Interventi

Interventi

RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE card. LORENZO BALDISSERI
(sintesi)

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Introduzione

Desidero ringraziare Vostra Santità per aver voluto affidare al Sinodo la riflessione su un tema così importante e trasversale, che riguarda coloro che si trovano nel cuore della Chiesa e costituiscono la grande speranza per il presente e anche per il futuro dell’umanità.

Oggi si tratta di cercare nuovi cammini e di percorrerli con audacia e fiducia, tenendo fisso lo sguardo su Gesù e aprendosi allo Spirito Santo, per ringiovanire il volto stesso della Chiesa. Perché è in Gesù e nello Spirito che la Chiesa trova la forza di rinnovarsi sempre, compiendo una revisione di vita sul suo modo di essere, chiedendo perdono per le sue fragilità e inadeguatezze, non risparmiando le energie per mettersi al servizio di tutti, col solo intento di essere fedele alla missione che il Signore le ha affidato: vivere e annunciare il Vangelo.
Perciò, quest’Assise sinodale è una vera sfida per tutto il Popolo di Dio, Pastori e gregge, e per tutti i giovani del mondo, in vista della costruzione della sempre sognata civiltà dell’amore. E’ opportuno ricordare ciò che il Santo Padre ha affermato, sin dall’inizio del cammino sinodale «la Chiesa vuole mettersi in ascolto della voce, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani ». Quindi, non solo dobbiamo prima di tutto ascoltare i giovani ma anche – e per questo siamo qui riuniti! – rispondere con cuore di pastori alle loro sfide attraverso opportune proposte e buoni consigli al Santo Padre.

Questa XV Assemblea Generale Ordinaria è la terza del Pontificato di Papa Francesco Le prime due erano dedicate al tema della famiglia. Questa è dedicata al tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. È evidente che queste Assemblee sinodali sono collegate da un filo conduttore che è il rinnovamento della Chiesa e della società a partire dalle sue categorie più essenziali, ovvero la famiglia e i giovani.

La Costituzione Apostolica Episcopalis communio

Prima di entrare nel vivo dello svolgimento di questa Assemblea Generale Ordinaria è doveroso accennare ad un evento di grande portata storica per l’istituzione sinodale e per tutta la Chiesa. Mi riferisco alla Costituzione Apostolica Episcopalis communio recentemente promulgata dal Sommo Pontefice.

Quattro possono essere le chiavi di lettura di questo documento.

La prima è il riferimento al Concilio Vaticano II, “grembo” generativo del Sinodo dei Vescovi, il cui richiamo all’ultima assise ecumenica è occasione per riprendere e approfondire da parte del Papa alcuni snodi teologici cruciali del Concilio, particolarmente in campo ecclesiologico.
La seconda chiave di lettura si riferisce al tema del rinnovamento della Chiesa. Papa Francesco, guardando al Concilio Vaticano II, vuole inaugurare – come si legge nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium – «una nuova tappa evangelizzatrice», ponendo la Chiesa «in tutte le regioni della terra in uno “stato permanente di missione”».
La terza chiave di lettura del documento consiste nel considerare il Sinodo come un organismo entro la cornice di una Chiesa costitutivamente sinodale.
La quarta ed ultima chiave di lettura è data dalla dimensione ecumenica che prende spunto dal sopra citato Discorso del Santo Padre, nel quale si ribadiva che l’impegno a edificare una Chiesa sinodale  è gravido di implicazioni ecumeniche.

La metodologia sinodale

Quello che ci accingiamo a vivere diviene il momento culminante di un lungo cammino, che terrà conto del prezioso patrimonio di idee e riflessioni fin qui emerse in vista di un approfondimento, per raggiungere gli obiettivi di questa Assemblea sinodale, tra i quali quello di rendere più consapevole tutta la Chiesa del suo compito di accompagnare ogni giovane verso la gioia dell’amore, che Gesù offre alle future generazioni; quello di ampliare il concetto tradizionale di vocazione, per favorire la formulazione comprensiva, impiegata dal Documento Preparatorio, «pastorale giovanile vocazionale»; quello infine del rinnovato dinamismo giovanile della Chiesa, che il Sinodo intende propiziare in collegamento con quell’«improrogabile rinnovamento ecclesiale» di cui Papa Francesco parla programmaticamente nell’Evangelii gaudium.

Come è avvenuto nelle ultime Assemblee Generali sulla famiglia, sarà istituita una Commissione per l’elaborazione del Documento finale. Essa sarà composta dal Relatore Generale (che la presiede), dal Segretario Generale, dai Segretari Speciali e da otto Padri sinodali (cinque di essi eletti dall’Assemblea in rappresentanza di ogni Continente, e tre nominati dal Santo Padre). Anche alla luce dell’esperienza maturata nel passato recente, tale Commissione avrà il compito di coordinare e sovrintendere all’elaborazione dei testi sinodali, nelle loro varie fasi di avanzamento fino al Documento finale del Sinodo.

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RELAZIONE INTRODUTTIVA - card. SERGIO DA ROCHA
(Sintesi).

