san Giovanni domnarum

san Giovanni domnarum

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La chiesa di San Giovanni in Domnarum è una delle più antiche di Pavia ed è parte di un più ampio complesso alto medievale comprendente la chiesa stessa, il campanile e la cripta. Si trova nel pieno del centro storico, in via Mascheroni, a pochi passi dalla chiesa del Carmine con la facciata inglobata in un complesso abitativo e l'ingresso all'interno di un cortile. 
Nella cripta, che è stata riscoperta dopo secoli nel 1914, sono visibili dei resti di affreschi.
Si tratta probabilmente del primo edificio di culto cattolico eretto dai re longobardi nella città di Pavia.

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Cripta

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Resti di affreschi della cripta

La chiesa ebbe un ruolo di preminenza nel panorama cittadino fino a circa l'anno Mille, anche grazie alla dotazione patrimoniale che le era stata assegnata dalla fondatrice.
Per la chiesa furono emanati tra IX e X secolo una copiosa serie di diplomi imperiali, in cui si menziona la fondazione di Gundiperga, mentre in un atto del vescovo di Pavia Bernardo I del 1129 sono attestate le messe "pro anima" della regina Gundiperga che ancora venivano celebrate nella chiesa. In base ad alcuni ritrovamenti è stato ipotizzato che in epoca romana, dove sorge ora la chiesa, esistesse un complesso termale; nel 654, quando Pavia era capitale del Regno longobardo, la regina Gundeberga, figlia di Teodolinda e Agilulfo, fece costruire la chiesa, destinandola a luogo della propria sepoltura. Questa preesistenza potrebbe spiegare alcune irregolarità della pianta sia della chiesa che della cripta.
La chiesa svolse probabilmente anche la funzione di battistero – così si spiega l'intitolazione al Battista – riservato alle donne “domnarum”.

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Interno della chiesa

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Rilievo della cripta

Nei secoli successivi l'edificio è stato molto modificato, ma conserva ancora tracce dell'aspetto originario. La cripta è la parte più antica e suggestiva: nella muratura è ancora possibile vedere le suspensurae, laterizi di forma cilindrica provenienti dalle preesistenti terme romane.

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Particolare capitello

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Affresco della cripta

Nel 1611, il prevosto Torriani decise di ricostruire integralmente l'edificio in rigide forme controriformate, ad aula unica con tre cappelle per lato e grande santuario-coro quadrato. Sopravvissero allo smantellamento della fabbrica medievale la cripta e il campanile, sul fianco nord del coro, entrambe testimonianze di un vasto intervento costruttivo che già attorno al Mille e nei decenni successivi dovette molto alterare o addirittura sostituire la chiesa longobarda. Il campanile riflette una tipica tipologia pavese-milanese contrassegnata da una sequenza in alzato di specchiature concluse da archetti pensili inquadranti semplici feritoie o monofore, con una cella a bifore terminale. 
La ricostruzione seicentesca della chiesa, con il rialzo del pavimento della navata, aveva decretato la chiusura della cripta, l'oblio per secoli e l'utilizzo come ossario.

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Campanile

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San Siro

 

Architettura

L'edificio seicentesco è ad aula unica, con cappelle laterali e coro a pianta quadrata.
La facciata risale, invece, agli inizi del Cinquecento. Nella fascia centrale presenta un rosone in terracotta posto in mezza a due rosoni più piccoli.
La torre campanaria è stata datata attorno all'anno 1100.
La costruzione impiega con intento decorativo diversi materiali di origine romana, soprattutto nella parte prossima alla cella campanaria.

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Facciata

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Cristo affrescato nella parte centrale della cripta

 

Interno

Subito sulla destra vi è una parte dell'antico battistero annesso alla chiesa, e nella prima cappella, sempre sulla destra è collocata una pala, dipinta dal milanese Giovan Battista Sassi, che raffigura San Andrea Avallino che muore davanti all'altare. Nella lunetta del presbiterio è dipinto un affresco con il Padre Eterno di Federico Faruffini. Nella seconda cappella a sinistra vi è una pala di San Nicola, proveniente dall'antica chiesa di San Nicola della Moneta.
È presente una tela che raffigura la regina Gundeperga che presenta a San Giovanni il progetto della chiesa.
Lungo le pareti perimetrali si possono scorgere le tracce di un'antica cortina affrescata, e numerose immagini di San Biagio, a cui i pavesi erano molto devoti durante il medioevo, i cui resti sono custoditi sotto l'altare maggiore.

