Libri - Consigli per la lettura

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Samuele Giombi

RIFORMARE LA CHIESA. Percorsi storici fra Medioevo ed età contemporanea

Ed. Aracne, 2016

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Giovanni Vian è professore all'Università Ca’ Foscari di Venezia, direttore de “L’Osservatore Romano”. Pubblichiamo qui la Prefazione che introduce al volume di Samuele Giombi, Riformare la Chiesa. Percorsi storici fra Medioevo ed età contemporanea, Canterano (Roma), Aracne, 2016, 

Questo libro propone un itinerario nella storia della Chiesa cattolica dal medioevo a oggi, lungo il filo della fondamentale tematica della riforma della Chiesa, seguito attraverso la pubblicazione di alcuni documenti caratteristici, debitamente introdotti e commentati. «Ecclesia semper reformanda» è una convinzione che si è ormai da tempo radicata anche nell’ambito del cattolicesimo romano, come da ultimo ha ricordato papa Bergoglio nel discorso alla Curia in occasione degli auguri natalizi del 2015. Samuele Giombi, dottore di ricerca in storia religiosa e in studi storici, studioso dotato di grande acume nella lettura delle fonti, è autore di lavori significativi nel campo degli studi di storia della Chiesa relativi all’età moderna (e specificamente alla prima età moderna), ma capace di muoversi su un arco di tempo più lungo, fino alla contemporaneistica di ambito storico-religiosa. Davvero ormai vasta la messe di studi pubblicati da Giombi, che gli è meritatamente valsa, tra l’altro, l’ottenimento dell’abilitazione scientifica nazionale come professore associato di storia moderna. Tra i tanti contributi, mi si permetta almeno di ricordare le due monografie, dedicate a Libri e pulpiti. Letteratura, sapienza, storia religiosa nel Rinascimento; e alla figura di Marcello Cervini (brevemente pontefice col nome di Marcello II nella primavera 1555), una ricerca che aveva alle spalle la prima tesi di dottorato di Giombi e ulteriori approfondimenti specifici condotti nel corso di due decenni e che mostrava già gli interessi dello studioso di origini marchigiane per temi e protagonisti di iniziative riformistiche nell’ambito della storia della Chiesa cattolica.....

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Lorenzo Gulli,

PAPA WOJTYLA E “I FRATELLI MAGGIORI”,

Ed. Nova Itinera, Roma 2005

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«La Chiesa di Cristo scopre il suo “legame” con l’ebraismo, “scrutando il suo proprio mistero”. La religione ebraica non è “estrinseca”, ma in un certo qual modo “intrinseca” alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti». Un applauso scrosciante accoglieva, quasi vent’anni fa, queste parole di Giovanni Paolo II nella sinagoga di Roma. Il Papa stava citando il documento conciliare Nostra aetate, di cui quest’anno ricorre il quarantennale: una pietra miliare nei rapporti tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo. Dopo questa solenne premessa viene la famosa frase in cui il Papa chiamava gli ebrei «fratelli maggiori». Un momento storico, quello della visita di Karol Wojtyla alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986, che il recente libro di Lorenzo Gulli, ex giornalista Rai, testimone privilegiato di quell’evento, pone al centro della sua riflessione. Ma senza dimenticare che esso fu il culmine di un percorso che aveva radici profonde. E il libro di Gulli, presentato nella cornice dell’Institutum Patristicum Augustinianum lo scorso 9 novembre, ha il pregio di raccogliere e offrire nei particolari non solo la cronaca dettagliata di quell’avvenimento, la sua preparazione, il suo solenne svolgimento, le riflessioni e le emozioni a posteriori dei protagonisti, ma anche il lungo cammino che lo rese possibile. Lo stesso Giovanni Paolo II aveva rievocato, nella sua visita alla sinagoga, il cordiale incontro e la benedizione che Giovanni XXIII aveva dato agli ebrei romani, un sabato mattina, mentre uscivano dalla sinagoga. Elio Toaff, in più occasioni, come nell’intervista concessa a Raitre qualche giorno dopo la visita di Wojtyla alla sinagoga – e riportata in appendice al volume –, ha ricordato con commozione la notte in cui era accorso anche lui, fra tanti romani, in piazza San Pietro alla notizia che Angelo Roncalli si stava spegnendo: «Un gesto spontaneo che rispondeva a un’esigenza della mia coscienza. E debbo dire che l’unica cosa che ha stonato in quel momento è che qualcuno mi ha riconosciuto e voleva che mi facessi avanti; naturalmente ho cercato di nascondermi più che potevo, perché proprio non apparisse come una messa in scena». Un fatto anzitutto umano, prima ancora di ogni considerazione teologica o politica, di ogni costruzione di pensiero.
Il libro di Gulli, oltre a fornire una grande messe di documenti e testimonianze, riesce a comunicare proprio gli aspetti più umani di questa stagione di distensione nei rapporti ebraico-cristiani: ripercorre l’esperienza diretta del giovane Karol Wojtyla a contatto con la tragedia della Shoah; il coinvolgimento di tanti religiosi e religiose, specie a Roma, per la salvezza di molti ebrei durante la guerra; i grandi gesti di apertura di Giovanni Paolo II durante tutto il suo pontificato. Inoltre il libro dà voce a testimonianze prese a caldo durante quei momenti, come quella di Jerzy Kluger, compagno di scuola di Karol Wojtyla, sopravvissuto all’Olocausto e presente alla storica giornata romana del 1986 (registrata allora dal microfono di Gulli): «Per me era una cosa grande. Pensavo solo a mio padre, al mio povero padre. Lui sarebbe stato tanto felice di assistere a questo grande giorno».