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Presento la sintesi dell’Instrumentum laboris, ovvero della raccolta ordinata e riassuntiva di tutto ciò è emerso nel lungo e articolato tempo di preparazione del Sinodo. E' uno “strumento” destinato a fare evitare errori di metodo e di contenuto.

1. Il discernimento, un modo di procedere

Ritengo importante che tutti e fin dall’inizio ci sintonizziamo sul metodo di lavoro che ci ha permesso di arrivare fin qui e che ci aiuterà ancora a camminare insieme.

1.1. Più che un metodo di lavoro, uno stile ecclesiale

Non esistono “ricette pronte” o “soluzioni preconfezionate”. È opportuno che tutti ci mettiamo in “stato di discernimento”. Il discernimento è uno “stile” preciso di essere Chiesa e di procedere nella storia. Scegliere questo modo di procedere è la prima risposta pastorale di una Chiesa che desidera essere credibile per le giovani generazioni:

Abbiamo bisogno di una Chiesa che viva un autentico discernimento nello Spirito. Il nostro lavoro deve essere scandito dai tre verbi “riconoscere, interpretare, scegliere”. Questa Chiesa concretamente accoglie la volontà di Dio e, insieme, sa prendere coscienza della sua vocazione e della sua missione.
Questo discernimento chiede di farsi attenti alle persone concrete, riconoscendo che in ogni persona vi è la presenza di Dio che va scoperta, accolta, accompagnata e resa feconda.

1.2.    I tre passi del cammino sinodale

Ogni settimana di lavoro sarà focalizzata su ognuna delle tre parti dell’Instrumentum laboris. Sarà importante fin dall’inizio rispettare con disciplina il metodo, senza anticipare o confondere i suoi diversi momenti: riconoscere, interpretare, scegliere.

Riconoscere”, chiede di mettersi di fronte alla realtà non per un’analisi sociologica, ma con lo sguardo del discepolo, scrutando le orme e le tracce del passaggio del Signore con un atteggiamento aperto e accogliente. Per chi ha a cuore i giovani e desidera accompagnarli verso la vita in pienezza, è imprescindibile conoscere le realtà che essi vivono. Altrettanto importante è prendere consapevolezza dei punti di forza della presenza della Chiesa nel mondo giovanile, e delle sue debolezze, a partire dalla scarsa familiarità con la cultura digitale.

Interpretare”. La «Seconda parte» dell’Instrumentum laboris non fornisce una interpretazione già pronta della realtà – questo è piuttosto il nostro compito –, ma offre alcuni strumenti per una lettura che sia davvero capace di illuminare alla luce della fede ciò che si è scoperto.

“Scegliere”, invita la Chiesa intera a compiere delle scelte di cambiamento all’interno di un orizzonte di vitalità spirituale. Urgono coraggio, prudenza e pazienza. Optare per il discernimento, anziché per soluzioni preconfezionate dettate dal “si è sempre fatto così”, implica l’assunzione del rischio di creare sentieri nuovi. Ciò è un atto di fede nella potenza dello Spirito, che fin dall’antichità invochiamo come Spiritus creator.

2. Un’indispensabile “explicatio terminorum”

Vorrei ora concentrarmi su alcuni termini decisivi su cui ci confronteremo in queste settimane.

2.1. I giovani: un autentico ascolto per uscire dagli stereotipi

Parto dalla realtà dei giovani. Va superato il parlare dei giovani “per sentito dire”, facendo riferimento a stereotipi. E' necessario fare i conti con i giovani realmente esistenti. Abbiamo qui al Sinodo una presenza nutrita di giovani, di educatori e di formatori, che possono direttamente parlare della condizione giovanile per così dire “dall’interno”.

La realtà è più importante dell’idea. Ogni nostro intervento sui giovani parta sempre da un realismo contestuale e non da teorie astratte e lontane dalla quotidianità della vita.

2.2. La fede: dono di grazia e fonte di sana inquietudine

Una seconda parola chiave per il nostro cammino è la fede, vista come partecipazione al modo di vedere di Gesù. In quanto accoglienza della grazia che salva, la fede è e rimane il principio primo del nostro cammino. La luce che viene dalla fede ci offre lo sguardo adeguato per riconoscere la situazione dei giovani; ci chiarisce con quali criteri siamo chiamati a leggere le richieste che ci vengono da ciò che abbiamo riconosciuto, facendoci entrare sempre più nel sentire del Signore Gesù; ci dona il coraggio per affrontare le sfide evocate attraverso decisioni rischiose capaci di testimoniare la nostra volontà di conversione spirituale e pastorale.

«Una fede che non ci mette in crisi è una fede in crisi; una fede che non ci fa crescere è una fede che deve crescere; una fede che non ci interroga è una fede sulla quale dobbiamo interrogarci; una fede che non ci anima è una fede che deve essere animata; una fede che non ci sconvolge è una fede che deve essere sconvolta» (Francesco, Udienza alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, 21 dicembre 2017).

