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Il  9 ottobre  L'Osservatore Romano ha presentato le sintesi dei vari Circoli minori in cui i Padri sinodali si sono suddivisi per approfondire l'Instrumentum laboris in lavori di gruppo.
Qui vengono proposti passaggi della sintesi dei lavori del quarto gruppo di lingua inglese.

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[…] Un motivo dell’Instrumentum laboris che ha trovato particolare eco nel nostro gruppo è stato quello della paternità e della maternità spirituale. Molti hanno ritenuto che questa immagine esprima poeticamente ciò che i giovani vogliono e si aspettano dalla Chiesa. Desiderano mentori, guide, amici spirituali disposti a camminare con loro. Specialmente in un tempo in cui, perlomeno in Occidente, la famiglia è in crisi, questo rapporto di fiducia tra i giovani e i padri e le madri nell’ordine spirituale è di fondamentale importanza. Uno dei membri africani della nostra comunità ci ha ricordato che in molte lingue africane non esistono parole per dire cugino, zio o zia, poiché in famiglia tutti sono considerati fratello e sorella. Questo stesso tipo di unità e associazione dovrebbe caratterizzare la vita della Chiesa.

[…] Ci siamo concentrati sulla prevalenza e sull’influenza della cultura digitale. C’è stato consenso universale sul fatto che i social media producono sia luci sia ombre nella vita dei giovani e che l’Instrumentum laboris fa bene a sottolinearlo. Due osservazioni particolari del nostro gruppo risultano molto utili qui. Da un lato, l’immersione nel mondo virtuale ha prodotto una sorta di “migrazione digitale”, vale a dire un allontanamento dai valori familiari, culturali e religiosi verso un mondo di solitudine e auto-invenzione. Allo stesso modo in cui molti migranti si sentono sradicati dalle loro case spirituali, tanti giovani in Occidente possono sperimentare la stessa mancanza di radici pur rimanendo fisicamente nello stesso posto.

[…] Abbiamo avuto un dibattito particolarmente intenso sulla complessa questione del gioco tra ascolto e insegnamento nella vita della Chiesa. Alcuni membri del gruppo si sono domandati se la forte enfasi posta dall’Instrumentum laboris sull’ascolto compromette o minimizza la missione autentica d’insegnamento della Chiesa. È stato osservato che molti giovani, oggi, in mezzo a una cultura postmoderna tanto caratterizzata dal relativismo e dall’indifferentismo, anelano la chiarezza e la sicurezza della dottrina della Chiesa. Altri hanno insistito sul fatto che l’enfasi posta sull’ascolto e sulla relazionalità è indispensabile nella misura in cui nessuna dottrina, per quanto bella e vera, viene accettata a meno che non provenga da una fonte affidabile. Un membro ha osservato che la maternità della Chiesa è un’immagine utile a tale riguardo, sempre che ricordiamo che il modo in cui una madre insegna a suo figlio piccolo è radicalmente diverso da quello in cui insegna a suo figlio grande. Uno dei più anziani del gruppo ha insistito sul fatto che si deve abbandonare qualsiasi costruzione antagonistica del rapporto tra ascolto e insegnamento, come se le due cose fossero in tensione o in opposizione tra loro. Piuttosto, ha ribadito, sono momenti mutualmente implicativi di qualsiasi conversazione costruttiva. A catturare in modo particolare l’attenzione del nostro gruppo è stata l’osservazione che parlando di una Chiesa che ascolta i giovani, l’Instrumentum laboris inavvertitamente pone i giovani in qualche modo fuori dalla Chiesa. Dobbiamo sempre ricordare che vengono ascoltati proprio in quanto membri del corpo mistico. Per concludere, vorrei osservare che, accanto alla narrativa biblica dei discepoli sul cammino di Emmaus, l’immagine del cuore irrequieto proposto tanto tempo fa da sant’Agostino ancora parla ai giovani d’oggi.