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Martin Lintner,

LA RISCOPERTA DELL'EROS - Chiesa, sessualità e relazioni umane

collana «Etica teologica oggi»

EDB, Bologna 2015

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Un manuale sobrio ed essenziale, agile nella lettura e classico per impostazione, quello del giovane sacerdote servita, brillante titolare della cattedra di Teologia morale e spirituale presso lo Studio teologico di Bressanone (BZ), pubblicato nella prima edizione in lingua tedesca nel 2011. Tale collocazione temporale ne segna un limite, poiché non risulta aggiornato agli ultimi sviluppi della riflessione ecclesiale avvenuta con i due sinodi sulla famiglia (2014-2015) e la pubblicazione di Amoris Laetitia (2016), ma anche un pregio, poiché dell’esortazione apostolica anticipa l’approccio rispettoso e delicato ai problemi reali della coppia e della famiglia, privilegiando la benignità pastorale e lo sviluppo progressivo della virtù morale.

Non a caso un paragrafo è dedicato ad Alfonso M. de Liguori, patrono dei moralisti, presentato come esempio di nuovo approccio al tema della sessualità coniugale, in discontinuità con la prevalente visione agostiniana (pp. 64-65), mentre l’importanza della coscienza come luogo di promulgazione soggettiva della norma e centro di discernimento nella deliberazione pratica è ricordata in più parti (cf. ad esempio p. 70).

La scansione della parte generale prevede un excursus biblico (AT e NT); uno storico (epoca patristica, medio evo, età moderna) che si conclude in una più estesa presentazione del concilio Vaticano II e degli sviluppi successivi, soprattutto Humanae vitae e sua problematica recezione, teologia del corpo di Giovanni Paolo II, eros e agape di Benedetto XVI.

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Jo Croissant

IL MISTERO DELLA DONNA

Editore: Berica Editrice, 2018

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dalla prefazione di Costanza Miriano

Quando ero una giovane sposa avevo una madre spirituale, una suora di clausura. Era molto paziente, era capace di ascoltare e adesso che ci ripenso mi rendo conto del fatto che non si stancava di ripetermi sempre le stesse cose, ancora e ancora. Però era anche badessa di un monastero, e anche se forse da fuori non sembra, le badesse hanno proprio un peso enorme sulle spalle, e molto, molto da fare.

Alla decima volta che andavo a lamentarmi delle stesse cose – era la fase in cui stavo scoprendo di avere sposato un essere appartenente a un’altra specie, ed ero sgomenta perché mi sembrava di non capire niente di lui, e che lui non capisse niente di me – arrivò in parlatorio tenendo in mano un libretto fuxia, dell’editrice Ancora. “Tutto quello che sto cercando di dirti, sta qui dentro. Leggi, e non tornare prima di averlo finito”. Era Il mistero della donna. Mi immersi nella lettura e ne rimasi folgorata.

Questo libro mi ha davvero cambiato la vita. È stato il libro che ha trasformato il mio sguardo su me stessa, su mio marito, sulla mia storia, sulle donne in generale.

Io in realtà un po’ mi vergogno a dirlo, e quando mi chiedono quale sia il mio libro preferito cerco sempre di ripescare nella memoria un classico russo, o qualcosa di più attuale e in voga, un Roth o un Houellebecq, a seconda dell’interlocutore. So che se dicessi che è Jo Croissant che mi ha rapito il cuore, con il suo linguaggio semplice, senza pretese, non avrei certo l’aura di una esperta di alta letteratura.

Ma la verità è che questo che avete fra le mani è il mio libro feticcio.

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