Tematiche teologiche *

Tematiche teologiche *

Prosegue la breve introduzione alla Teologia Patristica

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Capitolo 5  

La teologia antiochena

Area culturale fortemente semita e giudeo-cristiana, quindi molto vicina all’humus culturale in cui si è formata la stessa Bibbia; vi è quindi una lettura biblica molto letterale in cui molto rilievo ha la componente storica.

La storia non è ciò da cui bisogna essere salvati, ma ciò che deve essere salvato: salvezza come redenzione della storia e in cui vi è, di conseguenza, una valorizzazione del corpo.

Nella fase in cui la teologia inizia a definire la figura del Cristo ( Cristologia) il problema delle due nature di Gesù ( natura umana e natura divina ) creerà problemi sia ad Antiochia che tende ad accentuare l’aspetto concreto, umano di Gesù, sia ad Alessandria  che tende ad evidenziare l’aspetto divino a scapito della dimensione umana.

Molte delle eresie coeve ai Padri sono riconducibili alle estremizzazioni di queste polarità.

Mentre la teologia alessandrina tende a focalizzare il proprio pensiero sulla dimensione “ontologica” della realtà; (letteralmente il termine ontologia significa «discorso sull'essere», studio dell'essere e delle sue categorie fondamentali),  la scuola antiochena, maggiormente marcata da influenze siriaco-semitiche, evita di allegorizzare fatti e parole della Scrittura cercando di mantenersi il più possibilmente coerente con la concretezza narrativa del testo

Nella vicenda  dell’Esodo del popolo di Israele dall’Egitto la scuola alessandrina allegorizza il dato storico leggendovi soprattutto il cammino della liberazione spirituale dell’uomo dalla schiavitù del peccato mediante il solo vero Mosè che è Cristo; la scuola antiochena resta maggiormente fedele alla lettera del testo leggendovi la concreta liberazione di un popolo schiavizzato che anela alla sua libertà, ma nel contempo le iperboli linguistiche e immagini presenti nel racconto alludono e rimandano profeticamente ad una liberazione ulteriore che oltrepassa il fatto storico concreto. 

L’Alessandrino utilizza il racconto biblico come “allegoria” : l'immagine o il fatto concreto sono solo una figura utile a esprimere o descrivere un'idea astratta. L’Antiocheno resta maggiormente fedele al fatto storico-letterale in virtù di un     carattere “tipico” in quanto gravido di ulteriori spiegazioni e sviluppi. 

Ancora una volta occorre sottolineare come i primi e fondamentali Concili (che sono i Concili dell’epoca Patristica) tenderanno a valorizzare l’aspetto positivo di entrambe le teologie!

La teologia latina

A Roma i cristiani sono presenti sin dal 70 d. C.; in questa area si può riconoscere una peculiare elaborazione teologica solo verso la fine del secondo secolo e inizio del terzo e troverà poi la sua massima espressione nel quarto secolo in Agostino, Ambrogio, Leone Magno.

Anche Roma è fortemente influenzata dalla filosofia greca ma mantiene alcune peculiarità sue proprie:

  • una religione dalle molte divinità “impersonali”, divinità come potenze, “Numen” quali “principio” del tutto;
  • da questo Numen derivava “l’Ordine” e “il Diritto” entrambi di derivazione divina e tutelato dall’Imperatore; un “Ordo divinus” che proprio perché derivante dalla divinità è  “universale” e garante dell’unità dell’Impero.

La religione romana era, pertanto, venerazione e sudditanza (pìetas) a questo “Ordo divino”; contrario a questa sudditanza divina (pìetas) è l’empietas ovvero disattenzione costante all’ordine romano e alle sue divinità.

Che cosa è, dunque, la storia per l’uomo romano?

E’ l’ambito in cui si deve imporre lo Ius Divinus, quell’Ordine che fin da principio governa il Tutto.

La storia non è cambiamento, innovazione, ma costante ripristino dell’Ordine iniziale, restaurazione di ciò che era al principio: “melius quia primus” ( il meglio è ciò che sta al principio).

Il tutto si potrebbe riassumere in una formula: Ordine divino => Ordine universale => Ordine come unità dell’Impero.

In questo contesto la teologia latina, soprattutto dopo Agostino, cercherà di intendere l’esperienza cristiana come rispristino , restaurazione di un Ordine creaturale che il “peccato” ha frantumato.

Gesù, nella teologia latina, compie la salvezza intesa come sacrificio di sé per la “soddisfazione dell’ira del Padre verso un’umanità peccatrice che ha infranto l’ordine creaturale”.

In alcuni autori latini si può parlare non tanto di linea “cristocentrica”, bensì di linea “amartiocentrica” ( dal greco amarthya = peccato ) a causa di una eccessiva centralità del peccato rispetto alla figura stessa di Gesù come Verbo che “era in principio e per mezzo del quale tutte le cose sono state create” ( rif. Gv 1) .

Nella teologia latina il tema della salvezza si coniuga immediatamente con il modo che consente di attuarla, con il modo che consente di ripristinare l’ordine, con il modo per dare disciplina e “ordine” alla salvezza.

Possiamo schematizzare le differenze delle tre scuole teologiche:

  • Teologia alessandrina: prevale l’aspetto spirituale; il rapporto con la dimensione storico-corporea resterà sempre conflittuale.
  • Teologia antiochena: il contesto semitico favorisce l’attenzione all’aspetto storico e letterale del testo.
  • Teologia latina: prevale l’aspetto giuridico e la “modalità” attraverso cui restare fedeli all’ordine creaturale originario.

Queste differenti teologie si incontrano, si confrontano, si scontrano, si fondono dando luogo al cammino della teologia cristiana.

Differenze che emergeranno lungo tutto il cammino della teologia cristiana e che, a titolo di esempio, evidenziano le differenze tra la teologia, la spiritualità, l’organizzazione ecclesiale dell’Oriente cristiano dall’Occidente latino.

(continua)

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