Cappelle 1-5

Cappelle 1-5

Cappella I
MARTIRIO DI SANT'EUSEBIO

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Gli ariani, furenti, circondarono la casa di Eusebio e afferratolo lo trascinarono fuori con la forza. Con una gragnola di pietre gli fracassarono il capo e le altre membra, finché il cervello fuoruscì dal capo e anche molto sangue, e la sua anima, sciolta dalla carne, volò subito verso la gloria che aveva previsto. I discepoli ne raccolsero il corpo e lo seppellirono nella basilica che lo stesso Eusebio aveva fatto costruire… 

Dalla Passio vel Vita Sancti Eusebii Vercellensis La prima cappella sorge sulla sinistra della strada che da Forneglio si arrampica verso il Santuario, in prossimità di un'antica fonte che, secondo la tradizione, fu fatta scaturire da sant'Eusebio. Edificata per volontà della città di Vercelli in ricordo della tradizione del martirio del Santo, così come descritta nella sua Vita, risulta già iniziata nel 1592 e completa della decorazione interna verso la fine del secolo. L'edificio riveste notevole importanza anche per la sua posizione all'interno del percorso, in quanto costituiva il primo momento di riflessione religiosa per i pellegrini che, dalla pianura, faticosamente salivano verso il Santuario, e qui si soffermavano per riposare e dissetarsi.

La costruzione si presenta con un piazzale antistante di dimensioni ridotte ed è ripartita su due piani: un piano inferiore che in origine costituiva un porticato per la sosta, mentre il piano superiore è formato da un loggiato a pilastri e colonne sormontate da capitelli fogliati, che introduce alla cappella stessa. All'interno, le sculture in terracotta policroma sono attribuite a Giovanni Tabacchetti, con interventi di restauro di epoche diverse. Le decorazioni parietali, in passato attribuite a Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, di recente sono state attribuite a Giorgio Alberini, in collaborazione con un artista valsesiano e datate al primo decennio del Seicento.    

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Statua astante anziana

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Statua Sacerdote

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I soggetti rappresentati si riferiscono in modo realistico ed efficace alla realtà vercelle monferrina dell'epoca. La composizione è incentrata sulla figura del vescovo Eusebio che, in abiti liturgici, ferito al capo e sanguinante, sta per accasciarsi al suolo sotto l'infuriare dei colpi dei manigoldi ariani. Attorno, certi ceffi sinistri si stanno accanendo contro di lui con pietre e staffili. La drammaticità della scena è accentuata dalla sapiente distribuzione dei personaggi all'interno del piccolo ambiente, dal realismo della rappresentazione dei volti, dalle pose, dalla composizione plastica dell'insieme. Straordinari alcuni personaggi: il gozzuto il quale, sulla sinistra, fornisce proiettili al giovanottone a torso nudo che si accanisce contro il Santo; i gentiluomini azzimati che, in seconda fila, assistono al martirio, senza sporcarsi le mani: tra loro il capitano dei militi a cavallo, presente per assicurare "l'ordine pubblico", e l'uomo della legge, con in mano il rotolo della sentenza, ad assicurare la "legalità" del martirio-sopruso. Nella finzione artistica, la scena si svolge nel piazzale della chiesa di Sant'Andrea a Vercelli, dipinta, con felice anacronismo, sulla parete di fondo dell'edicola.Abbandonati e in stato di degrado per molti anni, sculture e affreschi furono sottoposti ad un primo intervento di restauro nel 1859 eseguito dal p. Giuseppe Latini, che in quegli stessi anni risiedeva nel convento. Nel 1935 fu lo scultore Guido Capra (1888-1963), allievo di Leonardo Bistolfi, ad eseguire un secondo restauro delle statue. Distrutte da atti vandalici, nel 1977, sono state in parte restaurate da Gian Luigi Nicola nel 1980-1981. Attualmente la cappella è chiusa al pubblico per lavori di salvaguardia e di restauro.

