Questa settimana

 SECONDA SETTIMANA DI AVVENTO

L’attesa e la fine del tempo

Una delimitazione e una fine del tempo sono ancora pensabili, o l’attesa di una fine del tempo è da lungo relegata nel regno della mitologia, in quanto il tempo stesso è diventato un “continuum” omogeneo, privo di sorprese, un cattivo infinito, una eternità vuota, frantumata e disgregata, nella quale tutto può succedere, eccetto una cosa: che cioè un secondo “diventi la porta attraverso cui il Messia entra nella storia”, e in cui perciò ci sia tempo per il tempo ?

Di fronte all’intera vita ecclesiastica ci si può chiedere: la Chiesa non agisce troppo come una istituzione che scaccia le attese capaci di deludere – e tali sono le vere attese – per far posto a delle speranze a-temporali, puramente individuali?

Non funziona essa, come ogni altra istituzione, come un istituzione anti-apocalittica che, in nome di una misura ad occhio e dell’armonia , della popolarità e della ragionevolezza, da lungo tempo offre a prezzi sopportabili tutti i paradossi del cristianesimo, adattandosi al corso delle cose, senza doversi preoccupare della prossima venuta del Signore?

Eppure va affermato ancora una volta: tra sequela del Signore e l’attesa prossima esiste un nesso così stretto che non si può più superare o liquidare, quanto meno con successo, una di esse senza compromettere ,e alla fine, perdere totalmente anche l’altra.

 J. B. Metz, Tempo di religiosi