimangono vistose tracce all'esterno.

 

 

Il poderoso campanile a pianta quadrata che poggia su solide pietre tombali visibili nel transetto, campanile che nel 1552 dovette essere abbassato di circa 25 metri per disposizione di Ferrante Gonzaga perché non si guardasse nel Castello.

 

 

Le chiese santambrosiane diventavano una prova inequivocabile del volto nuovo di Milano, anche perché il vescovo le aveva volute non soltanto erigere sulle grandi vie che portavano nelle varie direzioni dell'impero, ma dislocare in modo da andare a sovrapporsi press'a poco ai quattro punti cardinali.

 

 

 

 

Pianta di Milano nel 4° secolo con ubicazione delle basiliche santambrosiane

 

 

 



Sicuramente Ambrogio fondò la basilica Apostolorum (che prenderà poi il nome di S.Nazaro) sulla via per Roma e la basilica Martyrum (oggi S.Ambrogio) sulla via per le Gallie.

 

 

Pianta di san Simpliciano. Sant'Ambrogio. San Nazario riferite al IV secolo

 

 

 

Benzone di Alessandria

L'origine santambrosiana di S.Simpliciano è affermata da Benzone di Alessandria in un documento della fine del 1200: \"basilica quae nunc dicitur d'Alessandria Sancti Simpliciani fundata fuit ab ipso etiam Beato Ambrosio in honorem Beatae Mariae\". 

Questa testimonianza ha fatto da supporto a tante altre di autori medioevale, ma non stabilisce con sicurezza che la basilica sia veramente voluta da Ambrogio.
Quel che è certo è il suo carattere paleocristiano; riscontrabile anche oggi, addirittura più evidente e più esteso che non negli altri monumenti coevi già ricordati, che data la basilica con certezza tra la fine del IV secolo e gli inizi del V. La sua singolare caratteristica architettonica è di essere il monumento paleocristiano milanese meglio conservato; qualcuno addirittura dice di tutto il bacino del Mediterraneo. 

 

 

 

 

Sant'Ambrogio battezza sant'Agostino alla presenza di San Sempliciano
dipinto di Antonio Vivarini 15° secolo

 

 

 

 

 

 

Sant'Ambrogio battezza sant'Agostino alla presenza di San Sempliciano
affresco di Benozzo Gozzoli 1464 - 1565

 

 

 

 

 

 

 

Sorta in area cimiteriale, con pianta a croce latina, S.Simpliciano era costituita da una grande aula centrale (A)(oltre 56 metri di lunghezza, esclusa l'abside; più di 21 metri di larghezza; oltre 19 metri dal pavimento originale aGli scavi hanno confermato che su tre lati perimetrali la basilica era avvolta dai cosiddetti cunicula (B), portici per l'accoglienza dei pellegrini diventati in seguito spazio per erigere le cappelle laterali.lle capriate) con addossati due transetti

 

 

 

Esterno
 
 
 
 
 
La facciata è una delle meno alterate dagli interventi di fine XIX secolo e mantiene ancora in parte il suo aspetto originario romanico. Nella parte inferiore, le arcate che incorniciano i portali denunciano l'esistenza in antico di un portico. La parte superiore, che appare, invece, più rimaneggiata, mostra due trifore laterali, due bifore centrali, una trifora in alto ed archetti decorativi. Sul fianco della chiesa vi è il campanile, che risulta tozzo a causa della mutilazione cinquecentesca. La cella campanaria dà verso l'esterno con quattro biforerinascimentali.
 

 

 

 

Interno

 

 

Il tesoro della Basilica è rappresentato dall'affresco  l'Incoronazione di Maria che occupa l'ampia conca dell'abside, capolavoro di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone.

 



L'interno della basilica è a sala: le tre navate, separate da quattro pilastri circolari in mattoni, sono di uguale altezza, anche se le due navate laterali, come la centrale coperte con volta a crociera, appaiono più strette di quella maggiore. Questa peculiarità della grande sala composta da tre navate di eguale altezza che fanno perno sui pilastri della navata centrale creano un effetto luminoso distribuito assai peculiare, una soluzione analoga verrà poi ripresa in tutt'altro contesto dal Gotico Catalano. In prossimità del presbiterio, sotto il tiburio ottagonale e nella campata precedente, vi è l'innesto del transetto a due navate.

Al suo interno, due piccole cantorie in muratura fiancheggiano l'imbocco dell'abside e sorreggono gli organi e vi sono rappresentati Santi e Sante affrescati da Aurelio Luini, figlio di Bernardino Luini che, continuando  la carriera  del padre, ne fu, nella  pittura ,  vero imitatore.  Notevole  la sua "prontezza nel disegno", il "decoro" nelle invenzioni, l'anatomia, l'uso dei lumi e lo studio delle ombre e dei riflessi.
Le sue numerose opere, connotate da una forte tensione dinamica ed espressiva, ma spesso troppo affollate di personaggi, rivelano un'esuberanza compositiva e una ricerca di effetti che talvolta compromette l'equilibrio generale.
Nel transetto destro, inoltre, vi è l dipinto Sconfitta del Cammolesi di Alessandro Varotari, detto "il Padovanino".
Sulla parete del transetto opposto, invece, vi sono lo Sposalizio della Vergine, di Camillo Procaccini ed un affresco con la Deposizione dalla Croce di un maestro lombardo del XVI secolo. Lungo le navate si aprono varie cappelle con decorazioni barocche, rococò e neoclassiche; fra queste la cappella del Rosario, costruita all'inizio del XVIII secolo. 

Navata centrale XVI secolo

 

 

 

 

Sottarchi in pietra della navata centrale 

 

 

 

 

 

Vele del cinquecente restaurate ne XIX secolo

 

Sacello dei Martiri

Dalla porta sotto la cantoria di sinistra, si accede al Sacello dei Martiri dell'Anaunia, basilichetta a croce latina con abside semicircolare, minuscolo transetto e cupoletta; la piccola costruzione potrebbe risalire al IV secolo. Il presbiterio, affiancato da due pulpiti lignei barocchi, accoglie il grande altar maggiore neoclassico in marmi policromi. Nel catino absidale, vi è l'affresco dell'Incoronazione di Maria, capolavoro di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone. Le navate sono illuminate da sei grandi monofore a tutto sesto con vetrate policrome moderne.

 

 

 Abside e soglia paleocristiane del sacello o 'martyrium'

La simultanea percezione del martyrium, una costruzione più ribassata, forse coeva alla basilica o di poco posteriore, costruita probabilmente per essere una cella memoriae per la custodia delle reliquie (si notino le anfore nella copertura del sottotetto) conferma l'impressione che la parte absidale di San Simpliciano sia veramente l'angolo giusto per cogliere le maggiori suggestioni.

Sui fianchi oggi si impongono i vani bassi delle cappelle, ma anticamente l'impianto doveva essere quello che si legge immediatamente sui transetti: due serie sovrapposte di archi entro i quali si distingue la sagoma dei grandi finestroni originali che dovevano far cadere tantissima luce all'interno della basilica.