2.3. La vocazione: tutti siamo amati gratuitamente e chiamati a portare frutto

La terza parola su cui ritengo conveniente soffermarmi è vocazione. Su questo tema esistono visioni diverse che esigono verifica, approfondimento e chiarificazione. Nell’insieme dell’ascolto è emerso che una delle grandi fragilità della nostra pastorale oggi risiede nel pensare la vocazione secondo una visione riduttiva e ristretta, che riguarderebbe solo le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata.
Emerge, così, la necessità di mettere le basi per una “pastorale giovanile vocazionale” di ampio respiro capace di essere significativa per tutti i giovani. In un mondo in cui domina l’ideologia del self-made man non c’è posto per riconoscere la natura vocazionale dell’esistenza umana; così pure se si assimilano le visioni fatalistiche che insinuano che la vita «sia determinata dal destino o frutto del caso».

La parola di Dio ci insegna invece con chiarezza che noi possiamo e dobbiamo scegliere e progettare solo all’interno di un precedente “essere stati scelti” e “chiamati”: Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga (Gv 15,15-16).
Per San Paolo la dinamica vocazionale affonda le sue radici nell’eternità: «In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo» (Ef 1,4-5). Il mistero dell’amore di Dio che ci precede e ci accompagna è la condizione di possibilità per ogni nostro amore: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo» (1Gv 4,19).

Non è difficile comprendere quanto sia strategico per il nostro Sinodo riguadagnare con convinzione un’interpretazione vocazionale dell’esistenza umana in quanto tale, certi del fatto che la vocazione riguarda innanzi tutto ogni essere umano e, in particolare, ogni battezzato.
Il Sinodo si rivolge a tutti i giovani, nessuno escluso: perché senza vocazione non c’è umanità degna di questo nome. Una visione vocazionale “ristretta” o “reclutativa” riservata al ministero ordinato o alla vita consacrata destina la maggioranza dei giovani alla mancanza di senso e alla ricerca di un’unità impossibile nella loro vita.

2.4. La particolare sollecitudine per le vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata

Risulta anche evidente che solamente all’interno di una rinnovata e condivisa “cultura vocazionale” capace di valorizzare ed integrare ogni tipo di chiamata trova senso l’impegno specifico per la cura delle vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata, la cui rilevanza all’interno del panorama vocazionale della Chiesa è evidente. Esse sono da pensarsi dentro la dinamica vocazionale della Chiesa e al servizio del mondo, e mai nella logica di un privilegio. La “vocazione” è sinonimo di “servizio” da offrire piuttosto che di “potere” da esercitare.

2.5. Altre parole rilevanti per questo Sinodo

Penso al tema dell’ascolto, che è il primo e più importante modo di avvicinarsi con rispetto ai giovani, camminando con loro. Perché, in questo cammino di preparazione al Sinodo, ci siamo ritrovati “in debito di ascolto”? Siamo Chiesa in ascolto? Come ascoltiamo? Quali conversioni sono necessarie per ascoltare la voce dei giovani oggi?

Oppure al tema della ricerca, che oggi più che mai caratterizza la vita di questa generazione. In che modo rispettiamo e accompagniamo la ricerca dei giovani? Siamo testimoni autentici di fraternità, solidarietà e giustizia, così da risultare credibili e propositivi ai loro occhi? In che modo accogliamo i loro desideri e le loro aspettative?

Mi riferisco anche all’arte dell’accompagnamento. È la “competenza” più richiesta dai giovani ed insieme una delle difficoltà più grandi emerse dalla preparazione al Sinodo.
Insieme all’accompagnamento, emerge l’importanza della formazione, che va declinata in varie forme e specificata per i vari ambienti: formazione culturale e biblica, teologica ed ecclesiologica, spirituale e pedagogica; preparazione adeguata degli educatori che vivono nei vari ambienti di vita dei giovani; formazione specifica per i formatori nei seminari e delle case di formazione.

Anche sul tema dell’annuncio del Vangelo sarà opportuno confrontarci, perché molte volte le nostre comprensioni e le nostre pratiche appaiono tanto diverse. Quali sono le ragioni che ci spingono ad annunciare Gesù? Quale relazione vi è tra accompagnamento e annuncio? Quali modalità di annuncio verso i giovani sono più adeguate, coinvolgenti, rispettose ed efficaci?

Un’altra parola da chiarire è certamente comunità. I giovani chiedono una Chiesa autentica, più relazionale, impegnata per la giustizia. È evidente che un Sinodo sui giovani non parlerà solo dei giovani: sarà opportuno confrontarsi circa il volto della comunità e della Chiesa che stiamo offrendo ai giovani. Quali cammini di fraternità sono necessari per diventare attrattivi per i giovani? Quali conversioni sono necessarie per assumere un volto profetico? Quale integrazione e protagonismo riserviamo ai giovani nelle nostre comunità?

Conclusione

Qual è dunque il nostro compito? Per prima cosa quello di essere disponibili all’azione di Dio in mezzo a noi, sicuri della promessa di Gesù: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20). La promessa di Gesù non lascia alcun dubbio in proposito: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io ho detto» (Gv 14,26).

Vivendo insieme in questo clima spirituale, sarà per noi possibile riconoscere le sfide da affrontare, interpretare ciò che si è riconosciuto alla luce della fede e operare scelte coraggiose di rinnovamento.