Vita di sant'Ambrogio -7

Vita di sant'Ambrogio -7

INTERVENTO DI AMBROGIO PRESSO TEODOSIO

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31. Lasciata la Toscana, il vescovo tornò a Milano. Eugenio aveva già lasciato la città. Si era messo in marcia contro Teodosio. Ambrogio attendeva l'arrivo dell'imperatore cristiano. Forte in lui era la certezza che Dio non avrebbe abbandonato agli ingiusti Teodosio, che credeva in lui, e non avrebbe permesso che un potere iniquo condizionasse i giusti e li inducesse al malaffare (Sal. 124, 3). Infatti, uscendo da Milano, il conte Arbogaste e il prefetto Flaviano avevano promesso che, una volta tornati vincitori, avrebbero trasformato la basilica della chiesa di Milano in una stalla e avrebbero arruolato il clero tra i soldati. In tal modo, però, questi miserabili dominati da demoni e sempre inclini alla bestemmia (Ap. 13, 6), si precludevano ogni speranza di vittoria.
Il Signore, che protegge la sua chiesa, condusse Teodosio a una vittoria completa. Eugenio e i suoi collaboratori morirono in battaglia. Da parte sua, Ambrogio intervenne presso l'imperatore in vari modi a difesa dei sostenitori di Eugenio. In particolare, mandò il tribuno Giovanni perché fosse salvata la vita di chi era si rifugiato in chiesa. Egli stesso raggiunse Aquileia per intercedere in favore di costoro. Per essi ottenne facilmente il perdono, perché l'imperatore cristiano gettatosi ai piedi del vescovo, affermava di essere stato salvato dai suoi meriti e dalle sue preghiere.

32. Tornati a Milano, Teodosio gli affidò la cura dei suoi figli. In questo tempo fece trasferire il corpo del santo martire Nazaro nella basilica degli apostoli, che è vicino a porta Romana. Nel sepolcro in cui giaceva il corpo del martire - che a tutt'oggi non sappiamo quando subì il martirio - io ho visto il suo sangue così fresco, quasi che fosse stato sparso in quello stesso giorno. E il suo capo, che gli empi avevano reciso, era rimasto così intatto e incorrotto, con i capelli e la barba, che ci sembrò essere stato lavato e composto nel sepolcro proprio nel giorno in cui fu esumato. Tutto ciò non deve affatto meravigliare. Nel Vangelo il Signore ha promesso che neppure un capello del loro capo andrà perduto? (Lc. 21, 18). Infine, è da ricordare il profumo incantevole che avvolse i presenti.

33. Nello stesso giardino era sepolto anche il santo martire Celso. Ambrogio andò lì a pregare. Prima non lo aveva  mai fatto. Questo è segno inequivocabile che il martire apparve ad Ambrogio e gli rivelò il luogo della sua sepoltura. Venimmo poi a sapere dai custodi di quel luogo che i genitori di Celso avevano raccomandato loro di non allontanarsi mai da lì, perché in quel luogo erano stati deposti grandi tesori. E veramente grandi tesori sono quelli che nè ruggine nè tarlo corrodono nè i ladri rubano (Mt. 6, 19), di cui custode è lo stesso Cristo che per loro fu vita e nel morire fece loro trovare un guadagno (Fil. 1, 21).
Trasferito il corpo del martire nella basilica degli apostoli, mentre il vescovo predicava, uno del popolo invaso da uno spirito malvagio, cominciò a gridare di essere tormentato da Ambrogio. Ma quello, rivolto a lui, gli disse: "Sta' zitto diavolo perché ti tormenta non Ambrogio ma la fede dei santi e la tua invidia: infatti vedi questi uomini salire là da dove tu sei disceso. Ma Ambrogio non s'inorgoglisce." A queste parole costui cadde a terra e zittì.

34. Nella stessa epoca, il console Onorio offrì giochi di belve libiche molto apprezzati dal popolo. Avvenne che il conte Stilicone, su ordine del prefetto Eusebio, inviò alcuni soldati a portar via dalla chiesa un tal Cresconio. Questi si era rifugiato presso l'altare del Signore e il santo vescovo con i chierici lo circondarono per difenderlo. Ma l’alto numero dei soldati, i cui capi erano eretici ariani, prevalse. Portato via Cresconio, tornarono esultanti all'anfiteatro. Il vescovo, prostrato davanti all'altare del Signore, lungamente pianse l'accaduto.
Ma alcuni leopardi, che erano stati lasciati liberi, con un rapido balzo assalirono quei soldati e li ferirono gravemente. A veder ciò, il conte Stilicone rimase turbato. Rinviò Cresconio alla chiesa, senza fargli del male. Poiché era reo di crimini gravissimi, non si poté fare altrimenti che punirlo. Lo mandò in esilio. Ma non molto tempo dopo gli condonò la pena.

35. In questo stesso tempo, un giorno che andava al palazzo imperiale ed io lo seguivo a motivo del mio ufficio, un tale casualmente inciampò con un piede e stava giù a terra. Il fatto provocò l'ilarità di Teodoro, che allora era notaio e che in seguito resse con grande merito la chiesa di Modena. Ambrogio subito lo riprese: "Tu che stai in piedi, sta' attento a non cadere." Appena queste parole furono pronunciate, Teodoro cadde.

36. Ancora in quel tempo, Fritigil regina dei Marcomanni, venne a conoscenza della santità di Ambrogio attraverso un cristiano giunto dall'Italia. Nel frattempo si convertì al cristianesimo. Inviò doni al vescovo e, assieme, chiese di essere da lui istruita con qualche libro sulla materia della sua fede. Egli le rispose con una bella lettera scritta in forma di catechismo. Quando poté raggiungere Milano, purtroppo Ambrogio era da poco morto.

37. Al tempo di Graziano, un giorno si recò da Macedonio, che allora era maestro degli uffici, per ottenere aiuti per una persona. Quel funzionario ordinò di fargli trovare le porte chiuse. Allora esclamò: "Tu pure verrai in chiesa e, pur non trovando le porte chiuse, non riuscirai ad entrare." Avvenne proprio così. Dopo la morte di Graziano, Macedonio fuggì verso una chiesa. Ma, pur essendo le porte aperte, non riuscì a trovare l'ingresso.

 

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