Basilica dell'Annunciazione

GROTTA DELL'ANNUNCIAZIONE

 

Ai tempi di Gesù, era usanza costruire case lungo i pendii delle colline e scavare e sfruttare caverne e grotte, come parti di abitazioni o per impianti produttivi.

È in una di queste realtà che avvenne l’Annunciazione:

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
E l'angelo partì da lei.
Lc  1. 26-38

Nel saluto dell’angelo compare il motivo portante con cui Luca presenta la figura di Maria in genere: è lei, in persona, la vera Sion alla quale si sono rivolte le speranze da tutte le rovine della storia.
È lei il vero Israele, nel quale si uniscono inseparabilmente Antica e Nuova Alleanza, Israele e Chiesa.
È lei il “popolo di Dio”. Che porta frutto per la potenza della grazia di Dio.
Da lei incomincia una vita nuova, al centro della quale non vi è il tempio ma l’umanità semplice di Gesù Cristo. È Egli ora il vero tempio, la tenda dell’incontro.
(J. Ratzinger, La figlia di Sion)

 

La grotta-casa di Maria sorgeva all’estremo limite meridionale dell’antico villaggio di Nazareth.

Fin dagli inizi, i cristiani presero in consegna la grotta, la isolarono dalle altre e vi realizzarono una piccola chiesa per le riunioni e il culto.

 

 

 

Chiesa pre-bizantina

Nel 1960, durante gli scavi per la costruzione della nuova Basilica, sotto la pavimentazione, furono rinvenuti diversi blocchi di pietra con intonaci dipinti e graffiti che appartenevano a un edificio di culto pre-bizantino (databile tra il 335 e il 350 d.C.). 
L’edificio costruito dalla comunità giudeo-cristiana del luogo, era formato da due stanze adiacenti, di cui la prima rialzata di circa un metro rispetto alla seconda.
Le due zone erano separate da un colonnato intervallato da transenne che avevano la funzione di parapetto.

Sotto il mosaico della navata centrale, fu scoperta una vasca tagliata nella roccia, di forma quadrata, larga circa due metri, profonda 1,60 metri, con gradini e incisioni rappresentanti scale, croci e barche, utilizzata come fonte battesimale per l’iniziazione giudeo-cristiana.
Anche se alcuni studiosi (tra i quali Taylor) ritengono che servisse per la raccolta e la spremitura del vino.

Il ritrovamento di molti graffiti e scritte sui blocchi di pietra, ora conservati nel museo archeologico accanto alla Basilica, conferma la venerazione, soprattutto mariana, dei fedeli e dei pellegrini per quel luogo.
Essi sono databili tra il I e il II secolo e scritti in lingua greca e armena.

 

Tra i vari graffiti ce n’è uno di grandissimo valore storico: si tratta dell'invocazione XE MAPIA, abbreviazione di Kaire Maria, che significa “rallegrati Maria”, la più antica attestazione epigrafica di culto mariano.

 

 

 

 

Basilica bizantina

 

La comunità giudeo-cristiana custodì e officiò il luogo fino al V secolo, quando fu sostituita dalla comunità cristiana proveniente dall’ambiente pagano, che ampliò la chiesa precedente, inglobando anche la grotta dell’Annunciazione e quella detta “di Conone”.

 

 

 

 

 

All’interno di quest’ultima, infatti, si trova un mosaico del V secolo, con croci e motivi geometrici, che porta l’iscrizione greca: “Dono a Conone – diacono di Gerusalemme”.
Conone era nativo di Nazareth e discendente di Giuda. Fu martirizzato in Panfilia nel 249.

 

 

I bizantini costruirono una chiesa a tre navate, orientata verso est-ovest, preceduta da un atrio e affiancata sul lato sud da un monastero di modeste dimensioni.

Della basilica, oggi, rimangono solo alcuni muri e parti della pavimentazione in mosaico.

Proprio nel pavimento della navata centrale, durante gli scavi, venne alla luce un mosaico con il monogramma di Cristo racchiuso dentro ad una corona legata in basso con due nastri e altre crocette.

 

Basilica crociata

Con la conquista crociata di Gerusalemme (1099), il Principato di Galilea e Nazareth fu affidato a Tancredi d’Altavilla.
Questi ricostruì e ampliò la cittadina, realizzando una grande basilica dedicata all’Annunciazione in stile romanico, che racchiudeva la grotta.
La grande basilica (75x30 m), a tre navate, era affiancata dal palazzo vescovile e dotata di strutture per l’accoglienza dei pellegrini e di una ricca biblioteca.
Nel 1187, infatti, Nazareth fu eretta a sede vescovile metropolitana al posto della vicina Scitopoli.

Nell’aprile del 1263 la cittadina fu presa d’assalto dal sultano Baybars: il villaggio fu razziato e l’imponente basilica crociata distrutta per sempre.
Risparmiata dalla distruzione, la Grotta dell’Annunciazione rimase fino al 1730 l’unico luogo ancora accessibile ai cristiani del posto e ai pellegrini, i quali tuttavia erano tenuti a pagare una tassa ai guardiani musulmani.

 

 

Dell’imponente e solenne basilica, rimangono solo parti delle mura di fortificazione e alcune colonne di sostegno.

 

 

 

 

Basilica settecentesca

Nel secolo XVIII, le comunità cristiane vissero un momento di maggiore tranquillità.
Al punto che nel 1730 il Pascià concesse la costruzione di una nuova chiesa sulla sacra Grotta.

 

Il nuovo edificio inglobava la grotta dove avvenne l’Annunciazione nella cripta sotto il presbiterio.

Nell’anticamera alla Grotta vi era la Cappella dell’Angelo, con volte a crociera sorrette da quattro colonne in granito e l’altare dedicato a San Gabriele.

 

 

 

 

All’interno della grotta fu posto un altare ligneo, riccamente decorato con un dipinto raffigurante l’Annunciazione e, sotto l’altare, il punto esatto dell’Incarnazione, è segnalato dalla scritta in argento: “Verbo Caro hic factum est”.

La colonna spezzata e quella integra, indicano il luogo in cui si trovavano l’Angelo Gabriele e la Vergine durante l’Annunciazione.

 

Nella parte superiore si trovavano due altari dedicati a San Francesco e a Sant’Antonio da Padova, e due altari laterali nella zona absidale, dedicati a San Giuseppe, sposo di Maria e a Sant’Anna, madre della Vergine.

 

Basilica attuale

L’attuale basilica dell’Annunciazione è stata progettata dall’architetto Giovanni Muzio e realizzata tra gli anni 1960 – 1969.
È circondata da un ampio cortile porticato che delimita il luogo sacro, decorato con pannelli mosaicati dedicati a Maria.

L’edificio si presenta come un blocco unico, in cemento armato, rivestito esternamente dalla pietra locale bianca e rosa.

 

 

È costituito da due “aule” sovrastanti, che comunicano mediante due scale elicoidali poste ai lati dell’ingresso e caratterizzato dalla presenza di un grande oculo ottagonale che permette di illuminare l’ambiente sottostante.

 

 

 

 

 

La facciata principale, leggermente concava e chiusa ai lati da due torri, è dedicata al mistero dell’Incarnazione.
Su di essa, emergono, al centro la statua bronzea di Cristo Redentore, alta 3 metri e l’altorilievo raffigurante l’annunciazione e i quattro evangelisti.

 

 

Le tre porte descrivono episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento:
Le due porte laterali, in rame, rappresentano alcune profezie messianiche dell’Antico Testamento, gli episodi che vanno dalla creazione al sacrificio di Isacco e da Davide al profeta Giona.
Il portale centrale è costituito da otto pannelli raffiguranti la vita di Gesù e di Maria.

 
 
La facciata secondaria, posta sulla parete meridionale della basilica è dedicata a Maria e vi è incisa la preghiera “Salve Regina”.

Al centro spicca la statua di bronzo raffigurante Maria adolescente.

 

 

 

 

Basilica inferiore

La parte inferiore della basilica, formata da tre navate, è incentrata verso la grotta.
Da qui è possibile vedere i resti delle mura crociate e della chiesa bizantina, e le cappelle dedicate ai santi Gioacchino e Anna e all’arcangelo Gabriele.

 

Basilica superiore

 

 

La basilica a tre navate, con grande abside centrale e due cappelle laterali è dominata dalla cupola a forma di corolla di giglio capovolta (per ricordare l’origine del nome della città: fiore).

 

 

 

Il grande mosaico dell’abside centrale s’ispira alla proclamazione del concilio Vaticano II, di Maria, Madre della Chiesa e alla frase del Credo “unam sanctam catholicam et apostolicam Ecclesiam”.
Al centro emergono la figura di Cristo fondatore della Chiesa e San Pietro, primo Papa.
A destra è rappresentata la Chiesa in cammino sulla terra e a sinistra Maria regina nella gloria della Chiesa trionfante.

 

L’altare, costituito da un grande blocco di marmo rosso a forma di barca, sorregge un tabernacolo in argento dorato.

La cappella di sinistra è dedicata ai santi francescani e all’opera della Custodia della Terra Santa.
Gli affreschi presenti nella cappella opposta, dedicata al Santissimo Sacramento, rappresentano dottori e santi mariani, e Papa Paolo VI e il Patriarca ortodosso Atenagora.

 

 

 

 

Lungo le pareti sono poste le quattordici stazioni della via crucis in ceramica
e dei pannelli mariani mosaicati
rappresentanti il culto a Maria nei principali santuari del mondo.