Sacro Monte di Orta san Giulio

 

 Sacro Monte d’Orta

 

 

Il Sacro Monte d'Orta è un percorso devozionale, costituito da venti cappelle affrescate. 
 Il Vescovo di Novara, Carlo Bascapè - interprete fedele del magistero di San Carlo Borromeo - tra il 1593 ed il 1615 diede un decisivo impulso ai lavori del Monte, seguendo personalmente sia gli aspetti organizzativi sia il programma iconografico della decorazione delle cappelle in coerenza con l'idea, comune a tutti i Sacri Monti, di offrire una rappresentazione teatrale degli eventi. 
All'interno delle cappelle quindi si trovano gruppi di statue di terracotta dipinta a grandezza naturale (nel complesso sono 376) e numerosi affreschi che illustrano la vita di San Francesco d'Assisi che fanno da sfondo ai gruppi statuari. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Sacro Monte d’Orta è posto a circa 400 metri d’altitudine in magnifica posizione panoramica sull’abitato di Orta e sul lago omonimo. 
I lavori di costruzione del complesso religioso iniziarono nel 1590 e si protrassero per più di un secolo.
Nella prima fase costruttiva le soluzioni architettoniche prescelte fanno riferimento a modelli tardo rinascimentali: attivi in questa fase, tra gli altri, lo scultore Cristoforo Prestinari, i pittori Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere e il Morazzone. Essi realizzarono gruppi scultorei intimi e raccolti, definiti con sobrio realismo e raffigurazioni pittoriche descrittive chiare, ma anche eleganti ed aggiornate alla moda dell’epoca.
Dalla metà del Seicento si fa strada un profondo cambiamento nel modo di intendere il percorso sacro che viene riproposto in chiave di sfolgorante spettacolo barocco: protagonisti in questa fase sono lo scultore Dionigi Bussola ed i pittori fratelli Nuvolone.
A fine secolo il pittore lombardo Stefano Maria Legnani introduce al Sacro Monte il nuovo gusto rococò che contraddistingue anche gli interventi settecenteschi, sia per gli affreschi che per le sculture realizzate dal Beretta. A fine settecento si chiude definitivamente la storia del cantiere del Monte con la costruzione della neoclassica Cappella Nuova, rimasta incompiuta.Oltre agli artisti, apprezzabile il contributo di validi artigiani locali che hanno lasciato numerose testimonianze della loro arte laboriosa creando porte, griglie e grate in legno e ferro battuto di splendida fattura.
Il territorio della Riserva è di 13 ettari suddivisi in due zone distinte: le pendici della collina in cui prevalgono i boschi di latifoglie e l’area monumentale in cui la vegetazione è da sempre curata come giardino storico.
Già l’autore del progetto del Sacro Monte studiò, non solo il percorso tra le cappelle ma anche l’ambiente e la vegetazione: si è quindi creato quel singolare rapporto tra la natura, lo spettacolo del lago, il verde e le cappelle che tuttora contraddistingue il Sacro Monte. La vegetazione si è poi modificata nel tempo, in rapporto al gusto e anche al tipo di utilizzo del complesso, favorendo le essenze più ornamentali: faggi, tigli, querce, pini silvestri sono oggi di notevoli dimensioni.
Accanto a queste tra gli arbusti, utilizzati soprattutto come siepi lungo i viali e come gioiose macchie di colore all’interno della vegetazione, spiccano il bosso, il lauro e numerosissimi agrifogli.  

La Storia

L’autore del progetto fu l’architetto Cleto da Castelletto Ticino e, sin dall’inizio, venne accuratamente studiato non solo il percorso tra le cappelle ma anche l’ambiente e la vegetazione: si determinava, in tal modo quel singolare rapporto tra la natura circostante, lo spettacolo del lago, il verde e le cappelle, che tuttora contraddistingue il Sacro Monte.
La comprensione della vita del Santo doveva risultare facile per tutti i fedeli, prevalentemente analfabeti; per rendere la storia narrata più gradevole e reale gli artisti si sono ingegnati a creare statue prese a modello delle persone del luogo: figure non sempre eleganti e piacevoli, ma concrete e vissute. Per facilitare la visita furono inoltre affrescate delle manine sulla facciata delle cappelle per indicare ai fedeli il corretto percorso devozionale. Come detto in precednza i lavori di costruzione del complesso religioso iniziarono nel 1590 e si protrassero per più di un secolo.

