Vita di sant'Ambrogio -9

ULTIMI GIORNI DI AMBROGIO E MORTE

 

42. Pochi giorni prima di essere costretto a letto, mentre lui dettava il commento al Salmo 53 ed io scrivevo. A un certo punto vidi, improvvisamente, un fuoco ricoprire il suo capo e penetrare nella sua bocca. Il suo volto si fece bianco come la neve. Successivamente, Ambrogio riprese il suo aspetto abituale. Quanto a me, per tutto il tempo della visione mi ritrovai bloccato ed ero, quindi, incapace di scrivere quanto egli dettava.
Quello fu l'ultimo giorno in cui dettò uno scritto. Così, non poté portare a termine il commento al salmo.
Riferii ciò che avevo visto al diacono Casto, uomo onorevole cui ero sottoposto. Citando gli Atti degli Apostoli (2, 3), mi spiegò che io avevo visto venire in Ambrogio lo Spirito Santo.

43. Qualche tempo prima, un servo del conte Stilicone, che era stato travagliato dai demoni, una volta guarito, per raccomandazione del suo padrone era rimasto al servizio della basilica ambrosiana. Si diceva che, sfruttando i suoi eccellenti rapporti con Stilicone, falsificava lettere che conferivano il tribunato. Molte persone furono così arrestate con l'accusa di falso e di corruzione. Quando Stilicone scoprì il raggiro, non volle punire il colpevole. Per intervento del vescovo, lasciò liberi quanti erano stati ingannati e si lamentò del servo con Ambrogio. Il vescovo lo volle interrogare. Alla fine disse: "Bisogna che costui sia consegnato a Satana per rovina della carne (1 Cor. 5, 5), perché non osi più commettere tali azioni in futuro". Subito uno spirito malvagio aggredì il servo e incominciò a colpirlo. Ma in quel giorno molti furono risanati dagli spiriti maligni grazie al vescovo che imponeva loro le mani e li cacciava.

45. Ordinato il vescovo della chiesa di Pavia, Ambrogio si ammalò e fu costretto a letto per molti giorni. È notorio che il conte Stilicone abbia detto che la morte di un tal uomo avrebbe precipitato l'Italia nella rovina. Convocò allora alcuni nobili milanesi, e li spinse ad andare dal vescovo per consigliargli di richiedere per sè al Signore altro tempo per vivere sulla terra. A loro Ambrogio rispose: "Non ho vissuto fra voi in maniera da dovermi vergognare di qualcosa. Neppure, però temo di morire, perché abbiamo un buon Signore".

46. Mentre Ambrogio giaceva all'estremità del portico, Casto, Polemio, Venerio e Felice, allora diaconi, stavano discutendo fra loro a voce bassa su chi dovesse essere ordinato vescovo dopo la morte di Ambrogio. Fecero il nome di Simpliciano. Ambrogio, che pur giaceva lontano da loro, in tono di approvazione ripetè tre volte: «Vecchio, ma buono». Infatti Simpliciano era avanti negli anni. A udir quella voce, i diaconi spaventati si allontanarono in fretta. Morto Ambrogio, gli succedette chi egli tre volte aveva definito buon vecchio. A Simpliciano succedette Venerio. Felice poi regge tuttora la chiesa di Bologna. Invece Casto e Polemio, educati da Ambrogio, buoni frutti di buona pianta, ricoprono ancora l'ufficio di diaconi nella chiesa di Milano.

47. Bassiano, vescovo di Lodi, ricorda che mentre stava pregando con Ambrogio, vide Gesù venire venire verso di lui. Pochi giorni dopo ci fu tolto. E il giorno della sua morte, dall'ora undicesima fino al momento in cui lasciò la terra, pregava con le braccia aperte a forma di croce. Si vedevano muoversi le labbra ma non si udivano le parole. Onorato, vescovo della chiesa di Vercelli, mentre riposava al piano superiore della casa, per tre volte udì la voce di uno che lo chiamava e diceva: "Alzati, presto perché sta per morire". Disceso, porse al santo il corpo del Signore. Appena lo ricevette, rese a Dio lo spirito. Per virtù di quel cibo, entrò nella vita eterna. E, lì, Ambrogio trovò Elia. Come Elia visse ogni giorno, senza mai provare timore quando ai re doveva comunicare quanto gli ispirava il timore di Dio.

48. La sua salma fu portata alla chiesa maggiore e lì rimase la notte in cui celebrammo la vigilia di Pasqua. In quella circostanza molti bambini che erano stati battezzati, venendo via dal fonte battesimale, lo videro e e col dito lo mostrarono ai loro genitori mentre passeggiava. Ma gli adulti non lo potevano scorgere, perché non avevano gli occhi purificati. Molti poi raccontavano di vedere una stella sopra il suo corpo. Quando risplendette il giorno del Signore, mentre il suo corpo, terminate le funzioni divine, veniva sollevato per essere portato dalla chiesa alla basilica Ambrosiana, dove fu sepolto, una turba di demoni gridava così forte di essere tormentata da lui, che il loro gridare non poteva essere sopportato.
Gran folla di uomini e di donne gettavano fazzoletti e cinte per poter in qualche modo toccare la salma del santo. C'era infatti al funerale una folla strabocchevole, di ogni condizione, sesso ed età, non solo cristiani ma anche giudei e pagani.

