San Vincenzo in Prato

 

 

In un piccolo slargo si presenta la basilichetta, di impianto tipicamente cristiano, con facciata spoglia, di nudo mattone che segue nei suoi piaventi, e con tre porte ad arco, la suddivisione interna: a tre navate divise da colonne con capitelli e con tre absidi percorse da lesene, con copertura lignea. La cripta e l'abside maggiore, percorsa da una serie di nicchie e fornici, rivelano le manomissioni del periodo romanico. Le absidi minori, coronate da archetti pensili, la parte superiore della facciata, la copertura e parti di muratura sono rifacimenti. La semplice liscia facciata in laterizio, autentica solo nella parte inferiore, segue il profilo delle navate. Ha tre portali architravati e due finestre monofore e in alto una finestrella a forma di croce inquadrata da lesene. Lungo il fianco sinistro sono stati murati frammenti rinvenuti nel restauro: olle cinerarie, lapidi sepolcrali, capitelli, avanzi di transenne, un epitaffio dell'abate Giselberto del IX sec.

Epoca di costruzione: sec. IX - sec. XI

Si tratta dell'unica chiesa milanese che conservi un autentico stile paleocristiano del primo tipo canonico, simbolo della semplicità; per l'assenza di sovrapposizioni di altri stili, è un catalogo vivo delle componenti architettoniche e le suggestioni dell'idea Paleocristiana, assai adatto alla didattica. Può anche dare l'idea di come fosse la prima antica Basilica vetus, perché ha similitudini di forme, proporzioni ed aspetti stilistici.

Storia

La prima più antica chiesa fu fondata dal re longobardo Desiderio, nell'anno 770, che la dedicò alla Vergine. Poi mutò dedicazione in San Vincenzo, perché furono trovate le sue spoglie, conservate in urna nella Cripta, assieme a quelle di San Quirino e Nicomede, trovate nell'859, e di Sant'Abbondio trovate nel 1000. L'epiteto “In Prato”, fu acquisito perché sita nel podere detto Prata, del vescovo Odelperto.

Nell'806 fu aggiunto alla chiesa un monastero benedettino, e tra il IX e XI secolo, i monaci ricostruirono la chiesa ormai cadente, ma sullo stesso impianto ed aspetto.
Nel 1520 il monastero fu soppresso e nel 1598 la chiesa fu restaurata ed adibita a parrocchia.
Nel 1797, in seguito alle leggi napoleoniche e come molti templi italiani, la chiesa fu sconsacrata per essere adibita a magazzino militare, stalla e caserma; nell'Ottocento fu adibita a fabbrica di prodotti chimici e, curiosamente, il campanile era usato come ciminiera.
Finalmente, nel 1880-90, su sollecitazione delle Commissioni cittadine facenti capo all'Accademia di Belle Arti di Brera, l'architetto Gaetano Landriani, responsabile dei restauri alla vicina Basilica di sant'Ambrogio, la restaurò conferendole l'aspetto attuale e la ripristinò al culto ponendola sotto il territorio della parrocchia di sant'Ambrogio. In questo restauro la chiesa venne ornata da decorazioni neopaelocristiane opera del pittore Attilio Nicora. Nella seconda metà degli anni '90 del secolo XX un intervento dei milanesi architetti Lattes ripulì la chiesa da queste decorazioni l'alto presbiterio ed eliminando gli interventi stilistici della fine dell'Ottocento.

Esterno

Questa piccola basilica paleocristiana in mattoni a vista e che misura 40 per 20 metri circa, è sopravvissuta con l'originale struttura perché a ogni restauro non fu mai modificata sostanzialmente ed è l'unica che rimane a testimoniare il più antico aspetto della cristianità milanese.

Fu costruita sul luogo di un tempio romano eretto sulla via per Vigevano e forse dedicato a Giove o un oratorio che si trovava al centro di una necropoli romana, di cui alcuni reperti sono murati sul fianco sinistro esterno della chiesa.

Sulla parte retrostante destra della chiesa. Fu ricostruito nel XIX secolo imitante le forme romaniche, in sostituzione di uno precedente, cadente ed elevato in età barocca sull'area dell'absidiola destra. Epoca di costruzione: 1888

 

 

 

 

 

Abside

 

 

 

 

Campanile

 

 

 

 

 

 

Interno

All'interno le navate sono spartite da colonnati che sostengono, su una serie eterogenea di notevoli capitelli di recupero romani ed altomedievali, nove archi a tutto sesto. Nella parete piena sono inserite due serie di vetrate moderne, che sciluppano i soggetti delle gerarchie angeliche - sulla destra - e della creazione del mondo - sulla sinistra. Le finestre del coro portano tre vetrate ispirate alle parole di apertura del Vangelo di Giovanni.
 

 

Nel catino absidale come nei medaglioni tra le arcate, decorazioni pittoriche della fine del secolo scorso. Sull'altar maggiore è collocato l'affresco della Crocifissione detto "Madonna del pianto", del XV secolo, proveniente dalla chiesetta di S. Calocero e attribuito alla scuola degli Zavattari. Nella navatella di destra, un altro frammento di affresco portato da S. Calocero, la "Madonna dell'aiuto"; all'inizio di quella di sinistra una colonna romana con capitello corinzio rivestita di mattoni, che sosteneva fino al 1885 la prima campata dell'arcata sinistra. Al di sotto del presbiterio sopraelevato si trova la vasta cripta, coperta da voltine a crociera sorrette da colonnine dotate di bei capitelli: rappresenta uno dei migliori esempi in Lombarda di cripta "ad oratorio" di epoca romanica.

L'altare contiene l'urna di pietra con le reliquie dei martiri portate a S. Vincenzo tra il IX e l'XI secolo; dietro di esso si trova tuttora un antico pozzo, le cui acque erano ritenute miracolose.

Legata ad un fiorente convenuto benedettino fin da prima del Mille, la chiesa conobbe nel medioevo alcuni secoli di splendore, per poi decadere con la crisi del monastero, soppresso nel 1520 e convertito in commenda.

 

 

 

 

La cripta è, assieme alla cripta di San Giovanni in Conca, l'unica cripta romanica originale rimasta a Milano.

 

 

 

 

Capitello della cripta

 

 

 

 

Il battistero ottagonale che si trova all'esterno, sulla sinistra, è opera dell'architetto Paolo Mezzanotte e venne aggiunto nel 1932 con la benedizione del cardinale Schuster. 
 

 

 

 

 

 

Esterno del battistero con dedica ai caduti della Grande Guerra

 

 

 

 

La Pietra santa qui contenuta e facente parte del fonte battesimale,
proviene dalla chiesa di S. Nazaro in Pietra Santa,
demolita nel 1889 per lasciare spazio alla nuova Via Dante.

 

 

 

 

 

Le tre semplici porte in rame sbalzato sono dello scultore Geminiano Cibau.