 

Cappella II
RIPOSO DI SANT'EUSEBIO

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San Luigi Gonzaga

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Affreschi volta

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Affreschi volta

Proseguendo lungo la strada che da Forneglio sale a Crea, ad una curva, si scorge sulla destra, indicato da opportuna segnaletica, l'antico tracciato che portava direttamente al piazzale antistante il Santuario. Proprio all'inizio di questo percorso è situata la seconda cappella.

Edificata dai Canonici lateranensi nel 1600, era dotata anche di un pronao demolito poi intorno al 1860, nel corso di lavori che hanno visto il sostanziale rifacimento della cappella. Per l'occasione si è proceduto anche alla sostituzione delle statue e dei dipinti originari – forse opera dei fratelli Tabacchetti e del Moncalvo – con nuove statue e dipinti rispettivamente di Giuseppe Latini e del Martini di Robella.

La cappella ripropone la tradizione secondo cui il sant'Eusebio di Vercelli, sarebbe transitato di qui per salire al monte portando l'effige della Vergine opera da san Luca. Nella roccia antistante si sarebbe miracolosamente creata una fenditura che gli permise di procedere oltre, e proprio dove sorge la cappella il Santo si sarebbe fermato a riposare provato dalla fatica del cammino e dal peso della statua. Questa tradizione è confermata anche dalla credenza popolare che attribuisce alla roccia detta "il sedile di Sant'Eusebio" particolari poteri di guarigione. 

 

Cappella III
MARIA PREFIGURATA E PROFETATA
Già Creazione di Adamo ed Eva
 

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Profeta

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Misericordias domini in aeternum cantabo

La III cappella apre la serie di cappelle dedicate direttamente alla vita di Maria precedente l'Annunciazione (cappelle IV-VII) o allo sviluppo della devozione mariana legata ai misteri del rosario, che vanno dall'Annunciazione all'Incoronazione di Maria (cappelle VIII-XXIII). Attorniata da cipressi, si trova in posizione leggermente arretrata, sulla destra della strada che da Forneglio sale al Santuario. Costruita tra il 1609 e il 1630, in origine era dedicata alla Creazione di Adamo ed Eva e le descrizioni antiche ricordano la rappresentazione dell'albero del bene e del male, del serpente e di altri animali legati all'episodio della creazione. 
La cappella è a pianta ellittica, con portico antistante retto da pilastri sormontati da archi e coperto da una volta a padiglione. Le statue sono opera di C. Morra di Grazzano.Nel 1859 la cappella fu rimaneggiata da Francesco Brocchi, e dedicata non più alla creazione di Adamo ed Eva ma all'inizio della nuova creazione, con la nuova Eva, Maria. Secondo la tradizione cattolica, Maria era stata prefigurata da alcune eroine della prima alleanza (Sara, Rebecca, Rachele, Giuditta, Rut, Ester: tutte raffigurate nella decorazione pittorica ormai scomparsa), e di lei avevano profetato diversi personaggi dell'Antico Testamento. Sopra l'altare, un bassorilievo raffigura la Vergine secondo la più tradizionale iconografia dell'immacolata: circondata da angioletti, il capo ornato di stelle, la luna sotto i piedi, mentre con il calcagno schiaccia il capo del serpente tentatore.  Ai lati sono collocate le sei statue in gesso dipinto dei "profeti" che, in qualche modo, avevano anticipato aspetti della vita di Maria. A sinistra, partendo dal centro, Mosè che sorregge le tavole della Legge ricevute da Dio e ritenuto autore del libro della Genesi in cui si preannuncia la venuta di una donna che avrebbe schiacciato il capo del serpente tentatore (Genesi 3,14-15); alla sua destra un pensoso Balaam, misterioso veggente pagano che annunciò benedizioni nei confronti degli israeliti nel corso dell'esodo e profetò il sorgere di una stella da Giacobbe (Numeri 24,17); e poi il profeta Geremia, dall'aria tormentata, che previde l'arrivo di un evento singolare ad opera di una donna (Geremia 31,21-22).  
A destra, dal centro, si susseguono Davide con corona regale e arpa di cantore delle lodi di Dio, che in un Salmo aveva cantato come il Signore avesse scelto Sion (prefigurazione di Maria) come sua dimora (Salmo 132,13); segue poi un profeta barbuto Isaia, autore della profezia della vergine che avrebbe concepito e partorito un figlio (Isaia 7,14); e infine il profeta Ezechiele che aveva parlato di una misteriosa porta (secondo la tradizione, Maria) attraverso la quale sarebbe passato solo il Signore (Ezechiele 44,2).
Sulle pareti sono murate numerose lapidi tombali della famiglia Goria, a lungo padrona della cappella, mentre una cripta sottostante conserva le sepolture di alcuni membri della stessa famiglia.

