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Le due rivoluzioni russe del 1917

Daniele Semprini  - Itinerari di storia, letteratura, filosofia e arte

Una “piccola cronaca” storiograficamente aggiornata sull’anno “terribile” della Russia del Novecento

cap. 2

Per tale motivo Lenin, nelle sue Tesi di aprile si impadronì di questo progetto dei socialisti rivoluzionari, per catturare consensi a favore del suo partito3. L’ultima questione, decisiva, era costituita dalla guerra in corso: tre anni di conflitto avevano prostrato il paese causando milioni di vittime, sottraendo forza lavoro alle campagne, diradando le risorse alimentari alle popolazioni urbane. La decisione di L’vov e successivamente di Kerenskij (al governo dal luglio del ’17) di puntare alla vittoria finale fu tanto inevitabile quanto impopolare: un diffuso sentimento ostile al proseguimento del conflitto, rafforzato dalla propaganda pacifista dei bolscevichi tra le truppe al fronte, portò all’ammutinamento di centinaia di migliaia di soldati; il miraggio della pace e del ritorno al proprio villaggio per prendersi e coltivare l’agognata terra promessa dai governanti provocò, in questo modo, uno sfaldamento dell’esercito. Il disastro bellico raggiunse l’apice all’indomani dell’ultima offensiva di luglio contro l’Impero austroungarico, culminata in sconfitte definitive e fatali per la Russia; così Kerenskij bruciò la sua ultima possibilità di rendere saldo il suo potere, lui che, poco prima, aveva potuto atteggiarsi a salvatore della patria e delle conquiste democratiche di febbraio dal momento che aveva sventato con la forza il tentativo insurrezionale dei bolscevichi, incarcerandone i capi e costringendo Lenin alla fuga. Il tentativo del generale Kornilov di riprendere in mano le redini dell’esercito allo sbando fu malamente interpretato da Kerenskij come progetto golpista e lo spinse al suicidio politico poiché decise, per sventarlo, di appoggiarsi ai bolscevichi, già fortissimi a S.Pietroburgo, permettendo loro di armarsi alla luce del sole. Uscito di scena Kornilov, la situazione bellica, civile e politica del paese precipitò nel caos: oramai né il governo né alcun’altra autorità era in grado di arrestare il processo di sfaldamento della società civile: bande di reduci, di criminali, di contadini assaltavano proprietà signorili, si impadronivano di averi e terre senza trovare alcuna forza pubblica capace di fermarli4. All’interno della fazione bolscevica, tuttavia, la prospettiva di sferrare il colpo decisivo all’imbelle governo Kerenskij faceva fatica ad imporsi, nonostante la risolutezza di Lenin nel caldeggiarla; Kamenev ed altri capi bolscevichi erano più propensi a dar vita ad un governo di tutte le sinistre unite, escludendo da esso la componente borghese dei cadetti. Questa, tutto sommato, sarebbe stata la soluzione più coerente con il processo iniziato col febbraio del ’17. Davanti a questo pericolo mortale per l’ipotesi rivoluzionaria, Lenin decise di affondare il colpo e con una ferrea strategia dapprima impose la sua linea all’interno del partito (il 10 ottobre, nella riunione del Comitato centrale) e poi avviò l’attuazione del suo piano ormai improcrastinabile: egli era convinto che bisognasse agire prima della riunione del II Congresso pan russo dei soviet previsto per la metà del mese di ottobre (la cui data fu più volte spostata in avanti, fino al 26) e prima delle tanto temute elezioni dell’Assemblea Costituente; era, infatti, ben consapevole che i bolscevichi non avevano la maggioranza né all’interno dei soviet, né all’interno del paese. L’ordine di iniziare la rivoluzione” fu dato e, tra il pomeriggio e la notte del 25 ottobre, i gruppi armati bolscevichi presenti a S.Pietroburgo fecero irruzione nel Palazzo d’Inverno, sede del Governo provvisorio, arrestandone i deputati ministri rimasti, occupando poi la stazione ferroviaria, le poste e i telegrafi ed altri punti strategici della città. È assodato che all’assalto al potere, incruento e senza scontri rilevanti, abbiano partecipato qualche decina di migliaia di persone, tra militari e civili, e non certamente le masse oceaniche esaltate dalla propaganda comunista dopo la ricostruzione della epica Rivoluzione d’Ottobre fatta negli anni successivi.

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