Nella prima fase costruttiva le soluzioni architettoniche prescelte fanno riferimento a modello tardi rinascimentali: attivi in questa fase, tra gli altri, lo scultore Cristoforo Prestinari, i pittori Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere e il Morazzone . Essi realizzarono gruppi scultorei intimi e raccolti, definiti con sobrio realismo e raffigurazioni pittoriche descrittive chiare, ma anche eleganti ed aggiornate alla moda dell’epoca. 
Dalla metà del Seicento si fa strada un profondo cambiamento nel modo di intendere il percorso sacro che viene riproposto in chiave di sfolgorante spettacolo barocco: protagonisti in questa fase  sono lo scultore Dionigi Bussola ed i pittori fratelli Nuvolone.
A fine secolo il pittore lombardo Stefano Maria Legnani introduce al Sacro Monte il nuovo gusto rococò che contraddistingue anche gli interventi settecenteschi, sia per gli affreschi che per le sculture realizzate dal Beretta. 
A fine settecento si chiude definitivamente la storia del cantiere del Monte con la costruzione della neoclassica Cappella Nuova, rimasta incompiuta.
Oltre agli artisti, apprezzabile il contributo di validi artigiani locali che hanno lascito numerose testimonianze della loro arte laboriosa creando porte, griglie, grate in legno e ferro battuto di splendida fattura.

L'ambiente

 

 

Anche la vegetazione fu organizzata e distribuita come parte integrante dell’itinerario religioso, per guidare il pellegrino consentendogli pause di raccoglimento in zone d’ombra e squarci spettacolari di visuale sul lago e sul paesaggio sottostante. La vegetazione si è poi modificata nel tempo,in rapporto al gusto e anche al tipo di utilizzo del complesso, favorendo le essenze più ornamentali : faggi, querce, pini silvestri e agrifogli insieme ad altre essenze pregiate formano oggi un parco di suggestiva bellezza.

Le cappelle

Venti sono le cappelle costruite fra il XVII e il XVIII secolo: esse offrono testimonianza dei diversi successivi stili architettonici, dal tardo Rinascimento al barocco e al rococò. L'ultimo edificio costruito – la cosiddetta Cappella Nuova (che doveva ospitare episodi capaci di evocare il Cantico delle Creature)- fu progettato nel 1788 da G. F. Santini di Lagna, ma non fu mai ultimato. Il percorso devozionale che si snoda per toccare le varie cappelle lungo un itinerario a spirale, culmina con la chiesa di San Nicolao, un edificio romanico completamente ristrutturato nel Seicento ad imitazione della Basilica Inferiore di Assisi.

La realizzazione dell'apparato decorativo delle cappelle ha visto impegnati molti grandi artisti di area piemontese-lombarda quali Giovanni d'Enrico, Cristoforo Prestinari, Dionigi Bussola, il Morazzone, i Fiammenghini e altri.

Prima Cappella
1592-1604
Nascita di San Francesco

La nascita di Francesco in una stalla. La madre di Francesco, riceve la visita di un angelo sotto le sembianze di un pellegrino che le predice che il bambino sarebbe nato solo in una stalla e non in casa. La vita di San Francesco scorre parallela a quella di Cristo, essendo caratterizzata da analogie a partire dalla nascita sino alle stimmate. La costruzione di questa cappella risale alla fine del 1500 per iniziativa degli abitanti di Orta. 

 Affreschi di Giacomo Filippo Monti               

                                                                               

     Statue di Cristoforo Prestinari e bottega: nascita di san Francesco    

             

                

Seconda cappella
1606-1608
La vocazione di San Francesco. 
 

La cappella fu costruita tra il 1606 e il 1609. Alla costruzione originaria fu accostato, nell’anno 1680, l’oratorio dell’Addolorata con affreschi di Francesco Gianoli, 1681. 
Il gruppo statuario rappresenta il Crocifisso che parla a San Francesco dicendogli: “Francesco va e ripara la mia chiesa, che come vedi, va tutta in rovina” . 
Lo scultore Cristoforo Prestinari realizzò il Crocifisso e gli Angeli. Dionigi Bussola le altre statue. Gli affreschi dei pittori Giovanni Mauro e Giovanni Battista Della Rovere, detti Fiammenghini, rappresentano episodi della vita giovanile di Francesco. Vetrata e grata di Agostino da Carcegna, i ferri battuta di mastro Zia da Pella e e maestro Pavese.
La vocazione di San Francesco. Inizia con una malattia che lo porterà a essere più compassionevole con i poveri. Un giorno scambia i suoi abiti con quelli laceri di un poveretto e riceve una visione notturna: il Signore gli mostra un magnifico palazzo ricco di armi crocesegnate a disposizione sua e dei suoi cavalieri. Francesco interpreta questo segnale come un dovere a diventare un condottiero e si arruola nell'esercito del Conte di Brienne, ma il Signore gli manda un'altra visione: la sua battaglia dovrà essere spirituale.   

 

 

 

 

  Il Crocifisso parla a San Francesco

 

 

      

 

                     

Affresco:  Francesco scambia i suoi abiti con quelli di un poverello

 

 

 

Affresco: sonno

 

 

 

 

 

Scultura San Francesco prega  

 

 

 

 

Scultura San Francesco con cavallo

 

 

 

  Terza cappella
1596-1607
Rinuncia ai beni materiali

La Cappella fu costruita a partire dal 1596. Il gruppo statuario, opera dello scultore Cristoforo Prestinari, rappresenta Francesco che si spoglia davanti al Vescovo di Assisi che rappresenta fedelmente il Vescovo di Novara Carlo Bascapè, benefattore della Cappella.
Gli affreschi, opera dei fratelli Della rovere, detti i Fiamminghini, rappresentano episodi della vita di san Francesco. 
San Francesco, nella chiesa di S. Damiano di Assisi sente una voce che gli chiede di riparare la casa che crolla. Credendo di dover ristrutturare la chiesa, utilizza a questo scopo il ricavato della vendita di un carico di stoffe del padre, ricco commerciante. Questi, infuriato, intende diseredarlo e lo porta di fronte al vescovo. Qui Francesco si spoglia dei suoi abiti. Il vescovo (che qui ha il volto del Bascapé che ha finanziato la costruzione della cappella), commosso lo copre con il suo manto. Poi Francesco trova un manto da contadino e lo cinge con una corda. Comincia qui la sua opera di cura verso i lebbrosi e di restaurazione delle chiese di S. Damiano, S. Pietro e della Porziuncola. 

 

 

 

 

 

Episodi di vita di san Francesco 

 

 

 

 

 

Rinuncia ai beni materiali

Quarta cappella
1609-1612
Ispirazione alla vita evangelica

La Cappella è stata realizzata tra il 1609 e il 1629. Il gruppo statuario, è opera dello scultore Cristoforo Prestinari 1610-1616. 
Tutti gli affreschi, interni ed esterni sono opera dei Fiamminghini 1614-1615. 
In una mattina di febbraio 1209 il giovane Francesco, ascoltando la messa alla Porziuncola, riceve l'ispirazione evangelica. Comincia così a predicare con una vecchia tunica cinta di corda, l'abito che indosserà per tutta la vita. 
In una mattina di febbraio 1209 ascoltando la messa alla Porziuncola, Francesco riceve l'ispirazione evangelica. Comincia così a predicare con una vecchia tonaca cinta di corda, l'abito che indosserà per tutta la vita. 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quinta cappella
1611-1615
Vestizione dei primi compagni.

Costruita nel 1612, questa cappella rappresenta san Francesco che accoglie i suoi primi seguaci: Bernarddo da Quintavalle, che resterà suo fedelissimo e Pietro Cattaneo rivestendoli con un abito di penitenza. 
Terminato il gruppo statuario ad opera di Cristoforo Prestinari, intervenne il pittore Giovanni Battista della Rovere a decorare le statue e ad affrescare le pareti, 1615; si realizza, così, per la prima volta al Sacro Monte, la fusione del gruppo statuario con gli affreschi in un’unica rappresentazione teatrale.

 

 

 

Vestizione dei primi seguaci affresco

 

 

 

 

 

Sesta cappella
1614-1615
La missione dei primi discepoli.

La Cappella fu edificata negli anni 1614-1615.
Il gruppo statuario dell’abside è dello scultore Cristoforo Prestinari, quello della navata dello scultore Dionigi Bussola. Gli affreschi sono opera dei fratelli Giovanni Battista e Giovanni Mauro Della Rovere detti Fiamminghini.
Francesco come Gesù manda i propri discepoli a predicare la pace e la povertà. 

La missione dei primi discepoli.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Settima cappella
1619-1625
La conferma della Regola.

 

Il gruppo statuario: Papa e cardinali è opera degli scultori Giovanni e Melchiorre d’Enrico, le altre statue di Dionigi Bussola gli affreschi del pittore Antonio Maria Crespi detto il Bustino furono conclusi nel 1629, la bella cancellata in ferro battuto è opera di Giovanni Pietro Arbana, milanese.

 

 

 

 

Quando il gruppo dei frati raggiunse il numero di dodici, come gli apostoli, si presentò a Papa Innocenzo III “signore della Chiesa e del mondo”; per sottoporre il proprio stile di vita ed averne l’approvazione per l’austerità dei propositi, il Papa inizialmente ebbe qualche titubanza, non approvava l'Ordine di S. Francesco. Francesco si ritirò allora nell'ospedale di S. Antonio di Roma a pregare affinchè il papa gli concedesse la sua approvazione.
Il papa sognò la chiesa di Laterano che stava crollando.

Un piccolo uomo si appoggiò alle mura cadenti della chiesa e facendo forza per sostenerle diventava sempre più grande, sino a raddrizzarle completamente. Il papa capì che il Signore voleva che Francesco restaurasse la Chiesa e concesse così a lui e ai suoi seguaci la conferma della Regola.

 

 


 

 

Affresco: conferma della regola

 

 

 

Affresco: San Francesco

 

 

Ottava cappella
1624-1629
L'apparizione miracolosa.

Ottava cappella (1624-1629) San Francesco appare ai frati, in sogno, rapito su un carro di fuoco. 
Iniziato nel 1629 l’edificio era pressoché terminato nel 1629.
Il carro con la statua di san Francesco tutto di pioppo è dell’intagliatore romano Bartolomeo Tiberino. Le statue in terracotta, opera dei fratelli Giovanni e Melchiorre d’Enrico (Righi) e di Giacomo Ferro sono del 1638. Nel 1640 vennero completati gli affreschi ad opera del pittore valsesiano Cristoforo Martinoli detto il Rocca.
La fonte ispiratrice degli episodi della vita di san Francesco raccontata al Sacro Monte è l’opera di Bartolomeo da Pisa, “De Conformitate”, cioè delle Quaranta Conformità della vita di Francesco con quelle di Cristo. Quando la Conformità della vita non è possibile si ricorre, come in questo caso, ad un episodio biblico del vecchio testamento: “Il profeta Elia rapito in cielo su un carro di fuoco”

 

 

 

 

 

 

 

 

Nona cappella
1634
La vestizione di Santa Chiara

In questa cappella, costruita nel 1639, viene rappresentato San Francesco nella chiesetta della Porziuncola, che col taglio dei capelli, consacra Chiara d’Assisi e la riveste con abiti penitenziali. La “pianticella” di Francesco, diventerà la Madre delle “povere dame di San Domiano” in seguito chiamate Clarisse.

Nel 1642 furono ultimate le sculture ad opere di Giovanni d’Enrico (il Righi) e del suo collaboratore Giacomo Ferro.
In periodo barocco, Dionigi Bussola aggiunse alcune statue. Gli affreschi sono di Cristoforo Martinoli detto “il Rocca”. 
La cancellata è opera di Giovanni Ambrogio Pedaggio e di Pietro Arbana. 

 

 

 

 

 

 

 

 

vestizione di Santa Chiara, che, affascinata dall'opera di San Francesco, lasciò il mondo e fondò un suo ordine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Decima cappella
1640 - 1650
Vittoria di San Francesco sulle tentazioni

Costruita tra gli anni 1640-1650.Tutte le statue sono tradizionalmente attribuite allo scultore Dionigi Bussola. Gli affreschi sono dei fratelli Carlo Francesco e Giuseppe Nuvolone. La cancellata in ferro battuto è stata realizzata a Milano nel 1653. La croce sul culmine della cappella * opera di Pietro Ponti di Pettenasco 1653.
Francesco, sensibile e passionale più si conforma a Cristo, più è tentato dall’antico avversario che chiamiamo satana-demonio. Gli affreschi presentano alcune tentazioni, che Francesco supera ricorrendo all’aiuto della “Donna”, degli angeli e mediante atti penitenziali come il buttarsi tra le spine che subito si trasformano in rose, o mentre si nasconde sotto un masso che diventa molle come cera per consentirgli di nascondersi dai diavoli. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco, come ogni santo era perseguitato dalla presenza del demonio, ma riuscì sempre a vincerlo come negli episodi qui rappresentati: Francesco che si getta tra le spine che subito si trasformano in rose, o mentre si nasconde sotto un masso che diventa molle come cera per consentirgli di nascondersi dai diavoli. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Undicesima cappella ùùùù
1607-1612
Il perdono di Assisi

Costruita tra gli anni 1606-1607, la cappella rappresenta la chiesetta della Porziuncola, che per il santo è la chiesa più amata, e che raccomanda a tutti i suoi frati di amare. Francesco ama e canta lodi a Maria, madre di Gesù, perché “ha reso nostro Fratello il Signore della Maestà”.
Le statue, opera di Cristoforo Prestinari, mostrano Francesco in ginocchio che domanda il privilegio dell’indulgenza.
Sull’altare siedono Maria e Gesù circondato dagli Angeli. Gli affreschi interni sono opera del Morazzone che li terminò nel 1616 e rappresentano alcuni episodi della vita di san Francesco e del dono dell’indulgenza. La Cappella della Porziuncola o Cappella degli Angeli è l’unica ad essere consacrata: vi si celebra la messa il 2 agosto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco, chiede a Dio il perdono e l'indulgenza per i peccatori che visitano la Porziuncola. Questo avvenne con la consacrazione della Chiesa, alla presenza di sette vescovi. Cappella costruita a spese di Gian Antonio Martelli di Miasino, rappresentato nel busto all'interno sopra l'ingresso. Stile rinascimentale. Qui si celebrava la messa nel giorno di S. Francesco. 

 

 

Dodicesima cappella
1592-1598
Gesù Cristo conferma la Regola.

La Cappella, tra le prime costruite, fu terminata nel 1597, ristrutturata nel 1619 3e modificata con l’aggiunta del portico neoclassico nel 1772.
Le statue sono di Cristoforo Prestinari.
Perduti gli affreschi originali, gli attuali sono opera di Giovanni Battista Contalupi, che li dipinse nel 1772.

Consigliato di scrivere la Regola, Francesco si ritira a Fonte Colombo (Rieti). I Frati sono preoccupati e temono che Francesco scriva una Regola troppo severa. Dopo un teso incontro con frate Elia e i Padri Provinciali, Dio gli rivela che la regola è il “midollo” del Vangelo, e gli è stata dettata dallo Spirito Santo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco, ottenuta l'approvazione della prima Regola nel 1221 dal Papa Innocenzo III, nel 1223 compone la seconda Regola, ma essendo questa ancor più rigida della prima, incontra lo scontento di alcuni seguaci. Francesco si ritira allora in preghiera a Fonte Colombo dove riceve la visita di coloro che chiedono di mitigare la seconda regola, ma interviene la voce del Signore che intimorisce i più scontenti. Cappella finanziata da alcuni ortesi emigrati a Roma. 