49. Il giorno in cui Ambrogio morì apparve ad alcuni santi uomini, pregò con loro e impose loro le mani. Attesta quest'apparizione una lettera inviata dall'Oriente e ricevuta dal successore di Ambrogio, il venerabile Simpliciano. La lettera era indirizzata al vescovo ed era scritta come se lui fosse ancora vivo fra noi. Essa è tuttora conservata a Milano, in un monastero. La lettera reca l'indicazione del giorno in cui fu spedita e noi, al leggerla, notammo che quello era il giorno in cui Ambrogio morì.

50. Nella Toscana a Firenze, ove ora è vescovo il beato Zenobio, Ambrogio promise che sarebbe andato sovente a visitarli. Nel tempo in cui Radagaiso assediava quella città, mentre ormai i cittadini vedevano la morte davanti ai loro occhi, Ambrogio apparve proprio nella casa in cui aveva abitato quando aveva evitato l'incontro con Eugenio. Promise di salvare la città il giorno successivo. Subito, questa apparizione rinfrancò l'animo di tutti. E il giorno successivo giunse il conte Stilicone con l'esercito e sconfisse Radagaiso. Appresi questo fatto da Pansofia, pia donna, madre del giovane Pansofio.

51. Quando Mascezel ormai disperava della salvezza sua e dell'esercito che conduceva contro Gildone, Ambrogio gli apparve di notte tenendo in mano un bastone. mentre Mascezel si gettava ai piedi del sant'uomo, il vecchio percuotendo tre volte la terra col bastone cui s'appoggiava - gli era apparso in tale aspetto - disse: "Qui, qui, qui." indicando il posto. Dette così modo a quell'uomo, che aveva ritenuto degno della sua apparizione, di capire che egli nel luogo in cui aveva visto il santo vescovo del Signore, avrebbe riportato, tre giorni dopo, la vittoria. Così quello ormai sicuro attaccò battaglia e vittoriosamente la concluse. Io ho appreso questo fatto quando stavo a Milano e fu proprio Mascezel a riferirlo. Ma anche in questa provincia ove ora mi trovo e scrivo, Mascezel lo ha riferito a molti vescovi ed essi me l'hanno comunicato. Rassicurato così di ciò che anch'io avevo saputo, ho ritenuto opportuno inserire l'episodio in questo libro.

52. Stavamo raccogliendo con gran devozione a Milano le reliquie dei Martiri Sisinio, Martirio e Alessandro. Avevano subito il martirio in Anaunia, dopo la morte del beato Ambrogio. Ed ecco arrivare un cieco e riferire di avere recuperato la vista proprio quel giorno, dopo avere toccato la bara in cui erano trasportate le reliquie dei santi. Egli raccontò che in una visione notturna aveva visto avvicinarsi alla costa una nave, sulla quale c'era una moltitudine di uomini vestiti di bianco. Mentre questi scendevano a terra, egli aveva chiesto ad uno di loro chi fossero. Gli dissero che era Ambrogio con i suoi compagni. Nell'udire questo nome, chiese di recuperare la vista. Sentì una voce dirgli: "Va' a Milano e fatti incontro ai miei fratelli che stanno per arrivare là - e indicò il giorno - e recupererai la vista". Quell'uomo, per sua affermazione, arrivava dalla Dalmazia. Quando toccò la bara, recuperò la vista.

53. Riportati questi fatti, ritengo opportuna una precisazione. Il Signore ha detto per bocca dei santi profeti: Colui che sedeva contro il fratello e di nascosto lo calunniava, io lo perseguitavo (Sal. 49, 20; 100, 5) e altrove: Non amare la calunnia, per non essere sradicato (Prov. 20, 13). Così, chiunque ha questa pessima abitudine, leggendo come sono stati puniti coloro che osarono calunniare il beato Ambrogio, impari a correggersi.

54. Un certo Donato, di origine africana ma prete nella chiesa di Milano, stando un giorno a pranzo insieme con alcuni militari, uomini pii, cominciò a calunniare la memoria del vescovo. Mentre i soldati indispettiti lo lasciarono solo, Donato fu improvvisamente preso da malore. Fu collocato in una lettiga e di lì fu condotto al sepolcro. A Cartagine, un giorno che ero andato a pranzo dal diacono Fortunato, fratello del venerando vescovo Aurelio, insieme con Vincenzo, vescovo di Colossitano, con Murano, vescovo di Bolita, e con altri vescovi e diaconi in quella occasione Murano cominciò a calunniare il sant'uomo. Allora io gli riferii la morte del prete che ho sopra ricordato. Murano con la sua rapide fine dimostrò che ciò che era stato detto di un altro valeva anche per lui. Infatti improvvisamente un grave malore pose fine ai suoi giorni.

55. Perciò scongiuro ed esorto ogni uomo, che leggerà questo libro, ad imitare la vita di quel sant'uomo, a lodare la grazia di Dio e ad evitare le lingue dei calunniatori se preferisce essere in compagnia di Ambrogio nella risurrezione alla vita, piuttosto che subire il supplizio insieme con quelli che lo calunniano. Il che ogni saggia persona cerca di evitare.

56. Ti chiedo di pregare per me, Paolino umilissimo peccatore, tutti i santi che con te invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo.