Libri - Consigli per la lettura

Hans Urs Von Balthasar

LA DOMANDA DI DIO DELL’UOMO CONTEMPORANEO

Ed. Queriniana, 2017

Torna attuale «Die Gottesfrage»: un’opera del teologo svizzero Hans Urs von Balthasar (1905-1988) pubblicata nel 1956 e poi trascurata per decenni, riedita con aggiunte nel 2009 e tradotta ora per la prima volta in italiano con il titolo «La domanda di Dio dell’uomo contemporaneo» (Queriniana, pp. 210).

Nel piccolo gioiello dimenticato von Balthasar accetta tra l’altro alla «teoria dei tre stadi», enunciata da Auguste Comte, liberandola dalla sua interpretazione positivistica. l’uomo culturalmente è passato dalla religione alla metafisica, per approdare poi alla scienza come interpretazione risolutiva del mondo.

Di seguito riportiamo parte della post-fazione di Pierangelo Sequeri.

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Roberto I. Zanini

BAKHITA. La schiava diventata santa

Ed. S. Paolo, 2013

Nativa del Sudan, dove nasce nel 1869, viene rapita al’ età di sette anni e venduta più volte sul mercato delle schiave. I suoi rapitori le danno il nome di Bakhita («fortunata»). Nel 1882 viene comprata a Kartum dal console Italiano Calisto Legnani che la affida alla famiglia di Augusto Michieli e diventa la bambinaia della figlia. Quando la famiglia Michieli si sposta sul Mar Rosso, Bakhita resta con la loro bambina presso le Suore Canossiane di Venezia. Qui ha la possibilità di conoscere la fede cristiana e, il 9 gennaio 1890, chiede il battesimo prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1893, dopo un intenso cammino, decide di farsi suora canossiana per servire Dio che le aveva dato tante prove del suo amore. È stata canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000.

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Salvatore Natoli

IL RISCHIO DI FIDARSI

Ed. Il Mulino, 2016


Fiducia e salvezza in una società in frantumi

Il termine fiducia, secondo il grande etimologo Giacomo Devoto, deriva, come la parola fede, dalla radice bheidh, largamente attestata nelle aree italica e greca. Da questa radice deriva anche la parola foedus, che vuol dire patto.

Termini corrispondenti, tutti derivanti da tale comune radice, circolano anche in altre lingue europee: faith, foi eccetera. A questa massiccia presenza linguistica non sembra tuttavia corrispondere una familiarità con il significato di tale termine. Oggi fidarsi è difficile. Patti se ne fanno, ma sembra difficile avvistare l'intimo nesso fra il patto e la fiducia. Fidarsi è forse sempre stato difficile, ma tanto più oggi, in assenza di riferimenti forti a livello veritativo, etico e istituzionale. Fidarsi: tale atto implica nella sua struttura che l'io, la persona, il soggetto, o come vogliamo chiamarlo, rinunci a un dominio, a un controllo del suo rapporto sia con se stesso sia con gli altri.

Su questo tema è intervenuto di recente il filosofo Salvatore Natoli, il cui stile di ricerca è misurarsi sempre con i grandi nodi del pensiero. In un denso ed incisivo libretto, Il rischio di fidarsi (Il Mulino, 2016) Natoli mette fuoco le peripezie della fiducia come esperienza radicale dell'umano.

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Antonia Arslan
BENEDICI QUESTA CROCE DI SPIGHE. Antologia di scrittori armeni vittime del Genocidio 

Ed. Ares, 2017


Antonia Arslan, nota scrittrice armena e autrice del romanzo La masseria delle allodole, ha presentato presso il Centro Culturale di Milano un nuovo libro, Benedici questa croce di spighe. Antologia di scrittori armeni vittime del Genocidio (Ares, 2017) che raccoglie testi poetici e in prosa di grande valore letterario. Si tratta di scrittori diversi tra loro per formazione, interessi, stili di scrittura, e tuttavia accomunati da un profondo amore per la patria armena e da uno stesso tragico destino.

Questi letterati, infatti, facevano parte di quella intellighentia armena — oltre 2mila persone — che la notte del 24 aprile 1915 fu prelevata dalla propria abitazione a Costantinopoli, mandata in esilio in varie località del Paese e trucidata durante finti trasferimenti da agenti del governo turco, in attuazione di un piano che prevedeva la pulizia etnica e la bonifica del territorio dalla presenza armena. A ridosso di quel periodo di fine XIX secolo la cultura armena stava vivendo un vero risveglio letterario, culturale e anche politico sotto l'Impero Ottomano: in effetti, leggendo i testi, "incontrando" gli autori e le loro storie, per la freschezza di ispirazione e la resa espressiva della scrittura si capisce che si trattò di vero "rinascimento".

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