 

Cappella IV 
CONCEZIONE DI MARIA

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La cappella sorge in prossimità della piazza prospiciente il Santuario, parzialmente inglobata nell'edificio del ristorante, ed è stata edificata nel 1598 dalla contessa di Sartirana, Margherita Beccaria, come ex-voto. 
La facciata è semplice, con lesene angolari e due finestre laterali che incorniciano la porta. In alto una piccola finestra ovale illumina l'interno dell'edificio che si sviluppa su un atrio quadrato coperto da cupola ottagonale, cui si affiancano tre nicchie ai lati.

Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi

Gioacchino, rattristato per il fatto di non aver avuto figli e sentendosi per questo anche rifiutato e disprezzato dalla gente, si era ritirato nel deserto lasciando Anna nello sconforto e nella desolazione. Ma ecco che, dopo un certo tempo, un angelo del Signore apparve ad Anna, dicendo: «Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza». Anna rispose: «(Com'è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l'offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita». Ed ecco che vennero due angeli per dirle: «Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti». Un angelo del Signore era infatti disceso da lui per dirgli: «Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui. Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre». Gioacchino scese, e… giunse con i suoi armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo, esclamando: «Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto. Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel ventre». Quel giorno Gioacchino si riposò in casa sua…

Protovangelo di Giacomo 4,1-4   

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Interno per quarta Cappella

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Concezione di Maria

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Sculture raffiguranti i committenti (il marito, Arborio Onofrio di Gattinara e il figlio, Carlo Francesco)

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La contessa orante

In primo piano le sculture raffiguranti i committenti (la contessa, il marito, Arborio Onofrio di Gattinara e il figlio, Carlo Francesco in atteggiamento orante), mentre nelle nicchie e sull'altare sono raffigurate scene della vita dei genitori di Maria, ispirate agli Apocrifi. Gioacchino e Anna, avanti negli anni e senza figli, vivono una vita triste a causa della loro sterilità. Gioacchino, che rispettosamente si è tolto il cappello di fronte all'angelo, si trova al pascolo con le pecore e il cane, in un quadro bucolico anche se piuttosto desertico, allietato dal ragazzo che suona la cornamusa. Anna, invece, si trova sola nel lussureggiante giardino di casa. Entrambi ricevono da un angelo l'annuncio della nascita di una loro creatura, che sarà Maria. Gioacchino rientra a casa e incontra Anna presso la porta del tempio di Gerusalemme, e dal loro trepidante ritrovarsi si avrà la "Concezione di Maria". Per l'apparato decorativo probabilmente furono all'opera maestranze diverse, non sempre distinguibili in apporti singoli. Gli affreschi sono attribuiti a Giorgio Alberini, le sculture a Giovanni Tabacchetti e Paolo Giovenone, mentre il pregevole altorilievo in cotto dipinto che si trova sull'altare è attribuito al Giovenone. Sul tamburo ottagonale è dipinta la Vergine nell'atto di schiacciare la testa del drago, circondata da angioletti e san Francesco. Gli affreschi laterali, raffiguranti san Francesco e Maria Maddalena, sono scomparsi e ora coperti da una lapide che ricorda i restauri del 1754. Un secondo restauro fu eseguito nel 1815, a cura di Ludovico di Sartirana, e le antiche decorazioni parietali furono sostituite da affreschi realizzati da Pier Giuseppe Cima. L'ultimo restauro completato nel 1998, riguardante le statue, gli affreschi e l'impianto strutturale, è stato eseguito da Gian Luigi Nicola.             