 

Tredicesima cappella
1660
Umiltà di S. Francesco.

La cappella è l’espressione più matura del barocco ortese e venne costruita verso la fine del Seicento grazie alla donazione della famiglia Besozzo il cui stemma spicca sulla grata in ferro battuto.
Le sessantuno statue sono opera degli scultori Giuseppe Rusnati e Bernardo Falconi e raffigurano scene del carnevale ad Assisi. Francesco è posto al centro della scena, quasi nudo, e si fa condurre da cinque frati tra la folla per esortare tutti dell’umiltà.

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui è narrato l'episodio in cui Francesco,  trovatesi nel mezzo di un banchetto carnevalesco alla mensa del vescovo di Assisi, ruppe il digiuno. Volle quindi punirsi, di fronte ai suoi frati che non toccavano cibo, denudandosi e facendosi trascinare con una corda verso la piazza dove si giustiziavano i malfattori. 

 

 

 

Affreschi dei fratelli Giovanni Battista e Gerolamo Grandi
e del pittore Federico Bianchi

 

 

 

Quattordicesima cappella 
1750
Missionario.

La Cappella è l’ultima realizzata e completata con statue intorno alla metà del Settecento. Dopo molte difficoltà Francesco incontra a Damiata il Sultano dì Egitto.
Nel dialogo invita El Kamil a convertirsi a Cristo, vero Dio; propone la prova del fuoco ai funzionari e ai sacerdoti, ma questi fuggono.
Il Sultano, allora, offre a Francesco onori, donne e denaro ma questi rifiuta affermando che la vera ricchezza è Cristo. Il colloquio termina con rispetto e amicizia; il Santo ottiene che i suoi frati possano rimanere in Terra Santa, dove vivono ancora oggi. 
Le sculture sono opera dell’artista lombardo Carlo Beretta mentre gli affreschi sono de Federico Ferrari.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1219 Francesco, parte al seguito della quarta crociata per convertire i mussulmani. Giunto a Damietta viene portato al cospetto del sultano d'Egitto al quale dichiara di venire da parte di Dio, offrendosi di gettarsi nel fuoco insieme ai sacerdoti di Maometto. Il sultano colpito da tanto coraggio, lo grazia e gli concede di predicare la parola di Dio e di penetrare in terra santa. Questa è l'ultima cappella edificata.

 

 

 

 Affreschi di Federico Ferrari.

 

 

 

 

 

 

 

Quindicesima cappella
1591-1597
Stimmate.

L’edificio, concluso già nel 1594, posto su un’altura è stato accostato ad illustri esempi bramanteschi come la chiesa in San Pietro in Montorio a Roma è opera di Cleto da Castelletto Ticino. Le statue sono opera di Cristoforo Prestinari.

Il Santo, sul monte della Verna, per la Quaresima di san Michele, in preda a grande sconforto, abbandonato e non più seguito dai frati, accetta il fallimento della Sua vita e la offre a Dio: come Cristo sulla Croce viene insignito dalle stigmate impressegli da Cristo Gesù, che gli appare come Serafino alato.

Degli affreschi, orinari non resta più alcuna traccia: essi furono completamente rifatti alla fine del settecento dal pittore Riccardo Donino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'agosto del 1224 Francesco, si ritira con alcuni fedelissimi sul Monte Verna per prepararsi alla festa dell'Arcangelo Michele con un digiuno di 40 giorni. Mentre è assorto in preghiera vede comparire un Serafino con sei ali. Rimane estasiato da questa visione e quando la visione sparisce si ritrova con le stimmate ai piedi e al costato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sedicesima cappella
1640
Il ritorno ad Assisi.

Ultimata verso la fine del Seicento è arredata con statue di Dionigi Bussola e con affreschi del settecento realizzati da Stefano Maria Legnani detto il Legnanino.

