Natoli, L'ANIMO DEGLI OFFESI E IL CONTAGIO DEL MALE

Salvatore Natoli

L'ANIMO DEGLI OFFESI E IL CONTAGIO DEL MALE

Mondadori, 2018

Uno dei più importanti e lucidi filosofi italiani, Salvatore Natoli, ha dedicato un saggio ai “Promessi Sposi”, rileggendoli in un'ottica particolare, non tanto e non solo letteraria, ma soprattutto da un punto di vista etico e sociologico. “L'animo degli offesi e il contagio del male” esplora dunque i temi eterni e contrapposti di bene e male, innocenza e colpa, perdono e vendetta, giustizia e sopruso, indagando la psicologia e il comportamento dei principali personaggi manzoniani, e confrontandoli con le modalità di reazione delle vittime e dei carnefici contemporanei.

Partendo dalla definizione di classicità dei “Promessi Sposi”, “un modello di lingua e scrittura” che oltre ad aver costituito un codice linguistico è stato un “grande romanzo popolare”, Salvatore Natoli si sofferma su un episodio particolare, raccontato nel secondo capitolo, quando Renzo, dopo aver affrontato in un violento alterco Don Abbondio, torna a casa infuriato, “con una smania addosso di far qualcosa di strano e terribile”.

L'atteggiamento reattivo di Renzo, condivisibile da parte di chiunque subisca una violenza, suscita il commento fuori campo dell'autore, che così si esprime: “I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi”.

Il male quindi produce un effetto duplice: non solo nella sopraffazione materiale compiuta, ma anche nel trasformare i buoni in cattivi, inducendoli ad emozioni, e spesso ad azioni, vendicatrici e a loro volta colpevoli. Renzo, da giovanotto schietto e pacifico qual è, si sente tentato da sentimenti addirittura omicidi, rischiando così di passare dalla parte del torto. Il male infetta, è epidemico e contagioso. Ammorba l'animo degli offesi, come rilevava anche Primo Levi ne “I sommersi e i salvati”.
Salvatore Natoli distingue poi tra male patito e male inflitto: il primo (la peste manzoniana, i terremoti, le carestie, i mutamenti climatici che costringono milioni di persone a emigrare) è naturale, inevitabile e innocente; il secondo ha responsabilità umane, è colpevole, iniquo e pertanto imputabile.
Tra i personaggi dei “Promessi Sposi” che hanno patito il male, sono da citare Renzo e Lucia, Agnese, il popolo minuto; tra coloro che hanno inflitto il male Don Rodrigo, Gertrude, Egidio, l'Innominato, i rappresentanti del potere. Don Rodrigo incarna la prevaricazione, il capriccio, il desiderio che non si pone limiti; Gertrude, il prodotto patologico di una tortura familiare e sociale che si vendica della propria sofferenza; Egidio la violenza bruta; l'Innominato la sopraffazione del comando. Poi ci sono i vili, gli inetti, i cinici, gli ipocriti, gli intriganti. Alessandro Manzoni è maestro nello scrutare la fragilità umana, l'ambiguità esistente all'interno delle strutture sociali ed ecclesiastiche, il dolore degli innocenti così come le nefandezze dei colpevoli. I monatti che lucrano sui morti di peste rimandano alla crudele avidità degli scafisti di oggi.
Come rispondere al male, se nemmeno affidarsi alla Provvidenza aiuta? Secondo Salvatore Natoli: “Per riparare all'ingiustizia non vi è altro modo che operare secondo giustizia… Ogni atteggiamento reattivo replica il misfatto, non lo riscatta: lo spirito di vendetta ne è la mimesi… non libera affatto dal male ma lo diffonde”.

L'unica maniera per spezzare la catena del male è praticare il bene, rispondendo all'odio con il perdono, come raccomandava Fra Cristoforo a Renzo davanti all'agonia di Don Rodrigo.
Rimane ineludibile la domanda: si possono perdonare i reati, o vanno comunque penalmente perseguiti? Perdonare assolve anche il crimine?