 

La cripta

Notizie storiche

La cripta venne riportata alla luce da Faustino Gianani nell'aprile del 1914. La chiesa venne fondata, stando al racconto di Paolo Diacono, dalla regina Gundiperga alla metà del VII secolo come luogo per la propria sepoltura, in posizione centrale nel tessuto urbano romano e non lontano dal complesso cattedrale cattolico. Officiata sin dalla fondazione da un capitolo canonicale, la chiesa finì, nella prima metà del IX secolo, in beneficio a Eginardo: è lui stesso a ricordarlo in un passo della Translatio et miracula sanctorum Marcellini et Petri, narrando del viaggio delle reliquie dei due santi, trafugate a Roma e dirette a Steinbach. La documentazione inerente la chiesa per i secoli X e XI, diplomi regi e vescovili, è decisamente ricca e ci è stata conservata dal manoscritto seicentesco Le Glorie della Pietà di Gondiberga di Ottavio Ballada. 

Vi si accede oggi da ovest tramite una stretta e ripida scala nell'angolo nord-ovest. 

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Cripta

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Accesso Cripta

Il Capitani, e più recentemente il Forzatti Golia, vi hanno letto la parabola storica dell'importante canonica urbana, retta da un archipresbiter et praepositus, tra una fase di potenza economica e autonomia rispetto al vescovo, un periodo di decadenza istituzionale e patrimoniale, avviatosi attorno al Mille, fino al recupero dalla metà del XII secolo di una posizione preminente all'interno del panorama ecclesiastico pavese, ma in un quadro di stretta dipendenza dall'ordinario. Opicino de Canistris ricorda due cappelle esterne alla chiesa collocandovi il secondo battistero di Pavia, pubblicamente utilizzato in sostituzione di quello di S. Giovanni alle Fonti a Pentecoste e nella settimana seguente. La pratica, di cui non si riescono a intravedere le origini, durò a lungo conservandosene memoria ancora nel XVII secolo.

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Cripta

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Campanile

Il campanile può datarsi prima di quanto proposto da Arslan (1100) e Panazza (ultimo quarto dell'XI secolo), fors'anche verso il 1050. La cripta è precedente. 
Nel complesso, l'ambiente a sala della cripta di S. Giovanni Domnarum palesa caratteri compatibili con una datazione attorno al Mille, con volte a crociera prive di sottarchi (cfr. S. Giovanni e S. Secondo di Asti, S. Pietro di Breme) e raccordi semplici di parete. 
Il corridoio trasversale d'ingresso appare invece spazio architettonico più arcaico e non è escluso si possa trattare di una prima fase, preromanica, della cripta a "corridoio occidentale" con cappelle allineate, successivamente trasformato dall'addizione di una cripta a sala più a est. Sono molto più tardi (seconda metà del XII sec.) gli affreschi che decorano questo settore orientale: una teoria di santi, soprattutto della chiesa pavese (sono identificabili san Gregorio papa, san Siro, sant'Invenzio, san Teofilo), clipei con il busto di Cristo e con gli arcangeli nella volta centrale, e una scena relativa alla vita del Battista sul muro della prima campatella sud, parzialmente distrutta dalla costruzione di una scala di accesso dal presbiterio.

Un corridoio trasversale voltato a botte introduce alla zona corrispondente all'antica abside. Il passaggio è mediato da due grandi pilastroni di sezione rettangolare, prossimi ma non tangenti ai muri d'ambito. A est lo spazio è articolato a sala, con tre navate, per la presenza di quattro sostegni liberi centrali. Le volte, in più punti guaste e restaurate, sono delle crociere "imperfette" con le nervature diagonali che non arrivano a incrociarsi al colmo della volta, tanto che la copertura perimetrale può meglio intendersi come una sorta di volta a botte anulare con penetrazioni. 

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Cripta

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Cripta: colonne e capitelli

Essa ricade nei muri d'ambito su pilastri semplici di sezione trapezoidale, senza alcuna intermediazione di fasce capitellari. I sostegni centrali sono interamente apparecchiati con spolia di età romana. I due più occidentali sono pilastrini di sezione quadrata: sostegni tanto leggeri da imporre, a un certo punto, la costruzione di un muro di sottofondazione tra di essi. Il pilastrino sinistro regge un capitello corinzio del IV secolo, mentre quello destro è coronato da un capitello di tipo corinzio a foglie grasse, con una crocetta nella faccia occidentale, che ha stretti confronti nella scultura architettonica dell’VIII secolo di area lombarda. I due sostegni più occidentali reimpiegano grosse porzioni di colonna. In quello di destra funge da capitello una base romana rovesciata, mentre la colonna di sinistra regge l'unico capitello della cripta attribuibile ad età romanica, liscio e privo di qualsivoglia accento decorativo.

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Colonne e affreschi

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Cripta

La base della colonna di destra è molto rialzata sul piano pavimentale attuale, e resta da sola a testimoniare l'originario livello del pavimento. Gli sterri condotti in cripta nei mesi invernali del 1914, asportaronco infatti inavvertitamente il pavimento romanico, rispetto al quale scesero di circa 50 cm. Così facendo si scoprì il livello inferiore dell'ipocausto di un calidarium romano, che fornì il materiale laterizio (sesquipedali manubriati) usato per la costruzione romanica.

 

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