San Francesco non potendo camminare, perché malato, è condotto alla Porziuncola su di un asinello; la sua fama induce la popolazione a schierarsi al suo passaggio agitando rami di ulivo- Come l’emorroissa i malati vogliono toccargli la veste per esserne guariti.

Poco tempo dopo aver ricevuto le stimmate F. ritorna ad Assisi su un asinello, come Gesù, e tutta la popolazione si accalca attorno a lui invocando in un miracolo. É da notare il contrasto tra la folla impazzita con l'innocenza dei bambini che giocano, ignari. 

 

 

 

 

 

 

 

Statue di Dionigi Bussola; 
Francesco ritorna ad Assisi su un asinello

 

Diciassettesima cappella
1650-1690
La morte.

Edificata nella metà del 1600, contiene statue di Dionigi Bussola 1661-1665.
La facciata è stata rinnovata dall’architetto Paolo Rivolta nel 1850.
Gli affreschi furono realizzati dai fratelli Carlo Francesco e Giuseppe Nuvolone negli anni 1660-1662 e completati da Giovanni Battisti Grandi nel 1690.
La bella cancellata in ferro battuto è opera di Giovanni Pietro e Giacomo Allegrini.
La SS. Anima di Francesco è accolta dalla Trinità, del coro festoso degli angeli e dalla schiera dei Santi nella notte tra il 3 e il 4 ottobre dell’anno 1226, all’età di 44-45 anni.


 

 

 

 

 

 

 

 

Morte di S. Francesco, circondato dai discepoli ai quali chiede di spogliarlo interamente e di adagiarlo sulla nuda terra. Cappella caratterizzata dalla teatralità barocca. 

Diciottesima cappella
1591-1624
Il sepolcro glorioso.

In questa cappella è stato ricostruito il sepolcro di Assisi. Secondo la tradizione, il papa Nicolò III, nel 1449, scese nella cripta della Basilica di Assisi per venerare le spoglie di san Francesco. Il pontefice era raccolto in preghiera quando il Santo gli apparve,In questa cappella è stato ricostruito il sepolcro di Assisi. Il santo venne sepolto in un luogo nascosto perché non venisse trafugato il corpo. Si narra che quando il papa Nicolo III visitò il sepolcro di Francesco dovette seguire delle vie segrete e quando finalmente giunse al sepolcro trovò Francesco in piedi con le braccia incrociate ed il volto rivolto al cielo. Le stimmate sanguinavano. 

 

 

 

 San  Francesco in piedi con le braccia incrociate ed il volto rivolto al cielo.

 

 

 

 

Diciannovesima cappella
1591-1670
I miracoli.

Questa cappella rappresenta i quaranta miracoli di Francesco. Le statue di marmo sui muri dell'abside rappresentano S. Pietro (centro), Davide (sinistra) e Salomone (destra). Busto dell'abate Amico Canobio, fondatore del Sacro Monte. 


Ventesima cappella
1591-1670
La solenne canonizzazione.

Il 16 luglio 1228, a due anni dalla morte nella chiesa di S. Giorgio in Assisi, Francesco viene solennemente dichiarato santo per volere di Papa Gregorio IX. Le statue opera dello scultore Dionigi Bussola rappresentano il papa Gregorio IX (già cardinale Ugolino, amico, consigliere di San Franceso e protettore dell’Ordine Francescano) che consegna al Padre Generale Francescano la bolla di canonizzazione, vi assistono ambasciatori di re e principi, cardinali e vescovi. 
Gli affreschi sono opera del pittore Antonio Busca.
Sulla volta l’artista dipinge l’antifona, cantata con musica gregoriana, durante i vespri della festa di San Francesco: “o sanissima anima”. Francesco accompagnato dal coro festante degli angeli e dalla schiera esultante dei santi, viene incoronato dalla SS. Trinità. 

Cappella nuova
1788
La semplicità venerata.

La costruzione di questa cappella iniziò nel 1788 e in essa doveva essere rappresentato l'amore di Francesco per le creature, ma la soppressione e la dispersione degli ordini religiosi decretata da Napoleone impedì di ultimarla.