 

Cappella V 
NATIVITÀ DI MARIA 

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La cappella si affaccia sulla piazza, congiunta ad essa da una scalinata e lungo un asse ideale che la collega alla cappella della Madonna di Crea all'interno del Santuario, quasi a voler evidenziare, già nella posizione privilegiata, la sua funzione di cappella ducale. Fu fatta costruire nel 1590 dal duca di Mantova e del Monferrato, Vincenzo I Gonzaga, su progetto di Giovanni Francesco Baronino.La facciata è incorniciata da due coppie di lesene situate ai lati dell'ingresso, sopraelevate su alti zoccoli e concluse da una trabeazione. L'edificio è composto da due spazi: uno pressoché quadrato, riservato alla contemplazione, e uno, rettangolare, soprelevato rispetto al primo, sul quale è raffigurata la nascita di Maria.

Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi

Per Anna si compirono i mesi. Nel nono mese partorì e domandò alla levatrice: «Che cosa ho partorito?». Questa rispose: «Una bambina». «In questo giorno, disse Anna, è stata magnificata l'anima mia», e pose la bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi il seno alla bambina e le impose il nome Maria.

Protovangelo di Giacomo 5,2

Sant'Anna, dopo il parto, a letto, appoggiata a numerosi cuscini, è assistita da alcune donne, una delle quali le porge un uovo "ricostituente". Le altre preparano il "primo bagno di Maria": una verifica la temperatura dell'acqua, l'altra prepara l'asciugamano, mentre la terza accosta la neonata al bacile. Accanto al letto della madre, in primo piano la culla a dondolo per la neonata. 
Scene usuali di nascita fino a pochi decenni fa, una faccenda tra donne, con gesti molto umani, senza alcun elemento soprannaturale se non fosse per quel Padre Eterno, dipinto sulla volta sovrastante, che dall'alto assiste discreto all'evento.
La decorazione pittorica tardo cinquecentesca della volta è attribuita a Giorgio Alberini. Nelle nicchie sono inserite le statue di quattro profeti: Davide, Isaia, Geremia ed Ezechiele (attribuite a Melchiorre D'Enrico il Vecchio, Michele Prestinari e figlio), mentre sulle pareti laterali sono raffigurate altre due nascite, di donne dell'Antico Testamento.  In questo modo, i personaggi e le vicende dell'Antico Testamento sono presenti alla nascita di Maria che si inserisce in una lunga storia di cui è l'ultimo e fondamentale anello.
A sinistra la nascita di Acsa, figlia di Caleb (data poi in sposa al conquistatore della città di Kiriat-Sefer: Giudici 1,12-13): anche qui la raffigurazione del "primo bagno" della neonata, mentre la puerpera è assistita da altre donne. A destra la nascita di Mikal, figlia del re Saul, (data poi in sposa a Davide: 1 Samuele 18,20ss), dove solennità e quotidianità si compenetrano: da un lato il palazzo reale e i personaggi riccamente vestiti, e dall'altro il bambino con un paniere di uova da offrire.
E' del 1637 il progetto di G. Faciotto per la costruzione di un portico antistante, mentre nel 1682 inizia la prima campagna di restauri voluti dal Duca Ferdinando Carlo Gonzaga ed eseguiti da Giovanni Antonio Veglia di Asti, che interessano gli affreschi della volta e delle pareti.
El 1715 ai Gonzaga subentrarono i Savoia e Vittorio Amedeo II fa sostituire la scala esistente con una barocca.
Nel 1834 si eseguono restauri voluti da re Carlo Alberto, e nel 1859 Vittorio Emanuele fa realizzare un nuovo altare in marmo e la nuova gradinata esterna, mentre gli affreschi vengono rimaneggiati dal Martini di Robella. Nel 1989 si esegue un nuovo restauro degli affreschi da parte di P. Vignoli e L. Pagella, mentre recenti lavori hanno fatto riemergere parte della originaria decorazione della volta con figure di putti.

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Donna che lava i panni

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Anna con donna che porge l'uovo

 

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